Dopo aver visto Hamnet – Nel nome del figlio, il film di Chloé Zhao nei cinema dal 5 febbraio 2026, ci è venuta l’idea di vivere un pomeriggio Shakespeariano a Roma. Ma non è andata benissimo.
Il racconto intenso sulla famiglia di William Shakespeare in Hamnet – Nel nome dl figlio ci ha fatto venire un’idea: perchè non fare un salto al Globe Theatre, anche se è chiuso, giusto per sentirsi un attimo a Londra in una bella giornata di sole?
Così, dopo un caffè, ci siamo diretti verso la replica romana del celebre teatro elisabettiano, nel cuore di Villa Borghese. Quello che abbiamo trovato però non è stato ciò che immaginavamo. Lì, dove per anni si tenevano spettacoli, rassegne e il pubblico si raccoglieva sotto il segno dell’immaginazione shakespeariana, oggi c’è solo silenzio e desolazione.
Una struttura abbandonata, soffocata dalle erbacce, con muri scrostati e graffiti che raccontano un’altra storia: quella di un monumento alla cultura dimenticato. Camminare lì davanti, con la mente ancora pervasa dalle immagini del film, è stato surreale e, senza mezzi termini, triste.

Il teatro che non c’è più… come prima
La replica romana del Globe, conosciuta come Gigi Proietti Globe Theatre dal nome dell’attore e regista romano che ne fu promotore e anima, non è più operativa da anni. Costruita nel 2003 come fedele reinterpretazione in legno del teatro di Londra, quella struttura è stata per decenni un luogo unico per gli amanti della prosa e di Shakespeare nel nostro Paese.
Tutto però è cambiato il 22 settembre 2022, quando una scala interna in legno è crollata parzialmente proprio mentre una scolaresca stava uscendo da uno spettacolo riservato alle scuole.
Nemmeno la fine di un Macbeth aveva potuto prevedere quel momento: la rampa ha ceduto improvvisamente mentre una ventina di studenti scendevano per lasciare l’edificio. Una dozzina di persone, tra studenti e adulti, sono rimaste ferite, nessuna in pericolo di vita ma tutte colpite nei corpi e nello spirito da un’esperienza che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori.
Subito dopo l’incidente la struttura è stata dichiarata inagibile e posta sotto sequestro, interrompendo bruscamente ogni rappresentazione teatrale e ogni stagione estiva che animava gli spettacoli di Shakespeare nel cuore di Villa Borghese.
Perché è finita così?
La vicenda del crollo non è stata solo un fatto tecnico o sfortunato. Nel corso delle indagini è emerso un quadro assai più complesso: la struttura non era in regola con le autorizzazioni e i permessi per ospitare pubblico, e mancavano documenti fondamentali di agibilità e nullaosta.
A quanto risulta da atti e relazioni interne, la replica del Globe a Roma non aveva i requisiti necessari per accogliere il pubblico anche nel 2022, nonostante questo non avesse impedito lo svolgimento degli spettacoli fino a quel settembre tragico.
È un paradosso amaro: un teatro costruito per celebrare uno dei più grandi drammaturghi della storia, voluto e sostenuto dal grande Gigi Proietti, fermato proprio da problemi strutturali e amministrativi che avrebbero dovuto essere evitati.

Il teatro abbandonato e il vuoto culturale
Oggi, tornando di nuovo davanti a quella facciata, si percepisce una ferita: il teatro è lì, ma non è più vivo. Non ci sono appuntamenti, non ci sono applausi, non c’è il profumo del legno appena levigato. Solo piante cresciute tra le assi marce e la sensazione di un potenziale sprecato. Ci si chiede cosa sia successo davvero, e perché un luogo così speciale abbia finito per marcire nell’indifferenza.
Negli anni successivi al sequestro, anche se sono state avviate iniziative e dibattiti per un possibile recupero, il Globe non ha ancora riaperto. Solo lentamente, nel 2025, c’è stato un timido movimento verso il dissequestro e la valutazione dello stato della struttura, con perizie e analisi tecniche in corso, ma senza una data certa per il ritorno alla vita.
Il ricordo e la speranza
Camminando via, non potevamo fare a meno di pensare a come sarebbe bello rivedere quel teatro pieno di vita, risate e commozione. Per ora resta uno spazio di memoria: di Shakespeare, di Proietti e di tutte le stagioni estive che hanno fatto di Villa Borghese un crocevia di passioni teatrali.
E mentre le immagini di Hamnet – Nel nome del figlio continuano a risuonare nella nostra testa, resta la speranza che quel luogo possa tornare, un giorno, a essere quello che era: un palcoscenico dove il tempo si ferma e la storia riprende vita.
Diteci cosa ne pensate di questa storia nei commenti sotto al video, grazie!


