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Brad Pitt e l'Oscar | Un amore impossibile
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Cinema

Brad Pitt e l’Oscar | Un amore impossibile

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Il protagonista più importante della sua generazione. Un attore personaggio fenomenale intrappolato nel corpo di una celebrità di Hollywood. Un interprete sinonimo di celebrità che non ha mai ottenuto il dovuto. Comunque pensi a Brad Pitt, è innegabile che sia un attore che si è ampiamente guadagnato la sua incredibile carriera. Ci ha spesso stupito sul grande schermo e ha raccolto i frutti del suo lavoro come attore e produttore. Ma non tutti i riconoscimenti.

Pitt ha ricevuto un Oscar per la produzione di 12 anni schiavo, vincitore come miglior film del 2014, ma è tornato a casa a mani vuote tutte le volte che è stato nominato come attore. Ma la sua recente nomination come miglior attore non protagonista, per C’era una volta…a Hollywood! potrebbe cambiare finalmente le cose. Nel film di Tarantino egli veste i panni di uno dei personaggi più complessi dell’anno. Appare cool senza sforzo mentre è accattivante e discutibile allo stesso tempo. La sua interpretazione di Cliff Booth dà vita al personaggio con uno stile classico di Tarantino e alcune sfumature minori. È un’impresa incredibile per cui è pronto a vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista.

In attesa della notte degli Oscar 2020 ripassiamo tutte le mancate vittorie e mancate nomination di Brad Pitt.

Leggi anche: I 10 migliori ruoli di Brad Pitt

Brad Pitt C'era una volta a Hollywood!

Brad Pitt in C’era una volta a Hollywood!

L’Esercito delle 12 Scimmie: Miglior Attore Non Protagonista

Bruce Willis potrebbe sembrare la star di questo film, ma l’eccentrica performance di Brad Pitt nei panni di uno psicopatico, è il ruolo di spicco del film di Terry Gilliam. La sua interpretazione di Jeffrey Goines è stata inaspettata e virtuosa. Ogni contrazione e balbuzie, ogni gesto e ogni dettaglio ostentato sono perfettamente misurati per trovare l’equilibrio tra gli eccessi e i dettagli coerenti con il personaggio. Ci sono momenti in cui Pitt è praticamente irriconoscibile mentre scompare nel ruolo. È stato almeno nominato per questo film, ma non ha avuto altre soddisfazioni.

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Brad Pitt in L’Esercito delle 12 Scimmie

Seven: Miglior Attore

Pitt haofferto una delle migliori esibizioni della sua carriera come il detective David Mills in Seven e non ha nemmeno ottenuto una nomination. Egli guida in ogni secondo il film di David Fincher, vendendo l’ingenuità del personaggio nel modo più umano possibile. Il suo crescendo di performance brillantemente realizzata con un finale indimenticabile è da crepacuore quando assiste alla terribile tragedia nel finale e si lascia trasportare dal nichilismo infuocato del film.

Curiosità: 10 stoner movie da rivedere

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Brad Pitt e Morgan Freeman in Seven

Fight Club: Miglior Attore Non Protagonista

Nei panni di Tyler Durden Pitt sa come manipolare la sua immagine da ragazzino e renderla qualcosa di inquietante.  Deforma la sua percezione come l’apice della mascolinità per esporre la tossicità di un simile personaggio. Essere assolutamente distrutti assicura che i nostri occhi siano incollati a lui, ma anche completamente vestito è enigmaticamente affascinante. Come nel caso di L’Esercito delle 12 Scimmie, Pitt mostra la sua capacità di vendere un personaggio indifferente, ma qui c’è un forte senso di anarchia senza scopo che rende una performance ancora più minacciosa. Tyler Durden è un personaggio infernale da vendere e Pitt lo fa magistralmente. È una testimonianza del suo lavoro nel film che Tyler può leggere in modo diverso ad ogni rewatch.

