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Netflix

La Casa di Carta 5: Recensione no spoiler in anteprima | Guerriglia totale!

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Dal 3 Settembre su Netflix arriva La Casa di Carta 5, la stagione finale della celebre serie tv spagnola amata in tutto il mondo. Letizia e Lorenzo hanno visto i primi due episodi in anteprima e nel video qui sotto potete gustarvi la video recensione senza spoiler!

Il Professore e la sua banda sono sotto pressione e il piano comincia a incontrare troppi imprevisti. La situazione si surriscalda, la tensione sale e c’è un clima di guerriglia totale che alza il ritmo già dai primi episodi. Sierra assume il ruolo della villain principale tosta e spregiudicata, gli equilibri all’interno della squadra si sbilanciano con Il Professore fuori gioco.

La polizia fuori dalla zecca scalpita insieme all’esercito ed è pronta all’azione. Insomma tanta carne al fuoco e una storia esplosiva. La Casa di Carta 5 sembra una resa dei conti all’ultimo sangue, con molta azione, una fotografia accattivante, una regia ambiziosa e tanta adrenalina.

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Cinema

Tick, Tick… Boom | la recensione del primo film da regista di Lin-Manuel Miranda

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Tick, Tick… Boom | la recensione del primo film da regista di Lin-Manuel Miranda
2.8 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Passano gli anni ed è sempre più raro guardare una commedia musicale americana – al cinema, in tv, sul palco o nell’animazione (vedi Encanto) – senza leggere nei titoli di coda il nome di Lin-Manuel Miranda, stella di Broadway coccolata fin dal suo esordio teatrale con In the Heights (adattato per il cinema la scorsa estate) ed esplosa con Hamilton, dopo il quale non c’è più stata opera musicale per la quale non sia stato immediatamente coinvolto. Autore, compositore e performer, Miranda è stato prima di tutto il volto di una piccola rivoluzione, “portando” (con l’eccezione di West Side Story) le storie di immigrazione ispanica e le sonorità hip hop nelle più grandi produzioni di Broadway.

Per il suo esordio alla regia cinematografica ha scelto Tick, Tick… Boom! di Jonathan Larson, musical sperimentale inizialmente concepito come un “one man show” dai tratti fortemente autobiografici, che raccontava il disperato tentativo di un giovane compositore di farsi produrre un musical nella New York del 1990. Il protagonista è un giovane trentenne angosciato dal successo che non arriva, che vive al Greenwich Village con un misero stipendio da cameriere, la stima di un pugno di persone (tra cui Stephen Sondheim) e il sostegno di una calorosa banda di amici minacciati dall’Aids.

Tick, Tick… Boom! | il one man show di Andre Garfield

Il film di Lin-Manuel Miranda è in tutto e per tutto un omaggio al celebre compositore americano, il prodigio che ha sconvolto il mondo della commedia musicale con Rent, pur non avendone mai conosciuto la gloria (dodici anni di repliche) perché folgorato da un aneurisma alla vigilia della prima rappresentazione. Tick, Tick…Boom! racconta la fatica del processo creativo e riflette sulle difficoltà che inevitabilmente ostacolano la possibilità di esprimere la propria visione del mondo in totale purezza. 

Sogna di cambiare il mondo, Jon, servendo a una tavola calda di giorno e scrivendo su un ingombrante Macintosh di notte, ossessionato da un lavoro dal titolo emblematico: Superbia, un musical distopico dalle tinte orwelliane. Il film entra nell’appartamento bohémien di Jonathan Larson, ubicato tra SoHo e il Greenwich Village, in grado da solo di riflettere il dualismo tra aspirazioni e realtà. Incarnato da un Andrew Garfield coinvolto emotivamente nel progetto come mai lo si era visto prima, l’autore al centro della narrazione si agita in uno stato febbrile, esprimendo la tensione di un creativo divorato dalla propria urgenza di scrivere e inventare.

