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Serie tv

I 5 peggiori finali delle serie tv

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La scorsa settimana ci siamo concentrati sui cinque migliori finali delle serie tv: Six Feet Under, Dawson’s Creek, Smallville, Sex and the City e Lost. Cinque serie capaci di rimanere impresse nei cuori di milioni di telespettatori grazie a storyline intelligenti, cast a dir poco perfetti e finali assolutamente adeguati alle centinaia di puntate che li hanno preceduti. Ora è arrivato il momento però di vedere il rovescio della medaglia, ovvero quelle serie che abbiamo seguito fedelmente per anni e anni senza perdere neanche una puntata e che proprio sul finale ci hanno fatto esclamare: Cosa? Tutto qui? Sei stagioni, cento puntate, sei anni di vita per vedere questo finale? Purtroppo spesso succede. Come dicevamo nello scorso articolo la dura legge del marketing “costringe” i produttori delle serie tv americane a battere il ferro finché è caldo: così le iniziali quattro stagioni diventano otto, alcuni protagonisti se ne vanno e l’essenza del telefilm originale viene privata di qualsiasi coerenza. Ma è inutile scadere in moralismi, logicamente dietro ogni produzione televisiva americana vi sono investimenti di milioni e milioni di dollari, quindi è logico che ad un certo punto la passione e l’originalità delle prime serie scada in una ricerca ostinata di bizzarri modi per prolungare a tutti i costi lo show. Basti pensare a Glee (le prime dieci puntate della prima stagione sono esilaranti) divenuto ormai un monotono e banale musical interpretato da ragazzi bellocci o One Tree Hill finito a raccontare dei problemi di peso degli allora coprotagonisti o The Vampire Diaries passato da telefilm di vampiri ad un Dawson’s Creek in salsa “dark”. Purtroppo succede. Così noi di NewsCinema dopo avervi regalato la lista dei cinque migliori finali delle serie tv abbiamo deciso di concludere il nostro progetto proponendovi le cinque peggiori conclusioni dei telefilm. Potete trovare qui sotto i cinque peggiori finali delle serie tv stilati dalla redazione di NewsCinema.

5) ONE TREE HILL : Creato nel 2003 da Mark Schwahn One Tree Hill è l’unico ed indiscutibile erede di Dawson’s Creek. Caratterizzato da un cast perfetto e da un binomio emozione/divertimento efficace One Tree Hill è uno di quei tanti telefilm eccessivamente prolungati: basti pensare che dopo l’uscita di scena dei due protagonisti, Lucas e Peyton, la serie è proseguita per oltre tre stagioni, arrivando a nove stagioni e 187 episodi, con risvolti talmente surreali da toccare l’assurdo. Il finale non è dei più pessimi, ma l’assenza di Lucas e Peyton e l’eccessivo allontanamento dallo spirito originale del telefilm ne sanciscono il fallimento:

4) X FILES : Ideato da Chris Carter nel 1993 X-Files è una delle serie più apprezzate della storia della televisione. Caratterizzato da un cast omogeneo e affiatato e da storyline brillanti e mai scontate X-Files ha incollato milioni di spettatori per oltre dieci anni. Purtroppo il finale, da moltissimi fan odiato, non ha risposto a tutti i molteplici interrogativi aperti durante le nove stagioni scadendo in una conclusione talmente ovvia da risultare banale:

3) DESPERATE HOUSEWIVES : Creato nel 2004 da Marc Cherry Desperate Housewives è la risposta soft al precedente Sex and the City: interpretato da cinque attrici incredibilmente simpatiche e talentuose e arricchito da storyline surreali ma assolutamente spettacolari Desperate Housewives è la vera sorpresa del decennio. Ma l’ottava e ultima stagione non ha convinto i fan dello show a causa di poche idee, puntate monotone e un finale affrettato e poco incisivo, decisamente non all’altezza della serie:

