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Golden Globes 2015, dieci eclatanti esclusioni

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Molto spesso i Golden Globes vengono visti da registi, attori e produttori come la fisiologica anticamera degli Oscar, in maniera tale da capire quali sono le pellicole potenzialmente vincitrici nella tanto ambita competizione e quali invece, nonostante buone recensioni e ottimi incassi, non sono riuscite a far breccia nel cuore dei giurati. Anche questo ultimo anno la lista finale delle candidature non ha mancato di sollevare una marea di polemiche sugli esclusi eccellenti. Ecco una lista delle dieci decisioni che probabilmente nessuno aveva previsto.

10. THE END OF THE TOUR di James Ponsoldt

Pare che sia proprio arrivata alla sua naturale conclusione la corsa alle statuette per il nuovo film di James Ponsoldt, biopic sull’appassionante vita dello scrittore e romanziere David Foster Wallace. Allo stato attuale, solo gli Indipendent spirit awards hanno dimostrato interesse e apprezzamento per il film e per la splendida interpretazione di Jason Segel. In questo caso la giuria dei Golden Globes ha deciso di puntare su altro.

9. BY THE SEA di Jolie-Pitt

Chi sperava che la rinnovata coppia (su schermo e nella vita reale) Angelina Jolie / Brad Pitt sarebbe bastata a fare incetta di premi e statuette, deve ricredersi. Purtroppo la terza fatica della bella attrice statunitense dietro la macchina da presa non ha pienamente convinto la critica specializzata, che ha bocciato la pellicola in un coro di unanime dissenso. A questo punto è chiara la decisione dei giurati. Nessuna nomination per By the Sea.

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8. THE WALK di Robert Zemeckis

Il nuovo film del regista di Ritorno al Futuro sembra aver raggiunto un buon consenso da parte di pubblico e stampa, grazie al suo ritmo teso e adrenalinico. Nonostante alcune splendide sequenze, come la camminata mozzafiato del protagonista, sospeso in aria tra le Twin Towers, la pellicola ha parecchi momenti di noia e stallo che ne compromettono la complessiva riuscita. Nessuna nomination per Zemeckis quindi, che a questo punto vede affievolirsi anche le speranze per eventuali candidature agli Oscar.

7. STRAIGHT OUTTA COMPTON 

L’Universal ha raggiunto un gigantesco successo con il suo nuovo biopic “gangster” Straight outta compton, collezionando una serie di pronostici positivi per una eventuale candidatura alla statuetta d’oro. Nonostante qualche giorno fa i riconoscimenti SAG abbiano dato credito delle credibili interpretazioni degli attori protagonisti, sembra che le speranze siano destinate a svanire per quanto riguarda i Golden Globes. Nessuna nomination per il film di F. Gary Gray.

6. JOHNNY DEPP e il suo James Bulger

Riuscirà finalmente Leonardo DiCaprio a portarsi a casa la tanto attesa statuetta d’oro per la sua interpretazione in The Revenant, nuova pellicola del messicano Iñárritu ? Non lo sappiamo ancora, ma la corsa sarà decisamente più facile dopo che uno dei favoriti per la corsa agli Oscar, ovvero il sempre oscuro e carismatico Johnny Depp, è stato completamente snobbato ai prossimi Golden Globes per il suo ruolo nel non del tutto riuscito Black Mass. Il team dietro alla pellicola dovrà quindi sperare di avere più fortuna con i giurati dell’Academy, dato che la competizione di Redmayne, Bryan Cranston e Fassbender si fa sempre più pressante.

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5. STEVE JOBS di Danny Boyle

Nonostante il nuovo biopic di Danny Boyle non sia stato del tutto trascurato dai giurati, ricevendo nomination per la miglior sceneggiatura (Aaron Sorkin), miglior attrice non protagonista (Kate Winslet) e miglior attore in un “drama” (Michael Fassbender), la pellicola è stata completamente ignorata per quanto riguarda i riconoscimenti di miglior film e miglior regia. Molto più rosei, invece, i pronostici per quanto riguarda le scelte per gli Oscar.

4. STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

Disney e Lucasfilm hanno deciso di non proiettare prima della sua uscita ufficiale nelle sale la nuova attesissima pellicola diretta da J.J. Abrams, condannandola così alla naturale esclusione dalla prossima edizione dei Golden Globes. Nonostante ciò, siamo fiduciosi che il settimo capitolo della saga fantascientifica più famosa di sempre potrà essere meritatamente considerato in vista del prossimo anno.

3. SICARIO di Denis Villeneuve

Il nuovo film di Denis Villeneuve è, a detta di chi scrive, una delle pellicole più interessanti e riuscite degli ultimi anni, grazie ad una sceneggiatura violentemente realistica e a delle interpretazioni eccezionali da parte di Josh Brolin, Benicio Del Toro ed Emily Blunt. Purtroppo anche Sicario è stato completamente ignorato dal comitato di giuria dei Golden Globes. Peccato ! La splendida fotografia di Roger Deakins avrebbe meritato più di un riconoscimento. Confidiamo a questo punto nei membri dell’Academy.

2. CHARLIZE THERON e Furiosa

Mad Max: Fury Road, ultimo spettacolare capitolo della saga milleriana, ha ricevuto diverse meritate menzioni in alcune delle più importanti categorie. Nonostante ciò, sembra che nessuno dei giurati si sia ricordato della splendida e impeccabile interpretazione di Charlize Theron nei panni di Furiosa. A rubare la scena sono state invece le due protagoniste di Carol, pellicola sull’amore lesbico che ha letteralmente conquistato la critica americana.

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1. Il cast di SPOTLIGHT

Per gran parte della critica specializzata Spotlight è stato il re indiscusso di questo 2015. A rendere la pellicola davvero speciale, oltre alla sempre efficace sceneggiatura, è stato sicuramente lo straordinario cast di attori che, dal ruolo più importante a quelli minori, è riuscito nello scopo di caratterizzare perfettamente tutti i personaggi presenti su schermo. Nonostante la pellicola sia stata candidata nelle sezioni di miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura, nessuno degli attori (neanche uno !) è riuscito a ottenere una nomination. Un caso che ha già fatto discutere molto.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

TFF 37: un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc

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torino film

Il 37° Torino Film Festival (22-30 novembre) annuncia un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc dal titolo “L’unica cosa che ho è la bellezza del mondo”, composto da quattro documentari e dalla conversazione con lo scrittore e filosofo Franco “Bifo” Berardi.

Si tratta di un’ulteriore riflessione rispetto a quanto affrontato lo scorso anno nel focus TFFdoc/apocalisse: in questo periodo connotato dall’attesa della catastrofe e angosciato dall’ urgenza di evitarla, TFFdoc ha deciso di concedersi il tempo di fermarsi a contemplare ciò che abbiamo intorno, di godere del piacere dello stare nel mondo.

“L’esaurimento non concerne solo le risorse fisiche ma anche l’energia nervosa della popolazione il cui cervello tende all’ esplosione psicotica” (Franco “Bifo” Berardi, L’esaurimento, Nero Magazine, 2019); noi riteniamo che la bellezza, sottraendoci alla logica dell’accumulo, ci possa salvare.

Incontro con Franco “Bifo” Berardi 

Franco “Bifo” Berardi, l’autore di Dopo il futuro. Dal futurismo al cyberpunk (2013), Il secondo avvento. Astrazione apocalisse comunismo (2018), e Futurabilità (2019), terrà un incontro abbinato alla proiezione del documentario di Christian LabhartPassion – Beetwen Revolt and Resignation, con l’obiettivo di guidare lo spettatore e aiutarlo a orientarsi nella follia del mondo contemporaneo, travolto dal global warming, dal consumo eccessivo di merci, dalle continue guerre “locali” e dalle migrazioni senza sosta, che provocano le diseguaglianze globali.

