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Bradley Cooper in Jane got a gun

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Bradley Cooper si è unito al cast di Jane got a Gun di Gavin O’Connor , come riporta Deadline. Egli sostituisce Jude Law, recentemente fuori dal progetto, come antagonista principale del film.

Nel cast anche Natalie Portman, Joel Edgerton e Rodrigo Santoro. Jane Got a gun si incentra su una donna che deve chiedere ad un ex-amante di aiutarla a salvare il marito fuorilegge da una banda che vuole ucciderlo. Cooper è stato recentemente nominato per un Academy Award per il suo ruolo in Il Lato Positivo di David O. Russell. E potrà essere visto prossimamente nei panni di Phil in La Notte da Leoni 3 di Todd Phillips. La Portman è anche produttrice di Jane got a Gun insieme a Scott Steindorff.

 

Foto: IGN.com

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Documentari

Luigi Proietti detto Gigi | emozioni e risate nel doc diretto da Edoardo Leo

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Chi non ha mai riso a una battuta del Maestro Gigi Proietti? Chi non ha mai ripetuto almeno una volta nella vita, una battuta tratta dai suoi personaggi o spettacoli? Luigi Proietti detto Gigi, per citare il titolo scelto da Edoardo Leo ritorna negli occhi dello spettatore più forte che mai. Volutamente non ho citato il cuore, perché un’artista del suo calibro non andrà mai via. Presentato in anteprima alla sedicesima edizione della Festa del cinema di Roma, il documentario dedicato al grande attore romano vi farà emozionare e divertire dal primo all’ultimo istante.

Si dice che il tempo curi tutte le ferite, peccato che nel caso di Gigi Proietti, a pochi giorni dal primo anno dalla sua scomparsa avvenuta il giorno del suo 80° compleanno, si ha sempre di più la consapevolezza che niente e nessuno riuscirà mai a sanare questo dolore.

Luigi Proietti detto Gigi, er core de Roma

Tra immagini di repertorio e la voce fuori campo di Edoardo Leo, la vita artistica e privata del grande Gigi Proietti è stata raccontata in 110 minuti, altalenando momenti divertenti ad altri più emotivi. In fondo, anche Proietti era così. Grazie a questo documentario che inizia con l’ultimo atto dell’attore, il 2 novembre 2020, la parte più dolorosa svanisce immediatamente, lasciando il posto alla voglia di scoprire di più su colui che per anni e anni ha fatto divertire il pubblico italiano.

Diversi amici del Re Gigi – come era soprannominato dai fan – e del regista del documentario hanno rilasciato interviste molto interessanti e inediti alla maggior parte delle persone. A dire il vero, più che interviste, si ha la sensazione di ascoltare degli aneddoti riguardanti un vecchio amico che non verrà mai dimenticato da nessuno.

Paragonato a un vulcano per la sua voglia di vivere e il suo immenso talento, Proietti ha dimostrato che i limiti non esistono. Quando si ha il fuoco vivo dell’arte, così come era il suo caso, bisogna perseguire quella strada andando anche contro tutto e tutti. Nonostante il padre desiderasse un avvocato in famiglia, Gigi è sempre andato dritto per la sua strada, accontentando il genitore e se stesso.

Insieme alla passione per la musica, Gigi Proietti durante gli studi universitari, decide di cimentarsi nel campo della recitazione. L’iscrizione alla CUT, Centro Universitario Teatrale gli cambierà radicalmente la vita, portandolo ad avere nuove consapevolezze. Dopo il primo spettacolo teatrale Can Can degli Italiani, inizia la fase sperimentale teatrale con il Gruppo 101.

Un uomo del suo calibro, artisticamente parlando, arriva a conquistare anche altri campi come la televisione, il doppiaggio e – seppur a fatica – il cinema. Nonostante diventi sempre più maturo come attore, risultando maniacale nel suo lavoro, Proietti riesce a trovare una sua dimensione nel mondo del teatro, riuscendo a unire la cultura con l’ironia. Un esempio Fatti e Fattacci di Roberto Lerici, il quale gli presentò anche Carmelo Bene. Quello di Lerici è un nome che ci riporta alle origini di questo documentario, iniziato con la citazione del grande spettacolo A me gli occhi please, dal quale tutto è partito.

