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American Horror Story: Roanoke, 10 personaggi che potrebbero tornare

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La serie tv American Horror Story ci ha presentato una serie di personaggi interessanti nel corso delle stagioni, e alcuni di questi potrebbero tornare in futuro. Per quanto riguarda i primi episodi della nuova stagione American Horror Story: Roanoke, il co-creatore Ryan Murphy ha dichiarato che incontreremo molti volti familiari. Impossibile descrivere ogni personaggio di American Horror Story, ma la volontà di Murphy sembra quella di conoscere in maniera più approfondita alcuni di loro che hanno lasciato il segno nelle precedenti stagioni. Vediamo insieme dieci personaggi che sono portatori sani di caos e divertimento nel tetro American Horror Story: Roanoke.

10) Dr. Arthur Arden – Asylum

Sono trascorsi ben tre anni da quando è stato trasmesso il finale di American Horror Story: Asylum, e in qualche modo la serie tv è riuscita ad offrire l’ esempio più riuscito di un scienziato nazista pazzo, creatore di mutanti come James Cromwell, il Dr. Arthur Arden/Hans Grouper. Mentre la ricomparsa di Gruper in American Horror Story: Freak Show è stata divertente e ha fornito ad Elsa alcuni retroscena, sarebbe curioso un ritorno di Cromwell con un cameo più consistente che potrebbe scatenare un conflitto intorno all’anatomia femminile.

9) Vivien Harmon – Murder House

Britton ha interpretato il ruolo della matriarca Vivien Harmon nella stagione 1, aggiungendo un tocco di classe alla serie clamorosamente macabra, ed inoltre essendo sposata con un dunderhead, porta in grembo un demone. Dati i personaggi relativamente normali di Roanoke, uno come Vivien Harmon non si sentirebbe fuori posto, e l’aspetto di Connie Britton nella serie The People vs. O.J. Simpson rivela che lei e Ryan Murphy sono ancora amici.

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8) Mysty Day – Coven

La Misty Day di Lily Rabe è stato uno dei pochi personaggi raccontati in American Horror Story, che in realtà veniva percepita come una persona buona (o strega, per essere più precisi) e la sua storia è tanto più tragica di lei. Inizialmente bruciati a morte, Misty sorrise alla crudeltà intorno a lei, con i suoi poteri da strega usati per il bene, anziché per il male e l’avidità. Mentre il suo destino probabilmente non poteva essere invertito, forse la serie potrebbe ritrovarla in un momento precedente, e se così fosse ci sarebbe speranza anche per Steve Nicks. Forse scopriremo che la “vera” Shelby Miller è una discendente di Misty.

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7) Liz Taylor – Hotel

I ruoli di Denis O’Hare cambiano completamente da una stagione all’altra. Il culmine del suo lavoro è avvenuto con American Horror Story: Hotel, nel ruolo di una barista trans gender e addetta alla reception, il cui atteggiamento burbero si trova in prima linea insieme ad una personalità complicata e simpatica che però non viene mostrata di frequente nello show. Dubitiamo seriamente che Liz Taylor vada in giro con la gente del posto che causa l’inferno in American Horror Story: Roanoke, ma è abbastanza favoloso per farlo funzionare in qualsiasi ambiente.

6) Suor Jude Martin – Asylum

Il personaggio di Suor Jude è stato il migliore dei quattro personaggi che Jessica Lange riporta in American Horror Story. Questa ha tutto il potere e la fiducia in stretta combinazione con un un retroscena contorto, dato dal suo passato da cantante di nightclub con David Bowie. Lo so che Jessica Lange non è interessata a tornare in AHS, ma un breve ruolo di rappresaglia potrebbe sembrare abbastanza allettante se Ryan Murphy glielo chiedesse.

