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Arrival, 10 motivi per cui è il migliore film di fantascienza dell’ultimo decennio

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Lo stimatissimo regista Denis Villeneuve (Sicario, Prisoners e l’atteso Blade Runner) presenterà il prossimo gennaio quello che si preannuncia essere il miglior film di fantascienza degli ultimi tempi. Arrival, infatti, rappresenta un’esperienza affascinante e ultraterrena, straordinariamente romantica, commovente e piena di vivacità. Il film può anche rientrare nel sotto-genere strappalacrime – anche se genera le lacrime in modo onesto senza alcun ricatto emotivo – ed è molto equilibrato, con una narrazione audace e con una splendida Amy Adams, che riesce a dare quel qualcosa di importante in più al film.

Quest’ultimo si candida come un ponte tra  2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, Tree of Life di Terrence Malick e le altre opere scritte di Ray Bradburyb, Philip K. Dick e Ursula le GuinVilleneuve dimostra ancora una volta che può mettere mano ad ogni genere – come si è visto nelle opere recenti, ad esempio Enemy del genere thriller psicologico, Prisoners nel campo giallo e poliziesco e l’epico Sicario – e si nota il suo talento anche in questo filmIl seguente elenco riguarda brevemente tutti gli elementi più importanti di quest’opera che la rendono un capolavoro sotto ogni punto di vista.

10. Villeneuve rispetta il racconto del libro

La sceneggiatura di Eric Heisserer si basa fedelmente sul libro “ Storia della tua vita” del 1999 del pluripremiato Ted Chiang (autore del 1991 della novella vincitrice del premio Hugo “Torre di Babilonia”). Arrival inizia con l’apparizione nel cielo di una dozzina di strane astronavi aliene soprannominate dagli Stati Uniti “gusci” e, per scoprire cosa nasconde questa apparizione, la linguista Louise Banks ( Amy Adams) dirige a malincuore una squadra d’elite di ricercatori. Il panico si diffonde tra la popolazione di tutto il mondo e tutte le Nazioni già tremano all’idea di un guerra, ma la linguista Louise sta lavorando ad un modo per comunicare con gli alieni. Così la logica lascia il posto al misticismo, e Louise inizia ad analizzare i simboli che costituiscono il linguaggio scritto alieno. I risultati sono strabilianti in un misto tra emozioni e immaginazione. In questa lista si analizzeranno altri elementi importanti di empatia e apprensione, amore e paura, progresso e stasi.

9. Villeneuve esperto di fantascienza, ottime notizie per Blade Runner

Prima di arrivare al nocciolo della questione, è importante comunicare a tutti i fan del genere sci-fi che Villeneuve è un virtuoso. Sicuramente ci saranno molti potenziali “offesi” che già disprezzano il remake di Blade Ruuner solo perché si dà per scontato che non possa essere bello come il primo. Forse è vero, però se Arrival rappresenta una sorta di test, possiamo dire che è stato superato con successo. Mentre l’adattamento di Ridley Scott riguardo Blade Runner è considerato una sorta di pilastro del cinema e il miglior adattamento della storia del cinema, ciò non si dice ancora di Villeneuve che si candida, comunque, ad essere considerato un intelligente formalista come Scott.

In realtà, Villeneuve supera o comunque eguaglia alcuni successi di Spielberg come Incontri ravvicinati del terzo tipo ( 1977) o altri registi come Kubrick o Andrei Tarkovsky. Se si prendono in considerazione film contemporanei come Under The Skin del 2013 di Jonathan Glazer, Ex Machina 2015 di Alex Garland, possiamo dire che Arrival acquista un ruolo di primo piano rispetto a questi e non ha bisogno di puntare sul sesso e la provocazione, come avviene con Scarlett Johansson nel primo e con Alicia Vikander nel secondo film.

