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Musica

Le 10 colonne sonore più belle dei film usciti nel 2017

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Sin dalle sue origini la musica ha svolto sempre un ruolo fondamentale nella storia del cinema. Un accompagnamento caratteristico o pause silenziose riescono a creare una maggiore suspense e attirano l’ attenzione dello spettatore. Il momento in cui solitamente viene inserita quella che secondo la regia è la canzone perfetta, riesce anche a creare un incredibile momento magico. Ogni anno vediamo grandi esempi di questo genere nei migliori film dell’anno, e il 2017 non fa eccezione.

Ad un passo dalla fine dell’anno è stato fatto un bilancio di quali sono state le musiche più belle del grande schermo nel corso di questi dodici mesi. Ci sono state molte collaborazioni musicali davvero interessanti, ma noi abbiamo scelto soltanto le 10 colonne sonore migliori del 2017.

Bellbottoms – Baby Driver

Dal momento in cui si è iniziato a pensare di stilare questo elenco ho deciso di scegliere solo una canzone per ogni film. Nel corso degli anni diverse musiche di una stessa pellicola meritavano di far parte di questa lista, e questo tipo di problema si è riproposto con il film Baby Driver di Edgar Wright. Tutto il montaggio è geniale, soprattutto per l’utilizzo della musica all’interno del film e per il modo in cui questa è stata sincronizzata con le sequenze, creando dei bellissimi momenti musicali. Per scegliere solo un brano di questo film abbiamo deciso di optare per la straordinaria apertura con la canzone Bellbottoms della band The Jon Spencer Blues Explosion’s . Il pubblico è completamente assorbito dalla storia quando il Baby Driver interpretato da Ansel Elgort inizia a guidare, lasciandosi influenzare dalla musica del suo iPod, scatenando meravigliosi sequenze che travolgono il pubblico.

Remember Me – Coco

La Pixar ha una lunga eredità e capacità di toccare le corde del cuore e il lato più emotivo delle persone. E anche in questa occasione la tradizione è stata mantenuta con il film Coco di Lee Unkrich. Ciò che rende questo nuovo film particolarmente speciale è il fatto che la musica viene utilizzata continuamente. Alla fine del film Miguel (Anthony Gonzalez) è disperato e, per salvare l’anima di Héctor (Gael Garcia Bernal), l’ unico modo è farlo ricordare alla sua bisnonna Coco, attraverso la canzone che suo padre gli cantava da piccola: Remember Me (basato sulla musica e testi da Kristen Anderson-Lopez & Robert Lopez).

You’ll Never Know, Just How Much, I Love You – The Shape Of Water

La sensibilità classica di Guillermo del Toro nel  film The Shape Of Water è quella che viene definita una notevole esperienza cinematografica – e, in diversi momenti, c’è questa meravigliosa musica che accompagna la straordinaria danza subacquea sulle note di You’ll Never Know, Just How Much di Alice Faye.  Si tratta di un momento fantastico in un racconto fantasy. La canzone scelta da Guillermo Del Toro è originale del 1944.

Father and Son – Guardians Of The Galaxy Vol. 2

Alcuni film moderni definiti blockbuster hanno dei richiami musicali davvero accattivanti. E una colonna sonora che rispecchia questo è quella del film Guardiani della Galassia vol.2 di Jamers Gunn. Lo scrittore e regista ha realizzato una fantastica playlist di brani per dare maggiore vivacità alle scene, scelta già provata e promossa dopo il suo primo film con Marvel Studios del 2014, e per non deludere le aspettative ha fatto lo stesso anche con il secondo film di Guardiani della Galassia. Tra i diversi momenti accompagnati dalla musica, il momento più emozionante è con la canzone di Cat Stevens dal titolo Father and Son. È veramente emozionante ascoltare i suoni cupi di Stevens con la chitarra acustica, mentre si svolge la scena del funerale all’ interno del film.

