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Dieci bei film che (forse) non avete visto nel 2015

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Ci ritroviamo a parlare ormai al passato di un anno, il 2015, che ha visto alternarsi sul grande schermo alcuni dei blockbuster più grandi di sempre, da Jurassic World a Star Wars: Episodio VII. Nel marasma di grandi titoli, con budget stellari e cast di prima scelta, sono probabilmente passate in sordina alcune pellicole altrettanto valide e, per certi versi, decisamente sorprendenti. Ecco una lista dei dieci film che probabilmente vi siete lasciati sfuggire durante questo concitato 2015.

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10. Quel fantastico peggior anno della mia vitaAlfonso Gomez-Rejon

Pellicola trionfatrice alla passata edizione del Sundance Festival, Quel fantastico peggior anno della mia vita (traduzione del ben più ironico e provocatorio titolo originale Me & Earl & the dying girl) è un film elegante e ben costruito, che tocca un tema delicato e difficile come quello della malattia andando beffardamente contro i canoni imposti dal genere. Il cineasta gioca con i propri spettatori in una divertente operazione di destrutturazione, in cui i cliché classici del genere vengono completamente ribaltati e apertamente derisi. Dove ci si aspetta romanticismo, si trova distaccato cinismo, dove lacrime e sospiri, risate e sorrisi. La splendida colonna sonora, la leggerezza alla Michel Gondry e la fotografia andersoniana rendono questo piccolo gioiello un film da recuperare assolutamente.

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9. Room – Lenny Abrahamson

Dal regista di Frank, la sorprendente commedia musicale con Michael Fassbender dello scorso anno, Room narra la storia di una giovane ragazza di diciassette anni (interpretata da Brie Larson) rapita da un maniaco e costretta a vivere, assieme al proprio bambino, chiusa in una stanza di una sporca bettola sperduta nella provincia americana. Dalla claustrofobia della stanza si passa poi alla scoperta del mondo esterno, descritto e analizzato attraverso occhi di un bambino di cinque anni che fino ad allora non aveva vissuto con altro se non lampade, sedie e vecchi armadi. Una delle pellicole più intense ed emozionanti di questo ultimo anno, accolta da applausi scroscianti durante la proiezione in anteprima alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma.

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8. Forza Maggiore – Ruben Östlund

Probabilmente una delle più grosse sorprese di questo ultimo anno, il piccolo gioiello norvegese diretto da Ruben Östlund indaga sulla paura della morte e delle conseguenze che lo scontro diretto con essa può determinare nelle relazioni di una famiglia. Una giovane coppia con figli decide di passare una settimana di vacanza in montagna tra piste da scii ed escursioni glaciali. Quando una improvvisa valanga rischia quasi di travolgerli durante un pranzo nella veranda di un ristorante, però, gli equilibri iniziali che tenevano insieme i membri della famiglia iniziano pian piano a venire meno. La miseria umana, dalla vigliaccheria alla paranoia, inquadrata in un dramma tragico e allo stesso tempo ironico e grottesco, quasi bergmaniano nelle sue atmosfere e nella sua indagine psicologica. Regia elegante ma essenziale per uno dei film più interessanti degli ultimi anni, con un finale che, nella sua grazia e poesia, ci ricorda come in fondo siamo tutti vittime dello stesso beffardo destino di figuranti, senza distinzione di età, sesso o etnia.

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7. ’71 – Yann Demange

Nel bel mezzo del conflitto civile nordirlandese un giovane soldato viene lasciato da solo e disarmato nel bel mezzo del campo di battaglia, costretto a cercare di sopravvivere in un territorio ostile e spietato. ’71 è puro cinema di movimento: ogni inquadratura, ogni sequenza, è capace di trasmettere emozioni forti e contrastanti con un semplice spostamento di macchina. La fotografia cupa di una civiltà ormai dilaniata dal proprio odio e dal risentimento verso i propri fratelli rende la pellicola di Demange un feroce pugno nello stomaco. Pur riprendendo a piene mani dai film di genere anni ’70 e ’80, il regista inglese riesce a confezionare un prodotto moderno e attuale, reso ancora più vivido e realistico dalla splendida fotografia di Radcliffe. Vivere e morire a Belfast.

