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Serie tv

The Walking Dead, recensione episodio 6×04 e anticipazioni 6×05

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Here’s Not Here – Questo quarto episodio segna una battuta d’arresto, gli autori sembrano strizzarci l’occhiolino e dirci: “Ok, potete fermarvi un attimo a riprendere fiato”. E, visto il polverone alzato dalla morte (reale o presunta) di Glenn nell’episodio precedente, non potevano scegliere momento migliore per raccontarci cosa è successo nel tempo intercorso tra il Morgan psicopatico e la sua versione Zen. Tuttavia, anche questa volta The Walking Dead riesce a sorprendere: la narrazione risulta godibile, sensata e, a tratti, emozionante in maniera inedita.

One Man Show

Morgan Jones è l’indiscusso uomo-puntata: protagonista di questa (snervante) pausa di riflessione. Con chiaro rimando a Clear – episodio della terza stagione in cui vediamo riapparire un Morgan tormentato dai demoni interiori, mosso da una violenza cieca – ritroviamo il nostro protagonista in preda alla disperazione. Lo vediamo fare incetta di zombie sventrati, in cui intinge il bastone per scrivere con il sangue su tronchi, pietre e chi più ne ha più ne metta, parole che suonano come lapidari moniti, tra cui Clear – ripulire. Morgan brancola nella foresta, uccidendo zombie e innocenti, finché non incappa in una simpatica capretta, una baita in legno impreziosita da un orto rigoglioso e un’educata voce fuori campo che lo intima a riporre l’arma. Ovviamente, Morgan “Il Pulitore” non abbassa la guardia e lo sconosciuto è costretto a metterlo fuori gioco con un ponderato colpo di bastone.

Per cambiare il mondo bisogna cambiare sé stessi

Morgan si risveglia in una piccola cella improvvisata all’interno della casa e fa la conoscenza di Eastman, uno psichiatra di Atlanta – simbolo di rettitudine e integrità in un mondo corroso e ridotto allo sbando dalla mostruosa apocalisse zombie.  Eastman scuoterà Morgan dal torpore in cui era caduto a seguito dei tragici avvenimenti che ne hanno segnato inevitabilmente quel che ne rimaneva della sua esistenza, e lo ricondurrà verso una nuova consapevolezza.  Inizia così un intenso addestramento. Nella pace di una spiaggia all’alba, abbiamo la sensazione per un attimo di assistere a The Karate Kid: vediamo Eastman, nei panni di un improvvisato Mr. Han, maneggiare abilmente un bastone, istruendo Morgan all’akido – un’antica arte marziale giapponese che mira alla conquista della padronanza di sé stessi: meta raggiungibile soltanto attraverso l’acquisizione di una profonda conoscenza della propria natura interiore. Eastman innesta un meccanismo di redenzione in Morgan: lo erge ad una nuova filosofia di vita fondata su un imprescindibile dogma –“Tutte le vite sono preziose”.  Gli insegna il rispetto per la natura e per gli animali, invitandolo a nutrirsi di hamburger d’avena e formaggio di capra: un’inaspettata svolta veg in un mondo dominato da brutali cannibali.