Redbone – Get Out

Gran parte di ciò che rende Jordan Peele nel film Get Out fenomenale al suo esordio alla regia è l’attenzione al dettaglio in ogni singolo istante del film. Non solo aggiunge pathos ad ogni sequenza mentre lo si guarda, ma vede anche alcuni elementi ripetersi, che magari non sono stati catturati la prima volta, ma ancor di più dimostra che lo scrittore e regista ha delle competenze notevoli come narratore. Il fantastico lavoro di Peele lo ha reso vincente anche per la scelta perfetta delle musiche firmate dal compositore Michael Abels, il quale è riuscito regolarmente ad aumentare la tensione e il dramma nello spettatore. Il primo testo riprodotto, Stay woke è un immediato segnale al pubblico che il protagonista è immerso nella storia con i suoi occhi aperti, seppur non pienamente preparato a ciò che gli si presenterà davanti.

Crash in me – Lady Bird

Crash in me di Dave Matthews è una di quelle canzoni considerate la quintessenza degli anni ’90 – e sebbene sia invecchiata stranamente – ora è una traccia che ispira disprezzo ogni volta che si accende la radio. I suoi testi sono seriamente miscelati, lottando con uno strano equilibrio tra il romantico e spaventosamente raccapricciante, ma l’ accompagnamento alla voce e il riff acustico hanno una qualità ipnotizzante. Certamente si aggiunge una nostalgia piegata a Lady Bird di Greta Gerwig, presentato più volte come una canzone goduta dal personaggio principale Saoirse Ronan, ma è ugualmente e tematicamente pertinente. Questa canzone viene utilizzata perfettamente nei momenti di sfida e di grande tristezza per il protagonista.

Love My Way – Call Me By Your Name

Come Lady Bird, Luca Guadagnino in Call Me By Your Name è un bellissimo salto nel tempo, con la creazione di una storia di giovani amore e di un dolore straziante attraverso gli occhi del giovane Elio (Timothee Chalamet). Durante l’estate del 1983 in Italia, l’adolescente resta affascinato dallo spirito libero e bellissimo Oliver (Armie Hammer), che resta con la sua famiglia per facilitare il lavoro del padre. Dopo alcune brevi scontri all’inizio, Elio e Oliver iniziano a diventare sempre più complici ed è durante la visione di quest’ultimo durante un classico balletto, degli anni ’80 con la ballata Love My Way dei The Psychedelic Furs in un nightclub, che i sentimenti iniziano a fiorire superando il rapporto d’amicizia.

Who’s The (Bat)Man – The LEGO Batman Movie

Batman è stato uno dei personaggi più significativi della cultura pop sul grande schermo in epoca moderna, ma quello che interessa ora è la versione divertente di Chris McKay con The LEGO Batman Movie. Viene celebrata l’incredibile eredità del supereroe, anche con la creazione di scherzi, ai quali  a sue spese conquistando la maggioranza del pubblico. Tutto questo è vero riguardo il film, in particolare la sequenza di apertura con Who’s (Bat)Man di Patrick Stump. Non è esattamente un tormentone come Everything is Awesome come è stato dal primo LEGO film, ma si adatta perfettamente ad ogni fantastico scontro con praticamente ogni villain che il supereroe incappucciato ha dovuto combattere nel corso degli ultimi 78 anni.

Hangin’ Tough – IT

La musica può essere un potente strumento di qualità cinematografica quando viene messa in mani esperte. Con solo un paio di note o testi, un regista è in grado di raccontare una storia in un momento. Ora, è vero che la presenza New Kids On The Block è stato uno scherzo per l’ IT di Andres Muschietti, ma la breve clip di Hangin’ Tough merita di essere vista.” Tutti e due i secondi del brano che vengono riprodotti,  quando Beverly Marsh (Sophia Lillis) scopre il poster dei NKOTB è appeso nella camera da letto del “New Kid” Ben (Jeremy Ray Taylor), ma è perfettamente cementato in un momento perfetto tra i due caratteri destinati per l’amore. Grazie al successo, il loro rapporto sarà probabilmente per sempre associato con la band.

