Era il lontano 1988 quando Nanni Moretti portò al cinema Palombella Rossa, film girato alle Terme di Santa Venera, che oggi è stato restaurato e presentato in anteprima al Torino Film Festival 2016. Michele Apicella è un funzionario del PCI che perde la memoria in seguito ad un incidente e, durante una partita di pallanuoto cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita, tra passato e presente. Palombella Rossa fu considerato all’epoca una riflessione sulla crisi ideologica della sinistra italiana, con un protagonista che sembrava rispecchiare la perdita dell’identità del vecchio Partito Comunista.

Scrittore e giornalista RAI, Luciano Minerva, lavorava per il Corriere della Sera tre anni prima della realizzazione di Palombella Rossa e ha voluto condividere in esclusiva con NewsCinema una lettera aperta al regista e attore italiano che ha incontrato nel 1986 per un’intervista un po’ particolare, tra sport e cinema. Potete leggerla qui sotto.

Scena dal film Palombella Rossa

Scena dal film Palombella Rossa

Caro Nanni,

mi scuserai se ti do di nuovo del tu, dopo quell’unica volta che ci siamo visti, nel lontano 1986.

Ti scrivo perché ti devo delle scuse e perché mi serve un consiglio linguistico, per un problema su cui mi arrovello da quando ho visto Palombella Rossa, che ora, dopo tanti anni, viene riproposto in copia restaurata.

Ti incontrai quando eri una figura nuova e promettente del cinema italiano e io collaboravo alla pagina sportiva romana del Corriere della Sera. Mi segnalarono che giocavi ancora nella squadra di pallanuoto in serie A2 e che ti si poteva incontrare nella piscina del Foro Italico, quando la tua squadra giocava in casa. Quando ti fermai all’uscita della vasca, l’immagine di Nanni Moretti in costume, cuffia e accappatoio era ancora del tutto insolita. Mancavano tre anni a Palombella rossa.

Le cinquanta righe in pagina romana che ne ricavai non erano niente di speciale, ma ne ero soddisfatto, tranne accorgermi, nel leggere il pezzo pubblicato sul giornale, che il caporedattore si era permesso un’aggiunta autonoma, proprio a chiusura del pezzo: “A trentaquattro anni Nanni Moretti si vuol sentire ancora giovane”. Una frase fuori contesto e del tutto fuori dal mio pensiero. Non ho osato chiamarti quel giorno per chiederti scusa, in fondo speravo che non vedessi l’articolo. Lo faccio ora, se sono ancora in tempo. La cosa certa è che in qualche modo, volontariamente o no, ti sei vendicato.

Tre anni dopo, al cinema, mentre vedo Palombella Rossa, vedo una scena che mi ricorda qualcosa. Una giornalista viene a intervistarti, a fine partita, a bordo vasca, ed esordisce con: “Sa, mi occupo di sport”. E tu, o meglio il tuo personaggio, la interrompe con disprezzo:“Ma come parla, mi occupo di sport?!!!!” Mi torna in mente la mia intervista e comincio prima a sudare freddo, poi a diventare rosso per la vergogna. Sono certo di essermi rivolto a te proprio con quell’espressione per giustificarmi di non essere un esperto di cinema e di non chiederti nulla sul tuo lavoro di regista.

Bene, al di là dello shock iniziale e dell’identificarmi subito con quella deturpatrice della lingua italiana, ti confesso che, dopo tanti anni, non ho ancora trovato espressioni che in quel caso facessero al caso mio. Certo, sarebbe stato possibile dire: “Scrivo per la pagina sportiva romana” sottintendendo che l’argomento dell’intervista non poteva esulare dallo sport, o anche “Ti dispiace se, una volta tanto, qualcuno non ti fa domande sul cinema?” So certamente che mi potrai indicare valide alternative a quella mostruosità linguistica. E dunque, per evitare in altre situazioni di cadere nella trappola del “mi occupo di letteratura”, o errori analoghi, ti chiedo umilmente un consiglio su altre formule possibili. E mi chiedo se, fra tutte le deturpazioni del linguaggio di allora e di oggi, quella fosse così insopportabile.

Con grande stima per tutto il tuo lavoro (tranne che per Caos calmo, ma lì non ti occupavi della regia…)

Luciano Minerva