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Cinema

Cannes 74 | Ouistreham, Carrère dirige una straordinaria Juliette Binoche

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Da un libro-inchiesta di una giornalista (Jessica Bruder) è stato tratto Nomadland, il film di Chloé Zhao che ha trionfato agli Oscar 2021. E da un libro-inchiesta di una giornalista, quello della francese Florence Aubenas (Libération, Le Nouvel Observateur) è tratto il film di Emmanuel Carrère che inaugura la Quinzaine des Réalisateurs: Ouistreham. Bruder ha raccontato la realtà dei nomadi americani trattati come “lavoratori plug-and-play”, la massima forma di comodità per datori di lavoro in cerca di personale stagionale a basso costo. Aubenas si è fatta personalmente assumere come donna delle pulizie sul traghetto che attraversava la Manica, ottenendo così una posizione “privilegiata” per raccontare il lavoro precario di centinaia di lavoratrici pagate 7.49 euro l’ora, costrette a prestazioni sfiancanti in tempi strettissimi: quattro minuti per rimettere a nuovo una cabina, per un totale di duecentotrenta cabine a turno.

Entrambi i film, Nomadland e Ouistreham, raccontano (in maniera totalmente differente) la dislocazione e la privazione dei diritti fondamentali come conseguenze collaterali dalla gig economy. Entrambi i film sono nati dalla volontà della loro attrice protagonista – Frances McDormand nel primo caso, Juliette Binoche nel secondo – ed entrambi i film utilizzano prevalentemente attori e attrici non professionisti (cioè i soggetti rispettivamente documentati nei due lavori di inchiesta che ispirano i due lungometraggi).

Ouistreham | una indimenticabile Binoche

La sceneggiatura di Carrère (a quattro mani con l’ex moglie Hélène Devynk) indugia su ciò che il libro (giornalisticamente rigoroso e poco interessato ai risvolti emotivi delle storie raccontate) trattava solo superficialmente: l’amicizia profonda che la scrittrice in incognito stringe con Christèle, madre single di tre figli, che la crede sua pari, non sapendo che l’amica, a differenza sua, non è condannata a quel lavoro, ma può decidere di andarsene quando vuole per tornare alla sua quotidianità di intellettuale borghese. In questa piccola trovata c’è la grande differenza che rende il film di Carrère eticamente più accettabile e narrativamente più credibile di quello di Zhao: non cerca di nascondere l’alterità della protagonista rispetto al contesto che la circonda.

Se Frances McDormand poteva accettare richieste degradanti proprio per via del suo status di celebre attrice immediatamente riconoscibile, il resto del cast non avrebbe potuto replicare determinate azioni davanti alla macchina da presa senza provare uno spiacevole senso di umiliazione. La sceneggiatura di Ouistreham, invece, non chiede a Juliette Binoche cose diverse da quelle che vengono chieste alle restanti donne del film. La totale estraneità dell’attrice rispetto al mondo che viene raccontato non è annullata, agli occhi dello spettatore, solo dalla sua incredibile capacità mimetica (di cui anche la McDormand aveva dato prova), ma dalla possibilità, concessa dalla regia a tutte le attrici, di poter essere davvero alla pari rispetto all’ingombrante comprimaria a cui viene chiesto di fingere gesti e movimenti che loro invece sono abituate a compiere ogni giorno.

Carrère, dalla pagina allo schermo

In questo genere di film c’è una menzogna di fondo che Carrère decide di affrontare senza ipocrisia. Non può non esserci senso di colpa quando, sia pure per nobili scopi, ci si finge “uguale tra gli uguali”. Si possono subire gli stessi soprusi e si può provare la stessa sensazione di impotenza, ma la reversibilità della propria situazione è un lusso che non è concesso ad altri. Lo sfruttamento selvaggio nelle imprese delle pulizie, che negli Usa reclutano forza lavoro tra gli immigrati, fu raccontato, con piglio militante, anche in uno dei film ‘americani’ di Ken Loach, Bread and Roses, del 2000. Il film di Carrère, però, prima della denuncia sociale e politica, sembra essere interessato soprattutto all’amicizia diseguale che lega Binoche alle sue colleghe improvvisate. Raccontando questo, finisce per parlare di tutt’altro: dell’etica del lavoro del narratore e del rispetto dovuto alle persone coinvolte nei propri progetti, cinematografici, giornalistici o letterari che siano.

