Indagare il futuro è un esercizio che tutte le arti cercano di applicare nelle più svariate accezioni, che si tratti di letteratura, arti figurative, cinema. Ultimo in ordine di tempo a compiere il fatifico passo verso l’ignoto è Steven Spielberg, che trasforma in immagini e dialoghi Ready Player One, il volume di Ernest Cline pubblicato nel 2010 che, seguendo un lungo filone che ha quali capostitipi i vari Isaac Asimov e Philip K. Dick, immagina il Pianeta Terra nel non lontano 2045. Presentata a metà marzo al South by Southwest Film Festival di Austin, in Texas, la pellicola mostra un domani distopico in cui il mondo reale è distrutto e gli abitanti trovano motivo di svago soltanto all’interno di Oasis, una realtà virtuale creata da James Halliday, personaggio impersonato da Mark Rylance (già Premio Oscar con Il Ponte delle Spie, sempre di Spielberg), che lascia in eredità le chiavi di questo universo parallelo a chi saprà trovare l’easter egg che risolve il gioco da lui creato.

Ready Player One è però molto di più: è un film dagli avveniristici effetti speciali, ma al tempo stesso è anche un grande omaggio alla cultura pop degli anni Ottanta e Novanta – così come il libro da cui è estratto. Del resto il volume ha al suo interno diversi omaggi espliciti allo stesso Spielberg, tuttavia in buona parte tolti dal regista americano per evitare troppe autocitazioni. Molto più che una semplice pellicola, Ready Player One è un’opera importante all’interno della filmografia di Spielberg (lui stesso lo considera uno dei più difficili che abbia mai realizzato) e nasconde al suo interno tutta una serie di riferimenti non sempre facili da cogliere al primo sguardo. Ecco perché l’infografica creata per l’occasione da Stampaprint Srl, azienda leader nell’ambito del web to print, può essere uno strumento molto utile per approcciarsi al meglio a Ready Player One: non ci resta che augurare buon divertimento!