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Amarga Navidad recensione: perché Pedro Almodóvar ha girato un film “sbagliato”

Pedro Almodóvar torna in concorso al festival di Cannes con Amarga Navidad: un nuovo gioco di specchi per un regista che non smette di raccontare e raccontarsi.

Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar, presentato alla 79esima edizione del Festival di Cannes, è il secondo film del concorso, dopo quello di Farhadi, a essere realizzato in modo appositamente “sbagliato”.

In entrambi i casi si parla di artisti alle prese con la scrittura – di un romanzo o, come in Amarga Navidad, di una sceneggiatura per il cinema – di una storia immaginata che viene mostrata al pubblico in parallelo con quella di chi scrive e la immagina, per svelare come la realtà influenzi la finzione e viceversa.

Non è sicuramente nulla di nuovo, ma ci vuole del coraggio per mettere in scena un film consapevolmente carente di qualcosa, in cui non tutti i personaggi funzionano allo stesso modo e sono scritti con la stessa cura. In cui alcuni passaggi narrativi risultano un po’ forzati e macchinosi, per svelare solo alla fine come “sarebbe dovuto essere” il vero film. Quello “giusto”.

Amarga Navidad recensione

Stavolta, infatti, Almodóvar non si limita a mettere in scena se stesso attraverso un ennesimo alter-ego (Leonardo Sbaraglia), ma fa un discorso più generale sui meccanismi della finzione narrativa e dell’autofiction. Se il melodramma artificiale di due amiche in vacanza in una villa di Lanzarote sembra lasciarvi fuori, non coinvolgervi mai, è tutto normale. Si tratta solo di una chimera, lo scenario messo a punto da un regista in una fase calante della carriera, senza più idee.

Una scena di Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar
Una scena di Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar presentato a Cannes 2026 (Foto: Ufficio Stampa Warner Bros. Pictures) – Newscinema.it

Il cineasta spagnolo gioca con le sue stesse paure: il timore di ripetersi, la preoccupazione di aver perso la “scintilla”, la costante ansia di non essere all’altezza del proprio passato. E in qualche modo riflette sulle conseguenze di questa condizione mentale a causa della quale la creazione di un racconto non diventa più un’esigenza personale, ma uno stanco esercizio di stile.

È esplicitato il terrore di essere ridotto a slogan, a marchio, un nome buono per le campagne promozionali delle piattaforme di streaming, sempre in cerca di “grandi autori” da produrre e attraverso i quali ripulirsi l’immagine.

Il doppio femminile di Pedro Almodóvar

Ma pure questo gioco di immedesimazione con un nuovo personaggio che assomiglia ad Almodóvar anche esteticamente è solo un trucco, un’illusione ottica. Perché in realtà stavolta è un doppio femminile quello in cui l’autore maggiormente si riconosce, dolente nel corpo e nello spirito come l’Antonio Banderas di Dolor y gloria. Tanto che alla fine ci si chiede quale sia effettivamente “l’autofiction” per Almodóvar: la storia del regista che inventa o la storia inventata dal regista? 

Amarga Navidad recensione

Allo stesso tempo questo Amarga Navidad è, come il precedente La stanza accanto, un film sulla fine, sul suicidio (non assistito). Sul dover fare i conti con la propria fragilità umana e sulla necessità di avere qualcuno al proprio fianco per sopravvivere. È infatti con i personaggi “secondari”, quelli disposti a stare accanto senza chiedere nulla in cambio, ma anzi disposti a fare un passo di lato, che Almodóvar trova i suoi momenti migliori e più commoventi.

Uno spogliarellista timido e dal cuore gentile, che non è un oggetto sessuale quanto un soggetto da consumare con gli occhi. Così come un assistente discreto, malinconicamente consapevole del proprio ruolo nella vita del proprio compagno. E nel racconto che di essa viene fatto.

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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