2) NIP/TUCK : Creato nel 2003 da Ryan Murphy e interpretato da Dylan Walsh e Julian McMahon Nip/Tuck è una brillante serie americana dedicata al mondo della chirurgia. Caratterizzata da una colonna sonora spettacolare e da temi e scene decisamente forti Nip/Tuck ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo. Ma il finale dello show, a causa dell’allontanamento di Ryan Murphy per dirigere Mangia, prega ama, non è stato all’altezza della serie:

1) TWIN PEAKS : Ideato nel 1990 da David Lynch e Mark Frost Twin Peaks è in assoluto la serie più geniale mai realizzata nella storia della televisione. Prima di Lost, di X-Files, c’è Twin Peaks, una serie capace di raccontare una storia ricca di surrealismo, orrore e umorismo. Caratterizzata da soli trenta episodi Twin Peaks si è imposta come un vero e proprio cult del genere televisivo, ripreso da quasi tutte le future produzioni cinematografiche e non. Purtroppo le pressioni della Abc e l’improvvisa cancellazione dello show hanno lasciato un finale tronco e banale che non rende giustizia allo show:

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Netflix

La recensione di Stranger Things 4: la serie Netflix fanta/nerd si tinge di horror

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La quarta stagione di Stranger Things, l’acclamata serie tv originale Netflix nata nel 2016, si mostra finalmente ai fan (e magari a nuovi adepti) dal 27 maggio con i primi sette episodi e poi il 1° luglio con gli ultimi due.

Una produzione difficoltosa aggravata dalla pandemia che ha allungato i tempi, facendo sudare i supporter di questo mondo nerd, ma ottenendo 5 ore di Sottosopra in più rispetto alle precedenti stagioni, distribuite in puntate di un’ora e un quarto di media, con ulteriore dilatazione a un’ora e mezza circa per il 7° e 8° e 2h e mezza il 9°.

Cosa succede in Stranger Things 4

Dopo lo scontro del centro commerciale che concludeva la terza stagione, arriva una nuova mostruosa minaccia, più oscura e mentale delle precedenti. Il gruppetto di amici che conosciamo, con l’aiuto di nuove leve, dovrà dunque affrontare pericoli e avventure che non colpiranno più soltanto Hawkins, ma diverse zone del mondo e, cosa più importante, l’intima parte umana di ognuno di loro.

Leggi anche: Stranger Things, 10 cose che non hanno senso per il Sottosopra

Hawkins si tinge di horror

Primavera 1986, da qui si parte a raccontare le nuove disavventure che apriranno scenari inediti in un contesto sempre fedele ai fan e onesto negli intenti. Ѐ passato qualche mese dal punto in cui eravamo rimasti e una lettera, aiutata dalle parole di Undi in voice-over, ci racconta cosa ci siamo persi facendo furbamente il punto della situazione, dove li abbiamo lasciati e dove li riprendiamo.

Partiamo però ad analizzare subito le debolezze che non sono molte ma ci sono. Senza chiudere gli occhi da fan schierati a priori, ci si può render conto che questa quarta stagione soffre di qualche leggera altalenanza. In primis la lunghezza che finisce per creare mediometraggi che, seppur scorrevoli, diventano talvolta sbrodolanti.

In secondo luogo gli intrecci narrativi, che di tanto in tanto inciampano in dinamiche decisamente migliorabili con qualche buchetto di trama facilmente evitabile. Infine troviamo la difficoltà nel gestire 4 location in contemporanea, con personaggi in gruppi divisi, ambientazioni differenti e un procedere in parallelo, che ogni tanto risulta dispersivo.

Detto questo però, ciò che segue sono sostanzialmente solo meriti. Esplosiva, violenta e citazionista fin dall’intro, tra arti invertiti e risvolti di trama inaspettati, questa nuova stagione della serie nerd che ha dato il via alla tendenza nostalgica anni 80 degli ultimi anni, si tinge di un horror estremo, ma sempre attenta a non accantonare quelle venature fanta/nerd che ne hanno affermato il successo.

Leggi anche: Come è nato il cast di Stranger Things

Chi è Vecna, il nuovo villain di Stranger Things?