5) Chad Warwick – Mourder House

Relazione più complicata di quella dell’omicidio tra Chad (Zachary Quinto) e Patrick (Teddy Sears), non ce n’è, ma Chad ancora non ha trovato un motivo per sorridere ed andare avanti. Problemi e battibecchi nella vita alla fine diventano problemi e litigi nella morte dopo che sono stati uccisi da un fantasma che aveva indossato una tuta S&M. Quinto ha dato il suo tutto, troppo, e penso che Chad meriti di tornare in American Horror Story per un attimo per poter offrire un attimo di felicità.

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4) Papa Legba – Coven

La stella di Wire e Fringe, Lance Riddick è un attore i cui ruoli spesso lo rendono autorevole e puritano, per questo è risultato incredibile vederlo in American Horror Story: Coven come l’antico spirito voodoo Papa Legba. Questa figura spettrale non è solo responsabile dell’invio di persone all’Inferno, ma è anche uno che accetta sacrifici infantili come pagamento della concessione dei suoi poteri. Inoltre è anche il Dio del viaggio, il che significa che potrebbe fare la sua apparizione sulla costa orientale, soprattutto se viene rivelato che “Croatoan” è in realtà una miscela di voodoo e termini dei nativi americani.

3) Ramona Royale – Hotel

Il ruolo di Ramona Royale in AHS era buono, ma si ha bisogno di tornare al periodo del 1970, quando era nel fiore degli anni. Certo, Roanoke non offre la via più facile per una storia di questo tipo, ma forse Shelby e Matt potrebbero trovare alcuni nastri VHS nel seminterrato vicino a quello del Dr. Elias Cunningham lasciati in giro, e uno di quei nastri è un film su Ramona Royale.

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2) Leigh Emerson – Asylum

Non è un personaggio che è stato bloccato per un lungo periodo di tempo, Leigh Emerson, ma ha lasciato un impatto forte sui personaggi di American Horror Story: Asylum. Questo ragazzo ha ricordi ovunque vada, e ha un legame tragico con il Natale. In alternativa basta avere Ian McShane  in un altro ruolo qualsiasi.

1) Chester Creb – Freak Show

American Horror Story raramente fa mettere in discussione i meccanismi della realtà, ma sicuramente è accaduto quando Neil Patrick Harris ha fatto il suo debutto anticipato in American Horror Story: Freak Show come il mago/ventriloquo/assassino Chester Creb. Questo tizio era un veterano della seconda guerra mondiale il cui infortunio sul campo di battaglia gli fece avere delle allucinazioni, vedendo il suo manichino ventriloquo Marjorie vivo che voleva uccidere, per non parlare del fatto che lo vedeva fare sesso con altre donne (o almeno un’altra donna a due teste). Una cosa è certa, i fan vogliono vedere Chester nuovamente in American  Horror Story: Roanoke.

 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Sweet Tooth | Un nuovo capolavoro fantasy targato Netflix

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Sweet Tooth

Disponibile dal 4 giugno su Netflix, Sweet Tooth è una serie fantasy basata sull’omonimo fumetto del canadese Jeff Lemire. Ed è, senza dubbio, tra i migliori titoli offerti dalla piattaforma in questi ultimi anni. Tra i produttori esecutivi compare il nome niente meno che di Robert Downey Jr.

Sweet Tooth | La trama

Un’epidemia mondiale, chiamata l’afflizione, si diffonde tra gli adulti, decimando la popolazione e creando una spaccatura tra gli esseri umani, ormai inabili a fidarsi l’uno dell’altro. Durante questo periodo un altro strano fenomeno si verifica: la nascita dei cosiddetti ibridi, ossia bambini con elementi animali.

Il piccolo Christian Convery nei panni di Gus

Gus (Christian Convery) è uno di loro. Il piccolo cresce insieme al papà (Will Forte) nella foresta, lontano dagli occhi degli ultimi uomini che cacciano e uccidono la razza a cui appartiene. Quando però la malattia raggiunge anche lui, Gus sarà costretto a cavarsela da solo.

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L’incontro con Tommy Jepperd (Nonso Anozie), rinominato l’uomo grande, gli darà una nuova speranza. Nel frattempo, il dottor Aditya Singh (Adeel Akhtar) tenta di trovare un rimedio all’afflizione per salvare la moglie (Aliza Vellani), e la giovane Aimee (Dania Ramirez) organizza un rifugio per gli ibridi.

