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Festa del Cinema di Roma

Festa del Cinema di Roma 2017: Logan Lucky, una rapina segna il ritorno del migliore Soderbergh

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Se c’è una carriera di un regista americano contemporaneo davvero affascinante da analizzare nel suo insieme è sicuramente quella di Steven Soderbergh: un cineasta con oltre trenta opere dietro la macchina da presa, alternando piccolissime produzioni indie a grandi saghe da milioni di dollari, sino ad arrivare alle serie TV, ed altrettante finanziate come produttore. Una personalità così camaleontica da divenire famosa tra gli addetti ai lavori anche per il suo vezzo di usare pseudonimi quando collabora ai lungometraggi dei suoi colleghi o quando ricopre il ruolo di direttore della fotografia e di montatore nelle sue stesse produzioni. Non è un caso che anche la sceneggiatrice di questo Logan Lucky, tale Rebecca Blunt, rimanga avvolta nel mistero: giovane esordiente sconosciuta o nome fittizio per coprire la vera identità della persona coinvolta ?

Nella sterminata “carriera alla John Houston” di Soderbergh, prolifica e senza mai un momento di pausa, cominciata sotto il segno di un successo forse irripetibile come Sesso, bugie e videotape, questo Logan Lucky si inserisce certamente più nel solco degli “heist movies” alla Ocean’s che in quello dello sperimentalismo visivo di Traffic. Eppure questo ventinovesimo lungometraggio del regista non si ferma al divertimento effimero nel vedere attori famosi ammiccare tra loro ma riesce ad appassionare grazie ad un genuino entusiasmo che traspare nella narrazione.

Daniel Craig (Joe Bang) in una scena del film

E se anche in questo caso non c’è mai davvero forza drammatica nei personaggi e non sempre emerge interesse da parte del regista nelle loro sorti, Soderbergh decide di non prendersi sul serio e riesce a trasmettere efficacemente allo spettatore un sano piacere senza eccedere in virtuosismi (tante sono le scene ad inquadratura fissa) e mantenendo un rigore espressivo non scontato in produzioni di questo calibro.

Questa volta non c’è la ricerca stilistica di Torbidi ossessioni, con quel processo tutto particolare di lavorare la pellicola in laboratorio, né l’operazione postmoderna di frammentazione della narrazione come ne L’inglese. La cosa davvero interessante di questo nuovo progetto esula dal contenuto ed è il modello sperimentale di distribuzione pensato dal regista adattando le procedure generalmente previste per i titoli indipendenti alle esigenze di prodotti dalla così ampia portata per i nomi coinvolti.

Un “heist movie” anni ’70

Logan Lucky si muove nelle maglie del genere ed è più vicino alle atmosfere anni ’70 di opere come Rapina record a New York di Sidney Lumet che a quelle moderne della sua celebre saga di ladri in giacca e cravatta (che portava con sé anche una maldestra rappresentazione della tecnologia che qua è invece completamente assente). Lo spunto della narrazione nasce, come già accadeva in Magic Mike e The Girlfriend Experience, dalle necessità economiche dei propri protagonisti: un gruppo di squattrinati nell’America delle grandi aspettative economiche, ma dai pochi mezzi per soddisfarle, decide di compiere una rapina alla gara automobilistica Coca-Cola 600.

Come spesso avviene nei lavori di Soderbergh non c’è mai una vera sfida per i protagonisti e le complicazioni del “colpo” sono sempre imprevisti che possono essere risolti con teatralità senza troppi sforzi. Ma la carica eversiva di questi personaggi in lotta contro un sistema che li opprime, relegandoli come perdenti ai margini della società, contribuisce al capovolgimento ironico della sua saga più famosa e conferisce alla storia una carica politica non trascurabile (i dialoghi richiamano i Coen di A prova di spia ma non sfociano mai nel delirio parodistico).