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6. Non essere cattivo – Claudio Caligari

Claudio Caligari continua il discorso cominciato con Amore Tossico riprendendo i temi più cari al Pasolini corsaro, al poeta che per primo denunciò la tragedia di una generazione di ragazzi “destinati a esser morti”, obbedienti nella loro disobbedienza, conformisti nella loro voglia di rivoluzione, così tragicamente vecchi e reazionari nella loro giovinezza. La scomparsa delle “antiche riserve”, la perdita dei propri valori e della propria identità, la consapevolezza di essere irrecuperabili nel “disperato diritto a restare se stessi”. Il testamento di un grande regista, di un artista sincero che si è stagliato sul panorama di un cinema italiano sempre più finto e patinato. Un cineasta, come tutti i grandi, ignorato e ostacolato in vita, fintamente celebrato dopo la morte da gente che non lo ha mai capito fino in fondo. Per chi scrive, il più bel film italiano di questo ultimo anno insieme a Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.

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5. Blackhat – Michael Mann

Nonostante il nome di spicco di un regista di talento come Michael Mann, sembra che questo nuovo Blackhat non abbia riscosso il successo sperato al botteghino, complice una distribuzione nel nostro Paese non propriamente massiccia. Protagonista di questo cyber thriller un inedito Chris Hemsworth nei panni di un hacker che, in collaborazione con i governi cinese e americano, ha il compito di neutralizzare una cellula terroristica colpevole di aver violato la rete di una centrale nucleare di Hong Kong e del Chicago Mercantile Exchange. Il nuovo film di Mann non è solo girato in maniera superba, dipingendo una Honk Hong psichedelica e lisergica dalle nottate oscure e fumose, ma rappresenta una ennesima opera in perfetta linea con gli indimenticabili night crime che da sempre caratterizzano la sua poetica autoriale, da Heat a Collateral. Questa volta il regista americano si fa carico di una materia attuale e “postmoderna” come quella della guerra informatica, di uno scontro tra nazioni non più basato sul conflitto fisico ma su quello “invisibile”. Da Depp e Bale in Nemico Pubblico a Petersen e Noonan in Manhunter, Mann ha sempre incentrato le sue pellicole sul binomio “cacciatore e preda”, e questo Blackhat non fa eccezione. Nonostante le tante critiche della stampa americana, noi ci sentiamo di promuoverlo e consigliarlo.

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4. Goodnight Mommy – Veronika Franz e Severin Fiala

Difficile rimanere indifferenti dopo la visione di questo inquietante, profondo e lacerante horror austriaco. Dopo un importante intervento chirurgico la madre di due apparentemente angelici gemelli fa finalmente ritorno a casa. I due bambini, però, non riuscendo a vedere il viso del proprio genitore, ancora coperto dalle bende, e insospettiti da un comportamento stranamente scontroso e ostile, maturano la convinzione di trovarsi di fronte a un impostore entrato in casa con lo scopo di far loro del male. Una prima parte lenta e piena di tensione cede il passo durante gli ultimi trenta minuti a sequenze violente, crudeli e feroci come non se ne vedevano da tempo. Un pugno nello stomaco di grande efficacia. Per tutti gli amanti delle emozioni forti.

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3. What we do in the shadows – Jemaine Clement e Taika Waititi

Girato completamente in stile mockumentary, il divertentissimo quanto folle What we do in the shadows parte dal pretesto narrativo di una troupe televisiva con il compito di documentare istante per istante la vita di alcuni vampiri nei sobborghi di Wellington, in Nuova Zelanda. Tra varie discussioni casalinghe, come quella circa i turni per lavare i piatti, e feste notturne esclusive, la pellicola vive grazie alla sorprendente interpretazione dei quattro protagonisti principali, da Nick il filantropo a Petyr, un anziano molto simile al Nosferatu di Murnau. Un film che, nonostante non abbia riscosso il successo dovuto, siamo convinti riuscirà a imporsi con il passare degli anni come un vero e proprio classico. Un umorismo intelligente, divertente e mai volgare per questo Frankenstein Junior del ventunesimo secolo.

