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Interviste

Paul Feig presenta Ghostbusters a Roma: “Le donne hanno un umorismo diverso!”

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Dopo Spy e Corpi da Reato, Paul Feig torna a lavorare con Melissa McCarthy per il reboot al femminile del celebre franchise Ghostbusters, nelle sale italiane dal 28 Luglio 2016 grazie alla Warner Bros. In questo nuovo film la storia segue Abby ed Erin, una coppia di scrittrici semi sconosciute che decidono di pubblicare un libro sui fantasmi. La loro tesi consiste nell’affermare che questi sono assolutamente reali. Tempo dopo Erin ottiene un prestigioso incarico come docente della Columbia University. Quando il libro sugli spettri, ormai dimenticato, ricompare, diventerà lo zimbello della facoltà e sarà costretta a lasciare il lavoro. La sua credibilità è persa ed Erin decide a quel punto di riunirsi ad Abby aprendo una ditta di acchiappafantasmi. Scelta che si rivela vincente: Manhattan è invasa da una nuova ondata di spettri e non ci sarà altro da fare per il team che dargli la caccia. Feig ha presentato il film in anteprima a Roma, raccontando i momenti più importanti del processo creativo e rispondendo alle polemiche e sabotaggi di alcuni fans scontenti sul web.

Come ha affrontato la sfida di fare un remake di un film così di successo?

Mi piaceva l’idea di queste persone che credono in qualcosa che per gli altri non esiste. Le credono pazze, e sono delle outsider come i Ghostbusters originali. Queste persone vanno in giro a salvare New York e il mondo, ma vengono trattate come delle tipe fuori di testa. Poi volevo raccontare l’amicizia tra queste due persone, una che crede in qualcosa da sempre, e l’altra che è stanca di essere considerata pazza e si allontana da tutto questo anche se un tempo credeva nelle stesse cose. Il girato finale era di circa tre ore e mezza ma poi abbiamo deciso di ridurlo per fare una commedia. Era mi intenzione fare un film divertente e non drammatico.

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Come è stato lavorare con Dan Akroyd?

Dan è stato sempre il mio eroe della commedia, sapevo che lui aveva in mente da tanto questo progetto, ma non riusciva a trovare la luce. Quando Ivan Reitman mi ha coinvolto sono stato molto felice e ho provato a dargli anche dei suggerimenti per lo script. Dan comunque è stato un grande sostegno per tutto il film, ha partecipato a molte riprese di prova e non lo ringrazierò mai abbastanza.

Le piace lavorare con le donne, come mai? E secondo lei il terrorismo potrebbe essere considerato un nuovo fantasma contro cui combattere?

A molte donne divertenti non è stata data l’opportunità di farsi notare, e nelle commedie americane spesso queste sono a servizio degli uomini con il ruolo di persone cattive, eccessive, iper-perfettine o pesanti. Conosco così tante donne divertenti e con un senso di umorismo diverso, non vorrei generalizzare ma mi piacciono molto le commedie al femminile. Questa è una commedia per tutti, e vorrei che un uomo vedendo il poster al femminile pensasse che le persone divertenti sono persone divertenti, a prescindere dal sesso. A volte le commedie al maschile tendono ad essere più aggressive e non rispecchiano il mio modo di lavorare.

Mi piace la scienza, l’idea che una persona sola con un piano negativo possa sfruttare la scienza per riportare attività paranormali sulla Terra. La trovo un’idea molto più spaventosa dell’idea che alcuni Dei possano portare alieni o fenomeni strani sulla Terra. Un estraneo porta avanti dei piani cattivi e nella sua semplicità questo fa molta più paura.

Come è nata la collaborazione con Sigourney Weaver e le altre star?

Quando abbiamo finito la prima stesura della sceneggiatura la mia co-sceneggiatrice ha avuto l’idea di coinvolgere gli attori del primo film. Bill Murray per il ruolo dello scettico…all’inizio aveva detto di non voler fare nulla ma quando gli abbiamo proposto questo cameo gli è piaciuto tantissimo. Appena ha letto la sceneggiatura non ha accettato, e per la precisione fino a due giorni prima di girare quelle scene non sapevamo se le avrebbe fatte. Lui è famoso per non essere facile da inchiodare e per la sua imprevedibilità. Però quando ha saputo del progetto con un cast al femminile è stato da subito entusiasta e in parte ha suggerito lui la Wiig e la McCarthy come protagoniste. Anche Sigourney era molto felice, voleva recitare con l’accento tedesco, era entusiasta fin dall’inizio. Prima avevamo pensato un ruolo cameo diverso e poi abbiamo modificato il ruolo ed è diventata la mentore della Holtzmann (Kate McKinnon).