Una capacità di rinnovarsi sempre, stavolta con un villain che gioca a livello subconscio a differenza dei demogorgoni ad esempio, ma che al tempo stesso pur essendo meno carnale ha la capacità di essere ancora più viscerale, scrivendo nuove regole di un gioco che trae la proprie origini come di consueto da Dungeon&Dragons, questa volta con lo stregone oscuro Vecna in un panorama di certo più tenebroso dei precedenti.

Quel suo sentore cruento a livello mentale ci suggerisce icone come Freddy Krueger o Pennywise, dove la forza è alimentata dalle debolezze altrui, colpendo paure e frustrazioni della vittima. Audace autentica e cupa, la serie sa attingere dai cult senza copiare ma soltanto omaggiando in maniera funzionale e narrativa.

Mike e i suoi amici sono cresciuti

C’è poi tutta una parte più umana nel sottotesto di questa quarta stagione, un passato ingombrante che ci viene mostrato nella sua quasi totale interezza e di certo mai visto prima da così vicino. Protagonisti che crescono sempre più, portati ad affrontare situazioni e problematiche più adulte e che se a primo impatto può sembrare un difetto, perché i bambini che ci piacevano tanto ora non sono più bambini, in realtà la cosa crea sfumature interessanti.

Evolvono i rapporti, si stabiliscono nuove alleanze, persistono battibecchi simpatici (Dustin e Steve sempre mitici in questo), ma allo stesso modo nascono anche attriti che gettano un alone di amarezza, tra amicizie apparentemente troncate ed allontanamenti percepiti come tradimenti in piena regola.

Da un lato ci si avvicina legati da amore e amicizia, ma dall’altro ci si distingue imboccando strade diverse e minando di conseguenza quel senso di fratellanza. Una scelta matura e realistica che pone l’accento su eventuali contrasti e che sarà determinante nel definire il lato chiaro e il lato oscuro della situazione. Peccato che si risolva un po’ troppo in fretta, sarebbe stato preferibile un allungamento del diverbio tra le fazioni.

Stranger Things all’ennesima potenza

Ben approfondito poi tutto il sottosuolo narrativo che lega un tessuto denso di messaggi sociali, tra disturbi post-traumatici, bullismo di varie forme, difficoltà adolescenziali e un chiaro segnale di speranza, una ricerca di equilibrio, di rinascita ed elaborazione personale, facendosi strada in un tunnel dove in lontananza si scorge uno spiraglio di luce, nell’oscurità delle proprie ansie.

Una necessità di andare avanti, sia nel diegetico che all’esterno, portando una serie già vincente ad un livello superiore, senza mai scadere nel ripetitivo ed utilizzando il sociale come arricchimento di un contesto già forte di suo. Ragazze che se la sanno cavare da sole senza però marcare la cosa, cliché adattati all’attualità e tanti altri piccoli o grandi zuccherini ad ingolosire una torta già gustosa di suo.

A livello interpretativo poi nulla da obiettare, le vecchie conoscenze non fanno che consolidare l’innato talento e le nuove esordiscono in grande stile, uno su tutti Joseph Quinn che veste i panni del nuovo carismatico ed eccentrico nerd, Master del gruppo di giocatori di D&D, molto folle e spontaneo.

Pregiudizi, credenze, dicerie e passioni reputate in maniera dispregiativa negli anni 80 dai “fighi della scuola”, tanto che quando le cose si complicano, il giocoso “HellFire Club” viene visto addirittura come una setta di oscuri complottisti. Passiamo infine al reparto tecnico dove di certo si notano i passi da gigante fatti a partire dalla prima stagione in avanti. Cura minuziosa nel design estetico, dall’oggettistica al vestiario ricercato dal sapore vintage, passando per le diverse ambientazioni tra climi contrastanti e scenografie accurate, fino ad arrivare agli effetti sia tangibili con un lavoro magnifico di make-up, sia digitali con una computer grafica che seppur di tanto in tanto tentenni, nel complesso convince di certo.