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2. Ex Machina – Alex Garland

E’ difficile riuscire a trattare in maniera fresca e innovativa un tema particolarmente abusato in ambito cinematografico come quello delle intelligenze artificiali. A riuscirci in maniera brillante è Alex Garland, sceneggiatore di capolavori come Sunshine o 28 giorni dopo, con il suo atteso debutto dietro la macchina da presa, Ex Machina. Il programmatore Caleb (Domhnall Gleeson) ha la possibilità di un sopralluogo presso il laboratorio di ricerca della BlueBook, dove si sta sviluppando una prima intelligenza artificiale umanoide dal nome Ava. Il giovane informatico, toccato umanamente dalla prigionia a cui è costretta la “ragazza”, decide di aiutarla a scappare. Le cose, ovviamente, non andranno come sperato. Una pellicola profonda e intelligente, dove nessuno è quello che appare, né gli umani, né tantomeno le macchine.

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1. Slow West – John Maclean

Negli ultimi anni, grazie alle numerose operazioni nostalgia condotte da registi quali Tarantino e Miike, il genere western ha riacquistato popolarità tra il grande pubblico diventando allo stesso tempo oggetto di rivisitazioni artistiche e concettuali che rendessero le nuove pellicole adatte ai nostri tempi. Tra queste operazioni si inserisce il bizzarro e alquanto atipico Slow West, primo vero lungometraggio di John Maclean, già vincitore del Premio della giuria al Sundance Festival di questo anno. La pellicola intraprende una strada ben diversa da quella maestra delineata da Peckinpah e Eastwood e con il suo ritmo dilatato, la sua lenta andatura, descrive un cammino tanto leggero quanto spietato, tanto disordinato quanto lineare. Maclean in questo percorso di destrutturazione sembra attingere a piene mani da fonti completamente diverse, come quella dello splendido Dead Man di Jim Jarmusch, da cui riprende lo stratagemma degli incontri fortuiti con personaggi spesso grotteschi e le atmosfere così realistiche da risultare stranianti e surreali, ma anche dallo black humor marchio di fabbrica dei fratelli Coen. Allo stesso tempo Slow West vive di forza propria sul piano estetico-pittorico. I dialoghi sono ridotti all’osso, i silenzi si caricano di tensione e la messa in scena finisce per obbedire esclusivamente alla “priorità del visivo”.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

Piccole Donne: le quattro personalità delle sorelle March lo rendono un classico senza tempo

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piccole donne 3

Le sorelle più famose della letteratura tornano al cinema con l’adattamento cinematografico di Piccole Donne diretto da  Greta Gerwig. Tratto dal famoso romanzo del 1868 nato dalla penna di Louisa May Alcott, il film ripercorre la storia delle sorelle March interpretate da Emma Watson (Meg), Saoirse Ronan (Jo), Eliza Scanlen (Beth) e Florence Pugh (Amy) durante gli anni della Guerra Civile Americana.

In un periodo storico dilaniato dal conflitto che prevede il coinvolgimento di tutti gli uomini al fronte, Piccole Donne mostra una famiglia tipica dell’800, nella quale la mamma (Laura Dern) si trova a dover gestire da sola le sue adorabili figlie. A rompere la solita routine, ci sarà la voglia di emancipazione e ribellione mostrata da Jo, la ragazza che farà di tutto per rompere le catene di una società che concepisce la figura della donna solo come moglie e madre. Il suo desiderio di diventare scrittrice – professione alquanto bislacca in quegli anni per una donna – sarà il primo passo per convincere le sorelle a pensarla come lei. Nel cast ci sono anche l’attore del momento Timothée Chalamet nel ruolo di Theodore ‘Laurie’ Laurence, Meryl Streep come la zia March insieme a Louis Garrel nei panni di Friedrich Bhaer.

Che caratterino le sorelle March!

In occasione dell’uscita al cinema di Piccole Donne è stato ideato un test della personalità per scoprire a quale delle quattro sorelle March siete più affini. Meg è la più responsabile; Jo è quella più ardente e ambiziosa; Beth la più timida e sensibile mentre Amy è quella più aperta alla vita sociale. Il lettore spesso ama identificarsi con la figura di Jo, trattandosi del personaggio più combattivo del romanzo. Per ricollegarsi alla psicologia greca si può prendere in prestito la teoria dei quattro temperamenti: sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico. Nel caso di Piccole Donne è possibile sintetizzarli come: socievole (sanguigno), ambizioso (collerico), sensibile (malinconico) e pacifico (flemmatico).