Un fantasy di altissimo livello

La bellezza di un prodotto come Sweet Tooth è contenuta in tantissimi diversi elementi. L’appartenenza al genere fantasy gli permette di giocare con effetti speciali e suggestioni altrimenti inconcepibili. Ma l’asticella si alza nel momento in cui vengono trovate ed esibite soluzioni semplicemente magiche.

Un esempio lampante di tale discorso è rappresentato da un paio di sequenze (nel quinto episodio), durante le quali il passato dei personaggi si sovrappone al presente. Il rugby diventa in qualche modo una metafora dell’esistenza, con i suoi fondamentali e la sua etica.

Una scena di Sweet Tooth

A ciò si aggiunga l’ammirevole lavoro effettuato sulla scelta dei brani musicali, capaci di esaltare ogni singola sfumatura emotiva. Sweet Tooth fa l’effetto di una girandola e di un libro di avventure messi insieme: le sensazione che si ha dopo i primi minuti è qualcosa che ricorda l’essere bambini.

Il punto di vista infantile è cruciale per il racconto

Non a caso questi ultimi sono una parte essenziale della storia. Non solo Gus e Bear (Stefania LaVie Owen), ma anche i piccoli ibridi salvati da Aimee e Rusty, il figlio della coppia incontrata nel secondo episodio. Attraverso i loro sguardi, i loro gesti e le vicende si tratta di famiglia, di amicizia, di coraggio, di perdita.

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Ma dietro tutto ciò, non manca nemmeno una velata critica a ciò che l’umanità sta facendo al nostro pianeta. La natura, in sofferenza, reagisce per non soccombere. E lo fa a modo suo, totalmente inaspettato e incredibile.

Un po’ Jumanji, un po’ Hook, la serie si sviluppa come una sorta di on the road. Di tappa in tappa, Gus impara cose nuove, sperimenta emozioni a lui ignote, cresce. Ma il percorso compiuto dal bambino, cambia anche l’adulto al suo fianco: Jepperd riprova sentimenti che aveva scelto di accantonare, ritrovando un’importante parte di se stesso.

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Friends torna in tv dopo 17 anni: è stata una mossa vincente?

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Adesso che è finalmente visibile a tutti (in Italia su Sky, in America su HBO Max), è chiaro perché la tanto attesa reunion di Friends abbia deciso di abbandonare il canone della sit-com per scegliere un format in grado di contenerne tanti altri, diversi e spesso contrastanti. La puntata che segna il ritorno dello show dopo 17 anni dalla sua conclusione contiene clip del passato, interviste, “talking heads” di fama mondiale, momenti sceneggiati e quiz tra gli attori. Ma, come è lecito aspettarsi da un format così variegato (e confuso), alcune scelte funzionano meglio di altre.

Per ogni momento che riesce ad essere sinceramente toccante, ce n’è un altro in cui sembra che tutti stiano semplicemente aspettando che termini la puntata per tornarsene a casa. Questo perché Friends – The Reunion si colloca a metà strada fra la rimpatriata scolastica e lo show televisivo, con tanti ex membri del cast a fare la loro carrambata e tanti ospiti superstar che ricordano i leggendari cammei della sitcom, da Brad Pitt a Julia Roberts, da Danny De Vito a Isabella Rossellini.

Friends |tra sit-com e rimpatriata

Non c’è dubbio che i momenti migliori dello speciale siano quelli in cui i sei amici si ritrovano nuovamente sul set dove hanno trascorso dieci anni della loro vita (forse i più importanti della loro carriera). Gli abbracci e le lacrime sono reali, così come lo è la calca nel backstage, la bonaria presa in giro di LeBlanc a scapito dei suoi ex co-protagonisti, la risata fragorosa di Jennifer Aniston. È grazie a quesa sincerità di fondo che persino la decisione di far leggere agli attori di oggi alcuni dei momenti più iconici della serie (cosa che sarebbe apparsa forzata in qualsiasi altro contesto), alla fine emerge come un modo utile per legare il passato con gli occhi del presente, un tuffo profondo in ciò che ha reso Friends una capsula del tempo televisiva, per cui ancora oggi milioni di spettatori si possono commuovere guardando i cinquantenni Schwimmer e Aniston rifare la scena del primo bacio di Ross e Rachel.