L’Assassinio di Jesse James: Miglior Attore

Non c’è dubbio che Pitt avrebbe dovuto almeno essere nominato per L’assassinio di Jesse James di Robert Ford. Questa svista è irrispettosa nei confronti di una delle esibizioni più ingegnose della sua carriera. Come molti dei migliori ruoli di Pitt, la sua interpretazione dell’omonimo fuorilegge è abilmente realizzata attorno al suo personaggio da protagonista e al suo status più che reale. Mentre la tradizione di Jesse James incombe, Pitt trova le sfumature e i momenti dell’umanità nella figura iconica ed è brillantemente risoluto nel farlo. È imponente e deciso senza essere freddo. I dettagli minori si fanno strada sia nella narrazione che nel suo personaggio centrale. La sua interpretazione discreta e sottilmente sbalorditiva è stata facilmente trascurata, ma ciò non lo rende meno sorprendente.

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Brad Pitt in L’Assassinio di Jesse James

Il curioso Caso di Benjamin Button: Miglior Attore

Questo ha segnato solo la seconda volta che Pitt è stato nominato per una categoria di recitazione, ma ancora una volta l’Academy non ha riconosciuto il lavoro fatto. Nell’epico testamento di Fincher sul significato trovato in una vita vissuta in circostanze particolari, il lavoro di Pitt è ineguagliato e straordinariamente in sintonia con un personaggio che avrebbe dovuto essere una sfida incredibile per l’attore. In Il curioso caso di Benjamin Button, Pitt interpreta l’omonimo protagonista inverso con destrezza e perspicacia. Imprime la meraviglia della giovinezza nel Benjamin più anziano, mentre ordina con attenzione i suoi movimenti in modo da essere in linea con le lotte per vivere in un corpo più vecchio di lui. Interpretare un personaggio nel corso degli anni può essere scoraggiante da solo, ma Pitt ha affrontato sfide senza precedenti come attore ed è stato anche qui all’altezza dell’occasione. Potrebbe non aver vinto l’Oscar, ma si è distinto per aver portato il film di Fincher ad alti livelli al fianco di Cate Blanchett.

Burn After Reading: Miglior attore non protagonista

Nei panni di Chad, Pitt è esilarante nella commedia nera dei fratelli Coen. Il suo tempo sullo schermo è relativamente breve, ma eccelle in ogni occasione per essere stupidamente accattivante e confuso. Questo non è il tipo di performance che tende ad attirare la considerazione dei premi, ma una nomination o nessuna nomination, nulla può togliere alle capacità di Pitt.

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Brad Pitt in Moneyball

Moneyball: Miglior Attore

La terza nomination all’Oscar per la recitazione di Pitt è arrivata con il suo ritratto del direttore generale di Oakland A Billy Beane in Moneyball di Bennett Miller. Come prevedibile, Pitt è profondamente consapevole di come regalare momenti di umorismo attraverso gesti sottili come lo sputare un cappuccio della penna. Ma ciò che eleva il suo lavoro è quanto meravigliosamente vissuta e realistica sia la sua esibizione. Pitt dà l’impressione che la mente di Billy stia sempre facendo gli straordinari, che cerchi sempre in silenzio di vedere il quadro completo, che stia affrontando i suoi limiti. Questa performance, insieme al brillante lavoro di Pitt dello stesso anno in The Tree of Life, è un vero segno della sua maturità come attore.

I suoi anni più giovani si sono prestati alla sua capacità di interpretare personaggi maniacali, ma negli ultimi anni egli ha mostrato una comprensione di come infondere saggezza e prospettiva nelle sue interpretazioni di personaggi che hanno vissuto abbastanza a lungo da provare il senno di poi, ma lo fa senza fare affidamento sul sentimentalismo facile. Come con Jesse James e Benjamin Button, Pitt trasmette una sicurezza nel suo personaggio che è incredibilmente affascinante.

Ad Astra: Miglior Attore

Quest’anno l’attenzione della stagione dei premi è giustamente rivolta al lavoro di Pitt in C’era una volta…a Hollywood, ma ciò non dovrebbe mettere in ombra la sua interpretazione genialmente sbalorditiva in Ad Astra. Pitt è perfettamente in sintonia con il film di James Gray e offre una performance impressionante come un astronauta che mette in discussione le aspirazioni e le fonti di conflitto ereditate dal padre assente. Questa è una performance che si basa su un interrogatorio personale sulla mascolinità.

