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Speciali

Nostalgia anni ’90? Ecco quali serie meriterebbero un reboot

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A distanza di nove anni esatti dall’ultima messa in onda, Dawson’s Creek torna disponibile in italia. Con tutte le sei stagioni, il telefilm che è entrato nell’immaginario collettivo di tutti i nati degli anni 80 arriva oggi in streaming su Netflix.

Ma Dawson’s Creek non è la sola serie degli anni Novanta che meriterebbe di essere rivista oggi e, magari, adattata alla contemporaneità (o al gusto moderno degli spettatori). Ecco quali telefilm (alcuni dei quali ormai dimenticati) potrebbero tornare in auge grazie ad un appropriato revival.

Xena – Principessa guerriera

Se ne parlava ormai da qualche anno: la rete americana Nbc aveva intenzione di mettere nuovamente le mani sulla serie Xena – La principessa guerriera, tanto che di recente erano stati realizzati dei test per dare il via alla produzione. Sembra però che il materiale prodotto non abbiano convinto del tutto il network che, dopo aver allontanato lo sceneggiatore che doveva occuparsene, Javier Grillo-Marxuach, ha deciso di mettere definitivamente nel cassetto questo eventuale reboot. Gli episodi sulla principessa guerriera erano andati in onda fra il settembre 1995 e il giugno 2001, nati come uno spin-off della serie mitologica Hercules in cui Xena era comparsa brevemente, suscitando però l’attenzione del pubblico. Attenzione viva ancora oggi tanto che, appunto, la Nbc non si sente di escludere ulteriori ipotesi future: “Abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci proponga un punto di vista preciso”, ha dichiarato Salke. Speriamo che quel “qualcuno” arrivi presto.

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La relazione messa in scena tra la protagonista Xena e Olimpia suggeriva, all’epoca, senza mai esplicitarlo, un sentimento romantico tra le due donne. Un reboot potrebbe finalmente proporre al pubblico una storia d’amore pienamente realizzata e credibile.

Sliders – I Viaggiatori

Come la contemporanea Quantum Leap, la serie Sliders (da noi I Viaggiatori) si reggeva su di un format altamente flessibile, basato sui diversi viaggi che conducevano ogni settimana i protagonisti in versioni sempre diverse del pianeta Terra. Un reboot dalla sensibilità moderna potrebbe sfruttare il pretesto degli universi paralleli per offrire uno sguardo diverso e alternativo sugli attuali avvenimenti storici, politici e sociali. John Rhys-Davies e Jerry O’Connell si sono già detti disponibili e si sono messi in contatto con la NBC per un possibile revival della serie.

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La semplicità alla base de I Viaggiatori è anche la chiave del suo fascino. Alcuni membri del cast della più recente Community potrebbero essere reclutati come nuovi “sliders” per sfruttare la buona chimica creatasi tra loro: suggeriamo Donald Glover come Quinn, Alison Brie come Wade, Joel McHale come Rembrandt e Yvette Nicole Brown come Arturo (genderswap). Il successo clamoroso di The Mandalorian, inoltre, ha dimostrato come non sia essenziale avere necessariamente un intreccio narrativo particolarmente ingarbugliato ed esteso per attirare il pubblico.

Le avventure di Brisco County Jr.

A metà strada tra il western e lo steampunk, The Adventures of Brisco County Jr. è durata purtroppo solo una stagione, ma continua ad avere un seguito anche trent’anni dopo la sua cancellazione. La serie, che vedeva Bruce Campbell nei panni dell’eroe, era ambientata nel 1893 e seguiva le avventure di Brisco County Jr, un avvocato di Harvard diventato cacciatore di taglie che si trovava improvvisamente coinvolto nella ricerca dell’Orb, un potente dispositivo del futuro.

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Se sostituire un attore iconico come Bruce Campbell nel ruolo di protagonista potrebbe rivelarsi difficile, il versatile (e instancabile) interprete potrebbe comunque svolgere un ruolo importante in un reboot assumendo il ruolo del professor Wickwire, lo scienziato che crea i gadget che Brisco utilizza.

Sister, Sister

L’amata sitcom degli anni ’90 di Tia e Tamera Mowry -la cui trama è stata ripresa poi in The Parent Trap – segue la storia di due gemelle separate alla nascita, una cresciuta da una madre single, l’altra da un padre single, che si riuniscono da adolescenti e si trasferiscono con i loro genitori a vivere sotto lo stesso tetto. Tia e Tamera sono interessate a riportare in vita il telefilm. La trama è già servita: due sorelle ormai adulte che si affidano l’una all’altra mentre fanno si occupano della loro coppia di gemelli, con Jackée Harry che di tanto in tanto fa la sua comparsa per interpretare la nonna (ma non chiamatela nonna!).

