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Avengers, 10 errori dei supereroi che li rendono umani

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Un personaggio del cinema, per essere considerato come un eroe, senza dubbio deve essere coraggioso. In The Avengers, solitamente i protagonisti sono eroici, ma non sono propriamente perfetti. Restano comunque degli esseri umani. Si comportano egoisticamente, commettono degli errori e a volte hanno la possibilità di uccidere il proprio nemico ma preferiscono non farlo, per qualche inspiegabile ragione. Questa situazione non accade di frequente, ma comunque accade.

Qui ci sono le 10 cose peggiori ed inspiegabili che i Vendicatori hanno fatto all’ interno dei loro film. All’ interno di questo elenco, per correttezza abbiamo omesso qualsiasi azione commessa dagli eroi mentre sono sotto l’influenza e il controllo della mente da parte di qualche altra entità.

10. Rhodey salta in una tuta di Iron Man (Iron Man 2)

Gran parte del divertimento di Iron Man proviene dalla visione dell’esperimento di Tony Stark con la sua armatura. Esperimento che dura diverse settimane (eventualmente mesi), nelle quali Tony mette a punto la sua tuta ed impara attentamente i livelli di potenza per controllare il suo repulsor a fronte di un volo prolungato. Un brillante montaggio mostra Tony sacrificare non solo la sua casa e la sua auto, ma proprio il suo corpo per imparare a controllare correttamente la tuta. In Iron Man 2 accade inspiegabilmente che Rhodey diventa Tony. Per peggiorare le cose, Rhodey prende il controllo della sola arma letale nella storia dell’umanità, in grado di sparare raggi repulsor ed un serbatoio di missili a goccia, durante una festa con decine di passanti innocenti presenti in quel momento. Sì, Tony era ubriaco e agisce come un pazzo, ma è stato temerario e Rhodey deve averlo conosciuto migliore di così. Magari avrebbe potuto uccidere qualcuno.

9. Spider – Man contro Harry Osborn (The Amazing Spider – Man 2)

The Amazing Spider-Man 2 è stato un fallimento che ha causato la rapida fine per il franchising del reboot di Spider-Man all’ interno del MCU. Uno tra i momenti più particolari all’ interno del film è quando Peter Parker decide di comportarsi in maniera insolita con il suo amico di infanzia Harry OsbornHarry, afflitto dalla stessa malattia di suo padre e in cerca di una cura, chiede a Peter di metterlo in contatto con Spider Man  così da potergli chiedere un po’ di sangue per lui e magari curarlo.

Peter rifiuta, ed è una decisione più che condivisibile perché non ha alcuna idea di che effetto possa fare il suo sangue su Harry. Se non fosse che dopo il rifiuto, decide di mostrarsi come Spider-Man per dire “no” ancora una volta. A questo punto, che senso ha avuto mostrarsi come Spider – Man se la risposta è sempre stata negativa dall’ inizio? Solo per mettersi nuovamente il costume? È chiaro che Harry lo odia.

8. Scott Lang torna ad essere un criminale (Civil War)

Quando è trapelata la notizia che Edgar Wright non avrebbe più diretto Ant-Man, i fan della Marvel di  tutto il mondo hanno tirato un respiro di sollievo con la speranza che, in qualche modo, si potesse mettere in piedi un film decente che non lo trascinasse verso gli abissi. Fortunatamente per la Marvel, Ant-Man è un film unico e solido e l’ attore Paul Rudd è riuscito a far breccia nel cuore dei fan con la sua simpatica performance nei panni di Scott Lang.

La storia di Lang è relativamente semplice. Vuole solo vivere una vita tranquilla e riuniersi con la sua giovane figlia, Cassie. In corrispondenza della fine del film, riesce anche a far pace con il fidanzato della moglie e riesce ad evitare il carcere, riuscendo a realizzare il suo obiettivo. Lang compare nel team del film Captain America: Civil War come un criminale fuori legge.

