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Legend, 9 curiosità sui fratelli Kray interpretati da Tom Hardy

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Famosi, epici e scandalosi sono stati considerati i gemelli Kray, i gemelli gangster che hanno governato l’East End di Londra per molti anni, costruendo un impero criminale che ha scosso gli anni Cinquanta e Sessanta. Il 3 Marzo al cinema arriva il film Legend con Tom Hardy che si sdoppia per interpretare questi due boss leggendari nel biopic di Brian Helgeland che mette in evidenza l’ascesa e la caduta di questi gangster senza scrupoli. GQ ha rivelato alcuni fatti sorprendenti che circondano la storia dietro il terribile duo, che potete leggere qui di seguito.

Sono stati imprigionati nella Torre di Londra

Non dopo il loro arresto nel 1968, ma nel lontano 1952. I due gemelli sono stati trattenuti nella torre per un paio di giorni per non segnalare il servizio nazionale. Sono stati tra gli ultimi prigionieri mai tenuti lì.

Lucien Freud doveva del denaro ai Krays

Freud ha collezionato £ 500.000 di debiti nel gioco d’azzardo da ridare ai fratelli Krays. Ad un certo punto Freud ha annullato una mostra in caso i Krays avessero avuto il sentore di dover richiedere il loro denaro.

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Reggie Kray era quasi un pugile professionista

I gemelli erano pugili fin dalla loro adolescenza, ispirati dal loro nonno Jimmy Cannonball Lee. Reggie è stato invitato a diventare professionista, ma è stato respinto a causa della sua attività criminale.

C’era un terzo fratello Kray

Il loro fratello più grande Charlie Kray è stato anche un membro del loro gruppo “The Firm“. Tuttavia era il “Kray più tranquillo” e non ha mai riscosso la notorietà di Ronnie e Reggie. Nel 1997 Charlie è stato condannato per un complotto di contrabbando di cocaina del valore di 39 milioni di dollari ed è stato in prigione per 12 anni all’erà di 70 anni.

Entrambi i fratelli si diceva fossero bisessuali

Ronnie Kray apertamente, Reggie meno. Il primo ha detto di aver avuto una relazione sessuale con il politico conservatore Lord Boothby. In realtà ha sparato a George Cornell nel pub Blind Beggar per averlo chiamato un “grasso gay”. Ma qualcuno ha creduto che Ronnie abbia voluto solo vendicare la morte di uno dei membri della sua banda.

Sono stati fotografati da David Bailey

Il fotografo di moda David Bailey ha notoriamente fotografato i gangster di Londra per la Box of Pin Ups pubblicata nel 1965, che era una collezione di poster stampati con alcune delle celebrità più d’elite negli anni ’60 come i Beatles, Jean Shrimpton e Mick Jagger.

Reggie poteva rompere una mascella con un pugno

Reggie aveva perfezionato il cosiddetto “pugno sigaretta” (cigarette punch). Offriva alla sua vittima una sigaretta direttamente alla bocca, poi si bloccava quando quello abbassava la guardia e trovava la bocca aperta perfetta per un colpo da rompere la mascella. Mai accettare doni da un gangster.

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Reggie ha dormito con Babs

Barbara Windsor alias Eastenders Peggy Mitchell una volta ha passato una sola notte con Reggie Kray. La Windsor ha avuto chiaramente un debole per un cattivo ragazzo, e ha poi sposato il gangster Ronnie Knight.

Frank Sinatra ha assunto il muscoloso Kray

Nel 1985, Frank Sinatra avrebbe assunto 18 guardie del corpo della Krayleigh Enterprises, la società di protezione dei gemelli Kray.

Fonte: GQuk

Cinema

Io non ho mai, la recensione del cortometraggio di Michele Saia

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L’opera prima di Michele Saia, cortometraggio dal titolo Io non ho mai, è innanzitutto un racconto di fisici giovanili e corpi che si muovono nello spazio. Rispettando la tradizione dei film per ragazzi avviata di Rob Reiner, anche il protagonista del corto di Saia dovrà fuggire da altri ragazzi che lo vogliono acchiappare, dovrà saltare, cadere e correre per mettersi al riparo. Sarà lui ad insegnare suo fratello più grande, un ragazzone imponente e grosso ma affetto da ritardo mentale, ad andare in bici nonostante la contrarietà della loro madre. Anche in questo caso, quindi, l’emancipazione passerà attraverso l’utilizzo del proprio corpo, la capacità di coordinazione e l’attività fisica.

È come se il corpo fosse lo strumento attraverso il quale i ragazzini esprimono le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Non a caso, quindi, anche la ragazza di cui il protagonista è innamorato sarà caratterizzata innanzitutto da un segno sul viso e questo “difetto” estetico ne determinerà la personalità. Ancora una volta è il corpo che viene prima di tutto il resto. La conosceremo prima attraverso la sua faccia e solo successivamente attraverso le sue parole e le sue intenzioni. 

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Saia, laureato con lode in grafica d’arte e progettazione, sembra ragionare come un regista di cartoni animati. Grazie alla precisa e dettagliata progettazione delle inquadrature, basata sull’utilizzo dello storyboard, ogni scena di Io non ho mai sembra avere alla base un’idea visiva prima ancora che di scrittura. Il modo in cui la macchina da presa si avvicina ai personaggi, invadendo la loro intimità, per poi allontanarsi, come a volerli osservare da lontano senza intromettersi nelle vicende, suggeriscono una consapevolezza ben precisa di voler narrare innanzitutto attraverso le immagini e solo successivamente attraverso i dialoghi e le azioni. Saia utilizza quindi tutti gli elementi propri del mezzo cinematografico per compiere una intelligente sintesi di ciò che vuole veicolare attraverso il racconto.