Conoscendo la storia di Piccole Donne e il temperamento di ognuna è un gioco da ragazzi associare ogni caratterista elencata al personaggio di riferimento: Amy è sanguigna, Jo è colerica, Beth è malinconica e Meg è flemmatica. Jo è la leader delle sorelle, quella più ambiziosa ed indipendente che cerca di coinvolgere le ragazze in ogni iniziativa artistica che le passa per la mente. Amy al contrario, è la più socievole e quella più attaccata al tessuto sociale dell’epoca. Beth rappresenta la coscienza morale delle sorelle March, la più profonda delle sorelle e infine Meg, cerca di fare da moderatrice e paciere nelle dispute tipiche tra sorelle, vista la mancanza di una figura paterna all’interno della famiglia.

piccole donne

Questa differenza caratteriale non è motivo di giudizi da parte delle ragazze. Questo pensiero è dimostrato in una battuta detta da Amy verso Jo nella quale dice: “Solo perché i miei sogni sono diversi dai tuoi, non significa che non siano importanti“, la quale aveva preferito convolare a nozze e crearsi una famiglia, piuttosto che vivere in nome del teatro e della libertà.

Verso l’età adulta

Le quattro sorelle raccontate dalla Alcott riescono a mostrare il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta della donna e la regista Greta Gerwig riesce a mostrarlo in maniera assolutamente convincente anche in questo adattamento cinematografico. Nel romanzo viene mostrato quanto sia dura la consapevolezza che crescere inevitabilmente porta con sé scelte da dover prendere, a volte anche dolorose, difficili e apparentemente impossibili. La Alcott svela cosa significa diventare adulti.

Quando Meg, la più grande delle sorelle March decide di sposarsi, dall’altro lato c’è Jo che decide di andare a vivere a New York per inseguire i suoi sogni, stessa cosa che farà anche Amy andando in Europa ed infine, l’unica a rimanere a casa sarà Beth per motivi di salute. Così come svanisce l’infanzia per far posto all’età adulta, anche il gruppo affiatato delle sorelle March si sgretola per cercare di vivere una vita appagata e in linea con il proprio temperamento.

La differenza tra la versione letteraria della Alcott e quella cinematografica della Gerwig è il modo con il quale ha rappresentato le loro quattro diversità comportamentali, mostrando al contempo, come sia possibile tenere insieme tutti questi temperamenti in un unico abbraccio.

 

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Perchè un animale fa bene alla salute

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beethoven cast

Gli animali giocano un ruolo primordiale nella vita di tutti i giorni degli esseri umani. Per dimostrarlo, Wamiz ha analizzato per voi i risultati di alcuni studi scientifici e vi riassume tutti i benefici degli animali da compagnia attraverso un’infografica. Dalla nascita sino all’età avanzata, i nostri piccoli amici ci apportano tanto in termini di benessere fisico o psichico, ma anche da un punto di vista sociale. I cani e i gatti sono dei veri alleati della salute! Gli animali da compagnia, dei veri alleati per la salute di tutta la famiglia

Rafforzano la salute dei più piccoli

La presenza di un quattro zampe in casa è benefica per tutta la famiglia. Avere un cane o un gatto aiuta i bambini ad essere responsabili; inoltre, un animale domestico è anche un buon amico che gli insegna a credere in sé. E non solo. Anche i neonati hanno dei riscontri positivi: secondo uno studio svedese, restando in contatto giornalmente con un animale, i bebè hanno il 33% di rischio in meno di sviluppare allergie, il 30% di rischio in meno di soffrire di infezioni respiratorie e il 15% di rischio in meno di soffrire d’asmaOvviamente, se il bambino soffre già di allergie, l’adozione di un animale non cambierà nulla e non è una soluzione.

Gli animali proteggono il vostro cuore

Secondo uno studio dell’American Heart Association, che ha esplorato la relazione tra il fatto di avere un animale e il MCV (Mean Cell Volume, il volume cellulare medio), avere un cane riduce i rischi di morte prematura del 33% e i rischi di avere una malattia cardiovascolare dell’11%. Un’ottima notizia per gli italiani dato che, secondo i dati IStat, le malattie del sistema circolatorio sono la prima causa di morte in Italia (specialmente per le donne). Questo perché avere un animale, e soprattutto un cane, ci rende più attivi (30 minuti in più rispetto alle persone che non posseggono un quattro zampe) e ciò ha un impatto positivo sulla nostra salute fisica. I proprietari fanno più esercizio fisico, portano a passeggio il cane, giocano con lui e alcuni si danno anche al canicross (in Italia il Campionato Nazionale arriva a 130 iscritti, ma l’attenzione verso questo sport è in crescita!).