8. Nessuno spoiler, ma il finale è perfetto

Arrival offre con gioia alcuni abbaglianti colpi di scena del calibro di Nolan e M. Night Shyamalan, infatti questo è il tipo di film da vedere al cinema e poi discuterne per ore nei bar o in salotto. Piuttosto che rovinarci la visione del film, diciamo solo che c’è una deviazione in senso temporale che porta il film ad una conclusione rischiosa, che è emozionante – non vi vergognate se appariranno le lacrime – e allo stesso tempo sfrontata. Questo è il cinema senza reti di sicurezza accessibile solo ai più avventurosi.

7. Villeneuve si è preso il giusto tempo per la realizzazione

Il film si è aggiudicato numerose candidature e premi per la varietà di emozioni che riesce a trasmettere. A volte sembra che Villeneuve abbia preso una pagina dal playbook di Ishiro Honda, il collaboratore di fiducia di Akira Kurosawa ricordato specialmente per Godzilla. Il regista è famoso per la profonda cura dei particolari e aspettava che il film fosse perfetto prima di rilasciarlo,in modo che aumentasse anche la suspense. È la stessa cura maniacale dei particolari che ha reso Arrival un film capolavoro.

6. Gli alieni e la loro lingua sono sontuosi e penetranti

Sicuramente non diremo che Arrival è un film impeccabile, ma certamente bisogna dare il giusto merito per come sono stati rappresentati gli alieni “heptapods” e per come è composto il loro linguaggio logografico.Louise non è il primo essere umano ad avere visto gli alieni e questi vengono chiamati heptapods in riferimento ai sette arti di cui sono provvisti. Hanno qualcosa che ricorda l’ entità cosmiche chiamate Cthulhu nel loro volto,ma anche qualcosa degli elefanti per il loro atteggiamento e per la loro profonda percezione intuitiva. La struttura della loro pelle e i loro movimenti goffi,così come i loro modo di pensare atavico,ricordano un essere a metà tra un pachiderma e un cetaceo marino. Quando Louise e il fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner) iniziano a comunicare con gli alieni con una lavagnetta – gli alieni usano l’inchiostro che spruzzano dai tentacoli – quest’ultimi alla fine articolano un linguaggio logografico inizialmente incomprensibile. Questo linguaggio simbolico in un primo momento sembra insensato,fin quando non inizia ad assumere una forma logica.

5. Arrival è un puzzle fotografico in pieno stile Nolan e Aronofsky

Per gli appassionati dei film psichedelici di Darren Aronofsky o Cristoher Nolan (Memento,The Prestige, Inception),ci sono altri esempi recenti di questa tipologia di film (The Game di Fincher, Shutter Island di Scorsese, il recente thriller di Villeneuve Enemy e praticamente tutti i film di Lynch ) ma per il bene dei vostri occhi segnaliamo Aronofsky e Nolan come i maestri del genere.Come i personaggi di Inception o The Fountain, quelli in Arrival competono in ambienti surreali con strane percezioni che le persone normali riescono a vivere solo se fatti di funghi allucinogeni, a meno che non si parla di appassionati di yoga in cima al Vesuvio. Quindi si, Arrival compete con intelligenti concetti e designe in pieno stile bizantino.

Ma quando un arte ingegneristica sci-fi come quella rappresentata dal blockbuster Inception decide di fondare ogni cosa su una stucchevole scappatoia (è o non è un sogno?) o un film dai contenuti così seri e personali come The Fountain rischia di alienare il pubblico, Arrival ci porta fin dentro la tana del coniglio con una rischiosa e gratificante ricompensa che fa impallidire i film considerati più enigmatici. Dove Inception e The Prestige hanno offerto una considerevole (o spregevole) catarsi o chiusura, Arrival va oltre. Non solo si arriva al punto cruciale del film con una Louise come personaggio brillantemente e meravigliosamente realizzato,ma il pubblico va in contro a un’esperienza memorabile profondamente soddisfacente.Arrival non è solo un film,ma è un’esperienza che invita alla contemplazione,alla sensibilità e alla percezione profonda.

