In sala da giovedì 21 maggio per la neonata casa di distribuzione Emozioni, Il protagonista porta la firma di Fabrizio Benvenuto, al debutto nel lungometraggio.
Dopo essersi distinto con un paio di corti e di serie televisive, il cineasta calabrese, classe 1992, confeziona un vero e proprio gioiello del cinema indipendente, che si distingue sin dalla scelta del bianco e nero.
Elegante, arguto, commovente, sarcastico, Il protagonista racconta la figura di un giovane uomo alle prese con un sogno che assume le sembianze di un’oasi: mentre sembra avvicinarsi sempre di più, svanisce tra le sue mani.
La sorprendente pellicola ha fatto la sua prima apparizione, in anteprima e in concorso in selezione ufficiale, al 43esimo Torino Film Festival.
Il protagonista: la trama del film d’esordio di Fabrizio Benvenuto
Giancarlo Mangiapane (interpretato dal bravissimo Pierluigi Gigante) è un trentenne come tanti. Ha studiato per raggiungere un obiettivo: diventare il protagonista di un film. La passione, l’impegno e la determinazione gli appartengono e lo accompagnano in ogni occasione.
Tanto che, per mantenersi allenato e testare le sue capacità, si diverte a vestire i panni di personaggi eccentrici e a imbarcarsi in situazioni al limite del surreale. Se la gavetta lo ha portato a conoscere l’ambiente e chi lo popola, il suo agente (Adriano Giannini) gli ha procurato un bel po’ di ingaggi, in ultimo quello nel prossimo progetto di un famosissimo regista italiano.
Il titolo del film, incentrato su un ballerino di tip-tap degli anni Cinquanta, Gustavo Noradin, che finisce in strada a seguito di debiti e dipendenze, è Clochard. Giancarlo non può farsi sfuggire questa opportunità, per nessun motivo al mondo.
Ma la concorrenza, si sa, è spietata. E arriva finanche dentro il suo stesso appartamento: il coinquilino (Alessio Lapice), maniaco della forma e di un metodo di studio che spinge allo sfinimento, è interessato allo stesso ruolo, per cui ha già in programma un provino.
Ed è così che Giancarlo inizierà a prendere lezioni di tip-tap e cercherà situazioni utili per entrare nella mente del personaggio che potrebbe svoltargli la vita.

Una parabola umana per parlare di una generazione
La parabola di Giancarlo Mangiapane si rivela emblematica di una generazione, oltre che di un mondo quale quello del cinema. Le apparenze spesso ingannano, ma sono anche un modo per schermarsi da ciò che ci circonda e per imparare a mettersi in gioco.
Attraverso i suoi vari personaggi, il protagonista attua delle trasformazioni, utili non solo a livello lavorativo, quanto piuttosto umano. Nella carriera di un attore, essere una spugna diviene una priorità, così come l’utilizzo di emozioni, alla base di ogni cosa.
Fabrizio Benvenuto conosce bene la materia e sa come raccontarla al grande pubblico, ma anche a quello più di nicchia. Perché la sua creatura non gioca con i grandi nomi, con la spettacolarità, con l’eccesso, ma punta piuttosto sull’esistenza più genuina e sfaccettata.
Chiunque può sentirsi vicino a Giancarlo, se non addirittura immedesimarsi, per quanto non si condivida il suo stile di vita. Il giovane rappresenta i trentenni in cerca di una strada, di un posto che sia loro. Per diritto e perché se lo sono guadagnati. Il costo talvolta può essere alto, soprattutto se le condizioni non sono favorevoli ad accogliere nuove proposte.

L’atmosfera retrò della città eterna
Perfettamente a fuoco e intelligente nella scrittura (a cura di Benvenuto), Il protagonista somiglia a una viaggio allucinogeno. Gli incontri e le situazioni che vive Giancarlo fanno del surrealismo un marchio di fabbrica, divertente e, al tempo stesso, illuminante.
Tutto ha un senso e una profondità, dei quali forse non ci si accorge subito, ma ci si arriva riflettendoci un attimo. Il ritmo del film fa sì che la narrazione si mantenga dinamica e intrattenga con facilità, complice una performance a dir poco monumentale da parte di Pierluigi Gigante – nomen omen! – già apprezzato nei precedenti Il falsario e ACAB – La serie.
A coronamento di un progetto già di per sè ben ideato e realizzato, si apprezza la scelta del bianco e nero, al quale si deve questa atmosfera retrò particolarmente interessante. La fotografia di Sebastian Bonolis va a sottolinearne il fascino e le potenzialità, rendendo alcune inquadrature simili a delle tele dipinte. Con la città eterna a fornire scorci e suggestioni impareggiabili.