I caratteri delle protagoniste sono rimasti fedeli alla sceneggiatura o con le attrici poi avete cambiato qualcosa?

Prima di fare il casting, in fase di sceneggiatura non avevamo nessuno in mente, ma solo l’idea di quattro personalità molto diverse e distinte fra di loro e poi piano piano io ho pensato a Melissa perché ci avevo già lavorato. La comicità di Leslie (Jones) è perfetta e, anche se all’inizio volevo dare quella parte a Melissa poi ci ho ripensato. Una volta fatto il casting i personaggi sono stati riadattati, abbiamo preso meglio le misure a seconda della voce dell’attrice o quello che le attrici stesse volevano creare perché il personaggio gli fosse cucito addosso.

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Il primo trailer ha ricevuto moltissimi Dislike su YouTube, cosa ne pensa? E non crede che con tutte queste eroine al femminile al cinema si rischi di cadere nel clichè?

Per il trailer c’è stata una vera campagna da parte di coloro a cui non piaceva proprio l’idea del film e hanno spinto questi dislike con voti multipli e altri stratagemmi. Ci saranno state anche persone reali che non hanno apprezzato il trailer, ma un numero così elevato è strano. Il primo trailer è stato uno sguardo a qualcosa di mai realizzato prima e il giudizio sul film forse più duro e pesante. Ma poi abbiamo fatto vedere il trailer in vari cinema e l’accoglienza è stata molto buona. Su internet può spingere in una qualche direzione quello che non piace, ma la riposta del pubblico invece è sembrata positiva.

Non c’è alcun tipo di pericolo nel fare molti film su eroine al femminile, non sono preoccupato per niente di questo perché si tratta di raggiungere l’ uguaglianza. Attualmente i ruoli femminili di qualità sono inferiori ai ruoli maschili di qualità. Oggi c’è ancora un grosso squilibrio e bisogna puntare alla parità.

Ghostbusters è una passione che dura nel tempo, con molti fan club che fanno fan film etc…cosa ne pensa?

Non posso parlare per la Sony, ma mi auguro che dia sostegno a quello che fanno i fan di Ghostbusters. Questi sono il più meraviglioso gruppo di persone che abbia mai visto. Ho notato la loro passione anche ad eventi come il Comic Con e hanno anche un aspetto molto sociale e di beneficienza andando a visitare bambini malati e facendo cose positive per la società. Tutti possono avere un opinione sul film, ma non ho sperimentato niente di negativo da parte dei veri fan di Ghostbusters per questo progetto rispetto a quello che mi è arrivato da internet e credo non venga da veri rappresentanti dei fan.

TRAILER GHOSTBUSTERS

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Interviste

Paolo Genovese rivela il suo rituale: “Lo faccio da quando avevo 14 anni” | Intervista esclusiva

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PAOLO GENOVESE

Intervista a Paolo Genovese – Newscinema.it

Il 30 Settembre Paolo Genovese è stato ospite alla prima edizione di Castiglione del Cinema. Lo abbiamo incontrato ed ecco cosa ci ha raccontato in una video intervista esclusiva.

Sul palco con il Direttore Artistico Emanuele Rauco, il regista di successi come Tutta Colpa di Freud, The Place, Immaturi e Perfetti Sconosciuti, ha tenuto una masterclass a Castiglione del Cinema 2023 per parlare del mestiere del regista, di cinema e della sua carriera. A fine Ottobre sarà alla Festa del Cinema di Roma con la serie tv Leoni di Sicilia, solo ultimo lavoro che andrà in onda su Disney+, ma ricordando i suoi esordi ha raccontato soddisfazioni e delusioni con umiltà e sincerità.

Incantesimo Napoletano è stato il primo corto che ho fatto in assoluto ed è stato selezionato al Festival di Locarno. Lì davano molta attenzione ai giovani poiché i corti selezionati venivano proiettati prima dei film importanti in una piazza che è probabilmente il più grande cinema all’aperto del mondo. Nemmeno quando ho vinto il David ero così emozionato e quando è toccato a me il corto è stato proiettato completamente sfocato per un errore tecnico. Mi veniva da piangere, eppure ho vinto con la motivazione che avevo avuto il coraggio di aver raccontato una storia di disagio per la tecnica del fuorifuoco e mi ha segnato per sempre”.