È un crinale pericolosissimo quello da cui si affaccia Tick, Tick… Boom!, sempre in bilico tra la possibilità di raccontare l’amore viscerale per la propria arte fino alle sue estreme conseguenze e il rischio di sfociare in una stanca esaltazione del genio tormentato. Non riuscendo sempre a dosare con efficacia gli ingredienti cinematografici attraverso i quali mettere in scena un testo così complesso (e inevitabilmente sfiancante e autoreferenziale), Tick, Tick… Boom! finisce per sembrare in più occasioni un esercizio di narcisismo, tanto più grave perché sempre enfatizzato dall’autoproclamazione del proprio talento. 

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Netflix

La Casa di Carta 5: la fine è vicina | il teaser trailer dell’ultima stagione

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Come tutte le cose belle, anche la serie cult La Casa di Carta 5 sta per dire addio al suo pubblico. In queste ore è stato rilasciato l’atteso teaser trailer della seconda parte della quinta stagione che vede gli storici protagonisti pronti a farsi giustizia a colpi di armi da fuoco e colpi di scena in un’escalation di emozioni via via sempre più forti. Il teaser trailer che potrete vedere al centro dell’articolo, preannuncia l”uscita sulla piattaforma streaming Netflix, a partire dal 3 dicembre 2021.

La Casa di Carta 5 | La promessa de Il Professore

Disperazione, lacrime e determinazione sono i primi pensieri che vengono in mente guardando i 44 secondi che compongono il teaser trailer de La Casa di Carta 5 – Volume 2. Ma se da un lato ci sono i sentimenti che avranno il dominio della scena, portando la banda a compiere scelte sofferte, dall’altra non mancheranno i colpi di scena e l’azione che renderà ancora più movimentati gli ultimi episodi disponibili su Netflix a partire dal 3 dicembre in tutto il mondo.

“Nelle ultime ore ho perso delle persone molto importanti e non permetterò che accada a nessun altro di morire per questa rapina”. Queste sono le battute pronunciate dal Professore (Álvaro Morte), durante le prime immagini della seconda parte della quinta stagione de La Casa di Carta. L’uomo ancora provato per la morte di Tokyo (Úrsula Corberó) è pronto a farsi giustizia mentre il nemico, ferito ma più pericoloso che mai, si trova ancora all’interno della Banca di Spagna.

Leggi anche: La Casa di Carta 5: Recensione no spoiler in anteprima | Guerriglia totale!

Teaser Trailer de La Casa Di Carta 5

Leggi anche: La Casa di Carta: guida ai personaggi della serie tv spagnola più amata di Netflix

Quanti sono gli episodi del Volume 2?

Come anticipato poco fa, la seconda parte de La Casa di Carta 5 sarà disponibile per gli abbonati a Netflix di tutto il mondo a partire dal 3 dicembre e sarà composto da 5 episodi, che segneranno anche la conclusione della storica rapina alla Banca spagnola. È ufficiale: le tute rosse con il cappuccio (odiate dagli attori) e le iconiche maschere di Dalì stanno per essere appese al chiodo per sempre. La Banda guidata dal Professore, è pronta alle battute finali di questa avventura che ha segnato numeri da capogiro sui social e su Netflix.

Tuttavia, i fan della serie stanno ancora brancolando nel buio, in attesa di avere qualche altra informazione, curiosità o indiscrezione su ciò che accadrà negli ultimi 5 capitoli della serie.

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Cinema

Army of the Dead è l’ennesimo tentativo di Zack Snyder di creare un suo universo cinematografico

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Detta l’ultima (definitiva?) parola sul suo modo di intendere il cinema di supereroi, serissimo e grave, lontanissimo dal tono farsesco e compiaciuto di quello Marvel, Zack Snyder mette adesso nel mirino il Michael Bay di Armageddon. Nel nuovo Army of the Dead (disponibile su Netflix), mette in scena un team eterogeneo di sbandati impegnati in una missione pericolosissima affrontata con scanzonato piacere, lasciando per strada anche quei pochi ed economici riferimenti agli zombie tradizionali che caratterizzavano il cinema di George Romero.