4. Arrival è estremamente attuale

È terribile e sensato che l’arrivo degli alieni ha gettato l’America in uno stato di ansia,incertezza e paura profonda,proprio al passo con questo periodo politico legate alle elezioni del presidente degli Stati Uniti. Un film come Arrival che parla dell’andare alla ricerca di un linguaggio comune ,di optare per l’unità e per l’integrazione di coloro che sono apparentemente diversi. Il mondo occidentale ha bisogno di questo tipo di film e di questi messaggi ora più che mai.

3. Un film importante che offre uno spettacolo mozzafiato

Arrival è un film intelligente che va oltre il mero intrattenimento anche se aspira a staccare il maggior numero di biglietti attirando le masse; lo stesso si può dire dei graditi The Martian e Interstellar. Qui Villeneuve e il direttore della fotografia Bradford Young sono riusciti a curare i minimi dettagli trasmettendo quelle sensazioni di malinconia e inquietudine che sono propri della trama,trovando degli ottimi collaboratori nel designer Patrice Vermette e direttore degli effetti visivi Louis Morin. Questo importante team è riuscito a narrare le vicende da diverse angolazioni con diversi effetti a seconda delle circostanze,permettendo allo spettatore di avere un trasporto sia visivo che mentale. C’è un ambiente onirico ed emotivo ed è concretamente messo in scena in maniera magistrale.

2. Arrival scorre tra vecchio e nuovo

Arrival ha comunque trattato un tema già visto e rivisto al cinema,ovvero l’invasione aliena, e lo ha fatto attraverso tutti quegli elementi già noti sul tema rivisitati con intelligenza che,per esempio, neanche Roland Emmerich avrebbe potuto fare. Si cita proprio Emmerich perché Arrival condivide con Indipendence Day (1996) l’arrivo minaccioso di astronavi aliene super colossali. Mentre Emmerich inserisce nei suoi film elementi che sono propri del cinema americano,capaci di intrattenere il pubblico davanti a una porzione di pop corn, Arrival tratta gli stessi temi con eleganza, nel tentativo di stimolare la mente e il pensiero, non solo il divertimento visivo. Nonostante tutto Villeneuve prende spunto da altre opere anche per quanto riguarda l’aspetto degli alieni o l’arrivo delle navi aliene sulla terra,riconoscendo l’importanza delle opere passate sul tema.

1. Amy Adams è la star e l’anima di Arrival

Amy Adams è sorprendente in una performance memorabile nella parte di Louise. La sua capacità è quella di fondere fiducia e calma con freddezza, intelligenza e autocontrollo.Villeneuve mette in mostra un protagonista di sesso femminile di grande importanza,come gli era già successo in passato con Emily Blunt in Sicario. Questo è il turno di Amy Adams che mette in mostra tutto il suo talento dimostrando di essere imprescindibile per la riuscita del film. La Adams riesce a mostrare una Louise come una donna intelligente,sicura di sé e che trasmette sicurezza agli altri in antitesi con il suo aspetto di interiore fatto di emozioni contrastanti legate alle vicende personali. La grandezza poetica che ha raggiunto Villeneuve è in gran parte merito del meraviglioso talento di Amy Adams.

Fonte: TasteOfCinema

1 Commento

1 Commento

  1. Marco Tinè

    29 gennaio 2017 at 03:11

    L’innovazione assoluta e piú importante di Arrival sta nel suo plot palindromo: il film funziona sia considerando come “presente” le sequenze di Louise con la figlia (quindi come “passato” quelle dell’incontro con gli Eptapodi) e viceversa. Cosí come il tempo inteso dagli alieni non è lineare, allo stesso modo lo spettatore puó decidere quale dimensione temporale assegnare ai due filoni di trama del film, ed accorgersi con stupore che tutto – la struttura degli eventi , il montaggio, i dialoghi – è studiato per risultare coerente in entrambi i sensi di lettura. Mai visto nulla del genere al cinema.