Il “piccolo rituale” di Paolo Genovese

“Ho cominciato a scrivere le mie primissime cose a 14 anni forse 13, perchè mi regalarono una Olivetti Lettera 32 con cui cominciai a giocare. Da allora la prima scena di tutti i miei film io la scrivo con quella Olivetti Lettera 32, è il mio piccolo rituale. Solo la prima scena, perchè altrimenti mi ci vorrebbe più tempo a scriverla che a pensarla” ci ha rivelato in una video intervista che potete vedere per intero qui sotto grazie al nostro canale YouTube MADROG (se non siete ancora iscritti cliccate qui, è gratuito e sarete aggiornati sui vari nuovi video pubblicati di cinema e serie tv).

“In Italia si fa poca cultura in generale, ma soprattutto poca cultura del cinema e quindi i vari valorosi direttori di festival che si sobbarcano l’onere di organizzare questi eventi per fare in modo che i professionisti del grande schermo possano incontrare il pubblico e trasmettere l’esperienza diretta e la passione per questa arte credo sia veramente importante e un modo per avvicinare il pubblico al cinema” ha osservato il regista romano, riflettendo sul modo per riportare i giovani in sala.

Come riportare i giovani al cinema

“Quando si conosce si ama, conoscere la storia del cinema, quanto amore e quanta passione c’è dietro a un film probabilmente ti fa venire voglia di vederlo nel suo massimo splendore. I film sono pensati per essere proiettati in una sala cinematografica, sia per la qualità dell’audio e del video, sia per la condivisione delle emozioni con il pubblico, sia per potersi prendere due ore di tempo e farsi raccontare una storia” ha detto.

“Per i giovani sicuramente c’è la concorrenza delle piattaforme che ben venga, un nuovo modo di fruire le storie con tv, iPhone o iPad in qualunque momento e luogo. Non lo demonizzo, va benissimo, ma dobbiamo preservare la sala cinematografica perchè l’emozione che ci dà un film in sala non sarà mai equiparabile un film a casa o su lo smartphone. Inserire nelle scuole dei corsi di cinema credo sia qualcosa di fondamentale, se ne parla da tanto ma non si è fatto molto. La cultura è l’unico modo per riavvicinare i giovani, come la musica o il teatro. Poi ovviamente c’è anche una responsabilità da parte degli autori perchè comunque non è un automatismo, faccio un film che il pubblico deve vedere. Noi autori dobbiamo meritarci il pubblico, e quindi abbiamo la responsabilità di raccontare storie interessanti e accattivanti” ha aggiunto Genovese.

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Festival

Svevo Moltrasio: “Mi piacciono i film che lasciano in sospeso” | video intervista a Castiglione del Cinema 2023

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Svevo Moltrasio Gli Ospiti

Svevo Moltrasio a Castiglione del Cinema – Newscinema.it

Svevo Moltrasio, famoso youtuber e regista italiano, ha presentato in anteprima a Castiglione del Cinema 2023 il suo primo film Gli Ospiti. Lo abbiamo intervistato ed ecco cosa ci ha raccontato.

Dopo un percorso produttivo tortuoso e un crowdfunding riuscito, Svevo Moltrasio riesce a portare in sala il suo primo film, gli Ospiti, che arriverà nelle sale il 12 Ottobre 2023. L’anteprima ha avuto a luogo a Castiglione del Lago in occasione della prima edizione della rassegna cinematografica Castiglione del Cinema, a cura del Direttore Artistico Emanuele Rauco.

Il famoso youtuber italiano che ha iniziato la sua avventura sul web raccontato la vita degli italiani in Francia, dopo aver vissuto molti anni a Parigi, è tornato in Italia per provare a rivoluzionare il cinema italiano che spesso non è abbastanza coraggioso da dare fiducia a progetti indipendenti.

La video intervista a Svevo Moltrasio

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Svevo Moltrasio sulle sponde del Lago Trasimeno subito dopo la proiezione de Gli Ospiti al Nuovo Cinema Caporali, una sala di riferimento per Castiglione del Lago che ha riaperto dopo una ristrutturazione capillare durata anni.

“Ho sempre scritto, diretto e montato da solo fin da quando facevo i corti a vent’anni. Quindi faccio fatica a non farlo, ho bisogno di avere il controllo totale di tutto e finché sono progetti indipendenti ci riesco. Poi la scrittura e il montaggio sono le fasi che preferisco” dice Moltrasio nella video intervista.

