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Cannes 2026, il film Adieu monde cruel commuove alla Semaine de la Critique

Félix de Givry presenta Adieu monde cruel, il suo primo lungometraggio da regista, in chiusura della Semaine de la Critique al festival di Cannes 2026.

Adieu monde cruel è il primo lungometraggio di Félix de Givry, già attore per Mia Hansen-Løve nel suo cult generazionale Eden, ma anche produttore di successo (è suo Arco, il film d’animazione francese candidato agli ultimi Oscar).

Con questo debutto – presentato in chiusura della Semaine de la Critique al festival di Cannes – firma un’opera struggente che si rifà al cinema di François Truffaut e di Guy Gilles, tornando indietro fino ai tempi del muto. E lo fa raccontando la storia di Otto Vidal, quattordicenne che scompare dopo aver inviato una lettera d’addio a tutti i parenti e ai compagni di classe, annunciando il suo suicidio.

Adieu monde cruel, il debutto di Félix de Givry

Mentre tutti lo credono morto, Léna, una ragazza della sua scuola, lo riconosce una notte mentre vaga per le strade della città. Da quel momento, un po’ come accadeva in Io e Te di Bernardo Bertolucci, i due si ritroveranno a vivere (e a innamorarsi?) nascosti in una realtà di loro invenzione.

Un rifugio da quella società che invece li esclude, li deride, li fa sentire inadeguati. I due protagonisti hanno le facce indimenticabili di Milo Machado-Graner (il giovane attore rivelazione in Anatomia di una caduta) e Jane Beever, per la prima volta al cinema.

Jane Beever in Adieu monde cruel
Jane Beever in Adieu monde cruel (fonte: ufficio stampa) – NewsCinema.it

È un film quindi “notturno”, questo di Félix de Givry, che ispirandosi alle Quattro notti di un sognatore di Bresson riprende il buio come da tempo non vedevamo sul grande schermo. Un’oscurità ricca di sfumature, che protegge i protagonisti, impossibile da “decifrare” sullo schermo di un telefonino o di un tablet. È una notte che si può vivere solo in una sala cinematografica, il posto ideale in cui essere per lasciarsi raccontare questa storia che in ogni momento rivela la sua finzione, i suoi meccanismi narrativi.

La voce narrante ce lo chiarisce già all’inizio: quello che stiamo per vedere è un film, un racconto di fantasia, forse una favola. Così lo spettatore può facilmente sospendere la propria incredulità e abbandonarsi alle seduzioni della messinscena, cadendo dolcemente nei suoi trucchi e nei suoi inganni. 

Un film fuori dal tempo

Adieu monde cruel crede fortemente agli artifici del cinema, ai loro bagliori magici, alla cinégenie dei volti impressi sulla pellicola e a tutto ciò che la finzione può fare per aiutarci a comprendere il reale e ad esorcizzarlo. A cominciare dalla musica di Arnaud Toulon, anche questa fieramente anacronistica, con un tema ricorrente che torna più volte nel corso del film (una tecnica di composizione per il cinema ormai desueta). 

Ma non è forse la stanza in cui si chiudono i due protagonisti, dalla quale poter immaginare tante storie differenti, una metafora perfetta della sala cinematografica? E lo stesso Félix de Givry, dopo aver abitato a lungo i film degli altri (da attore e da produttore) non è l’alter ego perfetto di questo ragazzino che si deve allontanare dal mondo per poter aver il coraggio di viverlo a proprio modo? 

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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