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Cinema

Nicole Kidman, i 10 migliori ruoli della bravissima attrice australiana

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L’estate è il periodo dell’anno in cui i divi di Hollywood scelgono come meta delle loro vacanze il nostro bel Paese. Sia che vengano per puro divertimento (con famiglia annessa) o come ospiti dei più prestigiosi festival cinematografici italiani, ciò che conta è che l’Italia è senza dubbio tra i luoghi più amati. Lo sa bene la bellissima attrice australiana Nicole Kidman, la quale sarà una degli ospiti più attesi della 65esima edizione del Taormina Film Festival. La Kidman insieme a Octavia Spencer, Julia Ormond e Bruce Beresford il prossimo 30 giugno presenteranno il film d’apertura Ladies in Black.

Tra gli ultimi film che hanno visto l’attrice australiana come protagonista, Boy Erased merita una citazione speciale, per diverse ragioni. Per la tematica affrontata, per il modo di imporsi di una donna apparentemente frivola ma in grado di poter salvare il figlio omosessuale da una terapia per farlo “guarire” da questa malattia. Tuttavia a breve la ritroveremo anche sul piccolo schermo per la nuova stagione di Big Little Lies. Intanto ricordiamo dieci suoi ruoli che ci hanno fatto innamorare di lei.

CUORI RIBELLI (1992) di Ron Howard. Una giovanissima Nicole Kidman insieme a un altrettanto giovane Tom Cruise sono due immigranti irlandesi che cercano di trovare fortuna in America nel 1890 prendendo parte alla Corsa alla terra del 1893. Cruise è Joseph Donnelly, un ragazzo che a causa di gravi problemi economici perde la casa in un incendio appiccato proprio dal padrone, per non aver pagato gli affitti arretrati. Il giovane determinato a farsi giustizia incontra Shannon Christie, la figlia del padrone con la quale deciderà di scappare in America. Tra avventure, sentimenti non dichiarati e un amore che fa sempre più fatica a restare segreto, i due ragazzi fuggono in Oklahoma per prendere il loro appezzamento di terra. Quando sembra tutto perduto, l’amore sarà in grado di vincere su tutto e tutti.

eyes wide shut

Nicole Kidman e Tom Cruise nel film Eyes wide shut

EYES WIDE SHUT (1999) di Stanley Kubrick. Oltre ad essere l’ultimo film diretto dal grande regista, è anche l’ultima volta – almeno per ora – che Kidman e Cruise condividono il set. I protagonisti del film sono Bill (Cruise) e Alice (Kidman), una coppia sposata che partecipa ad un’ apparentemente festa prenatalizia. Lui è un avvenente medico, il quale viene chiamato da due ragazze per salvare la vita a un giovane in overdose, mentre Alice viene corteggiata in maniera insistente e fastidiosa da un uomo maturo ed ambiguo. I due tornati a casa, iniziando a discutere sotto uso di marijuana, parlano di fiducia, di gelosie e di fantasie con altre persone, come quella di Alice per un giovane ufficiale di marina. Bill, turbato dalle parole della moglie decide di uscire di casa. Bill viene raggiunto telefonicamente dalla figlia di un paziente deceduto. Il medico turbato dalla serata, improvvisamente si troverà in una serata bizzarra in una villa, dove tutti sono nudi ma hanno il volto coperto. Nonostante l’esperienza vissuta al di fuori del matrimonio, i due ritroveranno quella serenità e fiducia che fino a quel momento li aveva abbandonati.