Come spiega Kudrow durante l’intervista con James Corden (che prende il posto di Conan O’Brien nello special del 2001), i creatori dello show hanno scritto il lieto fine perfetto per tutti i personaggi della serie tanti anni fa. Smantellare il finale di Friends (che è stato visto da circa cinquanta milioni di persone) per fare qualcosa di nuovo, vorrebbe dire rischiare di perdere tutto ciò che in questi decenni la serie, anche dopo la sua conclusione, ha capitalizzato. Per questa ragione, Friends – The Reunion non poteva che optare per una operazione nostalgia dalle bassissime ambizioni.

Le affinità elettive

In uno dei momenti meno riusciti dello speciale, i fan di Friends (famosi e meno famosi) da tutto il mondo spiegano come lo show li abbia aiutati a superare dei momenti peggiori della loro vita. “Erano i miei amici quando non ne avevo neanche uno”, dice una giovane donna dal Messico, piangendo. E così grandissimi testimonial come Malala Yousafzai (premio Nobel per la Pace) e la sua migliore amica discutono davanti alla telecamera i motivi per cui la serie ha conquistato il loro cuore. Nonostante tutto questo, è chiaro però che le persone che tutti vogliono ascoltare, quelle che davvero possono spiegare come quel piccolo show abbia letteralmente stravolto la loro esistenza, siano le sei star della sit-com: Jennifer Aniston, Courteney Cox, Matthew Perry, Lisa Kudrow, David Schwimmer e Matt LeBlanc. Sono loro il motivo principale per cui gli spettatori attendevano questo avvenimento e sono loro a poter rivelare ciò che fino ad oggi non si sapeva.

Tutti hanno avuto una carriera in ascesa (chi più, chi meno, ovviamente) dopo il successo della serie. C’è qualcosa di dolce nel vederli tutti e sei nella stessa stanza insieme per la prima volta da anni: il loro affetto reciproco è ovvio, essendo tutti ben consapevoli di quanto debbano della loro vita attuale a quello show e a quel gruppo di lavoro. I friends degli anni ’90 sono diventati migliori amici nella vita reale perché stavano tutti vivendo lo stesso enorme aumento di fama nello stesso periodo. Eppure la puntata speciale fa pochissimo per trarre il massimo dal loro racconto.

La genesi dello show

Considerato tutto questo, è comunque strano che, parlando di un fenomeno divenuto globale e cross-generazionale, si sia sempre prestata così tanta attenzione al cast e mai alle persone che lo show lo hanno effettivamente ideato e realizzato. La reunion chiama quindi direttamente in causa David Crane e Marta Kauffman, che appaiono in piccoli segmenti in apertura di puntata per spiegare la genesi dello show, le sfide affrontate nella fase di casting e in quella della produzione. Ed è forse questo il segmento più interessante (e ricco di sorprese) della lunga puntata speciale.

David Schwimmer è stato il primo attore del gruppo ad essere scelto. I due autori della serie tv sapevano di volerlo, anche perché la sua faccia da “cucciolo” li aveva conquistati da subito: era perfetto per il ruolo di Ross. L’unico problema era che Schwimmer aveva già avuto una pessima esperienza con le serie tv e aveva deciso di lasciare il piccolo schermo per tornare a fare teatro. Quindi furono necessari diversi tentativi di convincimento. Jennifer Aniston, al contrario, è stata l’ultima ad essere scelta, perché il ruolo di Rachel era quello più difficile da assegnare. Il rischio, hanno spiegato gli autori, era che potesse apparire come eccessivamente egoista. Altra difficoltà: la Aniston all’epoca recitava già in un’altra serie, Mudding Through. Insomma, era un rischio proporre agli spettatori la stessa attrice in due ruoli diversi, anche perché non si poteva ancora prevedere quanto sarebbe durata l’altra serie. All’epoca, un produttore televisivo sconsigliò a Jennifer Aniston di accettare il ruolo di Rachel in Friends perché sicuramente non l’avrebbe mai resa una star. Sappiamo tutti come è andata finire. 

