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La libertad doble (Double Freedom) di Lisandro Alonso è un film ipnotico e stratificato: recensione da Cannes 2026

A venticinque anni dall'esordio cult, il regista argentino ritrova il boscaiolo Misael Saavedra per un "film doppio" girato in pellicola 35mm. Tra drammi familiari e i tagli statali agli istituti di cura, ecco la dolorosa e attualissima riflessione sulla libertà individuale e sulle macerie economiche dell'Argentina oggi.

A distanza di 25 anni da La Libertad, il regista argentino Lisandro Alonso torna nella Pampa del suo primo film (La Libertad) con La libertad doble (Double Freedom) e riprende la “storia” lasciata in sospeso di Misael Saavedra, boscaiolo solitario di cui seguivamo la ripetitiva e alienante quotidianità.

L’immagine che ce lo presenta da vicino è la stessa del primo film: nella penombra, illuminato fuori campo da quello che sembra un falò, un uomo nudo (inquadrato a mezzo busto) mangia avidamente, aiutandosi con un coltello che maneggia con fare nervoso.

La libertad doble (Double Freedom) già dal titolo chiarisce che non siamo effettivamente davanti a un film “secondo”, quanto a un film “doppio”, dal momento che accanto all’uomo del primo lungometraggio, che vive ancora lontano dal mondo e conduce ancora la stessa esistenza poverissima, stavolta facciamo la conoscenza di sua sorella. Una donna con problemi psichiatrici che da un momento all’altro si ritrova per strada, cacciata dalla struttura pubblica che si occupava di lei. 

Misael in una scena di Double Freedom
Misael in una scena di Double Freedom (fonte: Quinzaine) – NewsCinema.it

La libertad doble (Double Freedom) in Quinzaine: la trama

È un imprevisto che sconvolge l’esistenza di Misael, ma soprattutto che lo mette davanti a un doloroso dato di fatto. Che la sua “libertà”, messa alla prova della realtà, non esiste. Perché quello stile di vita ascetico e austero che pratica non è tanto una scelta personale, quanto un’esigenza pratica ed economica. Anche se lo volesse, non potrebbe permettersi una casa migliore, con l’acqua corrente e l’elettricità. Tutte cose che ovviamente servirebbero alla sorella malata, ma che il protagonista non può effettivamente garantirle.

Il film di Alonso diventa così il ritratto di una nazione, l’Argentina, che dopo due decenni si ritrova ancora in una ennesima crisi (o è sempre la stessa?). Le condizioni materiali dei cittadini sono rimaste sostanzialmente invariate, se non addirittura peggiorate e, per la prima volta, questo protagonista che sembrava così distante dalle cose del mondo scopre suo malgrado che la politica del proprio Paese lo riguarda da vicino.

Rispetto al film originale del 2001, questo Double Freedom introduce un elemento destabilizzante, che è quello di una donna (la meravigliosa Catalina Saavedra), di una sorella, che sembra però più a suo agio con gli alberi e con gli agenti atmosferici che con il suo consanguineo, che di fatto considera un estraneo.

Misael capisce quindi che non esiste, in questo contesto, quella possibilità di libertà auspicata nel titolo del film, perché deve subire una situazione sulla quale non ha controllo e che non può fare altro che accettare (ovvero i tagli statali agli istituti di cura, un dramma reale e attualissimo in Argentina). 

Una scena di Double Freedom
Una scena di Double Freedom (fonte: Quinzaine) – NewsCinema.it

La libertad doble (Double Freedom), una dolorosa riflessione sull’Argentina

Alonso sceglie di girare in pellicola 35mm, Kodak. Un metodo che avvantaggia sia il regista che gli attori protagonisti, permettendo a Misael e Micaela/Catalina di abitare la narrazione in modo naturale e senza ripetizioni eccessive, rafforzando l’autenticità che da sempre caratterizza il cinema di questo autore.

La disciplina che l’utilizzo della pellicola impone e la necessità di dover adattare il “respiro” del film alle esigenze tecniche rende ancora più interessante la riflessione sul tempo che passa, veicolata attraverso un personaggio che invecchia insieme al regista e al suo mondo.

Questa rivisitazione a distanza di venticinque anni degli stessi personaggi e degli stessi luoghi consente al film di tenere in conto i cambiamenti sociali e personali, le nuove responsabilità verso la famiglia e la comunità che sopraggiungono con la maturità, fino alle più recenti limitazioni imposte dallo Stato argentino. Finendo così per indagare la persistente tensione tra la libertà individuale e le limitazioni strutturali di una società. Un asse tematico presente fin dagli esordi del movimento del Nuovo Cinema Argentino.

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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