THE OTHERS (2001) di Alejandro Amenàbar. La Kidman si cimenta nel genere horror con un film ambientato durante la fine della seconda guerra mondiale. Grace Stewart (Kidman) è madre di due figli, Anne e Nicolas e sposata con Charles, imprenditore e soldato volontario. I due bambini affetti da uno xeroderma pigmentoso, non gli permetteva di esporsi al sole e per tanto Grace cercava di imporre loro delle regole per proteggerli. Una delle regole e frasi cardine del film è “Nessuna porta deve essere aperta prima che l’ultima sia stata chiusa”. Strane presenze, disegni dei bambini inquietanti dove vengono rappresentate quattro persone viste dalla piccola Anne. Attraverso la frase “a volete il mondo dei morti si mescola a quello dei vivi” la sottile linea tra realtà e immaginazione non è poi così netta.

MOULIN ROUGE! (2001) di Baz Luhrmann. Chi non ha visto questo meraviglioso concentrato di musica pop, stile bohemien e ricco d’amore? È senza dubbio uno dei film di maggiore successo della Kidman la quale interpreta la ballerina del noto locale parigino. La storia tra la sensuale étoile Satine e lo scrittore squattrinato Christian (Ewan McGregor) fa da sfondo nella bellissima Parigi del 1899, precisamente nel locale notturno del Moulin Rouge, nel quale ogni notte uomini borghesi e nobili di tutte le età prendevano parte agli spettacoli organizzati da Harold Zidler (Jim Broadbent), il capocomico e la sua colombella Satine. Le cose si complicano quando gli occhi del potente e determinato Duca inizia a posarsi sulla ragazza, scatenando la gelosia del povero ma onesto Christian. Ad aggiungere ancora più dramma, c’è la diagnosi di tubercolosi ai danni di Satine. È un film che vi farà cantare ed emozionare dal primo all’ultimo minuto con le canzoni dei Nirvana, dei Queen, Madonna, Elton John e tanti altri.

THE HOURS(2002) di Stephen Daldry. Finalmente per la bella attrice australiana arriva l’ambito Premio Oscar come migliore attrice per aver interpretato il difficile ruolo di Virginia Woolf. La nota scrittrice inglese, a causa di una grave forma di depressione, decide di porre fine alla sua vita annegandosi nel fiume Ouse. Da questo momento, la storia si divide in tre parti. La prima è la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923, la quale era ormai soffocata dalla vita lontana da Londra motivo che la spingeva a trattare male anche il marito Leonard. Proprio in quei giorni, scrisse uno dei romanzi più noti, La signora Dalloway. Dopo pochi giorni dall’incontro con la sorella Vanessa e i suoi tre figli, la scrittrice riesce a convincere il marito a tornare a Londra, in cambio della sua salvezza.

DOGVILLE (2001) di Lars Von Trier. Dogville è un villaggio sulle Montagne Rocciose che si trova accanto a una miniera d’argento e abitato solo da 15 persone. Lo scrittore Tom Edison Jr. (Paul Bettany) intento a voler convincere gli abitanti ad un riarmamento morale. Il primo incontro fu con Grace Mulligan (Nicole Kidman) una giovane ragazza inseguita da diversi gangster, la quale riesce a trovare aiuto proprio nel ragazzo. Per ringraziarlo decide di rendersi utile, riuscendo a conquistare il rispetto di tutta la piccola comunità. Quando la polizia giunge a Dogville alla ricerca di Grace, colpevole di aver preso parte ad una rapina in banca, tutti gli abitanti sono pronti a difenderla e lasciarla lì, a patto che lavori di più e per un minore salario. La donna accetta per non far dispiacere Tom, portandola però allo stremo delle forze fisiche e psicologiche. Il ragazzo si rende conto che così non può andare avanti ed attua un piano per farla scappare. Purtroppo la fuga viene interrotta bruscamente, portando la donna ad accettare il suo destino di figlia del boss, decidendo di radere al suolo la cittadina e vendicarsi di chi la aveva sfruttata. Tom colpevole per averla manipolata, non viene risparmiato e anzi proprio Grace porrà fine alla sua vita.