Inoltre lo studio, oltre all’aumento dell’attività fisica, ha rivelato diversi benefici cardiovascolari dell’avere un animale, tra cui tra cui:

  • una pressione del sangue più bassa;
  • un miglioramento del tono muscolare;
  • una diminuzione dello stress.

Gli animali mantengono giovani i più anziani

La compagnia di un cane aiuterebbe anche le persone di più di 65 anni a ringiovanire di 10 anni! Secondo uno studio inglese, infatti, i proprietari di cani di più di 65 anni hanno dimostrato di essere il 12% più attivi di chi non possiede un amico a quattro zampe. Questo perché avere un animale da compagnia porta ad un livello di attività fisica più elevato, dato che le persone anziane devono portare a passeggio regolarmente il loro cane, occuparsene, lanciargli la pallina… E in questo modo tutto il corpo è sollecitato a fare degli sforzi quotidiani, senza che se ne rendano conto. La loro forma fisica sarebbe così equivalente a quella di una persona di 10 anni più giovane (i problemi cardiaci, ossei e muscolari sono ridotti). Avere un animale sarebbe, quindi, un buon rimedio per prevenire le malattie.

infografica versione desktop

Il compagno ideale di tutti gli incontri

Avere un cane (ma anche un gatto, anche se in minor misura) agevola e crea dei rapporti sociali. L’80% dei proprietari incontra altre persone del quartiere grazie al proprio animale. E questo semplicemente perché, passeggiando con Fido, si è più facilitati ad incontrare il vicinato. Almeno il 37% dei proprietari ha già fatto un incontro romantico grazie ad una passeggiata con il proprio cane! Ma ciò è successo anche al 20% dei proprietari di gatti! Anche il gatto, anche se in modo minore, facilita gli incontri e non è raro che un vicino si occupi di dargli da mangiare durante le vacanze dei suoi proprietari.

Avere un animale da compagnia fa bene al morale                                                                                                     

Il 68% delle persone anziane si sente meglio mentalmente e fisicamente grazie al proprio animale da compagnia. La presenza dell’animale come mediatore sociale nelle case di riposo è sempre più frequente. La Pet Therapy, che sta prendendo piede progressivamente anche in Italia, aiuta a ridurre i problemi mentali, fisici o sociali, riducendo lo stress e dando affetto alle persone che si sentono più sole. Quando accarezzano il proprio animale, gli umani producono ossitocina, che gli permette di essere più rilassati e, quindi, di provare una sensazione di benessere. Secondo uno studio recente francese, il 40% dei proprietari intervistati afferma di aver preso un animale per sentirsi meno stressato.

Il loro effetto sulla nostra salute è evidente: ci danno affetto e sono capaci di capire quando qualcosa va storto e ci confortano. Sempre di buon umore, fanno le feste al padrone quando torna a casa da lavoro. Un beneficio per la salute, ma anche un beneficio per il benessere interiore! Con tutto l’affetto e i benefici che ci donano, non deve stupire, dunque, che il 62% dei proprietari di animali dichiara di aver preso un amico a quattro zampe perché rende più felici.

Non si può negare il sostegno psicologico di un animale da compagnia! Un quattro zampe aiuta, inoltre, anche le persone in difficoltà a non chiudersi in se stesse. Avere un animale significa avere un essere vivente a proprio carico: bisogna occuparsi di lui, portarlo fuori, dargli affetto. Rende i proprietari più responsabili, li valorizza e dà un senso alle loro vite, il che aiuta a lottare contro la solitudine e la depressione.

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Cinema

Nicole Kidman, i 10 migliori ruoli della bravissima attrice australiana

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nicolekidman

L’estate è il periodo dell’anno in cui i divi di Hollywood scelgono come meta delle loro vacanze il nostro bel Paese. Sia che vengano per puro divertimento (con famiglia annessa) o come ospiti dei più prestigiosi festival cinematografici italiani, ciò che conta è che l’Italia è senza dubbio tra i luoghi più amati. Lo sa bene la bellissima attrice australiana Nicole Kidman, la quale sarà una degli ospiti più attesi della 65esima edizione del Taormina Film Festival. La Kidman insieme a Octavia Spencer, Julia Ormond e Bruce Beresford il prossimo 30 giugno presenteranno il film d’apertura Ladies in Black.