Cannes 74 | Ouistreham, Carrère dirige una straordinaria Juliette Binoche
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

Tragico incidente sul set di Rust: Alec Baldwin spara e uccide la direttrice della fotografia

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Alec Baldwin coinvolto in una tragedia sul set del film western Rust, in lavorazione in New Mexico.

Secondo la prima frammentaria e confusa ricostruzione dell’accaduto, attorno alle 13.50 di giovedì ora locale (nella notte fra giovedì e venerdì, ora italiana) l’attore protagonista Alec Baldwin avrebbe sparato alcuni colpi di una pistola utilizzata per le riprese, uccidendo Halyna Hutchins, 42 anni, direttrice della fotografia, deceduta durante il trasporto in ospedale dopo aver riportato gravi ferite.

Almeno un proiettile avrebbe raggiunto anche il regista Joel Souza, 48 anni, attualmente ricoverato a Santa Fe.

Al momento non è stata formalizzata nessuna accusa per l’accaduto. «È stato un incidente, è stato un incidente», avrebbe ripetuto fra le lacrime e sotto choc l’attore di 63 anni, che figura anche tra i co-produttori del film.

Hutchins e Souza «sono stati colpiti quando Baldwin ha scaricato una pistola usata nelle riprese del film», ha spiegato un portavoce dello sceriffo di Santa Fe.

Baldwin «ha volontariamente parlato con gli investigatori dopo l’accaduto». Le indagini sono in corso per determinare che tipo di proiettile è stato scaricato dalla pistola di scena.

Solitamente l’attrezzista o l’armaiolo è il responsabile delle armi da fuoco e della loro sicurezza sul set di una produzione come Rust. La produzione del film è stata interrotta a tempo indeterminato, come scrive in una dichiarazione la società di produzione del film, Rust Movie Productions.

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Cinema

Quentin Tarantino a Roma: il futuro del cinema e Kill Bill 3

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Questa mattina la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica è stata letteralmente presa d’assalto per la conferenza stampa con Quentin Tarantino.

Il regista pluripremiato verrà premiato con un premio alla carriera durante la sedicesima edizione de La Festa del Cinema di Roma per i suoi molteplici successi cinematografici. Domanda, risate e cordialità hanno reso questo incontro indimenticabile per tutti i presenti in sala. Scopriamo insieme cosa ha dichiarato nel corso dell’incontro.

Quentin Tarantino: tra letteratura e cinema

Partendo dall’uscita del primo libro firmato dal cineasta e dedicato al suo ultimo film C’era una volta a Hollywood, molto apprezzato da critica e pubblico, con tanto di premio Oscar come migliore attore non protagonista per Brad Pitt nel ruolo dello stuntman Cliff Booth, si è parlato del connubio tra letteratura e cinema.

“Le Iene” poteva essere un libro perfetto parlando di crimine. Ho voluto farlo per C’era una volta a Hollywood perché tutto il materiale che avevo a disposizione meritava di essere conosciuto. Se dovesse finire in un genere, sicuramente andrebbe in un ”romanzo su Hollywood’ e non sarebbe male.”

Pensando alle storie raccontate nei suoi film, si è parlato delle polemiche relative alla libertà e alla provocazione mosse dalla stampa nel corso degli anni. Queste sono state le parole di Quentin Tarantino a riguardo: “Credo che sia più difficile esprimersi oggi, ma per farlo bisogna saper credere nei propri principi. Quando ho fatto Pulp Fiction ha attirato critiche positive ma al contempo ci sono stati critici che lo hanno attaccato duramente. Al che mi sono detto: ‘ma che problemi avete? È solo un film divertente sui gangstar.

