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George Clooney a Venezia 83: “Gli idioti pensano di essere intelligenti, noi abbiamo un presidente che lo pensa”. La Masterclass che tutti aspettavano

Il divo americano George Clooney, Leone d’Oro alla carriera, ha incontrato fan e addetti ai lavori al Lido: ecco tutti i temi della Masterclass

George Clooney conquista ancora una volta il Lido. Dopo aver ricevuto il Leone d’Oro alla carriera, durante la cerimonia di apertura dell’ 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, introdotto dal brillante e amorevole discorso di Laura Dern, l’attore e regista americano è stato protagonista della Masterclass più attesa di Venezia 83.

L’appuntamento si è tenuto ieri giovedì 3 settembre, alle ore 16 alla Match Point Arena, davanti al pubblico della Mostra. Un incontro moderato da Giulia D’Agnolo Vallan dedicato a ripercorrere una carriera lunga decenni, dagli inizi in televisione al successo internazionale nel cinema, passando per la regia e i grandi cambiamenti dell’industria. Clooney non si è tirato mai indietro, dialogando apertamente anche di temi delicati come politica e attivismo: ecco cosa ci ha raccontato.

Il ritorno di George Clooney al Lido

“Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”.

Queste sono le parole entusiaste che l’attore ha pronunciato alla premiazione dell’altra sera per il Leone d’Oro alla carriera. Il suo ritorno a Venezia arriva in un momento particolarmente importante della sua vita, un momento in cui fare bilanci e scelte per il prossimo futuro.

In conferenza stampa, Clooney ha infatti dichiarato di non lavorare più come prima perché molto impegnato, insieme alla moglie Amal, con la loro fondazione. Oltre a questo, arrivato all’età di 65 anni, dice di sentirsi giustamente focalizzato anche su tutte quelle semplici azioni che la vita ti richiede, e di voler spendere parte del proprio tempo in questo.

Dagli inizi al successo: il racconto di George Clooney

“Ho avuto successo a 33 anni non a 23 e così hai modo di fare errori prima!”

Così esordisce George Clooney, una delle star più celebri e amate sul Pianeta Terra.

“Da bambino non avevo molto rapporto col cinema, sono cresciuto ero in una fattoria in Kentucky. Poi un giorno mio cugino, che faceva l’attore, mi ha detto di provare quella strada e mi ha portato con lui a un provino, con la sua macchina tutta rotta. Quando sei giovane c’è un mondo di possibilità, può andare male ma anche bene. Non puoi svegliarti a 65 anni senza averci provato, devi andare, provare. Se stai inseguendo il tuo sogno, fallo!

In merito all’esplosione del tuo successo invece, com’è andata veramente?

“Avevo già fatto un po’ di film e serie ma senza successo, poi è arrivato E.R., ero il dottor Ross per chi non lo sapesse [ride, Ndr]. Dopo di quella mi è arrivata una sceneggiatura di Soderbergh, si trattava di ‘Out of Sight’, e da lì abbiamo avuto una bella collaborazione per anni. Direi la mia collaborazione più importante, nulla sarebbe accaduto senza di lui sia come attore che come regista. Mi ha insegnato la sceneggiatura e tutto ciò che questo implica”.

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“Per anni cercavo solo dei lavori, qualunque essi fossero, mi è stata presentata la parte in E.R. poi ruoli per il cinema. ‘Vuoi fare Batman?’, mi hanno detto, e io ‘Yeah’, vuoi fare quest’altro? Certo!”.
“Gli studios vogliono fare ‘Ironman 9’ ed è ok perché vogliono solo fare soldi ma sono film difficili da fare. Io ho fatto molti ruoli e vestito i panni di tanti personaggi, talvolta anche idioti, è divertente. Tutti gli idioti pensano di essere intelligenti, noi abbiamo un presidente che lo pensa.

Poi prosegue: “Se avessi fatto un film d’azione di enorme successo sarei stato etichettato come attore d’azione, ma sono fortunato di non aver fatto un film di enorme successo così ho potuto prender parte a diversi film e interpretare diversi ruoli”.

George Clooney e il direttore Alberto Barbera all'ingresso della Masterclass
George Clooney e il direttore Alberto Barbera all’ingresso della Masterclass (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

George Clooney regista e il suo ruolo da produttore esecutivo a Venezia 83

Sei produttore esecutivo di un film, Furies, che concorre nella sezione Orizzonti giusto?

“Sì, sono entrato dopo nel progetto ma ci tengo a supportare talenti che se lo meritano e questo è davvero un ottimo film”.

E in qualità di regista, come ti vedi?

“Se consideriamo l’arte della realizzazione dei film, il regista è il pittore il resto è il quadro. Quindi in quanto regista io posso cambiare la recitazione degli attori ad esempio, ho il pieno controllo.”

Il film è un po’ come puntare su un momento della storia e fissarlo. Questo è il motivo per cui si fa un film. Ai tempi di ‘Good Night, and Good Luck’, sono stato additato come traditore del mio paese perché ero contro la guerra in Iraq, in un momento in cui non se ne poteva parlare ma io ci credevo fortemente. Quando abbiamo proiettato per la prima volta il film ci dissero che era piaciuto molto ma l’attore protagonista recitava in maniera troppo pomposa [ride, Ndr]. Avevo usato il mutuo di casa mia per farlo e la prima location usata fu proprio Venezia. Lo presentammo proprio qui e quella è stata assolutamente una delle serate più speciali della mia vita”.