Richiede una profonda comprensione dei gesti sfumati ma performativi di qualcuno intento a mantenere il proprio io interiore nascosto da tutti coloro che lo circondano. Era altamente improbabile che Pitt avrebbe ottenuto una nomination per questo film, ma Ad Astra ha avuto un ruolo inestimabile nel suo incredibile anno passato, e merita di essere ricordato come una delle sue più grandi interpretazioni.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

Le Fate Ignoranti | cosa sappiamo sulla serie tv diretta da Ferzan Ozpetek

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Se c’è un film che non teme l’incedere del tempo, questo è Le Fate Ignoranti del regista Ferzan Ozpetek. Girato a Roma, nel quartiere Ostiense, che ha visto il cineasta crescere e formarsi, nonostante siano passati venti anni dall’uscita nei cinema, resta tra i lungometraggi più apprezzati del regista turco ma dal cuore italiano. La notizia di realizzare una serie tv che riprendesse i personaggi originali, interpretati da Margherita Buy e Stefano Accorsi, aveva mandato in visibilio il pubblico, cercando continuamente aggiornamenti a riguardo.

Le dichiarazioni di Ferzan Ozpetek sul film

Nel maggio del 2019 in un’intervista a La Repubblica, il regista aveva già iniziato a parlare della possibilità di realizzare un prodotto seriale, basato sulla complicata relazione tra Michele e Antonia. Queste erano state le sue parole: “Cambia tutto, cambia lo sguardo, cambia totalmente atteggiamento, cambiano tante cose. Non so quanto sia positivo o quanto negativo, ma cambia tutto. Quando ho girato Le Fate Ignoranti era un periodo molto felice dell’Italia e del mondo. Non era ancora accaduto l’11 settembre, c’era fiducia nel prossimo, più apertura. Oggi è molto diverso, c’è un altro sguardo. Per questo ho una nostalgia enorme di quel periodo.

Stavamo molto sul set, arrivavamo la mattina con grande gioia e la sera quando finivamo eravamo dispiaciuti. E questo si sente nel film: la gioia di girare sul set. Quando l’abbiamo presentato ci dicevano che avrebbe interessato pochissimi gay e basta. Era pronto da tre mesi e non usciva. A Berlino, aveva avuto un grande successo, qui rimandavano in continuazione. La distribuzione non dava fiducia e la pellicola era uscita solo in 60 copie, ma dopo due settimane si era arrivati a 250 copie.

Il film ha conosciuto un boom enorme, se ne parlava nei bar e la gente mi fermava in continuazione, mi telefonava, citofonava a casa. L’atmosfera allora era più leggera e noi eravamo più fiduciosi nel prossimo. Oggi non ho quella leggerezza lì. È un momento difficile. non solo in Italia. Si è perso molto. Manca l’empatia, manca in tutto il mondo”.

Leggi anche: Can Yaman | la rivincita dell’attore nelle frasi del Maestro Ferzan Ozpetek

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Perché è importante produrre questa serie?

Leggendo le parole del Maestro Ozpetek, ora più che mai, produrre e realizzare una storia come quella raccontata ne Le Fate Ignoranti risulta necessaria. Al giorno d’oggi, escludendo la pandemia per un momento, non è facile trovare un film così equilibrato. Un lungometraggio nel quale non esistono personaggi secondari. Tutti fanno parte della vita di tutti. Vige un equilibrio scenico che purtroppo non è riscontrabile nella vita di tutti i condomini del palazzo di Via Ostiense.

Fragilità, paura di amare e di mostrare la vera natura agli ‘altri’, nel corso del film lasciano spazio a determinazione e volontà di non vergognarsi per il proprio essere. Di andare fieri dei propri orientamenti sessuali e di mettere sempre il cuore, in tutte le sfide della vita.
La complessità delle storie dei personaggi che vengono mostrate poco alla volta allo spettatore, l’intersecarsi di amore e morte insieme alle ormai note, tavolate piene di cibo, rappresentano le colonne portanti della cinematografia del regista turco.