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Netflix ha acquistato tutte le stagioni dello show lo scorso luglio. Oltre a Sister, Sister, altri sei telefilm classici con interpreti di colore nei ruoli principali sono successivamente arrivati in streaming sulla piattaforma come parte della programmazione Strong Black Lead.

Clarissa Explains It All

Se vi siete chiesti perché la vostra vita sia andata improvvisamente fuori controllo dopo gli anni ’90, la colpa è di Clarissa, che ha smesso, ad un certo punto, di spiegare a tutti come funziona il mondo. Abbiamo nuovamente bisogno di lei, perché l’età adulta arriva senza istruzioni. Un reboot moderno incentrato su Clarissa che cerca di trovare l’equilibrio tra carriera, relazioni personali e famiglia interesserebbe sicuramente molti spettatori dell’originale.

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Negli ultimi anni le possibilità di un ritorno televisivo di Clarissa sono aumentate: il reboot vedrebbe l’ex star Melissa Joan Hart riprendere il suo ruolo di Clarissa Darling, ormai diventata mamma (la Hart si occperebbe anche della produzione esecutiva tramite la sua Hartbreak Films, che gestisce con sua madre, la produttrice televisiva Paula Hart). Anche il creatore della serie originale, Mitchell Kriegman, sarebbe in trattative per tornare a scrivere e produrre.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Festival

Matera Film Festival, si comincia il 2 ottobre: ospite d’onore David Cronenberg

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Mancano ormai pochissimi giorni all’inaugurazione del Matera Film Festival 2021, che avverrà sabato 2 ottobre con uno speciale concerto del Premio Oscar Nicola Piovani, nella suggestiva location della Cava del Sole.

La kermesse cinematografica si terrà dal 2 al 10 ottobre nella “Città dei Sassi”: ospite d’onore il regista canadese Leone d’Oro alla carriera David Cronenberg, che sarà protagonista di una masterclass, una mostra e una retrospettiva. Nove giorni di proiezioni di lungometraggi, corti e documentari, talk, incontri, masterclass sul territorio, libri e il Premio Rai Cinema Channel. In giuria, tra gli altri, anche Anastasia Michelangnoli, Maria Sole Tognazzi, Igort, Roberta Torre, Steve Della Casa, Margareth Madè, Antonio Calbi e Silvia Luzi.

Focus su David Cronenberg 

Il grande maestro del cinema internazionale il 3 ottobre alle 11,00 inaugurerà la mostra “La Nuova Carne. Dodici maestri del Fumetto Italiano omaggiano il Cinema di David Cronenberg”. L’esposizione, co-prodotta dal Matera Film Festival, con il Salone Internazionale della Cultura Pop di Napoli, e realizzata grazie alla collaborazione della Marco Lucchetti Art Gallery di Lugano, si svolgerà dal 3 ottobre al 7 novembre nel Museo Nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi. Un evento straordinario, inedito ed originale con opere realizzate per l’occasione. Lo stesso giorno alle 18,00 Cronenberg parteciperà alla presentazione della retrospettiva a lui dedicata “Beyond Borders/Oltre il confine”, che aprirà le proiezioni del festival con il film The Fly (La mosca, 1986). 

Sempre domenica alle 23,00 sarà la volta di Dead Ringers (Inseparabili, 1988), mentre il 4 ottobre alle 22,30 toccherà a Videodrome (1983). Il 6 ottobre alle 21,00 Spider (2002) e alle 23,00 Scanners (1981), mentre chiudono la retropsettiva A History of Violence (2005) il 7 ottobre alle 22,30 e eXistenZ (1999), l’8 ottobre alla stessa ora. Infine, il 6 ottobre alle 19,00 nell’Auditorium “R. Gervasio”, terrà l’attesissima masterclass introdotta da Donato Santeramo, direttore del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture, della canadese Queen’s University di Kingston e moderata Manuela Gieri, docente di Storia e Teorie del Cinema, dell’Università degli Studi della Basilicata. 