Adam Driver è Clyde Logan

Il miglior Soderbergh

In Logan Lucky ogni cosa è nel posto giusto al momento giusto, non c’è mai un guizzo che lo allontana dai modelli di riferimento, eppure il regista americano si tiene a debita distanza dal citazionismo. Soderbergh riesce a restituire questo piacere con grande professionalità e con il massimo del compiacimento, imbastendo una trama ritmata ed affidando all’irresistibile banda di ladri la parte dissacrante e satirica della storia.

Per questo Logan Lucky è uno dei lavori migliori del prolifico cineasta, sicuramente uno dei più onesti e meno pretenziosi, che emerge in una carriera scostante ma ammirabile per ambizione. Come in altri suoi lungometraggi non c’è nulla di realmente profondo ma il risultato questa volta è un divertissement che finalmente conquista ed appassiona per davvero dall’inizio alla fine.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Alice nella Città

Alice nella Città | Johnny Depp arriva a Roma per presentare la web serie Puffins

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Per tutte le persone che solitamente odiano il lunedì, questa mattina hanno avuto un buon motivo per sorridere: Johnny Depp arriverà a Roma ad ottobre. La sezione autonoma Alice nella Città che si svolgerà parallelamente alla Festa del Cinema di Roma 2021, in programma dal 14 al 24 ottobre, ospiterà l’attore americano per la presentazione della web serie animata intitolata Puffins.

Entusiasmo tra i fan del trasformista Johnny Depp

Da tempo il pubblico italiano stava aspettando l’arrivo di Johnny Depp in Italia e la conferma della sua presenza per la presentazione di Puffins ha scatenato commenti e post nel mondo dei social. Prodotta da Andrea Iervolino, presidente di ILBE e da Lady Bacardi Entertainment, è uno spin-off del film d’animazione Arctic – Un’avventura glaciale.

Sarà anche una piacevolissima occasione per ripercorrere i personaggi iconici della carriera di Johnny Depp, presenti in film diventati cult, come Edward mani di forbice, La fabbrica di cioccolato, Pirati dei Caraibi, Alice in Wonderland e Alice attraverso lo specchio e tanti. Entusiasmo dei fan è stato amplificato dalle parole del produttore Iervolino, il quale ha dichiarato: “Si tratta della prima partecipazione dell’attore a un prodotto short-content, un progetto nuovo e avanguardista. Siamo orgogliosi che una figura del calibro di Johnny Depp abbia creduto nel nostro progetto e ne faccia parte attivamente, condividendo con la produzione idee e spunti creativi che daranno sicuramente un valore aggiunto ai Puffins

Leggi anche: Arrivederci professore, il film con Johnny Depp primo in classifica al box office

La trama di Puffins

I 250 episodi della durata di 5 minuti, che compongono la prima serie, sono stati realizzati in formato mobile-short content. Johnny Depp ha prestato la sua voce e i tratti somatici per dar vita a questa simpatica e coloratissima pulcinella di mare, chiamata Johnny Puff.

Durante gli episodi Johnny non sarà solo. Insieme a lui ci sarà il gruppo di amici, Tic e Tac, Didi e Pie, con i quali condivide la vita nella tribù di Puffin all’interno della tecnologica e gigante Tana di Otto, un abile tricheco, ingegnere di professione e collezionista. Dietro alle avventure del gruppo di amici, verranno toccati argomenti molto importanti per i bambini, quali l’inquinamento e la salvaguardia dell’ambiente. Ovviamente, ci sarà spazio anche per il divertimento, con simpatiche gag create dal gruppo di amici.

Leggi anche: Johnny Depp ospite di Disneyland a sorpresa (video)

Doppia location per Alice nella Città

I Direttori di Alice nella Città, Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, hanno commentato l’arrivo di Johnny Depp a Roma con queste parole: “Ci sono attori che risultano inscindibilmente legati ad alcuni dei personaggi che hanno interpretato nella loro carriera e viceversa: Edward mani di forbice, Jack Sparrow, Willy Wonka, hanno vissuto avventure così epiche grazie anche al carisma di Johnny Depp. Attori come lui hanno dato anima e corpo a personaggi entrati nell’immaginario del pubblico di diverse generazioni e per questo, nonostante il tempo che passa, rimangono tra i più amati e iconici di tutti i tempi.”