7. Thor tenta di uccidere Captain America (The Avengers)

Il film esordio del dio del tuono, Thor, è stato formidabile nel 2011. È stato un epico pesce fuor d’acqua nel racconto che vede Thor iniziare la sua avventura come un eroe bruto e arrogante, per poi passare ad essere il degno successore di Odino sul trono di Asgard. Il problema principale con il debutto di questo personaggio e il suo successivo ritorno in The Avengers è il suo aspetto che, in quest’ultimo film, sembra annullare completamente i progressi fatti nel precedente.

Thor si mostra aperto nei confronti di Loki dopo un fantastico combattimento con Iron Man, nel quale si trova faccia a faccia con Captain America, il quale gli chiede gentilmente di mettere il suo martello a terra. Ma il dio del tuono piuttosto che parlare con calma e lasciare il martello, decide di provare ad uccidere Captain America colpendolo con forza. Per fortuna Captain è riuscito a proteggersi con il suo scudo, ma Thor non poteva prevederlo.

6. Captain America cerca di uccidere Spider -Man (Civil War)

Un altro buon tentativo di omicidio è il seguente. Dopo il battibecco con Thor in The Avengers, Captain America ha deciso di provare ad uccidere qualcuno in Captain America: Civil War. Durante la battaglia in aeroporto (una delle scene più note e celebri della pellicola), Captain si ritrova faccia a faccia con Spider-Man. I due inizialmente si scambiano alcuni scatti e battute prima del tentativo di Captain America di aggredire fisicamente e mortalmente Spider-Man. L’Uomo Ragno vede Captain gettare il suo scudo su un una torre dell’aeroporto (che probabilmente pesa diverse tonnellate), facendo collassare la struttura sulla sommità di Spidey. Come Thor in The Avengers, Captain non avrebbe potuto sapere che questa azione contro Spider-Man non avrebbe sortito il minimo effetto perché dotato di una super resistenza. Informazione ben nota a noi fans.

5. Tony Stark dichiara il suo indirizzo, non fa nulla per proteggere se stesso (Iron Man 3)

Robert Downey Jr è l’amatissimo Tony Stark, personaggio tanto amato dai fan in tutto il mondo perché non può essere domato. Nel film dichiara orgogliosamente lui è Iron Man comunicando a sorpresa il suo indirizzo sulla televisione Mandarin  in Live TV nel film Iron Man 3. Considerando che Tony Stark ormai è noto ai tantissimi fan per essere imprevedibile, questa reazione alla minaccia è stata appresa con uno stupore generale.

La cosa che è accaduta a seguito di questa informazione è ciò che fa riflettere: non è accaduto nulla. Nonostante la presenza di decine di abiti nel suo seminterrato, Tony non fa nulla per proteggere se stesso dall’attacco che molto probabilmente si sarebbe dovuto verificare, dato il suo invito inaspettato.

4. Captain America confida il destino del mondo ad un distributore automatico (Winter Soldier)

Uno dei maggiori difetti nella quasi impeccabile pellicola di Captain America: The Winter Soldier è Steve quando prende la decisione di nascondere il flash a lui donato da Nick Fury (insieme al consiglio di non fidarsi di chiunque) in un distributore automatico all’interno dell’ospedale dove Fury sembra apparentemente scomparire.

Chiaramente l’unità del flash ma cosa sarebbe successo se un agente Hydra avesse visto nasconderlo nel distributore? Che cosa sarebbe accaduto se Alexander Pierce fosse riuscito a superare il perimetro di sicurezza e vedere dove si nascondeva Steve? Cosa sarebbe successo se Joe lo avesse comprato per un dollaro? Ci sono troppe variabili che non hanno funzionato a causa di questa decisione errata da parte di Steve. Per fortuna tutto funziona bene e Natasha finisce per acquistarlo, ma questo non scusa Steve e la sua scarsa pianificazione.

3. Vision non permette di catturare Crossbones (Civil War)

Captain America: Civil War è un grande film, e ciò che manca in termini di partecipazione viene compensato in azione e umorismo. Il film si apre con il nuovo gruppo di Avengers (Capitan America, Black Widow, Scarlet Witch e Falcon) impegnati nel tentativo di  rintracciare e catturare Brock Rumlow alias Crossbones. Stranamente assente dal gruppo, tuttavia, è Vision.

