La nuova fiction ambientata tra i boschi e i borghi dell’Emilia torna a far parlare di sé. Dopo l’esordio che ha introdotto l’ironico e tormentato vicequestore Benassi, la seconda puntata di Uno Sbirro in Appennino promette di alzare la tensione.
Tra borghi medievali che sembrano infestati e traffici di reperti archeologici, Benassi si troverà di fronte a un dilemma morale che cambierà il suo modo di intendere la giustizia. Ecco cosa vedremo negli episodi 3 e 4, in onda prossimamente su Rai 1.
Uno Sbirro in Appenino seconda serata: cosa succede
Episodio 3: “Il caso degli spiriti” – Un’ombra sul borgo La Scola
La puntata di Uno Sbirro in Appennino si apre nel suggestivo e spettrale borgo medievale de La Scola. Qui viene ritrovato il corpo di Gianni Cantelli, un muratore stimato da tutti, impiccato nel campanile. Tutto lascia pensare a un suicidio, ma Benassi, nonostante la sua complicata vita sentimentale e la cronica frustrazione, non ne è convinto.
Le indagini svelano una realtà amara: Gianni era finito nella rete di Garbuglio, un imprenditore agricolo senza scrupoli che lo aveva truffato, spingendolo nel baratro dei debiti e della depressione.
Ma il caso prende una piega ancora più inquietante quando lo stesso Garbuglio viene ritrovato morto nel cimitero di Campolo, legato a una lapide con la bocca sigillata. Dietro l’omicidio spunta un’ombra inaspettata: un traffico di preziose statuette etrusche.
Tensioni in caserma: il segreto di Gaetana
Non solo gialli, ma anche dinamiche personali: Gaetana dovrà affrontare un momento durissimo quando scopre che suo figlio, Macchio, è coinvolto nell’irrigazione della piantagione illegale di Magico. Una scoperta che la costringerà a una scelta difficile per proteggere la legalità e suo figlio.

Episodio 4: “Ad opera di ignoti” – Il dilemma morale di Benassi
Nel secondo episodio di Uno Sbirro in Appennino, le indagini sul traffico di reperti etruschi entrano nel vivo. Benassi e Amaranta passano al setaccio i sospettati, dal losco carrozziere Manetta al tormentato Scintilla. Tuttavia, la verità sulla morte di Garbuglio è molto più vicina — e umana — di quanto immaginato.
Il colpo di scena: la scelta di Benassi
La svolta arriva quando si scopre che i responsabili della morte di Garbuglio sono i figli di Gianni Cantelli. I due ragazzi, accecati dalla rabbia per aver perso il padre a causa dei debiti, volevano solo spaventare l’imprenditore per dargli una lezione. Lo spavento, però, è stato fatale e ha causato la morte dell’uomo.
Di fronte a questa tragedia familiare, Benassi compie un gesto inaspettato: colpito dalla disperazione dei giovani, decide di distruggere le prove che li incriminano.
Niente arresto, ma una punizione “privata”: due anni di volontariato obbligatorio per espiare la colpa. Una scelta che mette in discussione l’etica dello “sbirro” e che segnerà profondamente il personaggio.