La musica protagonista

Largo spazio alla musica, che gioca un ruolo non solo citazionista e di rimando all’immaginario comune del passato, ma anche rappresentativo in termini di chiave risolutiva. La regia poi in costante espansione, principalmente affidata ai fratelli Duffer (creatori di questo mondo) e a Shawn Levy (collaboratore fin dagli inizi), tra inquadrature capovolte e piani sequenza action degni di uno sparatutto, arricchisce i livelli narrativi donando un’accattivante profondità.

In conclusione dunque questo nuovo sguardo all’interno di un mondo di Cose Strane, vive sì di fantascienza horror, ma anche di un’intensità ben salda al reale, come solo chi ama e conosce veramente i cult anni 80 può fare. In attesa dunque della quinta ed ultima stagione, godiamo di questo quarto tsunami di cultura pop che travolge milioni di appassionati, in questa dimensione e non solo.

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Recensioni

Le Fate Ignoranti | la recensione dei primi due episodi della serie su Disney+

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Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato! Ispirata all’omonimo film cult del 2001, dietro la macchina da presa troviamo nuovamente Ferzan Ozpetek insieme al suo storico collaboratore Gianluca Mazzella. Il titolo più atteso dell’anno Le Fate Ignoranti – la serie è pronto per travolgere il pubblico abbonato a Disney+ con gli otto episodi scritti dal regista, dallo sceneggiatore Gianni Romoli insieme a Carlotta Corradi e Massimo Bacchini. Prodotta da Tilde Corsi e RC Produzione, Le Fate Ignoranti sarà disponibile nel catalogo della nota piattaforma digitale a partire dal 13 aprile.

La serie vede tra i protagonisti Cristiana Capotondi (Antonia) ed Eduardo Scarpetta (Michele), insieme a Luca Argentero (Massimo), Serra Yilmaz (Serra), Ambra Angiolini (Annamaria), Anna Ferzetti (Roberta), Paola Minaccioni (Luisella), BurakDeniz (Asaf), Carla Signoris (Veronica), Filippo Scicchitano (Luciano)ed Edoardo Purgatori (Riccardo).Il cast include anche Edoardo Siravo (Valter), Lilith Primavera (Vera),Samuel Garofalo (Sandro), Maria Teresa Baluyot (Nora), oltre a Patrizia Loreti, Giulia Greco e Mimma Lovoi nel ruolo delle Tre Marie.

Luca Argentero e Eduardo Scarpetta

Le Fate Ignoranti – la serie | La trama

La tranquilla vita di Antonia subisce uno scosso ne improvviso, quando viene a sapere che l’amato marito Massimo è rimasto vittima di un incidente stradale. Oltre al dolore per questa separazione, la donna si troverà di fronte a un’amara verità scoperta per caso: Massimo aveva da tempo una relazione extraconiugale molto seria. Determinata a scoprire l’identità dell’amante, Antonia inizia a volerne sapere di più, dopo aver letto dietro a un quadro le parole amore e la firma la tua fata ignorante.

Lei non è l’unica a piangere per la morte dell’uomo. Dall’altra parte della città, c’è l’altro amore della vita di Massimo, qualcuno di speciale e con la quale aveva iniziato una relazione importante: Michele. Grazie alla vicinanza degli inquilini della palazzina di Via Ostiense, il ragazzo cerca di farsi forza per continuare a vivere senza di lui. Un gruppo molto particolare di amici, dalle forti personalità, dai tanti problemi ma sempre pronti a sostenersi l’uno con l’altro soprattutto nei momenti difficili, rappresenteranno per Michele, un porto sicuro nel quale rifugiarsi.

Trovato l’indirizzo della rivale in amore, Antonia con il quadro incriminato e un mazzo di chiavi del marito, decide di andare ad affrontarla, così da chiudere questo cerchio molto doloroso per lei. Convinta di trovarsi una donna, si renderà conto che il cognome Mariani non apparteneva a una signorina, ma a un ragazzo di bell’aspetto e dallo sguardo sofferente come il suo, per la morte di Massimo.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti – La serie | la conferenza stampa con il cast e il regista

Eduardo Scarpetta e Cristiana Capotondi

Quello che doveva essere un incontro per chiudere un capitolo, in realtà le mostra la vita che Massimo aveva ormai da molto tempo. Antonia si scontra con una realtà alla quale non era pronta, fatta non solo dalla presenza di Michele, ma anche dei suoi eccentrici amici, con i pranzi della domenica in terrazza, come se fossero una grande famiglia allargata.