Tra le novità previste per quest’anno, anche una doppia location per gli eventi programmati per Alice nella Città. Come accadde nel 2019 con la prima europea di Maleficent – Signora del Male, oltre all’Auditorium Parco della Musica, verrà utilizzato l’Auditorium della Conciliazione per ospitare incontri e prime.

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Festa del Cinema di Roma

L’amore non si sa | In sala l’ottimo esordio di Marcello Di Noto

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Tra le preaperture della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma e in arrivo nelle sale il 19 agosto 2021, L’amore non si sa è l’opera d’esordio di Marcello Di Noto, con Antonio Folletto, Silvia D’Amico, Diane Fleri, Gianni D’Addario e Simone Borrelli.

L’amore non si sa | Musica, magia e un triangolo amoroso

Ambientato d’estate, tra località balneari, capannoni abbandonati e appartamenti caratteristici – le location prescelte sono Bari e Polignano a Mare – la pellicola fotografa uno spaccato di vita tanto colorito quanto drammatico.

Leggi anche: L’amore non si sa | Intervista esclusiva a Silvia D’Amico

Denis (Folletto) è un cantante alquanto apprezzato, dal pubblico femminile ma non solo; Nina (Fleri) è la sua più grande amica e si diletta con trucchi di magia. L’esistenza dei due trascorre senza particolari colpi di scena, almeno sino all’arrivo di Marian (D’Amico), che destabilizzerà gli equilibri e condurrà a una svolta inaspettata.

L’amore non si sa è un’opera che nasce dal desiderio di raccontare la forza dei sentimenti, di quei legami che si formano tra due o più persone e che nulla o nessuno può spezzare, nemmeno la morte.

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Diane Fleri in una scena del film.

La forza dei sentimenti e la poesia nella tragedia

Denis e Nina hanno qualcosa di unico, prezioso, indissolubile: la loro amicizia è un nido sicuro, dove possono essere loro stessi, con tutte le paure, i dubbi, i difetti. Non esistono giudizi ma solo critiche costruttive, consigli che servono ad osservare le cose da un differente punto di vista.

Sono tanti i gesti, genuini e talvolta poetici – si veda la scena della danza in riva al mare e sotto le stelle – che evidenziano l’intesa tra i due. Ed è in quei momenti che la pellicola cresce. Emozionalmente e narrativamente.

Se infatti sullo sfondo si consumano tragedie che fanno parte di una precisa realtà (che è anche la nostra), è quando queste ultime irrompono nella sfera privata dei protagonisti che si mette in moto un altro meccanismo.

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Silvia D’Amico in una scena del film.

L’amore non si sa passa così da commedia – anche se il termine va inteso nel senso meno banale possibile – a poliziesco, seppur sui generis. La violenza esibita ha il sapore di quel pulp così amato dalla cultura pop. Ma non è mai gratuita, per quanto pregnante. Ogni elemento ha lo scopo di aggiungere ciò che è necessario al fine di rendere l’anima della storia e dei suoi personaggi.

L’importanza dei dettagli che sottolineano la bravura degli interpreti

Forse anche per questo la macchina da presa indugia spesso sui dettagli. Completamente e profondamente al servizio del progetto, gli attori si mettono a nudo.

I primi e primissimi piani restituiscono una verità difficile da fingere: da qui la bravura di Folletto, della Fleri e della D’Amico, i cui sguardi non hanno bisogno di tramite, oltrepassano lo schermo e trafiggono il cuore di chi guarda.

Leggi anche: Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

Allo stesso modo abile a sfruttarne le potenzialità il regista, Di Noto, capace di carpire gli attimi giusti, di donare loro lo spazio ed arricchirli grazie anche a una fotografia magnetica e vivace.

L’amore non si sa nel “circo della vita”

I colori, a cui fanno da superficie riflettente gli eccentrici costumi, sono una parte fondante de L’amore non si sa. Come in un vero e proprio circo, si viene catapultati in una girandola di energia, passione, musica.

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Una scena del film.