Take Me Home, Country Roads – Logan Lucky

Non meno di sei principali versioni della musica di John Denver sono state utilizzate nel 2017, e mentre si scopre che non è una semplice coincidenza, un esempio si erge sopra il resto. Dopo 11 anni da Little Miss Sunshine usato durante un fantastico momento musicale oltre al “Super Freak” di Rick James e ora Steven Soderbergh ha utilizzato una simile canzone per rendere più sincero l’uso di Take Me Home, Country Roads di John Denver in Logan Lucky.  Lo sfortunato ed inaffidabile Jimmy Logan (Channing Tatum) è presente durante la performance della figlia ad uno spettacolo, e questo è un momento chiave per il protagonista del film data la melodia cantata con amore sul palco dalla giovane Farrah Mackenzie.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Movie Score: Cruising, la colonna sonora “punk” del controverso film di William Friedkin

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Cruising

A distanza di 30 anni dall’uscita di Cruising, il controverso film di William Friedkin con Al Pacino, accusato all’epoca di veicolare un messaggio omofobo e boicottato dagli attivisti per i diritti degli omosessuali in America, torna a far parlare di sé. È in arrivo infatti, grazie alla Waxworks, una riedizione in vinile della colonna sonora composta (e colpevolmente dimenticata) per il film da Jack Nitzsche, che già nel 1973 aveva collaborato con il regista statunitense per L’esorcista. Nei decenni successivi al 1980, come spesso avviene, il lavoro di Friedkin è stato ampiamente rivalutato dalla critica e dal pubblico, diventando un piccolo cult soprattutto tra i dj della nuova scena techno newyorkese, che hanno ereditato l’elettricità di quella “night life” descritta da Friedkin. Nel 2014, James Franco e Travis Mathews hanno persino realizzato un film (Interior. Leather Bar.) sul tentativo di due registi di recuperare quei 40 minuti di pellicola tagliati dalla produzione per evitare che il film venisse sottoposto al “rating X”. Materiale che lo stesso Friedkin ha descritto come “pura pornografia”. Sapeva già che la maggior parte di quel girato sarebbe stata cestinata e, quando nel 2007 si trovò a dover raccogliere materiale inedito per il dvd del film, decise di non recuperare comunque quei 40 minuti.

Friedkin e Nitzsche scelsero gli artisti da includere nella colonna sonora del film girovagando per quelli che allora erano alcuni fra i club più movimentati di Los Angeles: il Madame Wong’s West, il Troubadour, il Whiskey. I due non volevano però utilizzare la musica da discoteca che andava di moda in quel periodo (Donna Summer e Giorgio Moroder), perché incapace di catturare realmente le atmosfere del film. Perciò optarono per una colonna sonora “punk”, non curandosi della “fedeltà” musicale e ignorando i brani che realmente passavano con più frequenza in quel tipo di locali. Il regista e il compositore cominciarono quindi ad incontrare personalmente tutti i personaggi provenienti da quell’ambiente underground: Darby Crash dei Germs, deceduto all’età di 22 anni per overdose di eroina, ma anche Madelynn Von Ritz, che Friedkin conosceva già come parrucchiera di Cher e di altre stelle della musica, ma che Nitzsche volle contattare per il suo timbro di voce inusuale (è lei la voce di “When I Close My Eyes I See Blood”). 

Ma la colonna sonora di Cruising, nelle scene che si svolgono al di fuori dei club, pesca a piene mani anche dal catalogo ECM di quegli anni, con artisti “modern jazz” come Ralph Towner, Barre Phillips, Egberto Gismonti. È quindi una colonna sonora estremamente interessante come testimonianza storica di un periodo musicale brevissimo eppure significativo (molti dei gruppi inclusi nella stessa, non sono durati molto a lungo dopo la conclusione del progetto), ma anche come corpo musicale a sé, nel quale jazz e funk dialogano con l’avanguardia jazz creando tensioni palpabili e inaspettate convergenze. Il cinema di William Friedkin ha come propria fonte di ispirazione primaria la musica di Phil Spector, compositore che per anni è stato il collaboratore di Sonny Bono, uno degli amici più stretti del regista durante il suo periodo californiano. “Ho imparato moltissimo dall’ascolto di Bono e Spector”, ha affermato Friedkin. “Entrambi avevano un orecchio particolarmente sviluppato ed erano in grado di comporre i loro brani prima ancora che il testo delle canzoni venisse definito. Questa lavorazione per strati mi ha molto aiutato nello sviluppare film prima ancora di avere una sceneggiatura tra le mani”.