Leggi anche: Muore Gigi Proietti, la cultura italiana in lutto

Leggi anche: Che vuoi che sia, la ferocia del web secondo Edoardo Leo

La recensione del documentario di Edoardo Leo

Aprire il documentario dalla fine per poi ripercorrere tutti i momenti più significativi di Gigi Proietti è sicuramente una scelta in linea con il resto del conto. Nella mia testa ammetto che ho pensato “via il dente, via il dolore”. Guardare le persone pronte a salutare il Maestro in ogni angolo della sua città, ancora fa male per chi è cresciuto con le sue battute e i suoi spettacoli. Il lavoro di Edoardo Leo iniziato 2 anni fa, quando Proietti era ancora in vita, dimostra quanto l’incedere del tempo sia crudele, bastardo e non guardi in faccia nessuno.

Tra i vari artisti che hanno preso parte al documentario, ho notato che tutti avessero lo stesso velo di tristezza negli occhi. Non importa se il racconto era incentrato su qualcosa di divertente, l’idea che Proietti non sia più tra noi ancora non sono (e siamo) in grado di superare.
Alessandro Gassmann, visibilmente commosso nel raccontare alcuni momenti vissuti con il padre Vittorio e con Gigi non ha perso occasione per esprimere tutta la sua stima e affetto per colui che è stato molto più che un bravo attore.

Marco Giallini con il quale ha girato l’ultimo film Io sono Babbo Natale, seppur in maniera divertente, i suoi occhi non mentivano nel soffrire per questa grave perdita. E poi, i ricordi di Loretta Goggi che lo conobbe in sala doppiaggio, per Titti e Silvestro, insieme a quelli di Fiorello e Paola Cortellesi non hanno fatto altro che mostrare la professionalità e bontà di un grande uomo e (anche se non gli faceva piacere sentirsi chiamare così) Maestro.

Ovviamente la sua carriera non è stata fatta solo di successi, ma anche di profonde battute di arresto che lo hanno fatto piegare senza mai spezzarsi. Una tra tutte, il ‘fattaccio’ come lo ha definito Edoardo Leo, relativo alla gestione del Teatro Brancaccio di Roma. Croce e delizia della sua carriera, casa artistica per la quale ha dato anima e corpo e che poi gli è stata strappata dalle mani brutalmente dall’oggi al domani. Se è vero che quando si chiude una porta, si apre un portone, nel caso specifico le porte sono quelle del Globe Theatre a Villa Borghese. In fondo la sua vita è stata sempre un’altalena di emozioni e divertenti contraddizioni.

Nato il giorno dei morti ha fatto ridere intere generazioni; è riuscito a portare il teatro popolare di Shakespeare in ‘Villa Borghese’. E infine, lui è stato l’unico a far riavvicinare i giovani al mondo del teatro, portandoli a conoscere i capolavori del drammaturgo inglese. Se c’era un uomo in grado di comunicare con grandi e piccini, questo era proprio Proietti. Basta citare la poesia de Il Lonfo o il doppiaggio del Genio della Lampada nel classico Disney, Aladdin.

Sono certa che se Gigi Proietti avesse visto questo documentario, realizzato con tanta stima e affetto da parte di Edoardo Leo, gli avrebbe sicuramente detto di essere stato bravo ‘abbastanza’.

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Vita da Carlo | conferenza stampa della serie Amazon con Carlo Verdone

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L’anteprima dei primi quattro episodi della serie Vita da Carlo scritta e diretta con Carlo Verdone è stata seguita da un’interessante conferenza stampa alla presenza di tutto il cast e dei produttori De Laurentiis. Tra gli argomenti principali, la linea sottile tra finzione e realtà e la possibilità di avere come Sindaco di Roma, l’attore romano. La serie sarà disponibile dal 5 novembre su Amazon Prime Video.

Le origini della serie Vita da Carlo

Ad aprire le danze, la prima domanda inerente a come sia nata l’idea di creare una serie come questa e alla scelta di una cifra stilistica differente rispetto ai lavori del passato.

“Devo ringraziare lo sceneggiatore Pasquale Plastino per avermi convinto a farlo. Era una nuova opportunità, una nuova strada da percorrere. È stato un lavoro molto impegnativo come attore e regista e per questo ho chiesto aiuto ad Arnaldo Cantinari come co-regista. Mi sono detto ‘proviamoci’, magari ho più libertà rispetto a quando faccio film. Ho notato che tutto è più dilatato, non soffi l’ansia di interpretare momenti in cui devi far ridere e subito dopo far piangere.

Ci sono voluti due mesi per scrivere 10 episodi, avevamo le idee molto chiare. C’è molto della mia vita privata e mi sono trovato a recitare in maniera differente, rispetto al passato. Ho vissuto tutto con maggiore naturalezza. Mi sono accorto inoltre, che non assomiglia a nessun altra serie italiana interpretata fino a oggi. Ho potuto contare anche su un cast pronto, che non mi ha fatto perdere tempo a spiegare cosa fare. A parte Anita (Caprioli) con la quale ho fatto già tre film; con Max che si è rivelato perfetto nei panni del mio migliore amico con il quale avevo già recitato una volta, ad esempio i tre giovani attori, avevano già la parte dentro di loro. Aiutarli è stato un lavoro davvero gratificante.”