I concorsi del Matera Film Festival

Tre concorsi di film: lungometraggi, documentari e cortometraggi Sono state circa 400 le iscrizioni nelle tre sezioni concorsuali e 26 opere scelte (16 cortometraggi, 4 lungometraggi e 6 documentari) proveniente da ben quattro continenti (Europa, America, Asia e Africa), facendo dell’internazionalità una cifra stilistica della selezione. Un’attenzione particolare è stata riservata alle cinematografie emergenti e alle produzioni indipendenti. Tra i principali temi trattati nelle sezioni concorsuali, emergono quelli relativi al mondo del lavoro, alle dinamiche familiari, al rapporto del sé con il circostante e alla multiforme violenza che pervade la società. Tra i Paesi presenti ci sono: Kosovo, Canada, Cina, Iran, Romania, Giordania, Macedonia, Ghana, Portogallo, Svezia e Pakistan, per citarne solo alcuni. Nella serata di premiazione saranno assegnati, per ciascuna sezione concorsuale, i premi per il Miglior Film e per la Miglior Interpretazione. La direzione artistica attribuirà le menzioni speciali, mentre il Comune di Matera assegnerà il premio “Città di Matera”.

Eventi speciali e collaterali

  • Il 4 ottobre alle 9,30 in Auditorium ci sarà SCIASCIA 100′ con, in primis, la presentazione del progetto scuole ‘Cinema e Letteratura’ in collaborazione con il Salone Internazionale del libro di Torino. Alle 18,00 nella Casa Cava ci sarà il talk ‘Rotolando verso Sud. Per uno storytelling meridionale‘ con Angelo Mellone, vice direttore di Rai1. 
  • Lunedì 4 ottobre alle 19,30 sempre in Auditorium, il Matera Film Festival ospita fuori concorso, grazie alla collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, la prima proiezione a Matera e in Basilicata de Il Nuovo Vangelo del regista svizzero Milo Rau, che incontrerà il pubblico in compagnia dell’attivista Yvan Sagnet in un talk moderato dalla giornalista Angela Mauro. Il docufilm  sarà replicato il 10 ottobre alle 20,30.
  • Martedì 5 ottobre alle 19,00 nella Casa Cava, Igort, il direttore della rivista Linus, si racconterà nel talk ‘One Man Band. Igort tra fumetti, cinema, editoria e musica‘, moderato da Giuseppe Palumbo, fumettista e membro comitato scientifico Matera Film Festival, mentre chiuderà la serata Sabina Guzzanti che si racconterà dopo la proiezione fuori concorso del suo nuovo lavoro ‘Spin Time, che fatica la democrazia!
  • Giovedì 7 ottobre alle 11,00 nell’Auditorium ci sarà il talk su ‘Pasquale Festa Campanile, lo scrittore di film’, con gli interventi del figlio Raffaele Festa Campanile, autore e regista, Dario Toma e Manuela Gieri. Alle 15,00, invece, ci sarà l’incontro Non siete sole. La condizione della donna nei Paesi Mediorientali‘ realizzato in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità della Regione Basilicata. 
  • Venerdì 8 ottobre alle 19,00 a Casa Cava ci sarà un interessante dibattito sull’attualità più cogente “il futuro del cinema nell’era post Covid” con Francesca Cualbu, COO di Groenlandia Films e Roberto Stabile, Presidente Lucana Film Commission.
  • Sabato 9 torna al centro il cinema girato nel talk tra Roberto De Feo e Silvio Giordano che discuteranno di “A Classic Horror Story”, un horror che è un omaggio alla tradizione di genere italiana, uscito su Netflix nel luglio scorso, che pesca da riferimenti classici riletti in chiave moderna, mantenendo sempre alto il livello di tensione. La giornata si chiude alle 20,30 con la serata di premiazioni, diretta da Salvo Bitonti e condotta dall’attrice Liliana Fiorelli.

La kermesse prevede un ricco programma di eventi, ospiti e proiezioni, prenotabili sul sito ufficiale www.materafilmfestival.it a partire dal 25 settembre.

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Cinema

Venezia 78 | È il giorno di Lovely Boy, film sulla trap firmato da Francesco Lettieri

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Decima giornata della 78esima Mostra del cinema di Venezia ricca di appuntamenti. Oggi Fuori Concorso alle Giornate degli Autori è stato presentato Lovely Boy, secondo lungometraggio di Francesco Lettieri sull’ascesa e il declino di una star della trap che vede come protagonista Andrea Carpenzano. Il nuovo film Sky Original, prodotto da Indigo Film in coproduzione con Vision Distribution, andrà in onda il prossimo 4 ottobre in prima TV assoluta su Sky Cinema, ma avrà anche una finestra di tre giorni nelle sale cinematografiche. 