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Comme si, comm ça diretto da Marie-Claude Treilhou

Nel suo studio pieno di libri Michel Deguy, uno dei più grandi poeti viventi, continua senza tregua a lanciare sfide, a inventare un pensiero critico, a plasmare e trasformare il linguaggio. Adottando la stessa compostezza formale del poeta, il documentario si pone un obiettivo ambizioso: a partire da una conversazione frontale immergersi nel profondo della scrittura poetica, nel vivo del suo pensiero “ecopoeticologico”.

Time and Tide diretto da Marleen Van Der Werf

La quiete della natura. Il piacere dello stare nel mondo. La macchina da presa segue i movimenti del vento che accarezza un paesaggio che diviene emotivo.

Últimas Ondas diretto da Emmanuel Piton

Da qualche parte nel nord della Spagna. Un viaggio psicologico e geografico in quei luoghi che sono tornati selvaggi, un’elegia degli esseri che li hanno segnati con il loro passaggio. Un film di fantasmi che raccontano storie di un tempo che non c’è più.

L’ultimu sognu diretto da Lisa Reboulleau

Nel cuore della foresta corsa, nel centro dell’isola, una donna vaga di notte. Le sue partite di caccia sono oniriche e negli occhi delle bestie che uccide le viene rivelato il futuro funesto degli abitanti del suo villaggio. Lei è una mazzera.

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Cinema

RomaFF14: Judy, una toccante Renée Zellweger è Judy Garland nel biopic di Rupert Goold

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judy recensione

A soli tredici anni Frances Ethel Gumm, poi in arte Judy Garland, viene messa sotto contratto dalla MGM e lanciata verso quella che dovrebbe essere una brillante carriera costellata di successi. E i successi arriveranno, in primis quel Mago di Oz che la condurrà attraverso il sentiero dorato e poi sotto i riflettori del successo, ma arriveranno di pari passo anche i tanti fallimenti e momenti bui, a connotare un’esistenza che finirà di brillare precocemente a soli 47 anni.

judy film

Rupert Goold, regista inglese specializzato in teatro, adatta per il grande schermo il dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, e cuce addosso a un’ottima Renée Zellweger i panni “striminziti” di una stella del cinema hollywoodiano “nata in un baule, nelle quinte di un teatrino di provincia”, e schiacciata dalle regole e dai paradossi del suo stesso successo. Raccontando l’ultima tournee della diva nel night club londinese Talk of the Town, Goold tratteggia la stella, il talento, la voce luminosa, ma anche tutte le ansie, le dipendenze, le depressioni sperimentate a ciclo continuo dall’attrice statunitense. Nel mondo patinato dello spettacolo e sotto le luci di proscenio, Judy racconta i risvolti tragici della storia di una bambina cresciuta troppo in fretta, svezzata a regole ferree e pillole (per spezzare la fame, dormire, tranquillizzarsi – dipendenze poi mai del tutto abbandonate) divenuta una giovane diva osannata ma letteralmente sbranata dai propri demoni interiori e dalla sofferenza. Una sofferenza a cui nemmeno l’amore viscerale per i figli o per l’ultimo marito Micky Deans riuscirà a strapparla. 

Curiosità: Tutti i volti di Londra al cinema

Renée Zellweger si cala a pieno regime, con trasporto e partecipazione espressiva ed emotiva nella bravura così come nei tic e nel male di vivere della celebre interprete di Dorothy, e ne porta alla luce tutti i tratti salienti di quella profonda insicurezza e senso di smarrimento che ne sanciranno poi l’uscita di scena e la precoce scomparsa. Sempre più dipendente da alcol e pillole, meno affidabile e assicurabile, e dunque spendibile per il mercato del crudele e impietoso showbiz, la minuta Judy pagherà a proprie spese il conto di quel mondo luccicante che non ammette fragilità, tentennamenti, diversità, e che è pronto a darti il benservito tra uno spettacolo e l’altro.