Quella di Cruising è una “leather music” che riesce quasi a trasmettere la consistenza e la texture degli abiti di pelle che indossavano i musicisti che la suonavano. La riedizione di questa colonna sonora permette di tracciare una parabola alternativa del movimento punk di quegli anni e offre la possibilità di ascoltare la registrazione (fino ad oggi inedita) effettuata dai Germs nella sua interezza. I cinque brani registrati per il film potrebbero costituire a tutti gli effetti quel secondo album mai realizzato dalla band.

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Cinema

Movie Score, addio a Scott Walker: genio musicale e raffinato cinefilo

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Scott Walker

“A kind gentle outsider”. È con queste parole che Thom Yorke ricorda oggi Scott Walker, inafferrabile e multiforme genio della musica scomparso all’età di 76 anni. Dagli esordi americani del “bubblegum pop”, passando per il successo commerciale dei primi anni ’60 con i suoi The Walker Brothers e poi per la storica quadrilogia da solista Scott 1-4, Walker ha attraversato tantissime fasi diverse nel corso della sua carriera, approdando all’avanguardia nel 1995 con il seminale Tilt (in cui spicca persino un brano dedicato a Pier Paolo Pasolini e alla sua poesia Uno dei tanti epiloghi) a cui sono seguiti The Drift nel 2006 e Bish Bosch nel 2012. Tre album “monolitici” nella cui orbita musicale sono ruotati negli ultimi anni una lunga serie di lavori “satellite”, tra cui l’album “sismico” realizzato in collaborazione con i Sunn O))), allo stesso tempo terribile e giocoso. Gli ultimi album di Scott Walker sono infatti spesso insostenibili nei suoni e nel contenuto, ma rivelano la loro ironia solo attraverso successivi ascolti, quando si è finalmente in grado di “sopportare” l’atmosfera opprimente che li caratterizza. Non a caso lo stesso Walker paragonò il suo Bisch Bosch al debutto cinematografico di David Lynch, Eraserhead: un film che “un giorno può sembrare soffocante e il giorno successivo estremamente ridicolo”.

Walker firmò la sua prima colonna sonora per il cinema nel 1999, quando decise di proseguire la sperimentazione cominciata con Tilt attraverso il cinema frammentato e frammentario di Leos Carax. Pola X, basato sul romanzo Pierre di Herman Melville, metteva in scena una relazione incestuosa tra un giovane scrittore e una sorella che si credeva ormai perduta. La colonna sonora, in gran parte eseguita dalla Filarmonica di Parigi diretta da Brian Gascoigne, tastierista e storico collaboratore di Walker, raccoglieva diversi campionamenti di dialoghi ed effetti sonori (o persino di vecchi brani dello stesso musicista, come alcuni secondi di The Cockfighter nella opening track) e si componeva di brevi partiture per strumenti a corda che suonavano come presagi funesti. Una peculiarità, quella di anticipare con la musica ciò che sarà poi svelato attraverso le immagini, che lo accompagnerà fino ai suoi lavori più recenti per il giovane regista Brady Corbet. Sia in The Childhood of a Leader che in Vox Lux, infatti, gli arrangiamenti per archi scritti da Walker sembrano indicare un senso di angoscia che le immagini inizialmente non suggeriscono, come se la musica avesse il ruolo di precedere un orrore che si rivelerà solo successivamente nel corso del film. Nel cinema di Corbet l’infanzia è la culla in cui i personaggi covano le deviazioni e le anomalie peggiori, quelle che poi li accompagneranno da grandi e che la colonna sonora di Walker cerca di far emergere prima della loro plastica manifestazione su schermo. Il musicista e compositore americano aveva quindi trovato nel lavoro cinematografico di Corbet un nuovo mezzo utile a veicolare la sua musica “dolorosa” e costantemente “in divenire”, che non vuole solo esprimere sofferenza e inquietudine, ma trasmetterla. “If it doesn’t hurt then it isn’t worth realising” era il pensiero di Scott Walker (sintetizzato dalle parole del suo amico e collega Brian Eno).