Durante la conseguente mischia, Captain America finisce per perdere la messa a fuoco quando Crossbones  cita Bucky, cosa che gli consente di soffiare via e quasi uccidere Captain. Mentre Scarlet Witch cerca di contenere (temporaneamente) l’esplosione, alla fine non ce la fa e  distrugge un edificio intero, causando la morte di persone innocenti al suo interno. Vision è responsabile per ognuno di quei decessi. Tutti loro avrebbero potuto essere salvati se solo avesse messo un piede fuori del suo antro. Tra lui e Scarlet Witch, sarebbe stato molto facile uccidere Crossbones. Invece ha scelto di rimanere seduto e lasciare morire tantissime persone.

2. Iron Man, Thor e Vision non uccidono Ultron quando hanno la possibilità (Age of Ultron)

The Avengers: Age of Ultron è uno di quei rari film dove agli eroi viene data l’opportunità di porre fine al conflitto finale con nessuna vittima, ma nonostante tutto scelgono di non usufruire di questa opportunità. In una situazione dove c’è l’esercito di Ultron quasi decimato, Iron Man, Thor e Vision si trovano nella posizione di poter uccidere Ultron. Stiamo parlando di una situazione che vede Ultron letteralmente fuso dalle esplosioni di Iron Man con il fascio del repulsor, Thor gli scaglia contro un fulmine e Vision il laser in pietra, tre eroi che improvvisamente consentono anche ad Hulk l’opportunità di picchiare Ultron fuori del giro. Questa decisione si torcerà contro gli eroi quando Ultron ritorna ed uccide Quicksilver sotto una pioggia di proiettili. Per peggiorare le cose, i The Avengers distruggeranno tutti i fuchi di Ultron successivamente nello stesso film, con il colpo finale di Vision. Questo dimostra ancora di più che uccidere Ultron è assolutamente possibili precedentemente. Sostanzialmente Quicksilver quindi è morto per nulla.

1. Daredevil e l’omicidio di Jose Quesada (Daredevil)

Daredevil insieme ai The Avengers vecchi e quelli nuovi, si qualifica come una voce fuori dal coro, in questo elenco, visto che il ragazzo non è mai riuscito a guadagnare la vetta considerando solo le sue azioni temerarie nel suo unico film del 2003. Nel film, Murdock è piuttosto un inetto avvocato incapace di perseguire lo stupratore Jose Quesada, nonostante il fatto che Quesada sia chiaramente colpevole.

Murdock lo sa perché è in grado di sentire il battito cardiaco di Quesada. (In risposta a questo, Murdock sorride semplicemente, invece di fare il suo lavoro ed ottenere la condanna dell’ uomo.) Dopo il periodo di prova, Murdock segue Quesada in un club e lo insegue in una metropolitana paralizzandolo prima di lui e lasciandolo proseguire su un treno. Questo è piuttosto strano, Murdock. E pensare che tutto questo avrebbe potuto essere evitato se solo avesse fatto il suo lavoro in primo luogo.

 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland
3.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il terzo film di Spider-Man con Tom Holland non è sicuramente quello sceneggiato meglio: molte svolte di No Way Home non resisterebbero ad una seconda visione più attenta e lo stesso pretesto con cui prende il via la trama non è tra i più credibili e appassionanti. Nonostante ciò, il suo ritmo trascinante, tipico dei film di animazione, riesce a far immediatamente dimenticare i problemi e le possibili incongruenze del racconto.

Il riferimento al cinema d’animazione non è casuale. Già il precedente Spider-Man: Far From Home rendeva evidente il debito di Jon Watts rispetto al modello aureo dei film Pixar. Molto, in quel caso, lo si doveva alla scelta del villain, il Mysterio di Jake Gyllenhaal: un nemico che non avrebbe sfigurato in un capitolo de Gli Incredibili, che utilizzava l’inganno, l’illusione e la messa in scena per esercitare il proprio potere sul pubblico.

