Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato

Sinossi

L’impresa dei Mille significava sostanzialmente l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia, ma non risolveva i secolari problemi dei siciliani. A Bronte, una cittadina del catanese, come in molti altri comuni, il Circolo dei Civili cercava di adattarsi alla nuova situazione politica mantenendo inalterati i privilegi dei “cappelli” o “galantuomini”. Il liberale avvocato Nicola Lombardo, insediatosi nel municipio con l’incerta autorità conferitagli dal governatore di Catania, cercava inutilmente di frenare la reazione popolare e di cominciare un lavoro di riorganizzazione all’insegna della giustizia e dell’uguaglianza. L’ardore dei “picciotti” e la faziosità del carbonaro Calogero Gasparazzo avevano il sopravvento e in pochissimo tempo mietevano 15 vittime. Lombardo impediva a Gasparazzo di scendere in campo contro le forze regolari, guidate dal colonnello Pulè, inviate per ristabilire l’ordine. Nino Bixio, tutto preso dai preparativi per lo sbarco in Calabria, non poteva lasciare focolai di rivolta alle sue spalle e si recava personalmente a Bronte con un forte contingente di garibaldini. Deciso a dare all’intera Sicilia un esempio salutare, faceva arrestare 150 persone e istituiva un tribunale militare con l’incarico di processare in una giornata i cinque maggiori indiziati, fra i quali l’avv. Lombardo e lo “scemo del paese”. Il processo si riduceva così ad un “giudizio ex abrupto” simile a quelli dei tempi dei vicerè. Gli imputati venivano tutti riconosciuti colpevoli, condannati e fucilati.

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