Chi si fa gli affari suoi campa cent’anni

Ormai non è più un colpo di scena: ogniqualvolta un personaggio ha uno slancio di coraggio e decide di intromettersi per salvare la pelle di un compagno in difficoltà, ci lascia la sua.  Ed ecco che quando Morgan si trova di fronte ad uno zombie con il volto martoriato del ragazzo che lui stesso ha ucciso senza motivo a inizio episodio, ha un attimo di disorientamento – molto più che un attimo. Quando Eastman si rende conto che quell’attesa potrebbe risultare fatale per il suo amico, non indugia e si lancia sul mostro – il quale prontamente lo “assaggia”, affondandogli un morso ben piazzato sulla schiena, prima di stramazzare al suolo. Non sorprende che sia proprio il sacrificio l’ultimo atto compiuto da Eastman – figura quasi profetica, a cui la vita ha insegnato a duro prezzo che la vendetta non placa il dolore ma gli da ossigeno. La consapevolezza della propria imminente fine porta Eastman ad aprirsi con Morgan, confidandogli il suo tragico passato – che può essere sintetizzato nel nome di Dallas Wilton, carcerato psicopatico a cui Eastman negò l’attestato di sanità mentale e quindi la libertà. Dallas evase dal penitenziario in cui era recluso solo per massacrare fino ad uccidere la moglie e i figli dello psichiatra – il quale poi, a sua volta, l’ha rinchiuso nella piccola cella costruita ad hoc tra le mura della propria casa e l’ha osservato morire di fame. Stava andando ad Atlanta per costituirsi, quando ha preso coscienza di quello che stava accadendo – tuttavia, il suo mondo era crollato ben prima della fine di quello che tutti conosciamo.

Then

Questo episodio ci lascia un retrogusto amaro. In primis per la tragica dipartita della simpatica capretta Tabitha – e siamo già alla seconda stretta al cuore nel giro di sole quattro puntate.  In secundis per il commovente ultimo gesto di Eastman, che cede il proprio amuleto personale a Morgan – un oggetto che gli aveva regalato la figlia, il suo portafortuna.  Così si chiude un cerchio. Ma per una porta che si chiude, c’è subito un portone pronto a spalancarsi. Ed ecco che proprio negli ultimi minuti facciamo una scoperta che non promette nulla di buono: Morgan, sempre in bilico tra guerra e pace, ha avuto la brillante idea di tenere in ostaggio un esponente degli Wolves. A tal riguardo, Gregory Nicotero – produttore dello show, ha dichiarato: “Morgan sta giocando con il fuoco”.  Morgan, non lo sai che il Lupo perde il pelo ma non il vizio? Nel frattempo, qualcuno è arrivato alle porte di Alexandria e intima concitatamente di aprire il cancello – la voce non ci è nuova: sei tu, Rick?

Anticipazioni Episodio 6×05 – Now

Dopo questo viaggio nel passato, portiamo avanti i nostri orologi e torniamo all’Oggi – Now. Dai promo disponibili, è subito chiaro che verremo ri-catapultati violentemente al presente che ben conosciamo: nessun dolce risveglio da questa temporanea amnesia a-temporale. Siamo nuovamente di fronte ad un branco di zombie affamati che circuiscono Abraham, Sasha e Daryl – non ha fatto a tempo a scendere dalla moto che già è nei guai.  Siamo nuovamente immersi nello scenario mortifero dell’ex self zone Alexandria – dove i sopravvissuti ripuliscono le strade dai cadaveri e Jessie chiude il siparietto di pochi secondi con un poco raccomandabile: “Se non combattiamo, moriamo”.

Ci risiamo. E poi c’è Maggie che si mette in viaggio alla ricerca di qualcosa, o qualcuno. La vera domanda non è se lo troverà, ma cosa troverà – a tal proposito, abbiamo fatto un’amara constatazione: il nome di Steven Yeun non è comparso tra i titoli di testa. Strategia o dura realtà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il cinema è la mia più grande passione, e spogliare ogni film per arrivare all’essenza di ogni dettaglio che genera più o meno consciamente un’emozione, mi entusiasma. Dalla maraviglia dei suoi albori, agli stupefacenti effetti speciali di oggi, il cinema è una macchina che fabbrica sogni su misura per ogni spettatore ed ogni epoca. Perciò, ogni settimana entro in sala e mi faccio raccontare una favola: indosso il pigiama a righe del bambino ebreo, mi lascio invadere dalle ossessioni del filantropo miliardario con un passato misterioso, corro al fianco della ragazza che sorride davanti alle telecamere, indossa abiti di fuoco ed un paio di occhi tristi che non sanno fingere. Questa sono io, con un libro su Tim Burton e Johnny Depp che voglio pubblicare, un fiume di parole scritte ed emozioni sparse, e tanti progetti da realizzare.