“Abbiamo scritto la storia prendendo molti spunti dalla realtà, usando come fonte da cui attingere anche i profili social di vari trapper. Poi ci siamo resi conto che il rischio che si correva era quello che il film finisse per scimmiottare troppo il mondo reale, per cui abbiamo cominciato a creare un mondo originale, cinematografico, lavorando sui corpi, i tatuaggi e le canzoni”, ha spiegato Lettieri in conferenza stampa. “Le situazioni che il film racconta colpiscono per la loro realtà perché sono davanti agli occhi di tutti”, ha aggiunto Andrea Carpenzano, il giovane attore protagonista già apprezzato ne Il Campione. L’interprete romano per prepararsi al ruolo si è basato “sull’osservazione, sullo studio del modo di cantare e di parlare di chi lavora con questo genere, ma anche su ricordi personali vecchi e recenti”. Una sfida che Carpenzano ha accettato proprio perché affascinato dalla difficoltà di raccontare cinematograficamente questo mondo, come lo era stato raccontare il calcio nel film di Leonardo D’Agostini che lo aveva come protagonista. “Faccio il kamikaze, non l’attore”, ha scherzato in conferenza stampa.

Nel film, il protagonista Nic, sempre più instabile, arriva alla rottura con l’amico Borneo (Enrico Borello), altra metà nel duo trap XXG, e distrugge il rapporto con la compagna Fabi (Ludovica Martino). I genitori decidono di portarlo quindi in una comunità di recupero fra le Dolomiti, dove, fra pazienti più grandi lui, crea un forte legame con uno degli operatori: Daniele (Daniele Del Plavignano, a lungo impegnato come operatore in comunità di recupero). “Ho dovuto nascondermi, anche a livello fisico, per far emergere alcune delle sfumature del mio personaggio”, ha spiegato Ludovica Martino. “Rappresenta una luce nella vita del suo compagno, ma questa non è mai sufficiente ad indicargli la via da seguire per salvarsi. È la solitudine che lega i personaggi: Niccolò è costantemente alienato a causa della droga, quindi la sua ragazza porta avanti una storia d’amore completamente da sola, spogliata di qualsiasi reciprocità. Ciò la costringe a diventare adulta in fretta e a prendere decisioni che avranno conseguenze importanti sulla sua vita. Sceglie di provare ad andare avanti da autonomamente, nonostante tutto”. 

Lettieri, nella sua breve filmografia, ha sempre raccontato mondi chiusi, nicchie apparentemente impenetrabili e ostili: quella degli Ultras nel primo film e adesso quella della trap. “Era un universo che non conoscevo, anche se in qualche modo è un movimento che coinvolge direttamente i miei coetanei e la mia generazione”, ha continuato l’attrice del film. “In Skam Italia, però, si ascoltava molta trap, anche sul set, e ho imparato lì a familiarizzare col genere. Trovo divertente la capacità dei trapper di parlare di tutto e di niente, di muoversi tra associazioni ardite, oscillando continuamente tra alto e basso. Quando cominciano a prendersi troppo sul serio, però, mi interessano decisamente meno”.

Lovely Boy è un film che ha tanti personaggi che si “dividono il cuore dell’opera”, per usare le parole del suo stesso regista. “Anche nella disperazione, nel vuoto e nel nichilismo, la speranza e l’amore emergono nell’umanità dei protagonisti”, ha dichiarato Lettieri. “Questa è una storia di un ragazzo che si perde e si ritrova solo grazie al dialogo e al confronto con un’altra persona. C’è una idea di comunità nel film che cerca di far emergere la possibilità di stare bene quando si è con gli altri. È un film che ne contiene due diversi, girati e scritti in maniera diversa. Io ho scritto inizialmente la parte ambientata in montagna e Beppe Fiore quella ambientata a Roma. Poi ci siamo scambiato i ruoli e l’uno ha rivisto e migliorato il lavoro dell’altro. La parte ambientata a Roma vive di movimento e musica, diegetica ed extradiegetica, mentre quando la narrazione si sposta a Bolzano, la macchina diventa fissa e la musica scompare”.

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Festival di Venezia

Pedro Almodóvar apre Venezia 78: “La Spagna ha problemi con il suo passato fascista”

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La 78esima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia si è aperta questa mattina alla presenza di Pedro Almodóvar, che ha presentato in Concorso il suo nuovo film Madres paralelas. Protagoniste sono due donne, Janis e Ana, che si ritrovano a condividere la stanza di ospedale nella quale stanno per partorire. Sono due donne single, entrambe alle prese con una gravidanza non attesa. Ma se Janis, di mezza età, non ha rimpianti, Ana invece è una adolescente spaventata, contrita e traumatizzata. Il caso creerà un vincolo molto forte tra le due e complicherà in maniera clamorosa le vite di entrambe.