Le dichiarazioni di Fox Italy

Alla luce di queste dichiarazioni personali, non credo di essere andata molto lontana, dal pensiero del vice Presidente di Fox Networks Group Italy, Alessandro Saba, il quale sempre a La Repubblica aveva dichiarato: ” Fox continua nella sua strategia delle produzioni originali e siamo in fase di sviluppo e scrittura su vari progetti sia comedy che drama, tra cui Le Fate Ignoranti. Il film di Ferzan Ozpetek ha conquistato il pubblico raccontando in modo originale il nuovo mondo delle relazioni. Con Ozpetek stiamo immaginando una serie tv che parta da quel mondo e lo cali nella realtà contemporanea. Una serie sull’accoglienza, sulla comunanza umanistica, sull’amicizia. Vorremmo che tutti quelli che hanno amato il film potessero tornare sulla terrazza delle Fate Ignoranti”.

Leggi anche: Can Yaman e Ferzan Ozpetek ‘abbracciano’ l’Italia colpita dal coronavirus

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Ci sarà Can Yaman nel cast della serie?

Nelle ultime ore, dopo la notizia del primo ciak della serie, previsto per il mese di aprile 2021 a Roma, è scattato il toto nomi sugli attori. Chi interpreterà Massimo, Michele, Antonia e tutto il resto della banda di amici di Via Ostiense? Per ora nessun nome è stato ufficializzato a riguardo. A parte uno: Can Yaman.

L’attore 31enne turco, diventato l’uomo del momento già da quale anno, secondo quanto dichiarato dal regista Ferzan Ozpetek lo scorso 19 luglio 2020 a Salerno alla sottoscritta (clicca qui se vuoi vedere il video) dovrebbe far parte ufficialmente del cast.

La notizia che non è passata inosservata è stata motivo di gioia per tutte le fan del duo artistico, dopo averli visti lavorare insieme per la prima volta sul set degli spot De Cecco con Claudia Gerini (clicca qui per vedere il primo spot).

Leggi anche: Can Yaman, l’attore turco che ha stregato l’Italia e sogna di lavorare con Ferzan Ozpetek

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Chi potrebbe interpretare Can Yaman ?

Tra i protagonisti de Le Fate Ignoranti, si fa sempre più insistente ( trovandomi assolutamente d’accordo e dopo averlo dichiarato in diverse occasioni in tempi non sospetti) la possibilità che l’attore turco possa interpretare il ruolo del cantante turco Emir (Koray Candemir), il fratello di Serra (Serra Ylmaz).

Giunto a Istanbul per andare a trovare la sorella a Roma, prima di partire per Amsterdam e tornare a casa, Emir conosce Antonia (Margherita Buy) iniziando a trovare un’insolita complicità. Presentato da Michele come “il migliore dei peggiori. Mister lo prometto a tutti ma non lo do a nessuno” , grazie alla sua presenza, attraverso un occhio privilegiato, il pubblico scoprirà un evento traumatico avvenuto alla sorella Serra anni prima. Proprio quell’evento, sarà la causa della sua venuta nella Capitale anni prima.

Il cantante turco, nonostante venga inserito nel film dopo un’ora, quando le dinamiche sembrano ormai già definite, in realtà crea scompiglio nel precario equilibrio costruito tra Antonia e Michele, dopo aver accettato la verità di aver amato per anni lo stesso uomo. Se nella serie, Yaman dovesse interpretare questo personaggio, magari con maggior cura nella costruzione del suo background, sono certa che sarà un’occasione perfetta per dimostrare – ancora una volta – il suo valore come attore.

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Cinema

Ghostbusters: Afterlife | 7 cose veloci che sappiamo sul sequel

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Il franchise di Ghostbusters ha visto crescere una generazione e continua a tenere testa alle novità fantascientifiche che attualmente albergano nel mondo della cultura pop. I primi due film hanno contribuito a rendere Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis, Ernie Hudson e Rick Moranis i personaggi più amati della commedia. Ora, oltre 30 anni dopo, gli acchiappafantasmi si stanno rinnovando un po’ con il film Ghostbusters: Afterlife.

