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Cinema

Pet Sematary, quanto è difficile dire addio

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Una volta Stephen King ha definito la sua produzione come l’equivalente letterario di un Big Mac, “niente di speciale, ma alimenta i bisogni del pubblico“. Sono tanti i suoi romanzi che si sono rivelati adatti al piccolo e grande schermo nel corso degli anni e, dopo il recente successo del moderno IT diretto da Andy Muschietti nel 2017, il 9 Maggio arriva al cinema un altro remake, Pet Sematary.

La famiglia Creed parte da Boston per trasferirsi nella rurale Ludlow, una piccola cittadina nel Maine. La loro nuova casa è vicina a una strada su cui ogni giorno sfrecciano a tutta velocità grandi camion e il giardino comprende un inquietante cimitero costruito dai bambini del posto per far riposare per sempre i loro animali domestici. Infatti non passa molto tempo prima che il gatto di famiglia, Church, venga investito e l’ambiguo vicino di casa Jud (John Lithgow) consigli al signor Creek (Jason Clarke) di seppellirlo in un vicino terreno indiano avvolto dalla nebbia e illuminato dalla Luna dove i morti tornano in vita, seppur molto cambiati. La piccola Ellie, interpretata da Jetè Laurence, è molto affezionata al suo piccolo amico a quattro zampe e i genitori non se la sentono di dirle la verità. Così il padre accetta di sperimentare questa leggenda senza pensare troppo alle conseguenze.

Curiosità: Pet Sematary, tutte le differenze tra il film originale e il nuovo remake

pet sematary 2019

Il romanzo originale di King è incentrato sul tema della perdita, la difficoltà di dire addio a qualcuno che fa parte della nostra vita e a cui siamo affezionati. Ma fino a che punto è lecito spingersi pur di non accettare l’amara realtà? L’idea di una vita dopo la morte è un argomento sul quale si scontrano più volte i coniugi Creed. Il marito, medico, è scettico e razionale, non vuole che i figli crescano con delle idee sbagliate, mentre la moglie (Amy Seimetz) crede fermamente in una continuazione. Lo stesso Stephen King era restio a pubblicare questa storia perchè autobiografica e triste, dopo la perdita del gatto della figlia Smuckey, ma alla fine si è convinto permettendo l’adattamento del 1989 diretto da Mary Lambert che è diventato un cult horror. Quest’ultimo era sceneggiato dallo stesso King, mentre questo remake è firmato da Jeff Buhler che ha optato per alcuni stravolgimenti narrativi molto coraggiosi che tuttavia funzionano.  Evitando di fare spoiler, possiamo solo dire che ci sono alcune differenze rispetto al film originale, ma il nuovo Pet Sematary ha un buon ritmo, qualche colpo di scena, anche se il vero punto di forza è la regia di Kevin Kolsch e Dennis Widmyer.

Lo sapevate: Tutto quello che c’è da sapere su Pet Sematary

L’idea del corteo di bambini che sfila nel bosco indossando maschere di animali in stile The Wicker Man (film horror del 1973) è suggestiva, ma poteva essere sfruttata meglio. Invece l’atmosfera, i flashback, le allucinazioni del signor Creed dopo l’incontro surreale con il defunto Victor Pascow e gli incubi a occhi aperti di Rachel, tormentata dal passato e dalla sorella Zelda dal corpo deformato, sono resi sullo schermo secondo uno stile moderno, accattivante e fresco. La tensione si avverte in molte scene, rendendo il film verosimile nonostante la surreale trama di base. Alcune scelte di sceneggiatura rivoluzionano i sensi di colpa dei vari personaggi rispetto al primo film, ma ci sono anche alcune novità interessanti che arricchiscono la trama. Per esempio risulta molto chiara l’eredità delle antiche terre tribali con un accenno alla figura del Wendigo, una creatura demoniaca responsabile di quel cimitero maledetto. Ma il regista sembra aver paura di approfondire questo aspetto della storia che resta superficiale. Se ha deciso di menzionare il Wendigo era meglio caratterizzarlo in modo tale da permettere al pubblico di saperne di più per comprendere meglio l’avventura macabra della famiglia Creed. Altrimenti poteva essere tranquillamente ignorato come ha fatto Lambert negli anni 80.

pet sematary church

Leggi anche: Pet Sematary, la spiegazione del finale del film originale

L’estetica del film sfrutta una fotografia suggestiva curata da Laurie Rose e non mancano momenti splatter. Tuttavia il film originale aveva un effetto di terrore più convincente, forse proprio grazie all’assenza degli effetti speciali e al trucco prostetico molto ben fatto che rendeva i morti viventi più spaventosi. Anche se lo rivedete oggi Pet Sematary del 1989 trasmette più inquietudine e ansia di questa nuova versione più patinata, ma comunque riuscita come film horror di puro intrattenimento.

