Parliamo di Tristan da Cunha, un arcipelago vulcanico che oggi non è più solo una meta per esploratori, ma un caso di studio per la salute globale. C’è un luogo sulla Terra dove il tempo sembra essersi fermato, un puntino nell’infinito dell’Oceano Atlantico che detiene un primato unico: è la terra abitata più lontana da qualsiasi altro insediamento umano.
Dove si trova Tristan da Cunha
Tristan da Cunha è un territorio britannico d’oltremare situato nell’Atlantico meridionale. Per capire quanto sia isolata, basta guardare i numeri: si trova a circa 2.800 chilometri dal Sudafrica e a oltre 3.300 chilometri dal Sudamerica.
L’isola principale è un vulcano attivo circondato da pareti rocciose a strapiombo sul mare. L’unico insediamento, Edinburgh of the Seven Seas (chiamato dagli abitanti semplicemente “The Settlement”), ospita una comunità di circa 250 persone che vivono in una sorta di utopia moderna basata sulla condivisione delle terre e delle risorse.

La storia dell’isola: dal naufragio alla comunità
Scoperta nel 1506 dall’esploratore portoghese Tristão da Cunha (che le diede il nome senza però riuscire a sbarcarvi a causa del mare agitato), l’isola rimase disabitata fino all’Ottocento. Nel 1816 il Regno Unito prese possesso dell’isola per evitare che venisse usata come base per liberare Napoleone Bonaparte, allora prigioniero a Sant’Elena.
Quando la guarnigione militare se ne andò, il caporale William Glass scelse di restare con la sua famiglia. A loro si unirono naufraghi e balenieri, dando vita a una popolazione che oggi conta solo sette cognomi storici.
Un evento cruciale fu l’eruzione vulcanica nel 1961 che costrinse l’intera popolazione a fuggire in Inghilterra. Tuttavia, l’amore per la propria terra fu così forte che, non appena il vulcano si calmò, quasi tutti gli isolani scelsero di tornare nel loro remoto paradiso.
Blitz della RAF a Tristan da Cunha: missione estrema contro l’Hantavirus
Le forze armate britanniche hanno portato a termine un’operazione “senza precedenti” per soccorrere la popolazione di Tristan da Cunha, l’insediamento più remoto al mondo, minacciato da un possibile focolaio di Hantavirus.
Data l’assenza di una pista d’atterraggio, un team composto da sei paracadutisti della 16ª Brigata d’assalto e due medici militari è stato lanciato da un aereo della RAF (A400M) partito dalla base di Norton. L’obiettivo era consegnare d’urgenza: farmaci specialistici ed equipaggiamento medico; bombole d’ossigeno per la respirazione assistita (le scorte locali erano esaurite).
L’allarme è scattato per un cittadino britannico sbarcato ad aprile dalla nave da crociera MV Hondius, definita un “focolaio galleggiante”. Il paziente presenta sintomi compatibili con l’Hantavirus (il virus dei topi) ed è attualmente in isolamento stabile. La ministra degli Esteri, Yvette Cooper, ha definito lo sforzo “straordinario”, sottolineando l’impegno verso i territori d’oltremare.
Tristan da Cunha, parte del territorio che comprende anche Sant’Elena e Ascensione, ospita meno di 250 abitanti. La comunità è caratterizzata da una storia singolare: tra gli otto cognomi dell’isola spiccano i genovesi Lavarello e Repetto, discendenti di due marinai di Camogli che naufragarono nell’arcipelago alla fine dell’Ottocento.

Documentari e libri ispirati a Tristan Da Cunha
A causa della logistica estrema (non esiste un aeroporto e si arriva solo con 6 giorni di navigazione da Città del Capo), Tristan da Cunha non è mai stata un set per grandi blockbuster di Hollywood. Tuttavia, il cinema d’autore ha saputo coglierne l’essenza.
Tristan da Cunha l’isola in capo al mondo: un documentario realizzato da Anna Lajolo e Guido Lombardi nel 1992, una affermata coppia di filmmaker che collaborano dal 1967.
37°4 S: Questo pluripremiato cortometraggio del regista Adriano Valerio del 2013 ha vinto il David di Donatello nel 2014 ed è una delle poche opere di finzione girate interamente sull’isola. Racconta la storia d’amore tra due giovani isolani, offrendo uno sguardo autentico e malinconico sulla vita a Edinburgh of the Seven Seas.
L’isola appare regolarmente in documentari naturalistici d’eccellenza (tipo South Atlantic) di National Geographic e la BBC, per via delle sue colonie uniche di pinguini e albatri.
Sebbene i film non siano stati girati fisicamente lì, l’isola è la scenografia ideale per adattamenti di romanzi come I figli del capitano Grant di Jules Verne, che ne ha alimentato il mito per secoli. E la scrittrice italiana Sabina Colloredo ha usato le foschie di Tristan come sfondo per un suo romanzo La voce dell’Isola, un thriller con elementi fantastici.
Vikings: Valhalla su Netflix: C’è un riferimento nella serie a un’isola remota che ha scatenato speculazioni tra i fan, ma le riprese sono avvenute in Irlanda.