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Ambizione | l’avvincente serie turca tra fake news e scontro generazionale

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La stagione estiva della piattaforma streaming Netflix ha decisamente iniziato con il piede giusto il mese di giugno. Tra i titoli più attesi, spicca la serie turca Kuş Uçuşu (Il volo dell’uccello) tradotta con il titolo Ambizione, scritta da Meriç Acemi e diretta da Deniz Yorulmazer, interpretata da Birce Akalay, İbrahim Çelikkol e la giovane Miray Daner.

Il motivo di tanto clamore intorno a questa serie, da parte dei fan delle dizi turche è stato per il grande ritorno sul set della coppia composta da Birce Akalay e İbrahim Çelikkol. Un duo molto amato, a distanza di tre anni dal successo ottenuto con la serie tv drammatica Siyah Beyaz Ask (Amore in bianco e nero).

Ambizione è una serie drammatica composta da 8 episodi, uscita il 3 giugno su Netflix e la possibilità di una seconda stagione sta già attirando l’attenzione dei social network.

Ambizione | la sinossi della serie turca

L’impeccabile Lale Kiran è una delle giornaliste più amate del Paese e la punta di diamante del telegiornale Öteki taraf tradotto Dall’Altra Parte, che conduce ormai da molti anni. Identificata come un leone, Lale si troverà ben presto a fare i conti con una dura realtà, che la porterà spesso a barcollare. La Kiran nonostante sia moglie e madre, ha sempre messo al primo posto la carriera, sacrificando spesso la sua vita privata. Ad aiutarla a non mollare, la sua ancora di salvataggio, rappresentata dal produttore Kenan. Un uomo affascinante con il quale era stata legata sentimentalmente all’inizio della sua carriera.

Aslı è una ventenne dal viso d’angelo e abituata a controllare dall’alto le situazioni, come fosse un uccellino. Da sempre estimatrice della Kiran, quando avrà l’opportunità di scambiare due parole proprio con il suo idolo, qualcosa nella sua mente scatterà in negativo.
Devi prefiggerti obiettivi più realistici, inseguire le notizie, non le persone”. Attraverso questa frase, che voleva essere un consiglio per un’aspirante giornalista, Aslı metterà in piedi un piano per distruggere Lale.

İbrahim Çelikkol nel ruolo di Kenan nella serie Ambizione

Come fosse una partita a scacchi, Aslı si troverà a muovere le persone dell’ufficio come fossero delle pedine, senza preoccuparsi dei danni che avrebbe potuto procurare. Vedere crollare Lale per lei diventa il suo unico obiettivo, convinta ogni giorno di più, di poter prendere il suo posto come volto del telegiornale. Dotata di una buona dose di follia, coraggio e determinazione, la giovane riuscirà a compiere una scalata interna senza pari, partendo da stagista in prova ad assistente personale di Lale.

Nascondendosi dietro la facciata di brava ragazza, Aslı riuscirà a conquistare non solo la fiducia della giornalista ma anche di buona parte dei suoi colleghi, riuscendo a rompere definitivamente gli equilibri dell’ufficio, già minati tra contratti in scadenza e continui sabotaggi. Ma cosa accade quando la vera natura di Aslı inizia a venir fuori? Quando la sua ambizione la porterà a compiere passi falsi? Ma soprattutto Lale riuscirà a stare al passo con i tempi, districandosi tra tweet infamanti e fake news, create ad hoc, solo per farla cadere?

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Ambizione | i social contano più della vita reale?

La nuova serie ‘made in Türkiye” dal titolo Ambizione offre allo spettatore, meno addentrato alle tematiche social, una finestra privilegiata nella quale poter vedere cosa accade quando questo strumento finisce in mani sbagliate. Il mondo virtuale fatto di tweet e like si scontra prepotentemente con la vita reale, portando conseguenze devastanti per chiunque sia coinvolto.