Terminato l’iniziale astio reciproco, i due ex rivali riescono a stabilire una strana sintonia, che li porterà addirittura a frequentarsi. La reciproca presenza nella loro vita, farà bene soprattutto ad Antonia, tanto da portarla a una rinascita personale. Un improvviso e radicale cambiamento avvenuto grazie alla presenza del fotografo Asaf, il nipote di Serra. Se tra i due sembra essere scoccato qualcosa di speciale, dall’altra parte Michele non sembra essere particolarmente contento di questo nuovo legame. A cambierà radicalmente le loro vite sarà un viaggio a Istanbul tra Asaf e Antonia.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

Antonia, Massimo e Michele

Le Fate Ignoranti – La serie | Le parole che non ti ho detto

Al termine della visione in anteprima dei primi due episodi de Le Fate Ignoranti – la serie, mi è venuto alla mente un video di qualche mese fa, con protagonista Stefano Accorsi. Pronto a svelare alcuni segreti inerenti ai suoi film, dedicò alcuni minuti alla spiegazione della rottura del bicchiere che vediamo nel film de Le Fate Ignoranti. La distruzione del vetro simboleggiava la chiusura di un rapporto tra due persone, mentre il suo mantenersi intatto, un legame che avrebbe resistito oltre il tempo e le distanze.

Credo con assoluta fermezza, che quest’ultimo caso riguardi ciò che ben presto avverrà tra il pubblico che ha amato il film e chi si troverà a vedere la serie per la prima volta. Se la notte dell’incidente, il bicchiere di Antonia finisce in mille pezzi a terra, sono convinta che quello tra il pubblico e quest’ultimo lavoro del regista Ferzan Ozpetek non subirà neanche la più piccola scheggiatura.

Aver mantenuto la storia originale, ma con nuovi volti trovo sia il vero punto di forza della serie. Definirei questa serie come un upgrade del film, anzi azzarderei quasi un sottotitolo a riguardo: “Le Fate Ignoranti – Le parole che non ti ho detto”.

A differenza del lungometraggio, già nel primo episodio (senza spoiler) lo spettatore viene catapultato nella vita di Massimo, prima che avvenga l’infausto incidente davanti al Colosseo. La serie tende a mostrarci cosa è accaduto nella vita dei due uomini, prima che la verità venga a galla e il destino faccia il suo corso. Più si va avanti nella narrazione della storia, più si mostrano momenti di quotidianità tra il rapporto di coppia con Antonia e poi con Michele, portandoci a una prendere in considerazione una possibilità difficile da accettare: si possono amare due persone contemporaneamente.

Le certezze di cui abbiamo bisogno

Solitamente quando si ritorna a lavorare su un progetto che rasenta la perfezione, per trama, ambientazione e cast, ci si potrebbe trovare di fronte a un’ iniziale smarrimento nello sguardo dello spettatore. In questo caso, il cambiamento della maggior parte degli attori nel cast, a partire dal trio Antonia, Michele e Massimo, non ha per nulla creato confusione. La naturalezza con la quale sono stati raccontanti i turbamenti che albergano l’animo dei protagonisti continua a conquistare e convincere il pubblico. Compreso quello più scettico, sono sicura.