Il film che uscirà prossimamente al cinema, continuerà a far crescere l’eredità degli acchiappa fantasmi originali introducendoci alla prossima generazione. Ghostbusters: Afterlife è uno dei film più attesi del 2021 e non vediamo l’ora di vedere il prossimo capitolo con il resto degli acchiappa fantasmi e le loro famiglie. Mentre aspettiamo la prima, ecco 7 elementi chiavi che appartengono a questo film che farà parlare di sé nei prossimi mesi.

Uscirà a novembre del 2021

Come molti film , originariamente Ghostbusters: Afterlife sarebbe dovuto uscire nell’estate del 2020. Tuttavia, a causa del COVID-19, la sua data è stata spostata al 5 marzo 2021 e successivamente per l’estate 2021. A causa dei casi in continuo aumento del virus, la data prescelta è ricaduta per il mese di novembre del 2021. Non ci resta che incrociare le dita, per poter tornare in sala e per vederlo il prima possibile in versione on-demand.

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Avrà un cast di prim’ordine

Ghostbusters: Afterlife ha riunito un gruppo di giovani stelle di talento ed esperti veterani, tra cui il migliore amico che vorremmo avere tutti e una delle attrici più sottovalutate di Hollywood.

Paul Rudd svolgerà il ruolo di un professore, Mr. Grooberson, come è stato rivelato dal trailer del film. Sembra che gli piaccia molto la caccia ai fantasmi e in qualche modo guida i bambini per improntare la loro carriera come Ghostbusters. Carrie Coon interpreta Callie, una mamma single che sta fallendo e decide di portare i suoi figli, Trevor (Finn Wolfhard) e Phoebe (McKenna Grace) nella vecchia casa del nonno.

Rudd ha avuto una carriera a partire dagli anni ’90, apparendo in film popolari e spettacoli come Clueless, Wet Hot American Summer, Friends, Anchorman, Parks and Recreation, e il film Ant-Man. Carrie Coon è apparsa nella serie acclamata dalla critica The Sinner, Fargo e The Leftovers.

McKenna Grace è meglio conosciuta per aver interpretato le versioni più giovani di molti personaggi, come Sabrina Spellman ne Le avventure di Sabrina, Theo in The Haunting of Hill House e Tonya in I, Tonya. È anche apparsa in serie e film come Once upon a time, Gifted, The Vampire Diaries, Captain Marvel e Troop Zero. Finn Wolfhard è meglio conosciuto per aver interpretato Mike Wheeler nella serie Stranger Things.

Leggi anche: Ghostbusters: Legacy | Per Dan Aykroyd altri sequel sono possibili

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La sinossi ufficiale

“Quando una madre single e i suoi due figli arrivano in una piccola città, iniziano a scoprire la loro connessione con gli acchiappafantasmi originali e l’eredità segreta lasciata dal nonno.”
È chiaro da questa descrizione che Phoebe e Trevor sono discendenti diretti di uno degli acchiappa fantasmi originali. Il film li seguirà mentre imparano la loro eredità iniziando a prendere le redini della situazione.

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Ha legami con i film originali

A differenza del film Ghostbusters del 2016 , Afterlife non sarà un reboot completo del franchise. Invece, sarà un sequel e il terzo capitolo dei film originali di Ghostbusters e inoltre, avrà molti legami con i primi due film con Bill Murray.

Il trailer ufficiale di Ghostbusters: Afterlife ha così tanti easter egg, dalle tute Ghostbusters a Ecto-1. La cosa più importante che lega questo film ai film originali è che Callie, Phoebe e Trevor sono tutti membri della famiglia di uno degli acchiappafantasmi originali. Non è stato rivelato quale sia il nonno di Trevor e Phoebe, ma la maggior parte degli indizi, portano all’identità di Egon Spengler (interpretato dal defunto Harold Ramis ).

