Il mondo del cinema e quello dell’alpinismo estremo si sono incontrati sul set di Apex, il nuovo thriller d’azione targato Netflix. Al centro di questa sinergia c’è un nome che per gli appassionati di outdoor è pura leggenda: Beth Rodden.
L’attrice premio Oscar Charlize Theron ha recentemente rivelato quanto il supporto della Rodden sia stato vitale per interpretare il suo ruolo al fianco di Taron Egerton. “È una leggenda”, ha dichiarato la Theron. “È stata fondamentale per me perché la psicologia legata all’arrampicata ha influenzato molto il personaggio. Ho passato due mesi e mezzo con lei per allenare la forza, e sono felice di averlo fatto: il giorno prima della fine delle riprese, il mio serbatoio era completamente vuoto“.
Ma chi è davvero Beth Rodden e perché la sua storia è una delle più incredibili (e drammatiche) dello sport mondiale?
Dalle gare indoor al primato mondiale: gli inizi di Beth Rodden
Nata come prodigio dell’arrampicata artificiale, Beth Rodden ha dominato le competizioni statunitensi già a metà degli anni ’90, vincendo tre titoli nazionali junior consecutivi. La sua ascesa è stata meteorica: nel 1998, ripetendo To Bolt Or Not To Be, è diventata la donna più giovane a superare il grado 5.14a.
È stata proprio un’altra icona, Lynn Hill, a intravedere in lei un talento fuori dal comune, invitandola in una storica spedizione in Madagascar nel 1999. Da quel momento, il nome di Beth è rimasto legato indissolubilmente alla valle dello Yosemite e a imprese che hanno ridefinito i limiti femminili (e maschili) in parete.

“Pensavo fosse spam”: il racconto di Beth Rodden
In un recente post su Instagram, Beth Rodden ha svelato il dietro le quinte della sua chiamata a Hollywood, avvenuta in un contesto del tutto ordinario: “Circa un anno e mezzo fa, ero nel parcheggio della scuola aspettando di prendere mio figlio, quando mi è arrivato un messaggio: mi chiedevano se fossi interessata a insegnare a scalare a Charlize Theron per il suo prossimo film. Naturalmente, ho pensato fosse spam: come poteva la mia vita reale includere l’insegnamento a LA Charlize Theron?”
Oltre all’incredulità iniziale, la Rodden ha ammesso di aver sempre guardato con scetticismo il modo in cui il cinema tratta l’arrampicata. Tuttavia, dopo lunghi confronti con la produzione su sistemi, meteo e tattiche, e dopo aver accompagnato regista e direttore della fotografia tra i sentieri dello Yosemite, ha capito che Apex sarebbe stato diverso: “Erano sinceramente interessati a tutto ciò per cui noi scalatori andiamo matti”.
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Due mesi di allenamento: “Charlize scalerebbe il 5.12 in sei mesi”
La collaborazione si è trasformata in una sessione intensiva di un mese a Los Angeles. Beth Rodden ha descritto l’attrice non solo come una professionista impeccabile, ma come una scalatrice naturale: “È così brava nel suo lavoro che approfondisce ogni minimo dettaglio per un ruolo. Sono certa che, se avesse il tempo che abbiamo noi da dedicare all’arrampicata, arriverebbe a scalare il grado 5.12 (7a+/7b francese) in appena sei mesi“.
Secondo la Rodden, il risultato su schermo è sorprendente: Charlize Theron appare come una “professionista naturale”, merito di un impegno che ha portato l’attrice a svuotare completamente il proprio “serbatoio di energie” pur di rendere giustizia alla disciplina.
Il dramma del rapimento in Kirghizistan
La vita di Beth Rodden non è fatta solo di successi sportivi, ma anche di un evento traumatico che ha segnato la storia dell’alpinismo moderno. Nell’agosto del 2000, durante una spedizione in Kirghizistan insieme al suo allora compagno Tommy Caldwell, Beth fu rapita da un gruppo di guerriglieri uzbeki.
Dopo sei giorni di prigionia tra le montagne, la coppia riuscì a fuggire in circostanze drammatiche. Questa vicenda, che ha sollevato scalpore in tutto il mondo e ispirato libri e documentari, ha forgiato quella “psicologia della resilienza” che oggi la Rodden trasmette a chi, come Charlize Theron, deve interpretare personaggi messi a dura prova dalla vita.
Meltdown: l’impresa storica nel trad climbing
Il punto più alto della carriera tecnica di Beth Rodden arriva il giorno di San Valentino del 2008. In quell’occasione libera Meltdown, una via in stile trad (senza protezioni fisse) nella Yosemite Valley.
La difficoltà, stimata in 5.14c (8c+ francese), ha reso Meltdown la via trad più difficile mai salita da una donna e una delle più dure al mondo in assoluto. Basti pensare che ci sono voluti dieci anni prima che un altro scalatore (Carlo Traversi nel 2018) riuscisse a ripeterne l’ascesa, confermandone l’estrema complessità tecnica e mentale.

La nuova vita: maternità e coaching per Hollywood
Dopo la separazione da Tommy Caldwell nel 2009, Beth ha iniziato un nuovo capitolo. Sposata con Randy Puro e madre del piccolo Theo, oggi Beth è una voce autorevole che parla di arrampicata, accettazione del corpo e superamento dei traumi.
La sua collaborazione con Charlize Theron per il film Apex non è stata una semplice consulenza tecnica. Beth ha insegnato all’attrice come “pensare” da scalatrice: la gestione della paura, il calcolo del rischio e la resistenza estrema.
“Sapevo che sarebbe stato fisicamente impegnativo e ho cercato di allenare la forza il più possibile” ha aggiunto la Theron, sottolineando come la Rodden l’abbia aiutata a non cedere proprio quando le energie erano al lumicino.
L’universo di Apex richiede personaggi autentici, capaci di resistere in condizioni proibitive. Scegliere Beth Rodden come mentore significa aver attinto alla fonte più pura dell’arrampicata mondiale. Per Beth, scalare non è mai stato solo un esercizio fisico, ma un modo per sopravvivere e ritrovarsi. Una lezione che Charlize Theron ha portato con sé fin sulla vetta del suo nuovo film.