Gli 8 episodi che compongono la prima stagione di Ambizione, pongono al centro dell’attenzione il divario generazionale, facilmente riassumibile tra il concetto della ‘vecchia scuola’ di giornalismo e quella attuale, basata il più delle volte su fake news e notizie ‘acchiappa click’, con l’unico scopo di diventare virale, a discapito di un servizio di informazione, chiaro e veritiero.

Yusuf e Aslı in una scena della serie

Se da un lato c’è Lale, da sempre contraria alla divulgazione di notizie prive di fonti autorevoli, dall’altra c’è Aslı, concentrata ad attirare in tutti i modi possibili, l’attenzione in maniera negativamente sulla rivale.

L’utilizzo dei social come arma per distruggere la vita e la reputazione delle persone, come se fosse un gioco, è un tema quanto mai attuale. Una frase pronunciata dall’invisibile Yusuf, laureato in giornalismo ma impiegato come tuttofare dell’emittente televisiva, racchiude un pensiero che i leoni da tastiera non tengono mai in considerazione: ” Quando pubblichi certe cose online, ti dimentichi che parli di esseri umani”. Questo aspetto non fa sconti a nessuno, anche a chi apparentemente sembra essere indistruttibile, come Lale.

Ambizione | l’incredibile scalata interna di Aslı

Del resto, il rischio che si corre quando si arriva ad alti livelli, quando si ha un seguito importante come quello della giornalista, è facile attirare anche tanti nemici, molti dei quali molto vicini a lei. “Lale è un leone che non pensa possa essere uccisa da un uccello, è in cima. Ma essere in cima restringe il suo campo visivo.” Sarà proprio questa visuale ristretta a farle correre il rischio di vedere la sua carriera andare in fumo. Quando si è in vetta, spesso si compie il tremendo errore di non dar conto a ciò che accade al di sotto di quella posizione.

Lale nonostante l’amore del suo pubblico, per merito o per colpa delle cattiverie divulgate dal profilo fake su Twitter chiamato ş ş, inizia a rendersi conto che i tempi sono cambiati. Si rende conto che il modo di fare giornalismo è cambiato e che lei è rimasta la stessa giornalista di sempre. La scalata interna messa in pratica da Aslı, porta il pubblico a domandarsi quale sarà la prossima vittima che verrà sacrificata affinché il suo folle piano, possa dichiararsi ufficialmente terminato.

Birce Akalay e İbrahim Çelikkol nella serie Ambizione

Il trio composto dagli attori Birce Akalay, İbrahim Çelikkol e Miray Daner è armonico e in linea con i caratteri dei personaggi, chiari e definiti già dai primi minuti. Samo di fronte a una serie molto occidentalizzata, anche per la scarsa presenza della città che ospita la vicenda, portando lo spettatore a pensare che la storia sia ambientata in una città americana.

Lo stile registico di Deniz Yorulmazer (intervistato in esclusiva per NewsCinema.it per la serie Bay Yanlış) continua a convincere, come accaduto in altre serie come Aşk 101 disponibile sempre su Netflix. Aprire il primo episodio con una panoramica della casa devastata a causa di una rissa con in sottofondo le note dell’Ave Maria di Schubert, catapulta lo spettatore immediatamente nella storia tra il cacciatore e la preda, tra il leone nascosto nella giungla e l’uccello che vola alto su di lui.

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Netflix

La recensione di Stranger Things 4: la serie Netflix fanta/nerd si tinge di horror

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La quarta stagione di Stranger Things, l’acclamata serie tv originale Netflix nata nel 2016, si mostra finalmente ai fan (e magari a nuovi adepti) dal 27 maggio con i primi sette episodi e poi il 1° luglio con gli ultimi due.

Una produzione difficoltosa aggravata dalla pandemia che ha allungato i tempi, facendo sudare i supporter di questo mondo nerd, ma ottenendo 5 ore di Sottosopra in più rispetto alle precedenti stagioni, distribuite in puntate di un’ora e un quarto di media, con ulteriore dilatazione a un’ora e mezza circa per il 7° e 8° e 2h e mezza il 9°.