L’introduzione di personaggi inediti non risulta come qualcosa di forzato, di superfluo. Il quadro che ne viene fuori, mostra un ampliamento dei personaggi che vivono in quella palazzina. La coppia formata da Annamaria e Roberta, interpretata da Anna Ferzetti e Ambra Angiolini, risulta molto naturale, credibile agli occhi dello spettatore. Grazie alla loro presenza viene mostrata la vita di due donne lesbiche unite civilmente, impegnate a vivere la loro quotidianità, tra battute, amore e molte fragilità.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | presentato il cast della serie diretta da Ferzan Ozpetek

In una società mutata nel tempo, anche noi, fan del film abbiamo bisogno delle nostre certezze che hanno contribuito a far diventare un cult Le Fate Ignoranti. Ritrovare la famosa terrazza di Via Ostiense, i dolci della pasticceria Andreotti, il gruppo di amici che si ritrovano per pranzare come le migliori famiglie tipicamente italiane e la tavola imbandita con decine di piatti di cibo sono le certezze di cui il pubblico aveva bisogno. Sono quegli elementi che dimostrano quanto la serie non sia nient’altro che un approfondimento del film. La presenza di Serra Yilmaz ristabilisce l’ordine, rimette le cose in ordine all’interno di quel palazzo che ha visto svolgersi una miriade di drammi e risate. Ritrovarla nei panni dell’amministratrice di condominio dello stabile, dimostra che in fondo non sia passato poi così tanto tempo.

Toccare qualcosa di così perfetto come il lungometraggio del 2001 è stata una sfida che – almeno per quel che ho potuto vedere – può dichiararsi assolutamente vinta dal Maestro Ferzan Ozpetek e da tutti gli artisti che hanno creduto in questo progetto dal primo istante.

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Le Fate Ignoranti – La serie | la conferenza stampa con il cast e il regista

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Questa mattina al Cinema Moderno a Roma, si è svolto uno degli eventi maggiormente attesi dell’anno: l’anteprima della serie Le Fate Ignoranti diretta da Ferzan Ozpetek. Al termine della proiezione si è svolta la conferenza stampa alla presenza del regista e del cast composto da Cristiana Capotondi, Eduardo Scarpetta, Serra Yilmaz, Ambra Angiolini, Anna Ferzetti, Lilith Primavera, Burak Deniz, Edoardo Purgatori, Filippo Scicchitano, Edoardo Siravo, Samuel Garofalo e nel ruolo de Le Tre Marie, Patrizia Loreti e Giulia Greco.

Gli otto episodi che compongono Le Fate Ignoranti – La serie uscirà sulla piattaforma Disney+ sul canale Star a partire dal 13 aprile.

A distanza di venti anni, cosa vi ha spinto a rifare le Fate? Chi sono le Fate oggi?

Ferzan Ozpetek: A dire il vero la colpa è di Tilde Corsi che per 5 anni ha insistito affinché facessimo la serie. Alessandro Saba della Fox ha accolto la richiesta e con Gianni Romoli abbiamo iniziato a lavorarci. Ormai dopo il film, se scopri il tradimento da parte del marito di un’amica con un altro non ti stupisci più. Vengono mostrati due mondi diversi e due persone che apparentemente non possono stare insieme. L’idea di partenza è cambiata lavorando alla sceneggiatura. Ho voluto cambiare le cose, invece di mettere l’incidente di lui fuori Roma, ho scelto il Colosseo, anche se dicevano che nessuno doveva morire lì.

Il lavoro di Scarpetta prima era di un gommista, poi ho visto il laboratorio delle scenografie del Teatro dell’Opera e ho cambiato, mostrando questo aspetto che riguarda questa città meravigliosa. Lo sguardo di Roma e gli elementi che ho inserito ne hanno permesso uno sguardo più profondo. Poi ho avuto la fortuna di avere un bellissimo cast di attori. Sono stato molto istintivo nello scegliere Scarpetta, nonostante altri non erano per nulla convinti, sono stato subito convinto di lui perché è un pazzo, pronto a fare di tutto. Sono innamorato di tutti i miei attori.

È stato difficile serializzare il film?

Ferzan Ozpetek: Non ci sono state difficoltà nel serializzare il film. Ho molto sesto senso, perché seguo la sceneggiatura ma molte cose le ho improvvisate, anche se non potevo. Man mano poi con il benestare della Disney siamo andati avanti. La prima volta che sono arrivate le domande della Disney sui cambiamenti è stato un lavoro molto bello e di comprensione. Essendo un prodotto che non esce solo in Italia, volevano essere sicuri di ciò che si andava a mostrare.

