In occasione del 25 Aprile 2026, Festa della Liberazione, NewsCinema vuole rendere omaggio agli attori partigiani. Non solo ai film che hanno raccontato la lotta partigiana, ma agli uomini e alle donne del grande schermo che quella lotta l’hanno vissuta sulla propria pelle.
Prima di diventare icone mondiali o maestri della macchina da presa, molti protagonisti del nostro cinema sono stati giovani ribelli, staffette e combattenti. Ecco le storie incredibili di chi ha scelto di schierarsi, rischiando la vita per la libertà.
25 aprile con gli attori e registi partigiani del cinema italiano

Gian Maria Volonté tra gli attori partigiani
Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi attori della storia, Gian Maria Volonté non ha mai separato l’arte dall’impegno politico. Per il 25 aprile inizia lui questa lista da ricordare.
Giovanissimo, durante l’occupazione, partecipò attivamente alla Resistenza nelle brigate d’azione. Questa esperienza forgiò quel carattere fiero e intransigente che avrebbe poi portato sul set di capolavori come Sacco e Vanzetti o Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Per Volonté, recitare era un atto di resistenza continua.
Marcello Mastroianni: la fuga dal campo di lavoro
Pochi sanno che il “latin lover” più famoso del cinema italiano, Marcello Mastroianni, visse momenti drammatici durante la guerra. Per evitare l’arruolamento forzato nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana, sfruttò il suo talento nel disegno tecnico, riuscendo a farsi assumere nell’Organizzazione Todt (l’ente paramilitare tedesco) presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze.
Tuttavia, quando il fronte iniziò a crollare e i tedeschi decisero di trasferire i lavoratori verso la Germania, Mastroianni capì che era il momento di sparire. Insieme all’amico e futuro pittore Remo Brindisi, mise in atto un piano degno di un film di spionaggio: utilizzando della carta lucida da architetto, falsificarono un permesso tedesco apponendo la firma contraffatta di un fantomatico maggiore tedesco.
Grazie a quel documento falso, i due riuscirono a superare i controlli alla stazione di Dobbiaco e a raggiungere Mestre su un camion di legna. Arrivati a Venezia, trovarono rifugio in un’umida soffitta in calle delle Rasse. Lì trascorsero quasi un anno in semi-clandestinità, sopravvivendo grazie ai pacchi di viveri di un ente profughi e sfuggendo miracolosamente ai rastrellamenti nazifascisti in Piazza San Marco.
Mastroianni rimase nascosto fino a quando, una mattina del aprile 1945, sentì i primi spari della Liberazione: fuori dalla soffitta c’erano i partigiani incappucciati. Un’esperienza di sopravvivenza vera che Mastroianni ricordò sempre con umiltà, prima che le luci della ribalta lo trasformassero nel volto simbolo dell’Italia nel mondo.

Carlo Lizzani: il regista con il fucile e la cinepresa
Per il 25 aprile ricordiamo in questa lista il maestro Carlo Lizzani, autore di capolavori come Achtung! Banditi!, che fu un partigiano attivo a Roma. Membro dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), partecipò alla resistenza urbana nella Capitale.
La sua visione del cinema come strumento di testimonianza storica nasce proprio tra i vicoli romani occupati, dove comprese che raccontare la realtà era un dovere morale prima ancora che artistico.
“Lizzani è stato un partigiano, ma non l’ha mai detto durante la sua vita, perché, come lui stesso m’ha confessato, la “sua” Resistenza l’ha raccontata con i film” ha detto il regista Roberto Leggio a Città Nuova dopo aver realizzato un docufilm su Lizzani.
Raffaele Pisu: “L’ospite di Hitler” che scelse la libertà
Tra i volti più amati della commedia e della TV italiana, tra gli attori partigiani c’è Raffaele Pisu. Nascondeva dietro il suo sorriso bonario i segni di una giovinezza segnata dal dolore e dalla fermezza morale. Nato a Bologna nel 1925, Pisu fu un giovanissimo partigiano che pagò a caro prezzo il suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana.
Catturato dai tedeschi, visse l’orrore della deportazione trascidendo ben 15 mesi come internato in Germania. Con quella sottile ironia che lo avrebbe reso celebre in programmi come Striscia la notizia, amava definirsi amaramente un “ospite di Hitler”.
Quei mesi di prigionia e privazioni, prima del ritorno a casa e del successo nel cinema e nella radio, rimasero per lui una ferita aperta e, al tempo stesso, la prova del fuoco della sua incrollabile dignità umana.