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Nicole Kidman e Jude Law nel film Ritorno a Could Mountain

RITORNO A COLD MOUNTAIN (2003) di Anthony Minghella. Ambientato nel 1861 W.P. Inman Balis (Jude Law) un giovane falegname del villaggio Cold Mountain, durante la costruzione di una chiesa incontra casualmente Ada Monroe (Nicole Kidman) la figlia del reverendo. Un’ improvvisa passione e amore scoppia tra i due giovani fino a quando il ragazzo viene chiamato dall’esercito confederato per prendere parte alla guerra di secessione. La donna dopo trent’anni, rimasta sola, continua a provare un forte sentimento per l’uomo, il quale cerca di tornare a casa evitando di venire ucciso dalla Guardia Nazionale. Dopo vari incontri e peripezie, Inman riesce a tornare a casa e ad incontrare Ada, con la quale trascorre la loro prima notte d’amore. Purtroppo, l’ex falegname viene trovato dai soldati del tenente Bosie, con l’accusa di essere disertore. I due soldati si feriscono mortalmente a vicenda e quando Ada giunge da lui purtroppo è troppo tardi. Dopo sette anni, Ada festeggia la Pasqua con la sua bimba Grace, nata dopo la loro unica notte di passione con Inman.

BIRTH – IO SONO SEAN (2004) di Jonathan Glazer. La bella Anna (Nicole Kidman) dopo 10 anni dalla morte del marito Sean, è finalmente pronta a sposarsi nuovamente con Joseph. Poco prima delle nozze, un ragazzino si reca da Anna, affermando di essere l’incarnazione del marito Sean cercando di convincerla a non sposarsi con il neo fidanzato. Nonostante la situazione surreale e anche scomoda, dato che si tratta di un rapporto tra una donna adulta e un bambino, quest’ultimo sembra essere davvero il marito Sean. Grazie all’intervento di Clara, amante di Sean quando era in vita, riesce a dimostrare che il bambino era riuscito a sapere tutte quelle informazioni, grazie a delle lettere che Anna aveva scritto per il marito, il quale non aveva mai aperto, perché non era mai stato veramente innamorato della moglie. Quando Anna scopre la verità, tenta di suicidarsi ma fortunatamente viene salvata da Joseph.

AUSTRALIA(2008) di Baz Luhrmann. Ambientato nella seconda guerra mondiale, Sarah Ashley (Nicole Kidman) va in Australia a trovare il marito per vedere il bestiame. Quando arriva alla città di Darwin, viene scortata da Drover (Hugh Jackman), il migliore amico del marito. All’arrivo a Faraway Downs, Sarah e Dover trovano il marito della donna privo di vita, ucciso da una lancia. L’accusa di omicidio ricade sullo stregone King George. L’amore tra Sarah e Drover cerca di sopravvivere ai bombardamenti della città di Darwin, con la speranza di non perdere la vita.

THE PAPERBOY (2011) di Lee Daniels. Un film che portò la Kidman ad interpretare Charlotte Bless, una ninfomane che cercò di aiutare con tutte le sue forze, il compagno Hillary Van Wetter (John Cusack), in attesa di essere giustiziato per aver ucciso uno sceriffo e ben 16 persone per ragioni di odio razziale. La donna per richiamare attenzione sul caso scrive al Miami Times. Il giornale capendo il richiamo mediatico di quella storia, incarica Ward Jansen (Matthew McConaughey) e il collega Yardley Acheman di indagare. Al duo viene aggiunto anche il fratello minore di Ward, Jack Jansen (Zac Efron), il quale finisce per innamorarsi di Charlotte.

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Aladdin, il full trailer ufficiale del film Disney

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Dopo molti teaser e spot televisivi, la Walt Disney Pictures ha pubblicato il trailer completo di Aladdin, il prossimo remake live-action di un classico film di animazione Disney.

