Quando nel 2011 abbiamo visto Alps alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia non avevamo colto il talento creativo ed originale di Yorgos Lanthimos che, alla 70° edizione del Festival di Cannes, ha presentato in anteprima il suo nuovo film The Killing of a Sacred Deer. Il regista si era già affacciato ad un cinema più internazionale con The Lobster nel 2015, ma questo thriller psicologico con Nicole Kidman e Colin Farrell lascia il segno nel concorso del festival francese, come uno dei migliori film selezionati dal Direttore Thierry Frémaux.

Colin Farrell è un medico chirurgo con una moglie e due figli che ama. La vita di questa famiglia scorre serena fino all’incursione di un ragazzo adolescente che comincia a comportarsi in modo ossessivo. Quest’ultimo è il figlio di un paziente deceduto del chirurgo, che instaura con lui un legame di complicità, scambiando quattro chiacchiere confidenziali durante la giornata. Ben presto però questo rapporto apparentemente innocente si trasforma in persecuzione e malattia, e il giovane dallo sguardo inquietante interpretato da Barry Keoghan, diventa uno stalker che minaccia l’incolumità di ogni membro della famiglia in nome di una vendetta annunciata.

Barry Keoghan in The Sacred Killing of a Deer

Una vendetta ipnotica

Alcuni secondi di schermo nero accompagnati da una musica enfatica e dirompente lasciano improvvisamente spazio alla scena poeticamente brutale di un’operazione a cuore aperto, per introdurre The Killing of a Sacred Deer, anticipando l’essenza del film di Lanthimos, scritto da Efthymis Filippou. La musica ha un ruolo fondamentale per la costruzione di una tensione costante che accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine. Una musica inquietante che non permette di rilassarsi, ma preannuncia qualcosa di terribile che sta per accadere. Il regista riesce a raccontare una storia immersa in un’atmosfera sospesa ed intrigante, che rende omaggio in alcuni momenti al maestro del brivido Alfred Hitchcock nella ripresa degli ambienti come la discesa delle scale del personaggio di Farrell, chiaro riferimento a Notorious quando Claude Rains porta la tazza di caffè avvelenata ad Ingrid Bergman.

Le relazioni tra i personaggi sono fredde e definite da bizzarri rituali che toccano in particolare la sfera della sessualità. Sembra che il regista si sia ispirato anche alla natura ambigua ed enigmatica di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, anche per una Nicole Kidman elegante e spietata che ritrae sullo schermo una donna indipendente e forte che è pronta a tutto per difendere i propri figli. Lanthimos affida il film a lei e a Colin Farrell che si dividono in parti uguali le scene più emozionanti e coinvolgenti, dando prova del loro talento ancora una volta.

Colin Farrell in The Sacred Killing of a Deer

Una storia inquietante con un cast eccezionale

The Killing of  a Sacred Deer non sciocca con immagini forti o sanguinose, ma si insinua lentamente nella mente dello spettatore, giocando con la psicologia umana che, in questo caso, risulta spietata.  “L’omicidio è ormai una cosa superata, old fashioned” recita il giovane psicopatico che avvelena la mente delle sue vittime in un modo apparentemente incomprensibile. I familiari del chirurgo sono come in preda ad una forma di ipnosi che li porta a fare e dire cose contro la propria volontà. Lanthimos gioca con questa idea che, in effetti, è più spaventosa di un classico serial killer.

The Sacred Killing of a Deer toglie il respiro per il suo effetto disturbante ed imprigiona in un clima di suspance dal quale è difficile uscire, grazie ad una sceneggiatura lineare e brillante, ma anche per una regia di serie A, che ci fa ben sperare per il futuro di questo regista greco che ha sicuramente qualcosa da dire.