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Jupiter’s Legacy | Supereroi alle prese con un’eredità ingombrante

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Jupiter's Legacy

Disponibile dal 7 maggio su Netflix, Jupiter’s Legacy è la nuova serie di supereroi, con Josh Duhamel, Leslie Bibb, Matt Lanter e Ben Daniels. Ideatore del progetto – nonché produttore esecutivo – è Steven S. DeKnight (showrunner della serie Daredevil e regista di Pacific Rim – La rivolta).

Jupiter’s Legacy | La trama della nuova serie targata Netflix

Basata sull’omonimo fumetto, creato da Mark Millar e Frank Quitely, Jupiter’s Legacy narra le vicende della famiglia Sampson, composta dal padre Sheldon (Duhamel), dalla madre Grace (Bibb) e da due figli, Chloe (Elena Kampouris) e Brandon (Andrew Horton). Particolarità di questo piccolo nucleo è l’avere dei poteri – quali per esempio la vista laser, il volo, la superforza – che si tramandano di generazione in generazione.

Una scena di Jupiter’s Legacy

Le vicende prendono avvio negli anni Trenta, quando Sheldon e il fratello maggiore Walt (Daniels) devono affrontare la perdita del padre, gettatosi dal tetto di un edificio, e la bancarotta della loro azienda di famiglia. Deciso a intraprendere un viaggio tanto misterioso quanto pregno di possibilità, Sheldon mette su un gruppo di avventurieri, di cui fanno parte Walt, il migliore amico George (Lanter) e la giornalista Grace.

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Una volta raggiunta la meta e appianati i malumori, il gruppo viene insignito di poteri straordinari. Sheldon organizza così un vero e proprio team di supereroi, dando loro delle linee guida da seguire e delle regole da rispettare. Su tutte, quella di non togliere la vita a nessun criminale, e di consegnarlo invece alle forze dell’ordine.

L’avvento dei figli rimette tutto in discussione

Ovviamente la faccenda si complicherà nel futuro, con la nascita dei figli e con l’inevitabile ribellione che l’adolescenza comporta. Il rapporto tra Chloe e Sheldon appare più che complicato: i due non riescono infatti a trovare un terreno comune su cui comunicare e costruire. Il fatto che in passato Sheldon non sia stato presente nella vita dei figli è qualcosa che la giovane non riesce a perdonargli.

Dal canto suo invece Brandon fa di tutto per compiacere il genitore, per essere all’altezza del testimone che gli verrà lasciato. Ma quando teme per la vita di quest’ultimo, prende una decisione azzardata e infrange il regolamento imposto anni prima da Sheldon e accettato dal team.

Andrew Horton nei panni di Brandon

I tempi cambiano… E così le serie sui supereroi!

Jupiter’s Legacy affronta in tal modo un altro interessante (e poco sfruttato) aspetto dell’esistenza di un supereroe. Se “da grandi poteri derivano sempre grandi responsabilità”, quando i tempi cambiano, per forza di cose, devono farlo anche gli insegnamenti.

Se prima vigeva forse un codice morale anche tra i villains, oggi sembra essere stato completamente abbandonato. Per giocare quindi ad armi pari, i “buoni” devono accettare di sporcarsi le mani, oltre che la coscienza.

Leggi anche: Them | Nella nuova serie Amazon l’orrore del razzismo

Dopo il “politicamente scorretto” di The Boys e Doom Patrol, ecco allora una nuova variante sul tema. Il realismo consentito dalla trama permea all’interno di essa, sollevando riflessioni semplici ma mai banali. Soprattutto se si considera lo spunto di partenza.

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