Poi dopo 10-15 anni, ho riletto quegli articoli e ho ripensato al film, allo spirito del tempo e sul fatto che, anche se le critiche sono state non positive, hanno comunque mosso un interesse. Pulp Fiction ha mosso così tanti commenti perché è stato un lavoro vitale e va sempre accettato tutto. Negli anni ’80 tutto era più permissivo, anche pubblico e stampa. Il film è uscito nel 1988, ma se fosse uscito 4 anni dopo, sicuramente la risposta sarebbe stata diversa”.

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Tarantino a Roma: Il cinema è morto?

Il cinema e il mondo dei contenuti streaming stanno condizionando la fruizione e produzioni cinematografiche, portando (ormai da tempo) la settima arte a soffrire, soprattutto a causa del Covid.
“Considera che ho quando hanno riaperto i cinema, la mia sala New Beverly ha segnato tutto esaurito perché la gente vuole tornare al cinema. Sono consapevole di essere stato fortunato ad aver girato C’era una volta a Hollywood nel 2019, prima che si chiudessero tutte le porte.” E poi riferendosi al possibile sequel di Kill Bill 3 ha risposto: “Chissà che il mio prossimo film non sia questo…”

Il cinema e la scrittura sono due mondi che appartengono la vita di Quentin Tarantino da anni. Parlando della scrittura di Bastardi Senza Gloria (titolo in italiano molto amato dal regista) e C’era una volta a Hollywood, ha dichiarato: “Riscrivere la storia è successo mentre scrivevo la sceneggiatura. Non sapevo come uscirne e allora ho deciso che uccidere Hitler avrebbe rappresentato un’ottima via di fuga. Quando mi accusano di aver scelto lo stesso finale in vari film, chiedendomi se sia giusto, la mia risposta è si! Sono io che ho inventato quel finale, è roba mia”.

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Il film che il regista vorrebbe eliminare

Prima di concludere la conferenza stampa, il regista ha risposto ad un’ultima domanda, definita dallo stesso abbastanza nefasta, ma comunque interessante.
“Se potesse uccidere qualcuno per cambiare il mondo chi sarebbe? E se potesse eliminare un film?”

Tarantino ha risposto: “Che domanda negativa. Giochiamo un po’. Come tante persone trovo che A Birth of a Nation” abbia creato problemi che invece vorrei eliminare. Non parlo solo di razzismo ma anche della rinascita del Ku Klux Klan nel 20° secolo. Dopo i movimenti dei diritti civili negli anni ’60 è cambiato tutto. Tanti neri ed ebrei sono morti in quei 50 anni. Per questo motivo, incolpo il film di Griffith. Comunque, non voglio uccidere nessuno, però se non ci fossero alcune persone si vivrebbe meglio”.

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Cinema

Scream 5: il primo trailer ufficiale! | Ghostface è tornato!

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E’ uscito finalmente il primissimo trailer ufficiale di Scream 5 e qui sotto potete vederlo in versione originale o doppiato in italiano.

Scream 5: la sinossi ufficiale

Venticinque anni dopo la serie di efferati e crudeli omicidi che sconvolse la tranquilla cittadina di Woodsboro, un nuovo assassino con la maschera di Ghostface prende di mira un gruppo di adolescenti, facendo ripiombare la città nel terrore e riaffiorare le paure di un passato che sembrava ormai sepolto.

Neve Campbell (“Sidney Prescott”), Courteney Cox (“Gale Weathers”) e David Arquette (“Dewey Riley”) tornano a interpretare i loro ruoli iconici in Scream insieme a Melissa Barrera, Kyle Gallner, Mason Gooding, Mikey Madison, Dylan Minnette, Jenna Ortega, Jack Quaid, Marley Shelton, Jasmin Savoy Brown e Sonia Ammar.

Diretto da Matt Bettinelli-Olpin & Tyler Gillett, Scream 5 è distribuito in Italia da Eagle Pictures e arriverà al cinema nel 2022.

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