Folco Lulli: il comandante partigiano tra le vette delle Langhe
Se sul grande schermo lo ricordiamo per i suoi ruoli da “duro” in capolavori come Vite vendute o L’armata Brancaleone, nella vita reale Folco Lulli fu un vero e proprio leader della Resistenza.
Figlio d’arte, dopo l’8 settembre 1943 scelse la via delle montagne, diventando una figura di spicco delle brigate “badogliane” del 1º Gruppo Divisioni Alpine. Lulli non fu un semplice gregario. Partecipò alla storica riunione di Val Casotto insieme a eroi del calibro di Duccio Galimberti, dando vita alle prime bande partigiane nel cuneese.
Al comando del distaccamento di Tagliante, visse mesi di guerriglia durissima tra le vette delle Langhe, finché non fu catturato dai tedeschi. Deportato in Germania, riuscì in un’impresa degna di un film d’azione.
Fuggì dal campo di prigionia e rientrò in Italia a conflitto terminato, portando con sé quel volto segnato e quello sguardo profondo che avrebbero poi conquistato i più grandi registi internazionali.
Luchino Visconti: Villa Salaria, il “rifugio sicuro” della Resistenza romana
Se il cinema di Luchino Visconti è sinonimo di eleganza aristocratica e perfezionismo estetico, la sua vita privata durante l’occupazione nazista a Roma fu un esempio di puro coraggio clandestino. La sua storica dimora sulla via Salaria, a pochi passi da Villa Ada, non era solo la casa di un nobile regista, ma una vera e propria centrale operativa della Resistenza.
Visconti, uomo di profonda sensibilità politica, trasformò la villa in un nascondiglio sicuro per perseguitati politici e futuri padri della democrazia italiana, come Luigi Longo e Pietro Ingrao. Tra quelle mura venivano nascoste armi e trovavano riparo reduci e partigiani impegnati nella lotta contro l’invasore.
Un impegno che il regista pagò carissimo: scoperto dai fascisti, Visconti fu arrestato e rinchiuso nella famigerata “Pensione Jaccarino“, finendo nelle mani della banda di Pietro Koch. Solo pochi anni fa, questa storia di eroismo silenzioso è stata celebrata con il riconoscimento del “Civico Giusto”, a testimonianza di come il grande Maestro abbia rischiato tutto, prima ancora che per l’arte, per la dignità del suo Paese.

Ugo Tognazzi e la diserzione
Anche Ugo Tognazzi, uno dei “colonelli” della commedia all’italiana, ebbe un trascorso legato alla Liberazione. Arruolato nell’esercito, dopo l’8 settembre 1943 scelse la via della diserzione per non servire la Repubblica Sociale Italiana.
Durante la guerra organizzava spettacoli per i soldati ma quando tornò a Cremona fece l’archivista. Come molti, dovette ricominciare, usando l’ironia come prima arma di difesa contro l’oppressione.
Giuliano Montaldo: il ragazzo col fazzoletto rosso e il «ta-pum»
Non si può parlare di cinema e Resistenza senza citare Giuliano Montaldo. Se per molti il 25 Aprile è una data sui libri, per il regista di Sacco e Vanzetti era il ricordo nitido di un’alba a Genova, l’unica città italiana a insorgere e liberarsi da sola.
Nel 1945 Montaldo era solo un ragazzo, ma aveva già visto la sua casa distrutta dalle bombe e sentito l’odore della paura. Eppure, il giorno della Liberazione, scese in strada con un fazzoletto rosso al collo e un «ta-pum», un fucile strappato a un soldato tedesco terrorizzato.
Quell’arma, impugnata con l’incoscienza dei quindici anni, fu il simbolo della sua partecipazione alla sfilata che scortava i prigionieri nazisti. Un’esperienza che lo segnò a tal punto da spingere Carlo Lizzani a sceglierlo, appena ventenne, per interpretare un commissario partigiano nel cult Achtung! Banditi!.
Montaldo ha poi dedicato la vita a trasmettere lo “spirito della Resistenza” attraverso capolavori come L’Agnese va a morire, ricordando sempre che la libertà non fu solo un atto militare, ma un dovere morale nato tra le macerie e il desiderio di un’Italia migliore.
L’eredità degli attori e registi partigiani il 25 aprile
Questi artisti non si sono limitati a interpretare eroi sul set; sono stati i costruttori della democrazia italiana. Il cinema del Neorealismo, che ha reso l’Italia celebre in tutto il mondo, non sarebbe stato lo stesso senza il bagaglio di sofferenza, coraggio e speranza accumulato da questi protagonisti durante gli anni della Resistenza.