Cosa succede in Stranger Things 4

Dopo lo scontro del centro commerciale che concludeva la terza stagione, arriva una nuova mostruosa minaccia, più oscura e mentale delle precedenti. Il gruppetto di amici che conosciamo, con l’aiuto di nuove leve, dovrà dunque affrontare pericoli e avventure che non colpiranno più soltanto Hawkins, ma diverse zone del mondo e, cosa più importante, l’intima parte umana di ognuno di loro.

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Hawkins si tinge di horror

Primavera 1986, da qui si parte a raccontare le nuove disavventure che apriranno scenari inediti in un contesto sempre fedele ai fan e onesto negli intenti. Ѐ passato qualche mese dal punto in cui eravamo rimasti e una lettera, aiutata dalle parole di Undi in voice-over, ci racconta cosa ci siamo persi facendo furbamente il punto della situazione, dove li abbiamo lasciati e dove li riprendiamo.

Partiamo però ad analizzare subito le debolezze che non sono molte ma ci sono. Senza chiudere gli occhi da fan schierati a priori, ci si può render conto che questa quarta stagione soffre di qualche leggera altalenanza. In primis la lunghezza che finisce per creare mediometraggi che, seppur scorrevoli, diventano talvolta sbrodolanti.

In secondo luogo gli intrecci narrativi, che di tanto in tanto inciampano in dinamiche decisamente migliorabili con qualche buchetto di trama facilmente evitabile. Infine troviamo la difficoltà nel gestire 4 location in contemporanea, con personaggi in gruppi divisi, ambientazioni differenti e un procedere in parallelo, che ogni tanto risulta dispersivo.

Detto questo però, ciò che segue sono sostanzialmente solo meriti. Esplosiva, violenta e citazionista fin dall’intro, tra arti invertiti e risvolti di trama inaspettati, questa nuova stagione della serie nerd che ha dato il via alla tendenza nostalgica anni 80 degli ultimi anni, si tinge di un horror estremo, ma sempre attenta a non accantonare quelle venature fanta/nerd che ne hanno affermato il successo.

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Chi è Vecna, il nuovo villain di Stranger Things?

Una capacità di rinnovarsi sempre, stavolta con un villain che gioca a livello subconscio a differenza dei demogorgoni ad esempio, ma che al tempo stesso pur essendo meno carnale ha la capacità di essere ancora più viscerale, scrivendo nuove regole di un gioco che trae la proprie origini come di consueto da Dungeon&Dragons, questa volta con lo stregone oscuro Vecna in un panorama di certo più tenebroso dei precedenti.

Quel suo sentore cruento a livello mentale ci suggerisce icone come Freddy Krueger o Pennywise, dove la forza è alimentata dalle debolezze altrui, colpendo paure e frustrazioni della vittima. Audace autentica e cupa, la serie sa attingere dai cult senza copiare ma soltanto omaggiando in maniera funzionale e narrativa.

Mike e i suoi amici sono cresciuti

C’è poi tutta una parte più umana nel sottotesto di questa quarta stagione, un passato ingombrante che ci viene mostrato nella sua quasi totale interezza e di certo mai visto prima da così vicino. Protagonisti che crescono sempre più, portati ad affrontare situazioni e problematiche più adulte e che se a primo impatto può sembrare un difetto, perché i bambini che ci piacevano tanto ora non sono più bambini, in realtà la cosa crea sfumature interessanti.

Evolvono i rapporti, si stabiliscono nuove alleanze, persistono battibecchi simpatici (Dustin e Steve sempre mitici in questo), ma allo stesso modo nascono anche attriti che gettano un alone di amarezza, tra amicizie apparentemente troncate ed allontanamenti percepiti come tradimenti in piena regola.