Gianni Romoli: il film di vent’anni fa, è diventato una sorta di cult, come un classico. E come tutti i classici lo reinterpreti in un modo differente. Il nucleo centrale della storia ha visto lo sviluppo in maniera orizzontale del resto dei personaggi mostrando ognuno di loro come fossero protagonisti. La serie mostra molti punti di vista, non solo di una donna ma di un gruppo di resistenza.

Il cast e il regista Ferzan Ozpetek alla conferenza stampa

Leggi anche: Ferzan Ozpetek a Rtl 102.5 | tra le Fate Ignoranti e il suo magico mondo

Le Fate Ignoranti | com’è cambiata la società vent’anni dopo

Vent’anni fa il film fu una ventata fresca, oggi è stata attualizzata, tra me too e politicamente corretto. Siamo più liberi o meno di 20 anni fa?

Ferzan Ozpetek: Vent’anni fa quando ho fatto il film non pensavo a niente, non c’era stato neanche l’attentato alle Torri Gemelle. Oggi ci sono situazioni non cerano, c’è più chiusura mentre oggi vedo i giovani che sono aperti mentalmente, rispetto a noi che siamo diventati bacchettoni. Quando abbiamo presentato il film, dicevano che non avrebbe mai funzionato a partire dal titolo. Uscì con 50 copie e poi con 350 copie e venne amato molto dalle famiglie. Oggi c’è un  sentimento di chiusura ma non nei giovanissimi.

L’amore” è il titolo del primo episodio: cos’è per voi l’amore?

Capotondi: domanda molto complessa, ma direi il cibo.

Signoris: l’amore è il rispetto per l’altro indipendentemente dal genere.

Serra: secondo me è lunica cosa che ci rimane quando non ci rimane più niente. Quando non ci resta il corpo e la testa, ci rimane solo l’amore.

La Disney ha annunciato di aumentare lo standard di inclusione, di portarla al 50 % tra LGBT e minoranze etniche, secondo lei è una scelta che può funzionare?

Ferzan Ozpetek: l’atteggiamento della Disney è molto importante perché nella serie non c’è solo la comunità LGBT ma si parla di persone. Disney ha dimostrato fluidità, parlando dell’amore in generale, della vita. Noi tutti apparteniamo all’umanità. Tempo fa una giornalista mi ha detto su 11 film che hai fatto 7 vedono come argomento centrale l’omosessualità, io le ho risposto che in realtà non sono io che lo metto, ma sono gli altri che non lo mettono.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’atteso trailer della serie di Ferzan Ozpetek su Disney+

Tra nuovi e vecchi personaggi

Come avete costruito i vostri personaggi?

Cristiana Capotondi: in fase di scrittura il personaggio di Antonia è già diversa rispetto al film. Vedere la vedovanza e farle scoprire un tradimento del marito con un uomo è il fulcro della sua storia. Parlando con Ferzan abbiamo voluto renderla più fluida, furba e malandrina. Lavorando con Gianni Romoli, Ferzan e Disney dovevamo trovare qualcosa di innovativo e di creativo. E poi ho portato un po’ del mio temperamento nel personaggio.

Ferzan Ozpetek: il personaggio deve entrare nell’attore e non viceversa. Abbiamo modificato anche il suo personaggio, soprattutto quando va in Turchia nell’ultimo episodio.

Eduardo Scarpetta: ogni emozione e ogni scena viene spalmata negli episodi. Vengono indagate tutte le personalità dei componenti della terrazza che influiscono con la nostra vita. Molte scene sono nate improvvisamente, senza seguire fedelmente quello che è stato scritto, ed è stato bello vedere la Disney aperta a questo tipo di cambiamenti.

Come vi siete approcciate alla creazione dei personaggi di Annamaria e Roberta?