Pet Sematary, quanto è difficile dire addio
3.3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

#AnneFrank. Vite parallele, il trailer del docu-film con Helen Mirren

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helen mirren in anne frank. vite parallele 2

Sarà l’attrice Premio Oscar ® a ripercorrere attraverso le pagine del diario la vita di Anne e a condurci attraverso la storia di 5 donne che, da bambine e adolescenti, sono state deportate nei campi di concentramento ma sono sopravvissute alla Shoah.

Sarà Helen Mirren, Premio Oscar® come migliore attrice per The Queen, la guida d’eccezione del documentario, scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto, con la colonna sonora di Lele Marchitelli, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea, Sky Arte il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, in uscita nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre (elenco sale a breve su nexodigital.it). Anne Frank, nata a Francoforte il 12 giugno 1929, quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Il docu-film a lei dedicato la racconta attraverso le pagine del suo diario: un testo straordinario che ha fatto conoscere a milioni di lettori in tutto il mondo la tragedia del nazismo, ma anche l’intelligenza brillante e il linguaggio moderno di una ragazzina che voleva diventare scrittrice.

La storia di Anne si intreccia con quella di 5 sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei, con la stessa voglia di vivere e lo stesso coraggio: Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci.

Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Auschwitz e Bergen Belsen? Cosa ne sarebbe stato dei suoi desideri, delle speranze di cui scriveva nei suoi diari?  Cosa ci avrebbe raccontato della persecuzione, dei campi di concentramento? Come avrebbe interpretato la realtà attuale, il rinascente antisemitismo, i nuovi razzismi? Certo è che, ancora oggi, Anne resta un punto di riferimento, uno specchio attraverso cui i ragazzi imparano a guardare il mondo e a farsi delle domande.  Anne scriveva di sé, di ciò che accadeva nell’Europa in fiamme, del Nazismo. E per confidare le sue paure e le sue riflessioni inventa un’amica immaginaria: Kitty. Helen Mirren accompagna gli spettatori nella storia di Anne attraverso le parole del diario. Il set è la camera del rifugio segreto di Amsterdam in cui la ragazzina resta nascosta per oltre due anni. È stata ricostruita nei minimi dettagli dagli scenografi del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Una straordinaria e dettagliata ricostruzione ambientale che ci riporterà al 1942. Nella stanza ci sono gli oggetti della sua vita, le fotografie con cui aveva tappezzato le pareti, i quaderni su cui scriveva.

Una giovane attrice, interpretata da Martina Gatti, ha invece il ruolo di guidarci nei luoghi di Anne e delle superstiti della Shoah. È lei a viaggiare per l’Europa alla scoperta delle tappe della breve vita di Anne.  È una giovane di oggi che vuole conoscere la storia dell’adolescente ebrea diventata simbolo della più grande tragedia del ‘900 e ci parla soprattutto attraverso i social. Sono le foto e i post il suo linguaggio. Attraverso questi, la Gatti racconta e interpreta quello che scopre, quello che vede, dal campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania (dove Anne e sua sorella Margot muoiono) al Memoriale della Shoah di Parigi, fino alla visita nel rifugio segreto nella capitale olandese. Martina rappresenta una delle migliaia di teenager che si sentono vicine ad Anne, una delle tante amiche immaginarie, delle tante Kitty che ovunque nel mondo sognano di avere un posto speciale nel cuore della Frank.

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Martina scrive una sorta di diario digitale capace di parlare ai suoi coetanei: un modo immediato per mettere in relazione le tragedie passate con il presente, di capire quale sia oggi l’antidoto contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo. È la sua curiosità, la sua voglia di non restare indifferente, a farci riscoprire l’assoluta contemporaneità delle parole di Anne Frank, ma anche la potenza delle voci di chi ancora può ricordare. Quelle di Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana, le storie parallele. Come Anne Frank hanno subito, da giovanissime, la persecuzione e la deportazione. A loro è stata negata l’infanzia, hanno perduto nei lager madri, padri fratelli, amici, amori. I racconti delle sopravvissute alla Shoah danno voce al silenzio del diario di Anne, che si interrompe improvvisamente con l’arresto di tutti gli ospiti del rifugio segreto di Amsterdam il 4 agosto 1944. Donne che si raccontano, a volte interrotte dall’emozione. Come quando Arianna, deportata a 11 anni, rievoca i suoi incontri con la madre attraverso il filo spinato di Auschwitz. Ma nel loro narrare c’è anche forza, sfida, ironia. Un esempio è la descrizione del gioco “surreale” che Sarah organizzava in campo con le altre ragazzine: una gara fra pulci. Non si vinceva niente ma aiutava a vivere.

