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Serie tv

Mr. Robot, la figlia di Meryl Streep nel cast della seconda stagione

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Mr. Robot è stata una delle serie televisive rivelazione del 2015. E ora il dramma dell’ hacker creato da Sam Esmail si sta preparando per una seconda stagione e ha aggiunto nel cast l’attrice di The Newsroom e American Horror Story, Grace Gummer. Variety riporta che Grace Gummer è stata scelta come un personaggio regolare della seconda stagione di Mr. Robot e interpreterà Dominique “Dom” Dipierro, una giovane agente dell’FBI che indaga sull’ Evil Corp Hack ideato da Elliot (Rami Malek) alla fine della prima stagione. Secondo la pubblicazione commerciale Dom “utilizza le sue abilità istintive per cercare di rintracciare i membri fsociety e trovare risposte”.

L’ attrice di 29 anni ha un lungo curriculum di ruoli televisivi, tra cui Gigantic, Smash, Zero Hour, Paloma, The Newsroom, American Horror Story ed Extant. Negli ultimi cinque anni è anche apparsa in numerosi film, tra cui Margin Call, Larry Crowne, Frances Ha, The Homesman. Di recente ha terminato le riprese di un film HBO apparso in un pilot di Amazon chiamato Good Girls Revolt in cui era l’autrice Nora Ephron. E sì, lei è la figlia di Meryl Streep, motivo per cui si nota una somiglianza con l’attrice più volte premio Oscar. Il creatore di Mr. Robot Sam Esmail dirigerà ognuno dei 10 episodi della seconda stagione e ha rivelato che la seconda stagione avrebbe detto molto di più dei retroscena e ha promesso che “la timeline sarà un po’ più chiara”. La prossima stagione si propone di scoprire cosa è successo ad Elliot durante i tre giorni in cui l’hack era in esecuzione. Christian Slater tornerà per la stagione 2 a vestire i panni di Edward Alderson.
Mr Robot Stagione 2 andrà in onda in anteprima a giugno o luglio 2016.

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Cinema

Jennifer Connelly | 10 film da rivedere con la star di Snowpiercer

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Prima di diventare Mr. Parasite, il coreano più amato dalla West Coast degli Stati Uniti, il regista Bong Joon-ho, firmò nel 2013 un film di culto, al crocevia tra grottesco, azione, fantasy e dramma: Snowpiercer. In un futuro ormai imminente, i superstiti di una nuova glaciazione vivono su un treno rompighiaccio che viaggia ininterrottamente sui binari della terra, tra differenziazioni sociali, oppressione e rivolte imminenti. Lunedì 25 maggio la piattaforma di streaming Netflix pubblicherà la serie tv omonima, che si pone come prequel dell’opera cinematografica ed è stata prodotta dallo stesso regista Premio Oscar. Nel ruolo (affascinante e ambiguo) della protagonista troviamo l’attrice Jennifer Connelly.

C’è chi la ricorda danzare eterea per Sergio Leone, aggirarsi nel bosco con un fedele seguito d’insetti per Dario Argento, o ancora destreggiarsi tra i rompicapo che le tende David Bowie. Jennifer Connelly è stata, quasi quarant’anni fa, una delle grandi promesse del cinema americano a da allora non ha mai abbandonato la recitazione (fatta eccezione per una breve parentesi musicale per il mercato giapponese!). Ma i giovani prodigi, si sa, non sempre hanno vita facile. I successi iniziali spesso vanno incontro ad un calo fisiologico, motivato da scelte interpretative discutibili o semplicemente dalla necessità di una formazione adeguata, necessaria per supportare anche i talenti innati. E così anche Jennifer, che dall’inizio degli anni ’80 è stata sempre attiva, ha dovuto attendere il 2000 per la sua consacrazione nell’Olimpo hollywoodiano.

Tra cult, film di genere, Oscar e flop clamorosi, nella sua carriera troviamo scelte audaci e diversificate, che l’hanno resa un’interprete versatile, disposta a sperimentare, anche a costo di qualche caduta. Ecco i 10 film che l’hanno resa celebre.

C’era una volta in America (1984)

Un piccolo ruolo in un film che ha fatto la storia: l’esordio sul grande schermo di Jennifer Connelly è di quelli capaci di tracciare il corso di una carriera. Su consiglio del direttore del casting, Sergio Leone la scrittura per il ruolo di Deborah, l’aspirante ballerina che da grande avrà il volto di Elizabeth McGovern, nel colossal gangster C’era una volta in America. A 11 anni grazia ed eleganza sono ampiamente riconoscibili, saranno il leitmotiv di tutto il suo percorso.