L’aspetto di Phoebe assomiglia molto a una versione più giovane e femminile di Spengler, e nel trailer, si può vedere il costume di Spengler in Ghostbusters appeso nell’armadio della casa di suo nonno. Molti dei dettagli che circondano Ghostbusters: Afterlife per il momento sono stati tenuti nascosti…

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Include alcuni attori del cast originale di Ghostbusters

Ad aprire le danze è stata l’attrice Sigourney Weaver confermata nel ruolo di Dana Barrett. Poco dopo, Vanity Fair ha confermato anche la presenza di Bill Murray, Dan Aykroyd, Annie Potts ed Ernie Hudson con i loro iconici ruoli. A quanto pare solo Rick Moranis non sarebbe tornato come Louis Tully in questa nuova avventura. Il cast originale sembra entusiasta di tornare insieme e nei loro ruoli originali.

In un’intervista con Living Life Fearless, Hudson ha parlato delle emozioni che lui e gli altri personaggi originali del cast di Ghostbusters hanno provato insieme: “È stato quasi un incontro spirituale. Non religioso, mi sono quasi emozionato. Voglio dire, vedere Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Annie Potts, e poi vedere questo nuovo gruppo di persone entrare, è stato qualcosa che ha avuto un tale impatto sulla mia vita. Riuscire a tornare di nuovo insieme, è stato molto, molto speciale.”

Ha anche menzionato quanto sia stato di impatto vedere Jason Reitman da ragazzo a persona che lo ha diretto sul set. Stesso il cast, non ha perso l’occasione per elogiare la regia di Reitman e la sceneggiatura che ha scritto insieme a Gil Kenan. Nel backstage di Vanity Fair, Bill Murray sulla sceneggiatura ha detto: “La sceneggiatura è buona. Ci sono molte emozioni. C’è molta ‘famiglia’, con linee che sono davvero interessanti. Sono sicuro che funzionerà.”

Leggi anche: Ghostbusters, Jason Reitman svela qualche anticipazione del nuovo film

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Jason Reitman ha portato suo padre fino alle lacrime

Il regista originale di Ghostbusters Ivan Reitman è uno dei pochi fortunati che hanno già visto Ghostbusters: Afterlife. In un’intervista esclusiva a Empire con Jason Reitman, ha condiviso di aver portato suo padre nel lotto Sony per proiettare il film. Reitman ha rivelato che suo padre non ha lasciato la casa a causa di COVID-19, quindi il fatto che se ne andasse per accompagnarlo alla Sony è stato già un grande momento.

“Mio padre non è uscito molto di casa a causa di Covid. Ma ha fatto un test, ha indossato una maschera e si è recato nel parcheggio della Sony per guardare il film con lo studio. E dopo, ha pianto e ha detto: “Sono così orgoglioso di essere tuo padre”. Ed è stato uno dei momenti più belli della mia vita.”

Questo momento tenero mostra quanto sia importante Ghostbusters: Afterlife per i Reitmans e quanto sono cresciuti con questi film, oltre ad aver contribuito a crearli.

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Orrore e umorismo avranno la stessa importanza

Il primo trailer di Ghostbusters: Afterlife ha fatto sembrare il film molto più cupo e serio di quanto molti avrebbero potuto aspettarsi. L’originale Ghostbusters era una commedia horror, con attori come Bill Murray e Dan Aykroyd che ci facevano ridere attraverso le nostre paure. Nonostante la natura oscura del trailer, l’attore Finn Wolfhard si è assicurato di far sapere ai fan, in un’intervista con Hollywood Reporter, che Ghostbusters: Afterlife è molto divertente.
“Sarà un film davvero divertente e ogni scena conterrà un tratto tipico della commedia. Sono entusiasta che le persone vedano più dell’umorismo nel film.”

Sembra che Jason Reitman volesse realizzare la commedia giusta, ma voleva anche assicurarsi che fosse anche un film spaventoso. Nella stessa intervista a Empire, Reitman ha raccontato un aneddoto in cui Steven Spielberg ha rivelato che il fantasma della biblioteca era una delle sue prime dieci paure di tutti i tempi. Reitman ha anche condiviso che il film oltre a essere divertente, avrà dalla sua una caratteristica spaventosa, così come sognava di realizzarlo da piccolo.