Da un lato ci si avvicina legati da amore e amicizia, ma dall’altro ci si distingue imboccando strade diverse e minando di conseguenza quel senso di fratellanza. Una scelta matura e realistica che pone l’accento su eventuali contrasti e che sarà determinante nel definire il lato chiaro e il lato oscuro della situazione. Peccato che si risolva un po’ troppo in fretta, sarebbe stato preferibile un allungamento del diverbio tra le fazioni.

Stranger Things all’ennesima potenza

Ben approfondito poi tutto il sottosuolo narrativo che lega un tessuto denso di messaggi sociali, tra disturbi post-traumatici, bullismo di varie forme, difficoltà adolescenziali e un chiaro segnale di speranza, una ricerca di equilibrio, di rinascita ed elaborazione personale, facendosi strada in un tunnel dove in lontananza si scorge uno spiraglio di luce, nell’oscurità delle proprie ansie.

Una necessità di andare avanti, sia nel diegetico che all’esterno, portando una serie già vincente ad un livello superiore, senza mai scadere nel ripetitivo ed utilizzando il sociale come arricchimento di un contesto già forte di suo. Ragazze che se la sanno cavare da sole senza però marcare la cosa, cliché adattati all’attualità e tanti altri piccoli o grandi zuccherini ad ingolosire una torta già gustosa di suo.

A livello interpretativo poi nulla da obiettare, le vecchie conoscenze non fanno che consolidare l’innato talento e le nuove esordiscono in grande stile, uno su tutti Joseph Quinn che veste i panni del nuovo carismatico ed eccentrico nerd, Master del gruppo di giocatori di D&D, molto folle e spontaneo.

Pregiudizi, credenze, dicerie e passioni reputate in maniera dispregiativa negli anni 80 dai “fighi della scuola”, tanto che quando le cose si complicano, il giocoso “HellFire Club” viene visto addirittura come una setta di oscuri complottisti. Passiamo infine al reparto tecnico dove di certo si notano i passi da gigante fatti a partire dalla prima stagione in avanti. Cura minuziosa nel design estetico, dall’oggettistica al vestiario ricercato dal sapore vintage, passando per le diverse ambientazioni tra climi contrastanti e scenografie accurate, fino ad arrivare agli effetti sia tangibili con un lavoro magnifico di make-up, sia digitali con una computer grafica che seppur di tanto in tanto tentenni, nel complesso convince di certo.

La musica protagonista

Largo spazio alla musica, che gioca un ruolo non solo citazionista e di rimando all’immaginario comune del passato, ma anche rappresentativo in termini di chiave risolutiva. La regia poi in costante espansione, principalmente affidata ai fratelli Duffer (creatori di questo mondo) e a Shawn Levy (collaboratore fin dagli inizi), tra inquadrature capovolte e piani sequenza action degni di uno sparatutto, arricchisce i livelli narrativi donando un’accattivante profondità.

In conclusione dunque questo nuovo sguardo all’interno di un mondo di Cose Strane, vive sì di fantascienza horror, ma anche di un’intensità ben salda al reale, come solo chi ama e conosce veramente i cult anni 80 può fare. In attesa dunque della quinta ed ultima stagione, godiamo di questo quarto tsunami di cultura pop che travolge milioni di appassionati, in questa dimensione e non solo.

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Recensioni

Le Fate Ignoranti | la recensione dei primi due episodi della serie su Disney+

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Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato! Ispirata all’omonimo film cult del 2001, dietro la macchina da presa troviamo nuovamente Ferzan Ozpetek insieme al suo storico collaboratore Gianluca Mazzella. Il titolo più atteso dell’anno Le Fate Ignoranti – la serie è pronto per travolgere il pubblico abbonato a Disney+ con gli otto episodi scritti dal regista, dallo sceneggiatore Gianni Romoli insieme a Carlotta Corradi e Massimo Bacchini. Prodotta da Tilde Corsi e RC Produzione, Le Fate Ignoranti sarà disponibile nel catalogo della nota piattaforma digitale a partire dal 13 aprile.