Gli Ospiti: di cosa parla

Durante una nottata in un casale nella campagna romana, dieci personaggi, perlopiù amici sui 30 e 40 anni, sono costretti a un confronto a suon di attriti, incomprensioni e sorprese che li metteranno a più riprese uno contro uno, tutti contro uno e uno contro tutti. Un film che ricorda le litigate del cinema di Muccino, o la struttura narrativa di Perfetti Sconosciuti e le commedie alleniane, ma denuncia una forte identità d’autore.

Moltrasio non nasconde le influenze di cineasti che ama da sempre come Woody Allen, Roman Polanski, ma spera di proporre le storie con una cifra stilistica personale. “Questo è un film in cui i personaggi si confrontano costantemente, e ho inserito temi di attualità proprio per rendere tangibile la scrittura di questo gruppo che si muove anche tra gli stereotipi volutamente” ha sottolineato.

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Interviste

Ferzan Ozpetek riceve le Chiavi della Città di Gragnano | “Tre film sul cibo presto su Netflix”

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Ferzan Ozpetek consegna delle chiavi della città di Gragnano

Il Sindaco Nello D’Auria e il regista Ferzan Ozpetek alla Consegna delle Chiavi della Città di Gragnano – Fonte: Instagram Nello D’Auria

In occasione della 21^ edizione della celebrazione della Pasta di Gragnano IGP è stato premiato il regista, sceneggiatore e scrittore Ferzan Ozpetek con la cittadinanza onorario e le Chiavi della città di Gragnano.

L’ultima giornata della 21^ edizione della kermesse gastronomica Gragnano Città della Pasta ha visto la presenza del regista di sangue turco e di cuore italiano, Ferzan Ozpetek. Lo sceneggiatore e scrittore ha preso parte al convegno intitolato “Pasta e cinema: la pasta nel cinema, un’icona dell’Italia nel mondo. Gragnano Città di Pasta e Cinema”.

Interessanti e sorprendenti sono state le dichiarazioni fatte da Ozpetek nel corso dell’evento, il quale ha parlato del rapporto con il cibo, elemento fondamentale nei suoi film. Delle lavorazioni avvenute a Lecce durante le riprese del film Mine Vaganti e per concludere, l’inedito progetto acquistato (e presto disponibile) da Netflix, incentrato sul cibo in Turchia.

La presenza fondamentale del cibo nei film del regista

Gli appassionati della cinematografia del regista turco Ferzan Ozpetek, sono a conoscenza di quanto sia fondamentale la presenza del cibo nei suoi film. Le famose tavolate impreziosite da pietanze di ogni genere, sono il momento di massima aggregazione tra i personaggi che prendono parte alle sue storie. Il regista a tal proposito, ha spiegato che l’amore per il buon cibo parte dalle sue origini, da quando viveva in Turchia con la sua famiglia.

“Dipende dalla mia infanzia a casa mia a Istanbul c’erano sempre tre tavole: una in cucina, una in salone e una in terrazza e c’era sempre tanta gente. Era vietata la discussione a tavola. A tavola non si doveva mai discutere, la condivisione del cibo era importante. Nel primo film “Bagno Turco” ho messo varie tavolate, ma senza pensarci, d’istinto.”

Successivamente, parlando degli altri titoli diretti in questi anni ha aggiunto: “Nei miei film successivi, il cibo è sempre stato molto importante. Quando ho fatto Le fate ignoranti., mi ha chiamato un prete e mi ha detto: “Ma com’è religioso il suo film”. E gli ho detto: “Mah, Le Fate Ignoranti…”. E il prete ha risposto: “Si perché la tavolata dà il senso della condivisione che è molto importante.” Oggi mi mandano su Instagram le foto della tavolata e le persone scrivono “La tavolata alla Ozpetek” e anche alcuni ristoranti mi chiedono il permesso di fare le tavolate alla Ozpetek e io dico che non c’è problema.”

Mine Vaganti | le tavolate della famiglia Cantone

In merito al film Mine Vaganti ambientato a Lecce, il regista Ferzan Ozpetek ha raccontato le difficoltà incontrate nel girare alcune delle scene più importanti del film. Altro ricordo condiviso con il pubblico presente in sala è stata la sua esperienza in un noto pastificio leccese, impiegato nella storia della famiglia Cantone.