Per queste ragioni è abbastanza facile e intuitivo paragonare il nuovo No Way Home, summa di vent’anni di storie cinematografiche, fuori e dentro il Marvel Cinematic Universe, a quel piccolo fenomeno animato che è stato Spider-Man: Un nuovo universo, che aveva anticipato in maniera assolutamente originale (e metacinematografica) il tema del multiverso. Del cinema Pixar, il terzo capitolo della trilogia con Tom Holland riprende un tipo di narrazione molto lineare, che procede spedita, senza badare eccessivamente alla raffinatezza delle proprie trovate, verso un finale che ha le idee chiarissime sul messaggio che vuole veicolare e sul punto di caduta.

Spider-Man: No Way Home | la summa di vent’anni di storie

La trama del film, già spiegata in pochissimi secondi nei trailer che ne hanno anticipato l’uscita, è semplicissima: tutti ormai conoscono la vera identità dell’Uomo Ragno (rivelata da Mysterio alla fine Far From Home). La perdita dell’anonimato causa ovviamente enormi problemi non solo a lui, ma anche alle persone cui tiene, a cui vengono negate determinate possibilità solo perché conoscenti di Peter Parker. Per questa ragione, Spider-Man chiede a Doctor Strange di cancellare dalla mente di tutti il ricordo di sé.

È una richiesta che potrebbe cambiare gli equilibri del mondo, ma che – come sempre nei film sul personaggio – è mossa da motivazioni esclusivamente domestiche e personali. Non è mai la sopravvivenza di milioni di persone ad interessare il giovane protagonista, ma il benessere dei suoi cari. Ovviamente la cosa non andrà come deve andare, finendo per creare problemi molto più grandi e far arrivare nemici dalle dimensioni parallele. Peter Parker non li conosce, noi invece sì: sono i villain degli altri film di Spider-Man.

Tra azione e sentimentalismo

Se i due precedenti capitoli della trilogia seguivano i classici paradigmi da “teen movie” americano (i primi amori, le amicizie, i professori, i compagni di classe odiosi), questo No Way Home ha un respiro molto più ampio, senza però riuscire quasi mai a rendere davvero avvincente l’azione e a costruire uno spettacolo all’altezza. Nonostante i grandi passi in avanti fatti da Homecoming, la regia di Watts manca ancora di quella inventiva che caratterizza le produzioni Marvel migliori. Quelle in grado di utilizzare le coreografie dei personaggi per raccontare una storia, di rivelare qualcosa sui protagonisti solo attraverso il modo in cui questi si muovono sullo schermo. Nelle grandi battaglie di Infinity War e Endgame, ad esempio, era il modo in cui gli oggetti e le armi passavano di mano tra i personaggi a spiegare le relazioni tra di loro e il diverso peso di ciascuno nel gruppo. Sul finale, No Way Home cerca di fare la stessa cosa, ma il risultato è evidentemente più blando e approssimativo.

Tutte queste carenze sono però compensate da un grandissimo lavoro di tutto il cast, che gioca sempre su due livelli narrativi, in modo che il pubblico provi qualcosa in più che i personaggi non possono provare (non conoscendosi tra loro perché provenienti da universi differenti). Un senso di nostalgia e di passaggio del tempo che può provare solo chi ha visto tutti i film che hanno avuto come protagonista l’Uomo Ragno dal 2001 ad oggi. Abbiamo sempre l’impressione che i personaggi dicano qualcosa a noi e solo a noi del pubblico, che ci parlino anche del tempo che passa. Di come siamo e di come eravamo.

Ad ogni personaggio del film è data una seconda possibilità, viene concessa l’occasione per riparare qualcosa del proprio passato. Ogni personaggio ha quindi la propria scena cardine. Tutto funziona abbastanza bene, ma sembra esserci una ostentata programmaticità che depotenzia anche i passaggi scritti meglio. Stavolta il trucco sembra più evidente del solito.