Come nel caso di Justice League, anche questa volta l’obiettivo del regista è quello di creare da zero il proprio universo narrativo, scegliendo arbitrariamente contesto e regole del film. Gli zombie sono tutti chiusi in una Las Vegas completamente recintata. Lì dentro gli zombie hanno costruito una loro società, guidata dal capo degli zombi alpha, Zeus (Richard Cetrone), che risiede nell’hotel Olympus (il riferimento mitologico non è ovviamente casuale per Snyder). Tutto è stato realizzato avendo già in mente un possibile sviluppo del brand (ciò che non è poi avvenuto con Justice League). Army of the Dead farà da apripista ad un franchise che vede già la produzione di Army of the Thieves, un prequel/spin-off sul personaggio di Dieter che sarà diretto dallo stesso Schweighöfer, oltre che di una serie animata intitolata Army of the Dead: Lost Vegas che approfondirà le vicende di alcuni dei personaggi principali.

Army of the Dead | la firma di Snyder

Zack Snyder sembra ormai essere interessato solo ad una cosa: difendere il proprio nome e tenere alta la propria reputazione, impegnandosi ogni volta in una sfida con se stesso. Per far questo, ad ogni nuovo film alza di poco l’asticella di quello che si può fare e raccontare con una scena introduttiva. È un segno di stile ricorrente a cui ha iniziato a dare una forma compiuta con Watchmen. In quel prologo c’era già tutto: un abbinamento musicale ardito, il racconto di un antefatto e immagini al rallentatore curatissime. Così era stato in Sucker Punch e così è anche nella Snyder Cut della Justice League. In Army Of The Dead è Elvis, vista l’ambientazione, ad accompagnare musicalmente la cronaca di come si sia diffusa l’epidemia, delle peripezie di una squadra armata fino ai denti per arginare gli zombie. Mettendo in scena le sofferenze, ma soprattutto la scanzonata voglia di abbinare il dramma e la tensione all’eccitazione dell’azione.

Quello che in tanti altri casi viene fatto con i pannelli iniziali, cioè con le scritte che aprono il film raccontando un antefatto e informando il pubblico di ciò che deve sapere prima che la storia cominci, Zack Snyder lo fa con le immagini e con una sequenza che segue gli stessi meccanismi dei migliori videoclip degli anni ‘90 e 2000 (unendo ad una storia raccontata senza parole un montaggio che non batte sul ritmo ma trova modi suoi di accoppiarsi alle atmosfere sonore).

Smisurata ambizione

È chiaro fin da subito che, al di là del tono più scanzonato e meno solenne, le ambizioni di Snyder non sono assolutamente ridimensionate. Come da lui stesso dichiarato, Army of the Dead deve rappresentare per il cinema di zombie ciò che Il pianeta delle scimmie, 1997: Fuga da New York, Alien, La cosa e Die Hard hanno rappresentato per i loro rispettivi generi di riferimento. La cosa che fa funzionare tutti questi film seminali è che hanno le loro regole interne e che poggiano su meccanismi creati esclusivamente per loro. Gli zombie di Snyder sono quindi un po’ diversi dal solito, hanno i loro codici, hanno creato gerarchie una volta lasciati soli dentro Las Vegas e questo consente di sperimentare numerose dinamiche cinematografiche inedite (come per esempio creare una scena in cui i protagonisti devono attraversare una folla di zombie dormienti senza fare rumore per non svegliarli). Più che una vera trama, il pretesto dell’avvicinamento al malloppo consente di mettere in scena una serie di stage da videogame, ognuno con le sue dinamiche di gameplay da rispettare.

Escapismo e colori

Invece che lavorare sui toni plumbei e l’oscurità, Snyder va alla ricerca del colore, delle risate e del piacere di raccontare una storia assurda in uno scenario senza senso. Las Vegas devastata, tigri-zombie, un casinò da assaltare con un caveau da scassinare. Il tono è più quello delle commedie con rapina che quello degli zombie movie. Snyder cerca l’escapismo e si sente libero di manipolare a suo piacimento (addirittura è anche direttore della fotografia) qualcosa di noto, prevedibile e in fondo piacevolmente conosciuto.

Nonostante ciò, sceglie di non rinunciare alla magniloquenza, sfoggia lunghe scene costose e una durata monstre che finisce per allungare troppo il gioco. Il solito titanico sforzo che, forse, poteva essere incanalato meglio.

Army of the Dead è l’ennesimo tentativo di Zack Snyder di creare un suo universo cinematografico
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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