La serie vede tra i protagonisti Cristiana Capotondi (Antonia) ed Eduardo Scarpetta (Michele), insieme a Luca Argentero (Massimo), Serra Yilmaz (Serra), Ambra Angiolini (Annamaria), Anna Ferzetti (Roberta), Paola Minaccioni (Luisella), BurakDeniz (Asaf), Carla Signoris (Veronica), Filippo Scicchitano (Luciano)ed Edoardo Purgatori (Riccardo).Il cast include anche Edoardo Siravo (Valter), Lilith Primavera (Vera),Samuel Garofalo (Sandro), Maria Teresa Baluyot (Nora), oltre a Patrizia Loreti, Giulia Greco e Mimma Lovoi nel ruolo delle Tre Marie.

Luca Argentero e Eduardo Scarpetta

Le Fate Ignoranti – la serie | La trama

La tranquilla vita di Antonia subisce uno scosso ne improvviso, quando viene a sapere che l’amato marito Massimo è rimasto vittima di un incidente stradale. Oltre al dolore per questa separazione, la donna si troverà di fronte a un’amara verità scoperta per caso: Massimo aveva da tempo una relazione extraconiugale molto seria. Determinata a scoprire l’identità dell’amante, Antonia inizia a volerne sapere di più, dopo aver letto dietro a un quadro le parole amore e la firma la tua fata ignorante.

Lei non è l’unica a piangere per la morte dell’uomo. Dall’altra parte della città, c’è l’altro amore della vita di Massimo, qualcuno di speciale e con la quale aveva iniziato una relazione importante: Michele. Grazie alla vicinanza degli inquilini della palazzina di Via Ostiense, il ragazzo cerca di farsi forza per continuare a vivere senza di lui. Un gruppo molto particolare di amici, dalle forti personalità, dai tanti problemi ma sempre pronti a sostenersi l’uno con l’altro soprattutto nei momenti difficili, rappresenteranno per Michele, un porto sicuro nel quale rifugiarsi.

Trovato l’indirizzo della rivale in amore, Antonia con il quadro incriminato e un mazzo di chiavi del marito, decide di andare ad affrontarla, così da chiudere questo cerchio molto doloroso per lei. Convinta di trovarsi una donna, si renderà conto che il cognome Mariani non apparteneva a una signorina, ma a un ragazzo di bell’aspetto e dallo sguardo sofferente come il suo, per la morte di Massimo.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti – La serie | la conferenza stampa con il cast e il regista

Eduardo Scarpetta e Cristiana Capotondi

Quello che doveva essere un incontro per chiudere un capitolo, in realtà le mostra la vita che Massimo aveva ormai da molto tempo. Antonia si scontra con una realtà alla quale non era pronta, fatta non solo dalla presenza di Michele, ma anche dei suoi eccentrici amici, con i pranzi della domenica in terrazza, come se fossero una grande famiglia allargata.

Terminato l’iniziale astio reciproco, i due ex rivali riescono a stabilire una strana sintonia, che li porterà addirittura a frequentarsi. La reciproca presenza nella loro vita, farà bene soprattutto ad Antonia, tanto da portarla a una rinascita personale. Un improvviso e radicale cambiamento avvenuto grazie alla presenza del fotografo Asaf, il nipote di Serra. Se tra i due sembra essere scoccato qualcosa di speciale, dall’altra parte Michele non sembra essere particolarmente contento di questo nuovo legame. A cambierà radicalmente le loro vite sarà un viaggio a Istanbul tra Asaf e Antonia.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

Antonia, Massimo e Michele

Le Fate Ignoranti – La serie | Le parole che non ti ho detto

Al termine della visione in anteprima dei primi due episodi de Le Fate Ignoranti – la serie, mi è venuto alla mente un video di qualche mese fa, con protagonista Stefano Accorsi. Pronto a svelare alcuni segreti inerenti ai suoi film, dedicò alcuni minuti alla spiegazione della rottura del bicchiere che vediamo nel film de Le Fate Ignoranti. La distruzione del vetro simboleggiava la chiusura di un rapporto tra due persone, mentre il suo mantenersi intatto, un legame che avrebbe resistito oltre il tempo e le distanze.