Phenomena (1985)

Soltanto un anno dopo, Jennifer è di nuovo la giovane musa ispiratrice di un maestro di genere, che gli concede stavolta un ruolo principale. Dario Argento la vuole come protagonista di Phenomena, horror soprannaturale, ambientato in un collegio svizzero. Eterea, a tratti irreale, potremmo definirla “la signora delle mosche”, visto che ha il potere il dialogare con gli insetti. 40 milioni di insetti, per la precisione, allevati appositamente per il film.

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Labyrinth (1986)

Il legame che unisce la Connelly con il cinema di genere sembra non conoscere sosta. Il candore, la bellezza impalpabile e una statura interpretativa che comincia a profilarsi in modo definito la portano al fianco di David Bowie nel fantasy Labyrinth, un cult per più di una generazione, che ha canonizzato l’immaginario dei film fantastici anni ’80. Non fu la prima scelta (e nemmeno la seconda) ma Bowie affermò che gli ricordava Elizabeth Taylor da giovane. E di certo fu una scelta azzeccata.

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Requiem for a Dream (2000)

Da enfant prodige che si rispetti, anche Jennifer Connelly, senza mai allontanarsi dalle scene, deve affrontare gli alti e bassi di una carriera iniziata troppo presto. Negli anni ’90 sono soprattutto i bassi, ma esattamente nel 2000 c’è un punto di svolta: Requiem for a Dream di Darren Aronofsky la impone con forza agli occhi della critica, con il ruolo drammatico di una tossicodipendente che si prostituisce e piomba in un vortice morale senza scampo. Tante nomination e la promessa di una consacrazione che non avrebbe tardato ad arrivare.

A Beautiful Mind (2001)

A Beautiful Mind di Ron Howard è il film della consacrazione: nel ruolo di Alicia – la moglie dell’economista Premio Nobel John Nash affetto da schizofrenia – Jennifer porta a compimento un cammino cominciato sul grande schermo 20 anni prima. Il suo personaggio è di quelli che hanno bisogno di acume, autocontrollo ed empatia da parte dello spettatore. Vince ogni premio possibile, tra cui l’Oscar alla migliore attrice non protagonista, e riesce a tener testa a un Russell Crowe gigantesco.

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La casa di sabbia e nebbia (2003)

La leggenda vuole che dopo l’Oscar ci sia uno scivolone. Ma non è questo il caso. Il 2003 vede Jennifer protagonista di ben due film. La casa di sabbia e nebbia è un dramma in piena regola su una ragazza che tenta di riappropriarsi della casa sul mare lasciatale in eredità dal padre. Un film riuscito a metà che trae forza dalle interpretazioni dei protagonisti e riporta alla Connelly i favori di pubblico e critica.

Hulk (2003)

Abbandonati da tempo gli accenti fiabeschi degli esordi, il 2003 conferma la sua versatilità e il desiderio di sperimentare e muoversi agilmente tra i generi. Di nuovo al fianco di una personalità forte con tante ombre come nel ruolo che le aveva dato l’Oscar, Connelly affianca Eric Bana in Hulk, il film tratto dal fumetto Marvel in cui il regista Ang Lee rilegge il tema del supereroe, alternando intimismo e azione. Non fu il successo sperato ma con il tempo si è creato il proprio fandom.

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Dark Water (2005)

Non sarà un tassello imprescindibile della sua filmografia, eppure Dark Water, remake dell’omonimo horror giapponese ed esordio hollywoodiano del regista de I diari della motocicletta, è un film che si vede e rivede con piacere. Sarà che riporta la Connelly ad un genere che ha segnato la sua fortuna all’inizio della carriera, ma anche senza parlare con mosche e insetti di vario genere è affascinante e credibile, mentre affronta i fenomeni sinistri che animano l’appartamento in cui ha traslocato con la figlia.

Little Children (2006)

Tra i film più sottovalutati dei primi anni duemila, Little Children tocca con una sceneggiatura perfetta e un cast d’attori scelti al microscopio le vite di alcune persone che abitano la periferia d’America. Alla luce del sole sono stimabili e senza macchia, ma dietro la facciata si celano frustrazioni, tradimenti e pedofilia. Jennifer Connelly è una donna attenta, precisa, a tratti fredda, legata ad un marito con cui non c’è passione, che la tradisce con Kate Winslet. Assolutamente da recuperare.