The Childhood of a Leader e Vox Lux

La carriera di Corbet si lega fin dagli inizi al nome di Michael Haneke, il maestro austriaco a cui si deve un film come Caché, in grado di usare una minuscola vicenda famigliare per indagare ciò che rimaneva del colonialismo francese in Africa. Così anche il cinema del suo “allievo” cerca sempre di inserire delle vicende personali in un quadro generale, che è quello del periodo storico in cui i personaggi vivono e crescono. The Childhood of a Leader storicizzava la “disattenzione” di una coppia di genitori verso il proprio figlio, riconducendola in un rapporto causale alla nascita del nazismo, riflettendo sulle conseguenze di quella “pace cartaginese” imposta alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale con il Trattato di Versailles attraverso una questione squisitamente privata. Così il successivo (e ancora inedito in Italia) Vox Lux narra invece di una cantante che diventa famosa in seguito ad una tragedia dalla quale riesce miracolosamente a salvarsi (e sulla quale comincerà cinicamente a lucrare per guadagnare soldi attraverso il pietismo) e la cui musica viene utilizzata come simbolo della violenza stragista e terroristica del ventunesimo secolo. La diva interpretata da Natalie Portman decide di condividere pubblicamente un dramma individuale per sfondare nel mondo della musica, rappresentato da un’industria discografica per cui anche i sogni (fra le cose più intime e personali a cui si potrebbe pensare) devono essere destinati alla commercializzazione, trasformati in videoclip da sfruttare per vendere il proprio prodotto. Walker nella colonna sonora del film dialoga con i brani originali composti da Sia: canzonette né belle, né tantomeno orecchiabili, ma funzionali alla narrazione nella loro ruffianeria e nella loro forza di seduzione, espressione di una musica da utilizzare come mezzo di prevaricazione sugli altri. Lo stesso Walker, in alcune delle sue ultime interviste, ha spesso “rinnegato” gli anni dei suoi maggiori successi commerciali, in cui la percezione che il pubblico aveva di lui era “falsata” da esterne necessità di marketing.

Se Pola X era una “estensione” del precedente album Tilt, così le colonne sonore di The Childhood of a Leader e di Vox Lux sono il proseguimento dell’esperienza di Bisch Bosch, durante la quale Walker aveva sviluppato una tecnica di composizione in grado di rendere ogni brano uno spazio tridimensionale pensato per essere occupato dall’ascoltatore per un determinato periodo di tempo. Così la narrazione dei film di Corbet viene sintetizzata in rapidi movimenti alla Bernard Herrmann che assomigliano a coltellate nel mezzo filmico, pugnalate in grado di trapassarlo per mostrare allo spettatore cosa si nasconde al suo interno. Brevissimi frammenti ed impercettibili indizi sonori che formano un’unità musicale attraverso la loro accumulazione, come già sperimentato nella composizione del 2007 dal titolo And Who Shall Go To The Ball? And What Shall Go To Bell?, scritta per una performance di danza contemporanea “eseguibile” anche da ballerini disabili, i cui movimenti, per ovvie ragioni, non sono sempre fluidi come quelli degli altri danzatori.