Nel documentario, tra le altre, le voci del rabbino Michael Berenbaum, storico e docente di studi giudaici in diverse università americane, dello storico della Shoah Marcello Pezzetti, direttore del nascente Museo della Shoah di Roma, dell’etnopsicologa francese Nathalie Zajde, delle testimoni Doris Grozdanovicova e Fanny Hochbaum, della violinista di fama internazionale Francesca Dego, di Yves Kugelmann giornalista e membro dell’Anne Frank Fonds, Basel, di Ronald Leopold – direttore dell’Anne Frank House, del direttore del magazine online Jewpopo Alain Granat, del fotografo Simon Daval.

La colonna sonora del docu-film è di Lele Marchitelli, che ha firmato le musiche dei film di importanti registi come Giuseppe Piccioni, Renato De Maria, Cinzia TH Torrini, Riccardo Milani, Carlo Verdone, Paolo Sorrentino. Tra i suoi lavori, anche la colonna sonora de La Grande Bellezza.

L’Anne Frank Fonds è stata fondata a Basilea nel 1963 da Otto Frank come organizzazione non profit. La fondazione detiene i diritti per le opere, le lettere e le foto di Anne Frank e dei membri della sua famiglia. #AnneFrank. Vite parallele è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea, Sky Arte e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Sarà distribuito nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre con i media Radio Capital e MYmovies. L’evento è patrocinato da UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

In occasione dell’uscita del docu-film, nasce anche il profilo Instagram @CaraAnneFrank: come Kitty contemporanee, tutti noi possiamo parlare ad Anne e alle altre testimoni raccontando loro i nostri pensieri e le nostre emozioni sul tema della memoria. È questo l’invito rivolto a studenti e lettori in occasione dell’uscita in sala di #ANNEFRANK. VITE PARALLELE, che si prefigge di mettere nuovamente in luce l’assoluta contemporaneità del messaggio e delle testimonianze di Anne, Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana come strumento per decifrare il mondo attuale e come antidoto contro ogni forma di razzismo.

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Backstage e Curiosità

Rambo – Last Blood, la nuova featurette con Sylvester Stallone

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Trentasette anni dopo il primo film, arriva il quinto capitolo di un franchise diventato un cult: Rambo – Last Blood.
Sylvester Stallone torna nei panni di un personaggio che lo ha reso una star planetaria: John Rambo, il veterano di guerra del Vietnam ed ex soldato delle forze speciali dell’esercito americano. Dopo aver abbattuto soldati sovietici in Vietnam e Afghanistan, e massacrato brutali combattenti dell’esercito birmano, John torna nel ranch di famiglia per iniziare finalmente una vita tranquilla… prima che il destino lo riporti di nuovo a scatenare l’inferno contro un ultimo nemico.

Diretto da Adrian Grunberg (Viaggio in paradiso con Mel Gibson), il cast include anche Paz Vega (Parla con lei, Spanglish), Adriana Barraza (nominata agli Oscar per Babel), Sergio Peris-Mencheta (Snowfall, Resident Evil: Afterlife), Joaquin Cosio (Quantum of Solace, Savages) e Oscar Jaenada (Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare, Escobar – Il fascino del male). Rambo – Last Blood arriverà nelle sale italiane il prossimo 26 settembre, distribuito da Notorious Pictures.

John Rambo, veterano del Vietnam, torna finalmente a casa. Ma dopo esser tornato nel ranch di famiglia in Arizona, Rambo si troverà ad affrontare i membri di un temibile cartello messicano implicato in un commercio sessuale di ragazze dell’Est.

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Backstage e Curiosità

Gemini Man, la nuova featurette sulle location del film diretto da Ang Lee

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Disponibile una nuovo approfondimento sul film Gemini Man diretto da Ang Lee con Will Smith, nelle sale dal 10 ottobre distribuito da 20th Century Fox. La featurette è dedicata alla suggestive location del film, tra cui Budapest e Cartagena, città dal fascino incredibile che hanno fatto da sfondo alle scene più belle e mozzafiato del film con protagonista Will Smith.

“Stavamo guidando la moto su quelle mura di 400 anni fa. Questo, secondo me, è puro intrattenimento”, racconta Ang Lee“Vedrete luoghi bellissimi. Girare in tutte queste località è più reale, più immersivo”, aggiunge il produttore Jerry Bruckheimer.

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