Blood Diamond (2006)

Accanto a Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly affronta con Blood Diamond – Diamanti di sangue un ruolo di denuncia tra i più importati della sua carriera. Maddy è una giornalista intenzionata a denunciare i traffici di diamanti sporchi di sangue nella Sierra Leone. Un dramma con venature thriller che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua abilità nell’infondere tratti di profonda caratterizzazione anche ai ruoli d’azione.

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Poliedrica e coraggiosa, Jennifer Connelly calca da quattro decenni le strade del grande schermo, con l’audacia di chi non teme i passi falsi, e sempre facendosi forte della sua innata versatilità. Non ci resta che scoprirla nel ruolo di Melanie in Snowpiercer, in streaming su Netflix a partire da lunedì 25 maggio, in attesa di rivederla al cinema con Top Gun: Maverick.

Guarda qui la video recensione in anteprima di Snowpiercer la Serie

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Netflix

Control Z | Un primo sguardo alla serie Netflix

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control z

L’adolescente Sofia, reduce da una tragedia nella sua vita privata che la ha portata ad una sorta di isolamento sociale, frequenta una scuola dove molti degli studenti nascondono segreti inconfessabili. Le aule scolastiche e il relativo corollario diventano spesso teatro di atti di bullismo, di scappatelle sessuali e di incomunicabilità tra genitori e figli, come in qualsiasi altro istituto del mondo.

Sofia, capace di analizzare i dettagli e a intuire le vite private dei compagni, entra in contatto con uno nuovo iscritto che, senza pregiudizi, le si avvicina diventandole amico ma deve al contempo affrontare la sua situazione familiare, con il preside che ha cominciato a frequentare la madre. Ben presto si aggiungeranno altri problemi in quanto l’intero ambiente scolastico è messo in subbuglio dall’intervento di un hacker che ha diffuso scottanti verità su alcuni dei ragazzi più popolari del liceo, dando vita ad un gioco di sospetti reciproci e vendette pronto a rivoluzionare lo status quo.

Control Z | La teoria del controllo

ana valeria becerril

Ana Valeria Becerril

Una versione di Gossip Girl aggiornata agli anni ’20 di questo nuovo millennio: superficialmente potrebbe essere definita così questa nuova produzione messicana ambientata nell’universo adolescenziale, pur con tutti i limiti del caso. Difficilmente, a giudicare sia dallo scarso battage mediatico che dalla qualità dei primi episodi, l’operazione raggiungerà uno status di cult come la serie con protagonista Blake Lively, ma l’incipit narrativo palesa elementi in comune. Un’altra fonte di ispirazione, più recente, è invece la controversa Tredici e il bullismo è anche qui fattore determinante alla base di alcuni eventi che si innescano tra i vari personaggi principali. La narrazione paga proprio questa condensa di influenze e tematiche e la scelta di una protagonista tormentata – la classica “freak” dell’immaginario a stelle e strisce – conferma l’approccio derivativo adottato in fase creativa.

Control Z | Tutti contro tutti

ana valeria becerril in unaltra scena

Ana Valeria Becerril in un’altra scena

Le prime due puntate, al centro di questo first look, offrono molteplici spunti ma altrettanta superficialità nello scavo psicologico delle figure coinvolte e il senso di deja-vu accompagna sin da subito lo spettatore. Control Z, serie originale Netflix esordiente con una stagione da otto episodi, si rivolge esclusivamente ad un pubblico di coetanei dei personaggi che, con le dovute proporzioni, potranno ritrovarsi in alcune della situazioni raccontate. Allo stesso tempo la sceneggiatura opta però per un fastidioso accumulo alla ricerca del colpo di scena gratuito, e il tentativo di scioccare a tutti i costi con rivelazioni poco verosimili e di incuriosire con criptici flashback toglie parziale credibilità all’intero insieme.

Insieme che vive su una regia moderna e scattante, tra messaggi in sovrimpressione e battute veloci, sequenze sexy e altre più violente dal punto di vista emotivo, e su un procedere rapido e immediato – come confermato dalla durata media di poco più di mezz’ora a tassello. Ma l’immediatezza di fruizione e le discrete scelte di casting (Ana Valeria Becerril è particolarmente azzeccata nel ruolo di Sofia) non riescono a nascondere i suddetti difetti poco sopra enunciati e se il buongiorno si vede dal mattino ci sentiamo di dire come si prospettino alcune nubi sul prosieguo.

