Non è azzardato considerare Takashi Murakami l’Andy Warhol giapponese: innanzitutto perché ha saputo fondere l’arte “elevata” alla cultura popolare, la low art, rendendo estremamente labile il confine tra questi due poli apparentemente inconciliabili; e poi per l’incredibile capacità di rendere i suoi lavori artistici pezzi allettanti anche a livello commerciale. Anzi, forse Murakami si è spinto oltre rispetto all’artista americano, essendo stato abile nel penetrare a tutti i livelli i mercati, tanto da firmare una serie di borse per Louis Vuitton che hanno raggiunto prezzi oscillanti tra i 1000 e i 5000 dollari, producendo, inoltre, una serie di prodotti di merchandising di alto impatto commerciale. Ma Takashi Murakami ha anche un altro valore aggiunto che deriva dalle sue origini, ossia la possibilità di operare in un contesto culturale come quello giapponese in cui facilmente attecchivano opere penetrate, sin nel profondo, dalla tradizione dei manga e degli anime. Ed, infatti, le sue opere si costituiscono di un substrato iconografico che fa riferimento a quel mondo di fumetti e di cartoni animati tipizzati che ha dato il via ad un vero e proprio fenomeno Otaku. Certo, non manca in Murakami un retroterra americano che strizza l’occhio alla Pop Art, quell’arte basata sulla cultura popolare che, negli anni sessanta, modificò irreversibilmente il modo di fare arte.

Un artista di questo calibro non poteva non arrivare in Italia. A dedicargli il giusto spazio e la giusta osservazione è Mondo Bizzarro Gallery, galleria espositiva nel cuore di Roma, che, dal 3 dicembre al 10 gennaio 2012, con la mostra Takashi Murakami e and the Anime Revolution, accoglie le serigrafie firmate dall’artista a cui saranno affiancate le tavole originali dei più importanti rappresentanti del cartoon giapponese. Nato nel 1962 a Tokyo da una famiglia di origini modeste, nel 2008 è stato definito da TIME come il massimo rappresentante della cultura giapponese contemporanea. L’importanza raggiunta è esemplificata dalla mostra tenutasi nel 2010 alla Reggia di Versailles, la prima grande monografica transalpina dedicata all’artista giapponese, con 22 opere esposte in 15 sale. Da Versailles a Google il passo è breve per uno come Murakami, abile nell’unire la tradizione pittorica giapponese alla cultura popolare e alle influenze firmate USA, tanto da creare un doodle per il motore di ricerca fondato da Larry Page e Sergey Brin, lo scorso 21 giugno. La vera forza di un artista come Murakami è saper lasciare il segno utilizzando mezzi e strumenti noti alle masse. Infondo, la domanda è sempre la stessa: l’arte è per pochi eletti o è per tutti? Risponde Murakami.