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I film della Marvel sono pre-approvati dal Pentagono? La risposta di James Gunn

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Non è un segreto che il cinema americano abbia, da sempre, una relazione molto stretta con le Forze Armate statunitensi. Un rapporto che, ovviamente, coinvolge anche i Marvel Studios, oggi tra gli studi di produzione più grandi ed importanti dell’industria. Basta andare sul sito ufficiale del Dipartimento della Difesa americano per capire le implicazioni e le ragioni di questo costante confronto.

Questo però non impedisce la diffusione di leggende metropolitane come quella che, in occasione dell’uscita di Eternals, ha fatto il giro del web. A causa di un passaggio del film che vede coinvolti gli Eterni in alcuni avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, il conduttore di podcast Jesse Hawken ha affermato su Twitter che tutti gli script della divisione cinematografica della Marvel sono preapprovati dal Pentagono, quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America. 

LEGGI ANCHE -> Eternals | i nuovi supereroi Marvel per salvare il mondo dai Devianti

Affermazione che ha spinto James Gunn, regista dei due film dedicati ai Guardiani della Galassia, ad intervenire sulla questione: “Gli script dei Marvel Studios non sono tutti approvati dal Pentagono. Da dove tira fuori queste cose senza senso la gente?. Quando un film usa degli asset militari gratuitamente, quei copioni specifici devono ricevere l’approvazione dei militari che si devono assicurare che l’esercito non venga denigrato. Si tratta di pochissimi film e, da quanto so, sono anche piuttosto elastici a riguardo”.

“Questa cosa è molto stupida”, aggiunge Gunn. “Un tizio ha detto che tutti i film Marvel sono pre approvati dai militari. E non è vero. Dire che alcuni film di Hollywood ricevono approvazione in cambio di risorse non rende meno vera la cosa. Non ho mai dovuto far approvare un mio film dai militari”.

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Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?

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Nella versione di Justice League del 2017 montata da Joss Whedon, la sequenza in cui Jason Momoa abbandona il villaggio in cui si era rifugiato per immergersi nelle profondità dell’oceano (quella che tutti hanno preso in giro per l’eccessiva somiglianza estetica con le pubblicità dei profumi) è accompagnata da Icky Thump dei White Stripes. Quella stessa scena, leggermente modificata, nella nuova versione estesa di Zack Snyder, è accompagnata da There is a Kingdom di Nick Cave: This day so sweet, it will never come again, so the world appears through this mist of tears.

Un cambiamento apparentemente insignificante che invece dice tutto. Joss Whedon aveva infilato nel film di Snyder non solo l’umorismo, ma soprattutto la gioia di essere supereroi, che è poi il tema principale di quasi tutta la produzione Marvel, che ruota proprio attorno all’eccitazione del potere e alla coolness di essere super. Nella visione di Zack Snyder non è mai bello né cool essere eroi. È una cosa faticosa, fondata sul sacrificio.

Justice League | la versione di Snyder

Il gioco di fare il paragone tra la Justice League (la versione passata al cinema) e la Snyder Cut è appassionante e ci sarà chi ci spenderà le ore, ma il punto è che i due film sono talmente diversi che si può godere di questa nuova versione allungata anche senza aver visto quella precedente. Sulle quattro ore totali di film, poco più di una sessantina di minuti sono effettivamente coincidenti con la versione del 2017: moltissimo è stato aggiunto e adesso tutta la trama ha (finalmente) un senso. Non solo quella che possiamo vedere oggi (su Sky Cinema) è esattamente la versione che aveva in mente Zack Snyder, ma è anche una versione senza compromessi, come testimonia la scelta del formato 4:3 (cioè non il solito formato orizzontale, ma quello quadrato del cinema classico).

I ricavi andranno tutti in beneficenza ad associazioni che contrastano il dilagante fenomeno del suicidio adolescenziale (e non a caso il film è dedicato ad Autmun, la figlia del regista che si è tolta la vita proprio durante la lavorazione della precedente versione).