Control Z | Un primo sguardo alla serie Netflix
2.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Serie tv

La cattedrale del mare | Un primo sguardo alla serie spagnola

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la cattedrale del mare

Nel 1320 il contadino di umili origini Bernat Estanyol, recentemente a lutto per la morte dell’amato padre, decide di convolare a nozze con la bella Francesca. La festa di matrimonio è però interrotta dal sopraggiungere di un gruppo di cavalieri guidati dal crudele conte locale, il quale reclama il diritto allo ius primae noctis – per il quale può giacere con la sposa prima del marito.

Dopo aver assistito impotente alla violenza subita dalla compagna, Bernat comprende come la vita di coppia sia stata inevitabilmente corrotta dal sopruso e il peggio deve ancora arrivare quando, dopo la nascita del figlio Arnau – che ha un tratto distintivo identico a lui, confermandone la diretta discendenza – sia la donna che il bambino vengono rapiti dagli sgherri del nobile e condotti a palazzo. Bernat, accecato dalla rabbia, si reca al castello e riesce a riprendersi il figlioletto, uccidendo però involontariamente chi doveva controllarlo: braccato e in fuga, con l’accusa di omicidio che pende sulla sua testa, il protagonista intende raggiungere Barcellona dove vive la sorella. Ma il fatto di doversi nascondere in una situazione di semi-clandestinità sarà solo il primo dei problemi con cui dovranno fare i conti padre e figlio.

La cattedrale del mare – Dalle pagine allo schermo

daniel grao e natalia de molina

Daniel Grao e Natalia de Molina

Vi sarebbe molto altro da dire dal punto di vista narrativo nell’analisi dei primi due episodi, ma preferiamo lasciare a voi il piacere della scoperta questa sera su Canale 5, giacché l’ammiraglia Mediaset trasmetterà in prima visione l’inizio di questa serie spagnola tratta dall’omonimo romanzo, conosciuto anche dai lettori italiani, pubblicato nel 2006 da Ildefonso Falcones. Un libro denso che ibridava magnificamente atmosfere avventurose ad un substrato melodrammatico bruciante e intenso e il cui feeling, almeno a giudicare dagli episodi d’apertura, pare essere stato ripreso in pieno dall’adattamento per il piccolo schermo.

La cattedrale del mare non edulcora infatti la violenza fisica e psicologica del racconto, anzi esasperandola in sequenze potenzialmente disturbanti per il grande pubblico – seguendo forse l’approccio estremo che tanta fortuna ha portato alla saga fantasy di Game of Thrones – fin dalla puntata pilota, con i primi minuti che ci riconducono ad un evento chiave memore delle revenge-story in costume di Braveheart – Cuore impavido (1995) e Rob Roy (1995). Qui il torto subito non porta ad una catartica vendetta e lascia anzi un profondo senso di impotenza, essendo inoltre il primo di molteplici che caratterizzano questo esaustivo fase-prologo.

La cattedrale del mare – Un inizio ricco di potenzialità

nora navas e daniel grao

Nora Navas e Daniel Grao

Perché i primi episodi fungono proprio quale terreno preparatorio, così come nell’opera originaria, e l’ambientazione futura è destinata a spostarsi più avanti negli anni, riservandosi il diritto di raddrizzare tutti i torti. La cattedrale del mare del titolo diventa un luogo simbolo per gli oppressi e il mondo presentato è quello di un popolo ridotto alla miseria mentre i ricchi e i nobili osservano tutto dai loro piedistalli. Da donne fedifraghe murate vive a bambini abbandonati a loro stessi, da false accuse a brutali punizioni, la divisione di classe è chiara e netta e suggerisce – anche forzatamente – al pubblico da quale parte delle due barricate schierarsi.

Dal punto di vista della messa in scena ci troviamo di fronte ad un’operazione di tutto rispetto, con un notevole numero di comparse e una buona ricostruzione del relativo periodo (anche se un paio di falsi storici sono evidenziabili e la chiesa fulcro degli eventi non appare così imponente come ci si poteva attendere), e la suggestiva colonna sonora accompagna con precisione i mutamenti emotivi di personaggi e situazioni. Lo stesso cast, sia per ciò che concerne gli interpreti adulti che i bambini, si applica con impegno a figure tormentate il cui continuo subire – i relativi epiloghi dei primi due episodi suscitano moti di sana rabbia in chi guarda – è ideale preambolo alla prospettata rivalsa.

La cattedrale del mare | Un primo sguardo alla serie spagnola
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

 

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