Credo con assoluta fermezza, che quest’ultimo caso riguardi ciò che ben presto avverrà tra il pubblico che ha amato il film e chi si troverà a vedere la serie per la prima volta. Se la notte dell’incidente, il bicchiere di Antonia finisce in mille pezzi a terra, sono convinta che quello tra il pubblico e quest’ultimo lavoro del regista Ferzan Ozpetek non subirà neanche la più piccola scheggiatura.

Aver mantenuto la storia originale, ma con nuovi volti trovo sia il vero punto di forza della serie. Definirei questa serie come un upgrade del film, anzi azzarderei quasi un sottotitolo a riguardo: “Le Fate Ignoranti – Le parole che non ti ho detto”.

A differenza del lungometraggio, già nel primo episodio (senza spoiler) lo spettatore viene catapultato nella vita di Massimo, prima che avvenga l’infausto incidente davanti al Colosseo. La serie tende a mostrarci cosa è accaduto nella vita dei due uomini, prima che la verità venga a galla e il destino faccia il suo corso. Più si va avanti nella narrazione della storia, più si mostrano momenti di quotidianità tra il rapporto di coppia con Antonia e poi con Michele, portandoci a una prendere in considerazione una possibilità difficile da accettare: si possono amare due persone contemporaneamente.

Le certezze di cui abbiamo bisogno

Solitamente quando si ritorna a lavorare su un progetto che rasenta la perfezione, per trama, ambientazione e cast, ci si potrebbe trovare di fronte a un’ iniziale smarrimento nello sguardo dello spettatore. In questo caso, il cambiamento della maggior parte degli attori nel cast, a partire dal trio Antonia, Michele e Massimo, non ha per nulla creato confusione. La naturalezza con la quale sono stati raccontanti i turbamenti che albergano l’animo dei protagonisti continua a conquistare e convincere il pubblico. Compreso quello più scettico, sono sicura.

L’introduzione di personaggi inediti non risulta come qualcosa di forzato, di superfluo. Il quadro che ne viene fuori, mostra un ampliamento dei personaggi che vivono in quella palazzina. La coppia formata da Annamaria e Roberta, interpretata da Anna Ferzetti e Ambra Angiolini, risulta molto naturale, credibile agli occhi dello spettatore. Grazie alla loro presenza viene mostrata la vita di due donne lesbiche unite civilmente, impegnate a vivere la loro quotidianità, tra battute, amore e molte fragilità.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | presentato il cast della serie diretta da Ferzan Ozpetek

In una società mutata nel tempo, anche noi, fan del film abbiamo bisogno delle nostre certezze che hanno contribuito a far diventare un cult Le Fate Ignoranti. Ritrovare la famosa terrazza di Via Ostiense, i dolci della pasticceria Andreotti, il gruppo di amici che si ritrovano per pranzare come le migliori famiglie tipicamente italiane e la tavola imbandita con decine di piatti di cibo sono le certezze di cui il pubblico aveva bisogno. Sono quegli elementi che dimostrano quanto la serie non sia nient’altro che un approfondimento del film. La presenza di Serra Yilmaz ristabilisce l’ordine, rimette le cose in ordine all’interno di quel palazzo che ha visto svolgersi una miriade di drammi e risate. Ritrovarla nei panni dell’amministratrice di condominio dello stabile, dimostra che in fondo non sia passato poi così tanto tempo.

Toccare qualcosa di così perfetto come il lungometraggio del 2001 è stata una sfida che – almeno per quel che ho potuto vedere – può dichiararsi assolutamente vinta dal Maestro Ferzan Ozpetek e da tutti gli artisti che hanno creduto in questo progetto dal primo istante.

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