Tra gli ultimi film che hanno visto l’attrice australiana come protagonista, Boy Erased merita una citazione speciale, per diverse ragioni. Per la tematica affrontata, per il modo di imporsi di una donna apparentemente frivola ma in grado di poter salvare il figlio omosessuale da una terapia per farlo “guarire” da questa malattia. Tuttavia a breve la ritroveremo anche sul piccolo schermo per la nuova stagione di Big Little Lies. Intanto ricordiamo dieci suoi ruoli che ci hanno fatto innamorare di lei.

CUORI RIBELLI (1992) di Ron Howard. Una giovanissima Nicole Kidman insieme a un altrettanto giovane Tom Cruise sono due immigranti irlandesi che cercano di trovare fortuna in America nel 1890 prendendo parte alla Corsa alla terra del 1893. Cruise è Joseph Donnelly, un ragazzo che a causa di gravi problemi economici perde la casa in un incendio appiccato proprio dal padrone, per non aver pagato gli affitti arretrati. Il giovane determinato a farsi giustizia incontra Shannon Christie, la figlia del padrone con la quale deciderà di scappare in America. Tra avventure, sentimenti non dichiarati e un amore che fa sempre più fatica a restare segreto, i due ragazzi fuggono in Oklahoma per prendere il loro appezzamento di terra. Quando sembra tutto perduto, l’amore sarà in grado di vincere su tutto e tutti.

eyes wide shut

Nicole Kidman e Tom Cruise nel film Eyes wide shut

EYES WIDE SHUT (1999) di Stanley Kubrick. Oltre ad essere l’ultimo film diretto dal grande regista, è anche l’ultima volta – almeno per ora – che Kidman e Cruise condividono il set. I protagonisti del film sono Bill (Cruise) e Alice (Kidman), una coppia sposata che partecipa ad un’ apparentemente festa prenatalizia. Lui è un avvenente medico, il quale viene chiamato da due ragazze per salvare la vita a un giovane in overdose, mentre Alice viene corteggiata in maniera insistente e fastidiosa da un uomo maturo ed ambiguo. I due tornati a casa, iniziando a discutere sotto uso di marijuana, parlano di fiducia, di gelosie e di fantasie con altre persone, come quella di Alice per un giovane ufficiale di marina. Bill, turbato dalle parole della moglie decide di uscire di casa. Bill viene raggiunto telefonicamente dalla figlia di un paziente deceduto. Il medico turbato dalla serata, improvvisamente si troverà in una serata bizzarra in una villa, dove tutti sono nudi ma hanno il volto coperto. Nonostante l’esperienza vissuta al di fuori del matrimonio, i due ritroveranno quella serenità e fiducia che fino a quel momento li aveva abbandonati.

THE OTHERS (2001) di Alejandro Amenàbar. La Kidman si cimenta nel genere horror con un film ambientato durante la fine della seconda guerra mondiale. Grace Stewart (Kidman) è madre di due figli, Anne e Nicolas e sposata con Charles, imprenditore e soldato volontario. I due bambini affetti da uno xeroderma pigmentoso, non gli permetteva di esporsi al sole e per tanto Grace cercava di imporre loro delle regole per proteggerli. Una delle regole e frasi cardine del film è “Nessuna porta deve essere aperta prima che l’ultima sia stata chiusa”. Strane presenze, disegni dei bambini inquietanti dove vengono rappresentate quattro persone viste dalla piccola Anne. Attraverso la frase “a volete il mondo dei morti si mescola a quello dei vivi” la sottile linea tra realtà e immaginazione non è poi così netta.