Renee Zellweger Judy

Renee Zellweger in Judy

Goold dal canto suo dirige con sensibilità e trasporto, sfruttando l’alternanza di tempi storici che tra ’39 e ’69 sanciscono inizio e fine di questa vita drammatica, il dettaglio (la vita privata) e la panoramica (la vita pubblica) di un’eroina bella e fragile, avvolta dalle spire del successo e rimasta molto probabilmente impigliata in quella ricerca del sogno e di quel luogo magico, oltre l’arcobaleno, dove i sogni riescono in qualche modo anche a diventare realtà (senza che la realtà torni poi a spezzarli) “Somewhere over the rainbow Way up high And the dreams that you dream of Once in a lullaby”. 

Lo sapevi che: Il Mago di Oz diventa un film horror

Nell’adattamento per il grande schermo del dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, Rupert Goold dirige un’ottima Renée Zellweger in Judy, che racconta l’ultima tournee di Judy Garland attraverso luci e ombre di un talento precocemente spezzato dalla malia controversa del successo. Un biopic onesto che ripercorre il sentiero di un’esistenza tragica senza insistere nel pietismo o nel sentimentalismo, ma cercando piuttosto di disegnare il complesso ritratto di bambina, e poi donna, nascosti dietro al volto inquieto della diva.

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Cinema

RomaFF14: Honey Boy, l’infanzia traumatica di Shia LaBeouf

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honey boy recensione

Otis (interpretato dai bravi Noah Jupe nella versione bambina e Lucas Hedges in quella adulta) è un dodicenne prodigio, un talento indiscusso sui set, ma anche un Honey Boy (dolce bambino) come lo chiama il padre alcolista e tossicodipendente (interpretato da Shia LaBeouf) che gli fa da accompagno e “manager”. Padre e figlio vivono in un comprensorio popolare circondati da prostitute e gente che, proprio come loro, vive alla giornata e si ritrova sempre nello stesso cortile.

honey boy

Honey Boy

Divenuto adulto e alle prese con un’avviata carriera da stuntman ma una vita sempre più scombinata, Otis ripercorrerà mentalmente l’infanzia turbata e disturbante vissuta accanto a quel padre problematico e incapace di fare il genitore, e proiettata tutta nel sogno di sfondare mettendo a frutto il suo talento per riscattare quella vita ai margini e anche in qualche modo l’esistenza di quel padre sgregolato e “bambinesco” ma in fondo buono. Cresciuto troppo in fretta e costretto nel paradosso a fare da genitore al proprio padre (sostenendolo anche economicamente con il suo lavoro sul set) Otis è bambino di grande sensibilità e talento che incanalerà nella sua vita adulta tutte le intemperie e le fratture di quell’infanzia, caratterizzata dalla mancanza di punti di riferimento adulti e affidabili, e dalla mancanza di una famiglia unita e di amorevole supporto. 

Storia di formazione autobiografica scritta dallo stesso attore Shia LaBeouf durante un periodo di in clinica per disintossicarsi dall’alcol, Honey Boy è una dura storia di precoci talenti e infanzie spezzate che trova in Shia LaBeouf (estremamente in parte nei panni del padre) e nel piccolo Otis (sguardo a un tempo dolce e sveglio)  il giusto confronto emotivo per parlare in maniera toccante ma non retorica, coinvolgente ma non ricattatoria di famiglie disfunzionali e rapporti padre-figlio burrascosi. Una tematica già ampiamente affrontata nel cinema (più o meno indipendente) ma che nell’occhio dell’esordiente regista israelo-americana Alma Har’el (già autrice di video musicali e documentari) lo sguardo giusto e il giusto equilibrio tra partecipazione e oggettività per indagare il cuore di quelle mancanze che creano dipendenze, e di quei circoli esistenziali viziosi che più si originano precocemente e più sono – in assoluto – difficili da spezzare.

honey boy lucas hedges

Lucas Hedges nel film Honey Boy

Alma Har’el realizza un’opera intima e a suo modo toccante che parla di metabolizzazione del dolore, di imparare a lasciar andare il rancore, e di quel “seme che deve distruggersi per diventare fiore”. Un film piccolo ma onesto che ha tutte gli elementi del film indipendente di qualità e che poggia gran parte del suo carattere emotivo sull’interpretazione funzionale di Shia LaBeouf e del piccolo Noah Jupe.

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