George Clooney e la politica

Cosa ti affascina dell’aspetto interiore della politica?

“Io sono cresciuto da liberale in Kentucky, non so se sapete che non ci sono liberali in Kentucky, quindi non è stato facile. Credo fermamente nelle mie idee e ci saranno persone qui che non sono d’accordo con me, va bene così. Una cosa però è certa, mai dire a qualcuno che non può parlare o esprimere la propria opinione. Non è una forma di democrazia che conosco”.

“Ai tempi de ‘Le idi di marzo’ volevo proprio far parlare di queste tematiche, suscitano in me un forte trasporto. Poi beh, con Ryan Gosling e Philip Seymour Hoffman a bordo è stato fantastico, sono attori incredibili”.

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Come si prepara George Clooney e cosa pensa su chi lo paragona a Gregory Peck

Come lavori solitamente? Fai molte prove?

“No. Alcuni lo fanno, io no, lavoro invece come mi richiedono i registi ma non sono un grande fan delle scene provate. Ci sono attori che devono vivere un anno come il personaggio, altri leggono sul momento e sono pronti. Ho lavorato con Meryl Streep e sapeva tutta la parte, prontissima, poi invece Julia Roberts leggeva sul momento e partiva a girare…ed entrambe sono state nominate all’Oscar”.

Molti, negli anni, hanno fatto un parallelo tra te e Gregory Peck dicendo che tu sei una star di quel livello, cosa ne pensi?

“Non credo sia giusto per celebrità di quel calibro avermi nella loro cerchia [ride, Ndr]. Conoscevo bene Peck e Paul Newman, due dei migliori di sempre, erano davvero star di un altro livello. Sono stati fonte di ispirazione per me, questo senza dubbio, ma il tipo di star di oggi non sono a quel livello di grandezza. Poi beh, ci sono diversi altri aspetti attorno. Peck ad esempio era un attivista ma non scrittore o regista, insomma ci sono tante cose da considerare”.

George Clooney sul Red Carpet di Venezia 2026
George Clooney sul Red Carpet di Venezia 2026 (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Un Clooney che si divide tra sceneggiatura, fortuna e attivismo

Cosa ne pensi del successo di alcuni attori, avendone conosciuti molti. C’è un denominatore comune?

Di certo la fortuna, devi essere la persona giusta nel momento giusto ma anche creare la tua fortuna. Jack Nicholson diceva ‘più rincorro la fortuna più divento fortunato’. Io ho fatto sette serie tv prima di E.R. e mai di successo, poi la mia carriera è esplosa”.

“La prima volta avevo tre scene in E.R., ero un pediatra e nella prima scena ero ubriaco, nella seconda ci provavo con tutte le infermiere e nella terza visitavo un bambino. E così ho capito che potevo fare qualunque cosa in questa serie e ne ero entusiasta perché amo i bambini”.

Cosa ci dici della tua fondazione che ti impegna molto tempo.

“Mio padre mi diceva ‘non mi interessa cosa farai nella vita ma hai un dovere, combattere chi ha più potere di te e aiutare chi ne ha meno’ e tutta la vita ho voluto far parte di questa soluzione. Con mia moglie ci impegniamo in questo ogni giorno. Bisogna essere costanti poi, come nel caso del Darfur, non basta dirlo una volta bisogna continuare e continuare. Proviamo a fare ciò che possiamo che perseveranza. Ci sarà sempre qualcuno che dirà ‘voi attori cosa volete fare!’ ma il megafono della celebrità può servire ad aiutare e se non piacerai a tutti, va benissimo lo stesso”.

Riceverò magari un tweet dal presidente Trump ma poco mi importa. Se arrivassi alla fine della mia vita senza aver fatto arrabbiare qualcuno non mi sentirei bene con me stesso, è giusto così. Siamo riusciti a tirar fuori di prigione 100 giornalisti ma ce ne sono altre migliaia, ci sono sempre fallimenti ma anche successi”.

Per chiudere, ci puoi dire cosa ti convince come prima cosa quando scegli un film e quali sono le sfide principali da attore a regista?

La sceneggiatura è tutto poi viene il personaggio e ci si può lavorare.
Sono sempre stato curioso di come le cose vengono fatte e così anche sui set non sono mai stato un attore che si rinchiude nella sua roulotte e quindi ho fatto esperienza, osservavo anche il montaggio e tutto è venuto naturale. Un passaggio quasi automatico”.

Lorenzo Usai
Lorenzo Usaihttps://www.instagram.com/madraine8/
Contraddistinto da una passione cinefila quasi maniacale, cresciuta in me come una vocazione, cerco ogni giorno che passa di scoprire sempre di più, farmi esperienza, parlare e scrivere di questo magico mondo. Fin da piccolo sono sempre rimasto incantato dal cinema, la sala, l’enorme schermo davanti a me e tutte le storie che mi portano dentro ad infiniti mondi, vivendo esperienze come in prima persona. Insomma i film emozionano, insegnano, confortano, incoraggiano, divertono, sono una potenza reale e concreta, per me non sono un passatempo ma un vero stile di vita.

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