Un film diverso

Snyder ha riempito il suo Justice League di tutta la roba che gli piaceva, esagerando, ma almeno lo ha fatto avendo bene in testa la storia che voleva raccontare e il modo per tenere sempre alta l’attenzione dello spettatore. Come tutti i film di supereroi con un cast così numeroso, anche questo soffre della necessità di dover dare spazio a tutti i personaggi, ma Snyder sa quando deve alzare il ritmo anche solo per cinque minuti e mettere in circolo dell’adrenalina per bilanciare un precedente (o successivo) momento poetico/riflessivo con colonna sonora eterea. In questo senso, Zack Snyder si riconferma il regista che già conoscevamo: uno senza il senso della misura e senza senso del ridicolo. Quindi, per farsi coinvolgere fino in fondo da Justice League, bisogna anche saper accettare qualche momento orgogliosamente kitsch (come la scena dolaniana con Song To The Siren dei This Mortal Coil in sottofondo, tutta colori freddi e slo-mo, in cui Flash si ferma a raccogliere una salsiccia che fluttua per aria). 

Prendersi il tempo che serve: i flashback

La nuova versione di Justice League non ci offre solo un breve accenno alle origini di Steppenwolf, magari recuperando alcuni momenti dell’antica battaglia che lo ha bandito e dopo la quale le “mother boxes” sono rimaste sulla Terra, ma ci porta indietro nel tempo, proprio nel bel mezzo di quella lotta, e senza alcuna fretta di tornare al presente. Questo tipo di viaggio nel passato accade più volte nel corso del film ed evidenzia una rinnovata enfasi sui flashback come mezzo per completare la storia e approfondire quelle motivazioni che erano state invece solamente abbozzate nella versione cinematografica. Ciò non sempre contribuisce a gettare una nuova luce sulle azioni dei protagonisti, ma è indispensabile a rendere credibile la vasta mitologia sulla quale si basano gli avvenimenti nel presente.

Questo emerge chiaramente nella sottotrama di Cyborg: il personaggio che aveva sicuramente ricevuto il trattamento peggiore nella precedente versione. Adesso i flashback dei suoi giorni di scuola come promessa del calcio, così come le sequenze che raccontano il legame con sua madre (e la relazione conflittuale con suo padre), rendono coerente il suo personale slancio eroico che culmina sul finale del film. Si tratta di un arco finalmente completo per un personaggio inizialmente relegato a cameo, che spiega non solo le sue tensioni emotive, ma che giustifica la sua presenza nella squadra della Justice League, rendendo evidente il motivo per cui Batman lo consideri una risorsa cruciale nella sua battaglia.

Una questione di sfumature

Il cambiamento immediatamente evidente nel combattimento finale tra la Justice League e Steppenwolf e il suo esercito di parademoni riguarda la color correction: ciò che prima si svolgeva durante il giorno, ora si svolge “con il favore delle tenebre”. La seconda riguarda il luogo: mentre prima il salvataggio dei civili innocenti catturati nelle vicinanze della base operativa di Steppenwolf era fondamentale per i protagonisti, nel rendering di Snyder la battaglia si svolge nel luogo di un precedente incidente nucleare, completamente privo di qualsiasi altra creatura senziente. Al di là di questo, la sequenza del lungo combattimento finale è forse una di quelle che meno sono state alterate rispetto al montaggio originale: nonostante ciò, proprio il cambio di tonalità e la differente location ce la rendono una scena completamente nuova. Accadono (più o meno) le stesse cose che abbiamo già visto, ma la nostra percezione delle stesse è totalmente differente.

Quello della Snyder Cut è un progetto totalmente assurdo e fuori dai canoni, che probabilmente esiste davvero solo perché il resto del cinema è fermo causa pandemia. Su quattro ore di girato ce ne sono almeno due che vanno senza dubbio tra le migliori cose mai girate da Snyder. Armatevi di coraggio e date una possibilità a questa versione: potrà non piacervi, ma difficilmente vi lascerà indifferenti.

Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?
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