Il due volte candidato all’Oscar Will Smith (Ali, Men in Black) interpreta il ruolo dell’amato Genio nel nuovo film insieme a Mena Massoud (Amazon’s Jack Ryan) nei panni di Aladdin, lo sfortunato e adorabile ladruncolo di strada che viene colpito dalla figlia del Sultano. Naomi Scott (Power Rangers) interpreta la principessa Jasmine, la bellissima figlia del Sultano che vuole avere voce in capitolo nel modo in cui vive la sua vita con Marwan Kenzari nei panni di Jafar, un malvagio stregone che escogita un nefasto complotto per diventare Sultano e governare Agrabah.

Aladdin è diretto da Guy Ritchie (Sherlock Holmes) da una sceneggiatura di John August (Dark Shadows, Big Fish) basata sul film animato del 1992 Aladdin e le storie da “Mille e una notte”. Il produttore è Dan Lin (The LEGO Movie) con il vincitore del Golden Globe Marc Platt (La La Land), Jonathan Eirich (Death Note) e Kevin De La Noy (The Dark Knight Rises) in veste di produttori esecutivi. Il compositore otto volte vincitore del premio Oscar Alan Menken (La bella e la bestia, La sirenetta) fornisce la colonna sonora, che include nuove registrazioni delle canzoni originali scritte da Menken e parolieri vincitori di Oscar Howard Ashman (Little Shop of Horrors) e Tim Rice (The Lion King) e due nuovi brani scritti da Menken e dai cantautori Oscar e Tony, Benj Pasek e Justin Paul (La La Land, Dear Evan Hansen).

Aladdin è stato candidato a cinque Academy Awards e ne ha vinti due, tra cui Best Original Score e Best Original Song per “A Whole New World.” Basato sul racconto popolare mediorientale Aladdin e la lampada magica, il film animato del 1992 è stato co-diretto da Ron Clements e John Musker, che avevano diretto in precedenza La Sirenetta e avrebbero continuato a realizzare altri classici Disney, tra cui Hercules, Pianeta del tesoro, La principessa e il ranocchio e Oceania. Famosa la partecipazione di Robin Williams come genio del film, insieme a Scott Weinger nei panni di Aladdin, Jonathan Freeman nei panni di Jafar, Linda Larkin nei panni della Principessa Jasmine, Frank Welker nel ruolo del compagno di scimmia Abu, oltre a Douglas Seale nei panni di The Sultan e Gilbert Gottfried nei panni di Iago.

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Cinema

Oscar: gli attori che si sono spinti oltre i limiti per vincere

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La Notte degli Oscar 2019 è vicina. È difficile dire con certezza che cosa spinga alcuni attori ad accettare determinati ruoli. Molto probabilmente la maggior parte degli interpreti decidono di avventurarsi in queste imprese un po’ folli, pensando di poter vincere – almeno una volta nella vita – il Premio Oscar. Spingere il corpo al limite, per assomigliare il più possibile a personaggi sconvenienti e pericolosi, cercando di portarli sul grande schermo nel modo più verosimile possibile, dimostra che questi attori hanno davvero una marcia in più e sono tutti meritevoli della prestigiosa statuetta d’oro.

Daniel-Day Lewis (My Left Foot)

Daniel Day-Lewis è il maestro dei folli sacrifici in nome della recitazione. Lo dimostrano i tre premi Oscar che è riuscito a vincere nel corso della sua carriera. Ha dimostrato di essere un grande attore già alla sua prima performance che gli è valsa un Oscar, nei panni di un malato paralizzato cerebralmente di nome Christy Brown. Sul set l’attore ha rifiutato di lasciare la sedia a rotelle e ha chiesto ai membri dello staff di mangiare con un cucchiaio, mantenendo una posizione che alla fine gli ha procurato la rottura di due costole.