In un’intervista con 660 City News, Dan Aykroyd ha descritto la direzione del nuovo film come “calda, sincera e in effetti, piuttosto spaventosa quando si affrontano alcune delle questioni che vengono discusse”. Alla luce di queste dichiarazioni, non possiamo far altro che aspettare che arrivi presto nelle sale cinematografiche.

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Cinema

Donnie Darko | analisi di un imprevedibile successo a distanza di 20 anni

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Sono passati ormai due decenni da quando il ventiseienne cineasta Richard Kelly scrisse e diresse Donnie Darko, film su un adolescente problematico calato nel contesto della science fiction. La pellicola uscì nelle sale statunitensi a ottobre del 2001, solo un mese dopo gli attentati dell’11 settembre. E proprio la centralità di un disastro aereo nella narrazione fu la principale causa che ne decretò l’insuccesso commerciale. Non era sicuramente il momento migliorare per mostrare al pubblico un film del genere e così l’incasso al box office statunitense fu di appena 500mila dollari, a fronte di un budget produttivo di sei milioni.

La critica però lodò in maniera convinta il film di Kelly e il tempo le diede ragione: pochi anni dopo, grazie al passaparola, Donnie Darko tornò in auge nel mercato home video e finì per essere presentato nel 2004 alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Venezia Mezzanotte per poi essere distribuito lo stesso anno anche nelle sale italiane. Così quello sbilenco lungometraggio dei primi anni 2001, andato malissimo in sala e diventato famoso nel circuito Home Video, arrivò in Italia già con la fama di film generazionale.

In realtà, a venti anni esatti di distanza, più che generazionale sarebbe il caso di definirlo adolescenziale, pieno di assolutismi e slanci sentimentali che raccontano bene le pulsioni di quell’età. Oltre a questo, però, Donnie Darko è famoso anche per la sua costruzione peculiare, in cui il tempo del film sembra arrotolarsi su se stesso. Elemento che, insieme ad una suggestione di fantascienza forte sulle realtà parallele, lo rende il più intricato dei teen drama. Complesso e pensato per essere una vera e propria trappola per la mente, Donnie Darko è infatti uno dei migliori esponenti di quel filone del cinema geek americano nato negli anni ’90, fatto di trame ad incastro e rompicapo inesorabili.

Donnie Darko | il trionfo del cinema inestricabile

Film decostruiti, temporalmente caotici o dotati di una trama che necessita di un’attenzione maniacale (o più visioni) per essere compresa a pieno. Sono questi i film che il cinema americano, dagli anni ’90 in poi, ha prodotto con sempre maggiore frequenza per catturare l’attenzione di un pubblico che chiedeva uno sforzo mentale a ciò che guardava. Il primo a rendere famosa la costruzione atemporale (ma con il solo fine dell’arrovellamento della narrazione) fu Pulp Fiction. Da lì si aprì un nuovo genere. 

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Donnie Darko si inserisce perfettamente in questo filone di film che hanno tutto il fascino della complessità e spesso delle realtà parallele, impenetrabili per vocazione, spesso anche agli stessi personaggi protagonisti che sono catturati in un vortice di eventi che non posso essere compresi a pieno, né da loro, né degli spettatori. È la negazione dell’assunto fondamentale del cinema classico, quello per il quale “il pubblico deve capire tutto” e l’esaltazione di un nuovo tipo di spettatore, spesso geek o dotato della passione geek per la scoperta dei meccanismi che ci sono dietro la costruzione di una storia. I film come Donnie Darko infatti somigliano in ogni momento costringono a riflettere sul fatto che quello che stiamo vedendo è una storia costruita, sceneggiata, filmata e poi montata. Ci invita cioè a riflettere sulla differenza tra una storia e la maniera in cui questa è raccontata, per arrivare alla conclusione che come una trama viene narrata influisce sul senso che questa trama ha.