Ferzan Ozpetek: Inizialmente erano marito e moglie, ma se già ne parlo in due episodi, voglio mettere due donne insieme e poi volevo vedere Ambra alle prove con questo ruolo. (ride)

Ambra Angiolini: dopo anni di teoria ho praticato l’amore con Anna. Abbiamo portato avanti l’amore in maniera molto naturale, puntando all’innamoramento, guardandoci negli occhi e dimenticandoci di essere due donne. Ci sono state delle scene più audaci ma quello più imbarazzato tra noi due era Ferzan.

Anna Ferzetti: dovevo differenziarmi dai personaggi fatti fin ora, di moglie e mamma. Ho cambiato look, mostrandomi molto più forte. Facendo due personaggi nuovi che non ci sono nel film, avevamo a che fare con qualcosa di inedito. Importava solo il sentimento senza tener conto del sesso di appartenenza. Annamaria e Roberta hanno un percorso, poi arrivi a un’età che entri in crisi, ma la verità è che con Ambra ci siamo amate molto.

Burak Deniz noto per essere uno degli attori più apprezzati delle serie tv turche, com’è stato lavorare con una produzione italiana per la prima volta? C’è un aneddoto che volete condividere avvenuto sul set?

Burak Deniz: prima di tutto sono molto felice di essere qui.

Ferzan Ozpetek: non le avete ancora viste, lui è nelle ultime quattro puntate e imparava le battute tutti i giorni, ha una forza incredibile. Parlava in italiano, ripeteva le cose, è stato molto abile.

Burak Deniz: spero che ci vediate così come siamo adesso, allo stesso modo nella serie.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

Le Fate Ignoranti | L’ amore in tutte le sue sfaccettature

Lilith Primavera il tema dell’amore è quello che permea nella serie. Nel tuo personaggio parli dell’amore dei genitori che devono accettare i propri figli, cosa vuoi dire a riguardo?

Lilith Primavera: l’amore è la risposta a tutte le difficoltà e non si vede a nulla, i genitori devono solo pensare a preservarlo.

Tutti i personaggi fanno un percorso interessante, di scoperta, un mondo che si rivela ai suoi occhi. Com’è stata l’esperienza sul set per te?

Carla Signoris: Veronica è una donna borghese, bacchettona ma dentro ha una follia e voglia di esprimere. È molto divertente come personaggio ma allo stesso tempo stupisce e mostra sensibilità. Lavorare con Ferzan è sempre bello. Lavorare con lui ti mette a dura prova con cambiamenti improvvisi. Il personaggio della mamma del film era molto interessante. Veronica è il contrario dell’aiuto con la figlia, la vede sempre grigia.

Come ti sei trovata a sederti a quella stessa tavolata dopo 20 anni?

Serra Yilmaz: È stato molto divertente. All’inizio ero molto scettica perché è stato un film molto amato, e non mi sembrava giusto ritoccarlo. Poi mi sono fidata di Ferzan e infatti ne ha tirato fuori qualcosa di sorprendente e meraviglioso. Capisco che sono passati 20 anni perché nel film arriva mio fratello e nella serie arriva mio nipote.

Ferzan hai dichiarato che Mina ha letto per prima la sceneggiatura della serie, cosa ha detto? Cosa hai pensato la prima volta che hai ascoltato la canzone?

Ferzan Ozpetek: ho un rapporto meraviglioso con Mina e mi emoziona sempre. Ho fatto il videoclip della canzone e ieri alle 23 ne abbiamo parlato e mi ha detto si vede il tuo tocco magico e io non ho dormito. Ha letto anche la sceneggiatura de La Dea Fortuna, ha letto Come un respiro e ha detto che sarebbe stata una bomba. La sceneggiatura de Le Fate Ignoranti le è piaciuta tanto e ha visto anche qualche pezzetto della serie. Poi mi ha inviato la canzone, che è perfetta per la storia, con le parole adatte alla storia e me l’ha regalata, in cambio avrei dovuto farle il videoclip che uscirà tra qualche giorno e verrà lanciato in un programma televisivo. Mi emoziona molto Mina e sembra una strega: da un giudizio sulle cose entrando nel cuore delle cose. “Il tuo tocco” è una frase che mi piace molto.

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