“Nel film Mine Vaganti, nella famosa scena del cibo che all’epoca ho girato in pellicola, la dovevamo girare in due giorni e invece l’ho fatto in una giornata. In un lato del salone, c’era una cucina dove cucinavano in continuazione, perché volevo che il cibo sembrasse vero. Gli attori erano obbligati a mangiare e non potevano far finta di mangiare, odio quando fanno finta di mangiare.”

In merito all’aspetto pratico, Ozpetek ha parlato delle difficoltà incontrate nel girare le scene a tavola: “C’erano due macchine da presa che giravano intorno. C’era la scena di Elena Sofia Ricci che prende la pasta, mangia e dice la battuta, quando poi la rigiri lei fa la stessa cosa, è abbastanza faticoso recitare mangiando, però è una delle scene che è stata memorabile. Sono venuti due miei amici americani e mi hanno detto: “ma come fanno i tuoi attori a mangiare e recitare con questi tempi?”.

Mine Vaganti | l’amore per la pasta nel cuore di Lecce

L’ottavo film di Ferzan Ozpetek, Mine Vaganti girato nel 2010 ha visto il regista scegliere la città di Lecce per ambientare il dramma familiare della famiglia Cantone, nota per essere proprietaria di uno storico pastificio, famoso per il formato della ruota pazza.

“Quando mi era venuta l’idea di fare Mine Vaganti, ho scelto di ambientarla a Lecce, perché l’anno prima ero stato premiato e me ne ero innamorato. Sono andato in visita a un pastificio, da Benedetto Cavalieri, che fa una pasta molto particolare, che non scuoce mai. Loro hanno inventato la ruota pazza. Sono andato nella vecchia fabbrica in disuso e ho trovato un signore ottantenne molto anziano che stava in questo posto abbandonato molto triste.”

Come potete vedere nella clip tratta dal film, Ozpetek ha continuato dicendo: “Guardi io e i miei amici e le mie amiche eravamo seduti qui, tutti nudi ad impacchettare la pasta, perché faceva tanto caldo” E lui mi ha detto quella battuta che viene detta da Ilaria Occhini: “quando impacchettavo dicevo, chissà a quale tavola andrà questa pasta, chi la mangerà”. Quando siamo andati nella fabbrica dove abbiamo girato, io ogni tanto assaggiavo la pasta cruda che passava ed ho messo questo momento anche nel film.”

Ferzan Ozpetek a Gragnano

Il regista Ferzan Ozpetek con le Chiavi della Città di Gragnano – Fonte: Instagram

Il rapporto tra Ferzan Ozpetek e la città di Gragnano

In relazione sempre alla storia di Mine Vaganti, dopo la versione cinematografica è arrivata quella teatrale, che ha visto lo spettacolo andare in giro in tutta Italia. Mantenendo la storia originale, l’unico cambiamento apportato è stato in riferimento alla città scelta per ambientare i drammi dei Cantone.

“La città di Lecce, la sua atmosfera mischiata con la pasta ha funzionato molto. Poi quando sono passato a farlo al teatro, all’improvviso mi sono trovato davanti a degli attori, che erano napoletani o che sapevano parlare napoletano come la Minaccioni. Mi sono detto, oggi se la ambiento a Lecce e se qualcuno dice che il figlio di quella è gay rispondono chi se ne frega. Nella conferenza stampa ho detto se la ambiento a Gragnano, non sarà una città così enorme, magari si potrebbe sentire facilmente in giro e da lì ho ricevuto i messaggi del vostro Sindaco.”

Ferzan Ozpetek a Gragnano

Il regista Ferzan Ozpetek ospite dell’evento dedicato alla Pasta a Gragnano – Fonte: Instagram

I nuovi progetti di Ferzan Ozpetek per Netflix

Ed infine, chicca che ha portato grande fermento ed entusiasmo nei fan del regista italo turco, è stata la notizia di un progetto formato da tre film incentrati sul cibo in Turchia. I diritti di questi tre approfondimenti sono stati acquistati dalla piattaforma streaming Netflix.

“Adesso ho fatto una trilogia di Istanbul sulle tavolate, perché una mia amica, la Mina della Turchia, la grande cantante Sezen Aksu mi ha detto: “perché non fai il film su questa bevanda che è il rakı insieme agli antipasti che si mangiano e si condividono?” Ho fatto questi tre film molto interessanti, che sono stati acquistati da Netflix re andranno in onda tra poco. La tavolata è un momento di condivisione.”

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