Hilary Swank (Boys Do not Cry)

Per interpretare in modo convincente il trans Brandon Teena, la bellissima Hilary Swank ha trascorso diversi mesi a cercare di modulare la propria voce verso tonalità baritonali, in grado di assomigliare al suono tipico della voce maschile. Dal punto di vista della fisicità si è servita di alcune bende per occultare il seno, presentandosi come suo fratello James.

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Charlize Theron nel film Monster

Charlize Theron (Monster)

Se c’è una persona che è distante anni luce – in primis per l’aspetto esteriore – ad Aileen Wuornos, la protagonista del film Monster, è proprio l’attrice che l’ha interpretata: Charlize Theron. La sua trasformazione è stata tra quelle più incredibili e uniche nella storia del cinema. Grazie all’ausilio di denti protesici, a qualche spericolata rasatura delle sopracciglia e molti sacchetti di patatine per aumentare di peso, la Theron ha effettuato una vera e propria trasformazione.

Adrien Brody (Il pianista)

Per catturare la disperazione del nullatenente Wladyslaw Szpilman, il protagonista del film Il pianista, l’attore Adrien Brody decise di spogliarsi di ogni struttura e confronto per entrare ancora di più nel ruolo. Prima di imbarcarsi su un volo per l’Europa, prese la decisione di lasciare tutte le sue cose e portare con se solo un paio di borse e una tastiera.

Jamie Foxx (Ray)

L’Academy è stata chiaramente impressionata dalla convincente interpretazione di Jamie Foxx in Ray,  nell’aver portato al cinema il musicista non vedente Ray Charles. A quanto pare, Fox non ha dovuto fingere molto perché ha potuto fare affidamento su un paio di palpebre protesiche. La sensazione provata dall’attore è stata indescrivibile, perché doveva avere gli occhi incollati, chiusi, per ben quattordici ore al giorno.

Natalie Portman (Black Swan)

Probabilmente ci sarebbero molti più ballerini al mondo se questa forma d’arte non fosse così estenuante. Natalie Portman lo sa bene che cosa significa essere una ballerina, quando si è preparata per mesi al ruolo da protagonista nel film Black Swan. L’attrice ricorda ancora che la sua dieta e il suo regime di allenamento sono stati così crudeli da farle temere qualche collasso e addirittura ripercussioni nel tempo per la sua salute.

Anne Hathaway (Les Misérables)

Grazie alla collaborazione di un nutrizionista, Anne Hathaway, già magrissima fuori dal set, è riuscita a perdere la bellezza di 25 chili per interpretare l’indifesa Fantine nel film Les Misérables . La parte peggiore? Ha perso più della metà di quel peso durante le riprese, grazie a un digiuno durato 13 giorni.

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Jared Leto nei panni di Rayon

Jared Leto (Dallas Buyers Club)

L’anno seguente il cast del film Dallas Buyers Club sembrava determinato a superare il drastico calo di peso della Hathaway. Per interpretare Rayon, la donna transessuale malata di HIV, il cantante e attore Jared Leto è diventato a dir poco scheletrico, dopo aver perso più di 30 chili.

Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Poiché Matthew McConaughey è la stella del Dallas Buyers Club, è giusto che abbia superato Leto in questo record. Secondo l’attore, è riuscito a perdere qualcosa come 47 chili, finendo in uno stato che potremmo paragonare a quello di un uccellino appena nato con la bocca aperta che grida: ‘nutrimi, nutrimi’.

Kate Winslet (The Reader)

Per alcuni mesi bui, nel 2008, Kate Winslet è stata consumata da questo personaggio desolante, tanto che i racconti della buonanotte per i  suoi figli avevano preso una piega davvero deprimente.

Leonardo DiCaprio (The Revenant)

Dopo anni di nomination e di statuette date per certe, Leonardo DiCaprio è riuscito a vincere il suo primo premio Oscar con il film The Revenant. Grazie a questo personaggio è riuscito a spingere se stesso oltre ogni limite, nuotando in acque gelide, dormendo in una carcassa di animali e mangiando fegato di bisonte crudo.

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