“Mia madre e le figure femminile che mi hanno educato erano delle figure onnipotenti. Il personaggio di Penelope Cruz è invece completamente diverso da quelle donne: è una madre imperfetta, complessa. E così le altre madri del film, alcune delle quali sono addirittura prive della vocazione alla maternità, non hanno i tratti caratteristici delle donne presenti nei miei precedenti film”, ha spiegato Almodóvar in conferenza stampa. Un ruolo, quello affidato alla Cruz, che la stessa attrice non ha esitato a definire come il più complesso della sua carriera. “Realizzare questo film è stato un viaggio intenso e avvincente”, ha spiegato l’attrice. “Quando ho letto la sceneggiatura, mi sono detta: quest’uomo ha scritto l’ennesimo capolavoro. Nonostante la difficoltà del ruolo, però, non mi sono sentita sola. È difficile trovare un regista che decida di concedere tanto tempo della sua vita privata agli attori come fa Pedro Almodóvar. Ci invita a cena, parla e si confronta con noi. Ha un approccio molto artigianale e la sua etica del lavoro si basa sulla cura del dettaglio. E tutti quelli che lavorano con lui finiscono per aderire a questa logica”.

Madres Paralelas | il problema della memoria storica

La Legge di Amnistia del 1977 con un colpo di spugna cancellò i reati commessi in epoca franchista e i partiti dell’opposizione, appena usciti dalla clandestinità, dovettero accettare la nuova legge pena il mancato ritorno alla democrazia. Adesso l’esecutivo di Pedro Sanchez vuole completare il lavoro iniziato nel 2007 dal governo Zapatero e bloccato dai conservatori del Partido Popular nel 2011. Con la ‘Legge della memoria democratica’ si apre così uno scenario inedito che potrebbe portare le vittime del franchismo e i loro familiari ad ottenere giustizia una volta per tutte. Un tema, quello della memoria storica, che il film di Almodóvar inserisce in maniera intelligente nella narrazione privata della protagonista.

“La memoria storica è un problema per la società spagnola, che ha ancora un debito enorme nei confronti dei desaparecidos, seppelliti in fosse comuni e private della loro dignità”, ha proseguito il regista spagnolo. “Era un argomento che inizialmente non c’era nel film, ma è stato inserito solo successivamente. Nel 2007 con Zapatero era stata fatto un primo tentativo di intervenire con la legislazione su questo tema, ma anche in quel caso si è trattato di un intervento del tutto insufficiente. È passato così tanto tempo, che adesso ci sono i pronipoti di quelle persone a chiedere che vengano eseguite le riesumazioni. La Spagna ha un problema con la sua storia recente e così il cinema spagnolo. Il fatto che la Spagna si sia disinteressata per anni al ritrovamento del corpo di uno dei suoi figli più illustri, come Federico García Lorca, la dice lunga sulla rapporto complesso che questa nazione ha con il suo passato”. 

Almodóvar sfida l’ultradestra spagnola

Almodóvar ha anche commentato l’avanzata dei partiti di estrema destra, spesso apertamente negazionisti del passato fascista del loro Paese: “La Spagna si trova in una situazione difficile anche perché c’è un partito a cui è permesso di dire cose che prima si aveva il pudore di non dire, di fare pubblicamente affermazioni anticostituzionali. Quale sarà la reazione dell’ultradestra al film? Preferisco non pensarci. I suoi seguaci reagiscono a tutto in modo delirante, ma vorrei concentrarmi su altro. Non perché rifiuti la battaglia, ma perché siamo condannati a non capirci”.

Il regista spagnolo, come rivelato dalla Cruz a Venezia, è già al lavoro sul prossimo film. “So che Pedro sta lavorando ad un nuovo progetto. Se sarò la persona giusta per uno dei ruoli che sta scrivendo, sarò felice di prenderne atto, ma ho troppo rispetto per la sua libertà di scelta”. Un rapporto, quello tra l’attrice e Almodóvar, che si è consolidato negli anni e dopo innumerevoli progetti realizzati assieme. “Penelope ha una fiducia cieca in me e questo è molto bello”, ha affermato Almodóvar. “È una grande lavoratrice ed è sempre disposta a dedicare tutto il tempo necessario per un film. Questo ruolo è quello più complesso che io abbia mai scritto per lei e avevo assolutamente la necessità di risolvere tutti i miei dubbi sulla recitazione prima di cominciare a girare. Per questo abbiamo provato più volte tutte la sceneggiatura con lei e Milena Smit”. Il risultato di questo lavoro approfondito sulla recitazione delle due attrici si vede ed è uno dei maggiori punti di forza di uno dei film più stratificati e complessi della filmografia almodóvariana.

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