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Carlo Verdone a un passo dal diventare Sindaco di Roma

Una delle domande che tutti i presenti avrebbero voluto porre all’attore romano riguardava la sua candidatura come Sindaco di Roma. Ma nella realtà, questo proposta è avvenuta? E cosa ne pensa del neo eletto sindaco Roberto Gualtieri.

“Considerate che il 35-40% delle cose che vedrete nella serie è vera. Si, la proposta mi venne fatta molto tempo fa. Sono venuti anche con dei sondaggi alla mano. Mi ci sono voluti 30 minuti per rispondere che nella vita bisogna saper far bene una sola cosa e io so fare solo il cinema. Per riuscire nelle cose, bisogna avere passione e preparazione e io non ho la seconda. Ma poi, perché avrei dovuto abbondare il mio lavoro nel cinema?

“Quanto a Gualtieri, non lo conosco. Fare il Sindaco vuol dire fare squadra con persone che siano oneste, rapide e che sappiano snellire la burocrazia di questa città. Si deve partire dalla periferia che è ridotta malissimo.”

Basta al politicamente corretto!

Un argomento che tiene banco in tutto il mondo è l’estremizzazione (in alcuni casi) del politicamente corretto. L’inserimento di un personaggio ebreo interpretato da Alessandro Haber, ha portato Carlo Verdone a rispondere su questo argomento.

“Posso dire una cosa? Non se ne può più di questo politicamente corretto. C’è il terrore di scrivere. Ogni volta stavamo dieci minuti a pensare cosa avrebbe potuto provocare una frase piuttosto che un’altra. Il pezzo che fa Haber si avvicina a Il Mercante di Venezia di Shakespeare, al monologo di Shylock. Non c’è alcuna stoccata al politicamente corretto. Anzi, da un punto di vista di un personaggio ebreo, per me può aver detto anche la verità.”

Vita da Carlo | La linea sottile tra realtà e finzione

I diretti interessati alla domanda inerente alla realtà e la finzione spesso uniti nel corso degli episodi, sono stati Max Tortora, Monica Guerritore e Anita Caprioli.

Tortora: ” Mai come in questo caso, realtà e finzione sono presenti. Questa serie ha un taglio internazionale e per me è stato un vero onore farne parte. Ogni giorno che passavo a leggere la sceneggiatura mi rendevo conto che avevano scritto cose vere su di me, pur non sapendolo. Mi sono detto ‘ ma questi sanno più cose di me, che manco io conosco’. E poi, anche il fatto che la gente mi scambia per De Sica, lui non lo sapeva (riferendosi a Verdone) ma una volta una maestra insieme ai suoi bambini, li rimproverò dicendogli ‘bambini lasciate in pace il signor De Sica’.

Guerritore: ” Interpretare il ruolo di Gianna, l’ex moglie amata e presente nella vita di Carlo è stato un grande piacere per me. Tutti questi legami che vediamo nella serie aiutano a raccontare la storia di un italiano compiuto. Dopo aver fatto la madre di Francesco Totti, il re di Roma, non potevo non interpretare l’ex moglie dell’Imperatore di Roma.”

Caprioli: ” La cosa bella del rapporto tra la farmacista e Carlo è il fatto che lei sia affascinata da questo uomo, che la fa divertire e non dal personaggio. Lavorare con Carlo è sempre bello, anche perché tutta la serie è basata sull’ascolto e su ciò che la gente gli dice”.

Ed infine, citando la serie A casa tutti bene diretta da Gabriele Muccino e presentata ieri sempre a Roma, è stato chiesto a Verdone se questo passaggio dal cinema alle serie sia ‘obbligatorio’ visto il periodo delicato che sta passando la settimana arte da circa due anni.

“Se va bene questa serie non escludo che possa esserci una seconda. L’idea della serie è arrivata prima della pandemia. Io ho i miei anni e volevo fare la mia prima serie, cimentarmi in qualcosa di nuovo. Il pubblico giovane segue molto questi prodotti e spero che le sale possano tornare piene molto presto. Lo auguro a me e ai miei colleghi.”