Altro elemento essenziale questo, nutrito dalle performance dell’irresistibile Denis e da una colonna sonora impeccabile, nonché essenziale alla descrizione e alla splendida caratterizzazione.

Sviluppato in tre capitoli distinti, ciascuno dei quali dedicato al triangolo di figure sullo schermo, il film sfiora una serie di tematiche come la vendetta, la famiglia, l’amore (ovviamente), la lotta tra il bene e il male. Talvolta con poche battute riesce a estrarre il succo delle varie questioni, gettandole sotto la luce dei riflettori, mentre suggerisce che la vita è fatta anche di trucchi e di magia.

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Festa del Cinema di Roma

Maledetta Primavera | Tramonto di un’estate anni Ottanta

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Inserito nella sezione Riflessi della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Maledetta primavera narra le vicende di Nina (la bravissima e convincente Emma Fasano) e della sua famiglia, durante una fase di ricerca di nuovi equilibri, a ridosso di un’estate sul finire.

Maledetta primavera | Elisa Amoruso parla di amore, famiglia, estate

Prendendo in prestito la celebre canzone di Loretta Goggi, Elisa Amoruso confeziona un’opera semplice, delicata, incantevole. E la dedica alla sua famiglia, spunto principale per dare vita ai suoi personaggi.

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Micaela Ramazzotti in una scena del film.

Dopo il discusso documentario Ferragni, Unposted, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, la regista originaria di Roma, classe 1981, porta sullo schermo un trio di giovanissimi, composta da un fratello (Federico Ielapi), una sorella maggiore e la sua amica. Viene così a innescarsi un doppio binario su cui la pellicola scivola via, mentre sullo sfondo si consumano le vicende degli adulti.

Leggi anche: Una Famiglia, la recensione del film di Sebastiano Riso

Al centro di Maledetta primavera c’è soprattutto Nina. Da una parte il rapporto con il fratello minore, che tenta di proteggere e crescere a modo suo, con le sue possibilità (essendo comunque una ragazzina); dall’altra il legame con Sirley (Manon Bresch), nato con un iniziale litigio e poi sbocciato in qualcosa di più di una semplice amicizia.

Lo sguardo adolescenziale accompagna lo spettatore

Attraverso lo sguardo della giovane protagonista veniamo in contatto con la sua realtà, che non ha nulla di particolare o speciale, se non che è la sua. L’esistenza è uno snodo cruciale soprattutto all’età in cui si trovano Nina e Sirley, in piena fase adolescenziale e alle prese con situazioni familiari non proprio stabili.

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Emma Fasano e Manon Bresch in una scena del film.

Maledetta primavera si sviluppa nell’arco di qualche giorno di settembre, tra l’inizio della scuola e le ultime puntate al mare. Il mood è quello classico degli anni Ottanta. E ciò appare evidente non solo dai dettagli che compongono la cornice, quanto dal respiro che possiede la storia. Sembra di tornare indietro nel tempo ed è un piacere per gli occhi, la mente, il cuore.

Il ritorno agli anni Ottanta

Nel momento in cui partono le note della canzone da cui il titolo del film – durante una delle scene più belle e toccanti – viene automatico mettersi a cantare insieme ai protagonisti. Una serie di sensazioni ci attraversano, dalla gioia alla malinconia, dal rimpianto al ricordo. E così si innesca anche un legame con le figure dentro lo schermo, in maniera naturale e crescente.

Bravissimi e concreti, gli attori della pellicola rappresentano il valore aggiunto. La Amoruso sa come valorizzare loro e ciò che hanno a disposizione. Non a caso Micaela Ramazzotti esibisce una delle sue migliori performance. Lo sguardo della macchina da presa rende la poesia contenuta nei piccoli gesti, lo sbocciare della bellezza in un periodo di scoperte quale è l’adolescenza.

Leggi anche: Ammonite | Alla Festa del Cinema di Roma l’atteso titolo che non convince

Sebbene non riservi grosse sorprese e anzi appaia abbastanza lineare, il progetto affronta questioni importanti e sfaccettate, con una sensibilità e un’onestà di fondo più che apprezzabili.

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