Scott Walker “the moviegoer, raffinato cinefilo

Ben prima di comporre la sua prima “soundtrack” per il cinema, Walker aveva alle spalle una lunga serie di contributi musicali in colonne sonore per il grande schermo, in particolare The Rope and the Colt del 1969 per Une corde, un colt di Robert Hossein, I Still See You del 1971 per The Go-Between di Joseph Losey, Man da Reno del 1993 per Toxic Affair di Philomène Esposito e persino il brano Only Myself to Blame del 1993 per la colonna sonora di The World Is Not Enough, diciannovesimo film della saga cinematografica di James Bond (senza dimenticare il suo “cameo” all’interno della colonna sonora composta da Nick Cave per il film To Have And To Hold di John Hillcoat). Per questo il suo lavoro come compositore di colonne sonore, cominciato solo nel 1999, appare quasi come una “restituzione” ad un mondo, quello del cinema, che tanto lo aveva influenzato, specialmente durante il suo periodo solista tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70. I temi musicali di Nino Rota, di Ennio Morricone (specialmente la sua composizione per il film Sacco e Vanzetti) e di Michel Legrand furono componente essenziale di quell’amnios da cui la musica di Scott Walker cominciò a prendere forma.

Nel 2012 il servizio di streaming Curzon On Demand chiese a Scott Walker di selezionare dieci film da proporre agli abbonati della piattaforma online. La lista, particolarmente variegata, comprendeva: The Travelling Players di Theo Angelopoulos (per i “ricordi affettuosi” che suscitava in lui), Le Quattro Volte di Michelangelo Frammartino (“la sua visione è come un incantesimo”), The Story of the Last Chrysanthemum e Utamaro and His Five Women di Kenji Mizoguchi (“uno dei più grandi film pre-bellici e la meravigliosa storia di un fluttuante mondo d’artista”), La Cérémonie di Claude Chabrol (“l’ultimo film realmente marxista”), Match Factory Girl e Tatjana di Aki Kaurismaki (“il primo è come un film di Bresson, ma in cui si ride, il secondo è imprescindibile per tutte le persone dipendenti dalla caffeina”), Il Divo di Paolo Sorrentino (“quello che il grande cinema dovrebbe fare sempre”), The Turin Horse di Béla Tarr (“bellissimo e libero addio cinematografico”) e infine The White Ribbon di Michael Haneke, il film che ha influenzato (insieme al Moloch di Sokurov) l’opera prima del già citato Brady Corbet. Dieci film che, oggi più che mai, varrebbe la pena rivedere per ricordare quello che è stato un genio della musica, ma anche un colto e raffinato cinefilo.

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CineBizarre

Bohemian Rhapsody dietro le quinte: il libro fotografico ufficiale del film

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Il libro ufficiale dell’epico film Bohemian Rhapsody della Twentieth Century Fox, racconta l’affascinante viaggio di Freddie Mercury e dei Queen attraverso il film e contiene centinaia di scatti fotografici sul set e dietro le quinte, che ritraggono i membri della band e del loro entourage, tra cui Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor, John Deacon, Jim Beach, Paul Prenter, Mary Austin, John Reid e altri ancora. Questi incredibili personaggi sono riprodotti nei minimi dettagli per il grande schermo. La nostra redattrice Letizia Rogolino vi mostra il libro e vi offre qualche dettaglio in più nel video qui sotto.

L’autore Owen Williams illustra come la storia, gli eventi, i materiali di scena e i costumi sono stati sviluppati per questo film eccezionale, facendo di questo libro una bellissima testimonianza dell’indimenticabile esperienza cinematografica che è Bohemian Rhapsody. Una lettura avvincente e significativa, un imperdibile souvenir per i fan dei Queen, la loro musica e gli spettatori che hanno condiviso l’esperienza cinematografica indimenticabile che è Bohemian Rhapsody. Il film è stato il più visto in Italia nel 2018 e si è aggiudicato due statuette ai Golden Globes 2019, quella di miglior film drammatico e miglior attore in un film drammatico a Rami Malek. Il film ha ottenuto anche 7 candidature e vinto 2 BAFTA.

Agli Oscar 2019 Bohemian Rhapsody vince quattro statuette: miglior attore protagonista a Rami Malek, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro e miglior sonoro. Per acquistare una copia di questo libro basta cliccare qui.bohemian rhapsody libro

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