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Vita da Carlo | i primi quattro episodi della serie scritta e diretta da Verdone

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Questa mattina sono stati presentati i primi quattro episodi della serie Vita da Carlo alla Festa del Cinema di Roma. Scritta da Carlo Verdone insieme a Nicola Guaglianone, Menotti, Pasquale Plastino, Ciro Zecca e Luca Mastrogiovanni è stata diretta da Verdone in collaborazione con Arnaldo Cantinari. La serie Vita da Carlo sarà disponibile nei prossimi mesi su Amazon Prime, Sky Q e Now Smart Stick.

Carlo Verdone, l’uomo giusto per Roma

La serie Vita da Carlo è uno dei titoli più attesi di quest’anno nel catalogo di Amazon Prime Video. Durante i dieci episodi della durata di trenta minuti ognuno, della serie di e con Carlo Verdone verranno mostrati alcuni spaccati della sua vita. Non si parlerà solo della sua carriera, ma verrà mostrato Verdone come cittadino di Roma. O meglio, come l’uomo giusto per risollevare le sorti della città di Roma.
Questo aspetto non toglierà sarà spazio alle risate, alla commozione, nel ricordare (o scoprire) aneddoti narrati nei suoi libri, come la storia della signora Erminia.

Tra gli amici intervenuti in questi primi episodi, oltre alla presenza di Anita Caprioli nel ruolo della farmacista di fiducia di Verdone, appaiono anche l’attore Alessandro Haber e il cantante Antonello Venditi. Nel ruolo della ex moglie Gianna c’è Monica Guerritore, mentre i figli Giovanni e Maddalena, sono interpretati rispettivamente dall’attore Filippo Contri e Caterina De Angelis, figlia di Margherita Buy e del medico Renato De Angelis.

Leggi anche: Festival di Roma: Carlo!, la recensione

Leggi anche: Oscar 2014, Carlo Verdone commenta la vittoria di Sorrentino

La recensione dei primi quattro episodi della serie Vita da Carlo

Se amate Carlo Verdone non potete perdervi questa serie. Dopo aver iniziato come attore, sceneggiatore e regista cinematografico, questa volta il suo campo di battaglia è la serie. Una scommessa – che almeno a vedere i primi 4 episodi – risulta essere assolutamente vinta. Cosa lo rende speciale e semplice allo stesso momento? La genuinità nel raccontare alcuni aspetti della sua vita. Così come viene mostrato in Vita da Carlo, quando si incontra Verdone per strada è impossibile non fermarsi per chiedere un selfie, un autografo o – per i più audaci – una battuta di uno dei suoi personaggi più famosi. Rendere partecipe il pubblico, facendolo sentire parte integrante della storia, non è un aspetto comune a molti altri artisti.

In particolar modo, il discorso incentrato su tutti gli aspetti negativi di Roma, come l’immondizia e la mancanza di cariche politiche adatte a governare una città del genere, colpiranno sicuramente il pubblico romano. Se il primo episodio fosse andato in onda prima delle elezioni del nuovo sindaco di Roma, è probabile che alcuni cittadini avrebbero segnato il nome di Verdone sulle schede.
Un altro esempio di genuinità e veridicità è facilmente riscontrabile nelle parole utilizzate dall’attore di fronte alla sua farmacia di fiducia, a seguito di un incidente causato da una delle migliaia buche di Roma.

Dai primi quattro episodi (su 10 totali) si percepisce l’attenzione di Verdone per tutto il suo mondo.
La farmacia di quartiere, che sembra frequentare come se fosse il bar della piazza, unita alla nota ipocondria, sono parte del cuore di questa serie. L’altro pezzo di cuore sono la famiglia e gli amici che ricoprono un ruolo fondamentale nella sua vita. Le risate provocate dal duo Carlo Verdone e Max Tortora insieme alla passione sfegatata per la Roma, porteranno ben più di una risata.

I silenzi e gli sguardi di ‘Carlo’ come amano chiamarlo i romani quando lo incontrano, come se fosse uno di famiglia, mostrano non solo la stanchezza e la confusione, ma anche la fragilità di un uomo che sembra avere tutta Roma ai suoi piedi ma che in realtà, ogni giorno sente il peso delle responsabilità come padre e come artista. Se a preoccuparlo inizialmente è l’idea di realizzare un film drammatico, ci penseranno due persone a distoglierlo da questo pensiero.

Il primo sarà il produttore Ovidio, fissato con l’idea che il pubblico vuole solo ridere con Verdone, chiedendogli di fare un film con una versione più “matura” dei suoi storici personaggi. Mentre dall’altra parte c’è il presidente della Regione Signoretti, che vuole candidare Carlo Verdone come Sindaco di Roma. Queste proposte che non lo convincono per nulla, lo metteranno di fronte a un bivio: iniziare un nuovo cammino in politica o continuare a fare cinema ma scendendo a compromessi?

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