Così ad esempio il sound design, utilizzato brillantemente per interferire con il realismo delle scene, per suggerire la presenza di qualcosa che non possiamo vedere o per amplificare ed estremizzare i rumori dell’ambiente in cui si svolge l’azione, sembra quasi mettere in discussione la veridicità di ciò che stiamo osservando. Si tratta di un’avventura reale o del ricordo nostalgico, per definizione “manomesso”, di un evento verificatosi nel passato? Questa aleatorietà del racconto, questa vaghezza ricercata, sottolineata dal fatto di non aver dato un nome al ragazzo di cui si narra, contribuisce all’astrazione della vicenda specifica che viene messa in scena e aiuta a rendere universale la condizione di un giovane protagonista alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di un modo “giusto” di relazionarsi con gli altri (ma anche con se stesso).

Saia riesce a fare tutto questo senza rinunciare alla ricercatezza formale e al gusto estetico (il “rifugio” dei due ragazzi è un piccolo gioiello andersoniano) e allo stesso tempo riuscendo a trasmettere un genuino senso di avventura, conferendo dinamismo alle scene attraverso i momenti degli attori e quelli della macchina da presa. I protagonisti di Io non ho mai veicolano attraverso la loro presenza scenica le loro ansie e i loro desideri più sopiti. Ogni loro gesto, anche quello apparentemente meno spiegabile, ci rivela qualcosa di loro che prima non sapevamo. E il “vagabondaggio” del giovane protagonista avviene in uno spazio molto più ampio e indefinito di quanto possa essere quello di un piccolo paese di provincia. Un territorio inesplorato ancora da conquistare, un passo alla volta. Da soli o, preferibilmente, assieme alle persone giuste. 

IO NON HO MAI – trailer – from Michele Saia on Vimeo.

Photo Credit: Barbara Tucci e Gianluca Scerni

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Cinema

Wild Mountain Thyme, arriva il film tratto dal romanzo di John Patrick Shanley con Emily Blunt e Jamie Dornan

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Emily Blunt e Jamie Dornan sono i protagonisti del film Wild Mountain Thyme di John Patrick Shanley. Dall’Academy Award®, il Tony Award e il vincitore del Premio Pulitzer John Patrick Shanley  arriva il romanzo lirico Wild Mountain Thyme, un adattamento del suo successo di Broadway Outside Mullingar. Il film è interpretato da Emily Blunt, Jamie Dornan, Jon Hamm, Dearbhla Molloy e Christopher Walken.

Anthony (Dornan) sembra sempre essere al lavoro nei campi, sfinito a causa del padre che non  perde occasione per sminuirlo (Walken). Ma ciò che veramente lo preoccupa è la minaccia di suo padre di lasciare in eredità la fattoria di famiglia a suo cugino americano Adam (Hamm). All’inizio Rosemary (Blunt) sembra provare rancore per essere stato svergognato da Anthony durante l’infanzia, ma le scintille tra di loro manterrebbero un falò ardente per tutta la notte. Sua madre Aoife (Molloy) si sforza di unire le famiglie prima che sia troppo tardi.

Il film è stato girato tra l’Irlanda e New York.

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Emily Blunt, Jamie Dornan e Jon Hamm

Wild Mountain Thyme è stato sviluppato da Mar-Key Pictures ed è prodotto da Leslie Urdang di Mar-Key, Anthony Bregman di Likely Story, Michael Helfant e Bradley Gallo di Amasia Entertainment, Alex Witchel e Martina Niland di PoElmilyrt Pictures. Andrew Kramer, Jonathan Loughran e Stephen Mallaghan saranno i produttori esecutivi. Il film è finanziato da Amasia Entertainment, Aperture Media Partners e Loughran / Mallaghan.

Bleecker Street ha acquisito i diritti di distribuzione negli Stati Uniti e Lionsgate UK ha acquisito i diritti del Regno Unito. HanWay Films gestisce le vendite e la distribuzione internazionale e CAA Media Finance ha gestito i diritti degli Stati Uniti e ha negoziato l’accordo con Bleecker Street insieme a Andrew Kramer di Loeb & Loeb.

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Cinema

Bad Boys For Life, il grande ritorno della coppia Smith/Lawrence nel primo trailer

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Bad Boys for Life, Will Smith e Martin Lawrence nel nuovo trailer italiano del terzo capitolo della saga, diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Il film al cinema dal 23 gennaio 2020 prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

A più di vent’anni dall’uscita dell’iconico Bad Boys, Will Smith e Martin Lawrence di nuovo insieme nel nuovo trailer dell’atteso terzo capitolo della saga, Bad Boys for Life. I due attori tornano a interpretare i ruoli di Mike Lowrey e Marcus Burnett nel film diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, il film sarà nelle sale italiane dal 23 gennaio 2020. Nel cast anche Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Charles Melton, Paola Nunez, Kate Del Castillo, Nicky Jam, Joe Pantoliano.

I Bad Boys Mike Lowrey (Will Smith) e Marcus Burnett (Martin Lawrence) di nuovo insieme per un’ultima corsa nell’atteso Bad Boy for Life.

 

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