Un racconto generazionale

Una complessità che sta tutta nella narrazione, perché di scientifico (o ingegneristico), invece, in Donnie Darko, non c’è quasi nulla, se non le potenti suggestioni offerte dai portali spazio-temporali e dagli universi tangenti custoditi in un libro fittizio creato per la trama del film stesso: La filosofia dei viaggi nel tempo di Roberta Sparrow. Richard Kelly sfrutta invece quelle che sono, per un ventiseienne dei primi anni Duemila, delle influenze inevitabili: la disillusa rabbia del periodo grunge e il nichilismo dominante nella narrativa americana anni Novanta che trova in Fight Club di Chuck Palahniuk e American Psycho di Bret Easton Ellis i suoi manifesti più rappresentativi. In Donnie Darko si respira questa atmosfera grazie alla foga creativa di Kelly che ha dato vita a un singolare mash-up: un film cupo focalizzato sul disagio adolescenziale che però sembra spesso un episodio di Ai confini della realtà.

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Ma tutto questo rimane uno sfondo che in nessun momento sovrasta quella che è la vera ambizione di Donnie Darko: essere un film-trucco, che attira e richiede l’attenzione del pubblico, ma che allo stesso tempo inganna lo spettatore, impedendogli di capire dove si nascondono davvero gli indizi utili a comprendere gli snodi della trama, che stanno sempre altrove rispetto allo sguardo di chi guarda e che quando vengono rivelati alla fine sorprendono tutti.

Un colpo di fortuna per Jake Gyllenhaal

Ma Donnie Darko è anche il film che ha consacrato definitivamente Jake Gyllenhaal. “Quando partecipai casting ero decisamente smarrito”, ha raccontato recentemente l’attore in un podcast con Roger Deakins. “Come succede spesso, tante grandi cose bussano alla tua porta in un modo che sembra tanto destino. C’era un altro attore che doveva interpretare la parte di Donnie fino a due mesi prima dell’avvio delle riprese. Io sono entrato nel cast solo due mesi prima dell’inizio. Mi ricordo di avere letto la sceneggiatura mentre soffrivo per miei problemi, per la mia ansia, e la mia tristezza. Avevo fatto due anni di college e non sentivo che quello era il posto per me. Ero tornato a Los Angeles, dove ero cresciuto, i miei si erano trasferiti dopo la mia partenza. Avevano preso una casa più piccola a Hollywood. Anche mia sorella era tornata a casa e non c’era abbastanza posto. Io dormivo in soggiorno sotto l’aria condizionata che andava 24 ore su 24 dato il caldo di Los Angeles. Ricordo di avere letto la sceneggiatura e di avere pensato: io mi sento proprio così! Non mi sentivo schizofrenico, ma completamente perso nella mia vita cercando di capire come essere un adulto”.

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Donnie Darko è infatti un film sulla schizofrenia ancora prima che essere un film di fantascienza. Per Jake Gyllenhaal nessuno dei film da teenager per cui i suoi colleghi tentavano le audizioni (come ad esempio American Pie), erano adatti a lui. Trovare (e ottenere) la parte di Donnie Darko fu la sua fortuna. Nessuno, secondo Gyllenhaal, sapeva cosa stavano filmando durante molte riprese in steadycam, ma la crew lo aiutò a rendere la performance un viaggio nei suoi demoni interiori, dandogli una libertà che non avrebbe avuto in altre produzioni dove le aspettative e le pressioni sarebbero state maggiori.

È indubbio che sia anche merito suo se Donnie Darko ha raggiunto oggi lo status di cult movie. Tutto il film, a partire dai suoi presupposti fantastici, sarebbe possibile anche in un altro contesto che non sia la periferia, ma è lì che acquista anche un secondo significato che poi ha fatto la sua fortuna. Non racconta solo l’evento fantastico che accade al suo protagonista, ma anche la lotta per non diventare come le persone che questo vede attorno a sé. Il fascino del film sta tutto nel profondo desiderio di essere e rimanere distante in un mondo che complotta per l’omologazione e costringe ad uniformarsi.

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