MOULIN ROUGE! (2001) di Baz Luhrmann. Chi non ha visto questo meraviglioso concentrato di musica pop, stile bohemien e ricco d’amore? È senza dubbio uno dei film di maggiore successo della Kidman la quale interpreta la ballerina del noto locale parigino. La storia tra la sensuale étoile Satine e lo scrittore squattrinato Christian (Ewan McGregor) fa da sfondo nella bellissima Parigi del 1899, precisamente nel locale notturno del Moulin Rouge, nel quale ogni notte uomini borghesi e nobili di tutte le età prendevano parte agli spettacoli organizzati da Harold Zidler (Jim Broadbent), il capocomico e la sua colombella Satine. Le cose si complicano quando gli occhi del potente e determinato Duca inizia a posarsi sulla ragazza, scatenando la gelosia del povero ma onesto Christian. Ad aggiungere ancora più dramma, c’è la diagnosi di tubercolosi ai danni di Satine. È un film che vi farà cantare ed emozionare dal primo all’ultimo minuto con le canzoni dei Nirvana, dei Queen, Madonna, Elton John e tanti altri.

THE HOURS(2002) di Stephen Daldry. Finalmente per la bella attrice australiana arriva l’ambito Premio Oscar come migliore attrice per aver interpretato il difficile ruolo di Virginia Woolf. La nota scrittrice inglese, a causa di una grave forma di depressione, decide di porre fine alla sua vita annegandosi nel fiume Ouse. Da questo momento, la storia si divide in tre parti. La prima è la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923, la quale era ormai soffocata dalla vita lontana da Londra motivo che la spingeva a trattare male anche il marito Leonard. Proprio in quei giorni, scrisse uno dei romanzi più noti, La signora Dalloway. Dopo pochi giorni dall’incontro con la sorella Vanessa e i suoi tre figli, la scrittrice riesce a convincere il marito a tornare a Londra, in cambio della sua salvezza.

DOGVILLE (2001) di Lars Von Trier. Dogville è un villaggio sulle Montagne Rocciose che si trova accanto a una miniera d’argento e abitato solo da 15 persone. Lo scrittore Tom Edison Jr. (Paul Bettany) intento a voler convincere gli abitanti ad un riarmamento morale. Il primo incontro fu con Grace Mulligan (Nicole Kidman) una giovane ragazza inseguita da diversi gangster, la quale riesce a trovare aiuto proprio nel ragazzo. Per ringraziarlo decide di rendersi utile, riuscendo a conquistare il rispetto di tutta la piccola comunità. Quando la polizia giunge a Dogville alla ricerca di Grace, colpevole di aver preso parte ad una rapina in banca, tutti gli abitanti sono pronti a difenderla e lasciarla lì, a patto che lavori di più e per un minore salario. La donna accetta per non far dispiacere Tom, portandola però allo stremo delle forze fisiche e psicologiche. Il ragazzo si rende conto che così non può andare avanti ed attua un piano per farla scappare. Purtroppo la fuga viene interrotta bruscamente, portando la donna ad accettare il suo destino di figlia del boss, decidendo di radere al suolo la cittadina e vendicarsi di chi la aveva sfruttata. Tom colpevole per averla manipolata, non viene risparmiato e anzi proprio Grace porrà fine alla sua vita.

ritorno a could mountain. il finale del film 3

Nicole Kidman e Jude Law nel film Ritorno a Could Mountain

RITORNO A COLD MOUNTAIN (2003) di Anthony Minghella. Ambientato nel 1861 W.P. Inman Balis (Jude Law) un giovane falegname del villaggio Cold Mountain, durante la costruzione di una chiesa incontra casualmente Ada Monroe (Nicole Kidman) la figlia del reverendo. Un’ improvvisa passione e amore scoppia tra i due giovani fino a quando il ragazzo viene chiamato dall’esercito confederato per prendere parte alla guerra di secessione. La donna dopo trent’anni, rimasta sola, continua a provare un forte sentimento per l’uomo, il quale cerca di tornare a casa evitando di venire ucciso dalla Guardia Nazionale. Dopo vari incontri e peripezie, Inman riesce a tornare a casa e ad incontrare Ada, con la quale trascorre la loro prima notte d’amore. Purtroppo, l’ex falegname viene trovato dai soldati del tenente Bosie, con l’accusa di essere disertore. I due soldati si feriscono mortalmente a vicenda e quando Ada giunge da lui purtroppo è troppo tardi. Dopo sette anni, Ada festeggia la Pasqua con la sua bimba Grace, nata dopo la loro unica notte di passione con Inman.

BIRTH – IO SONO SEAN (2004) di Jonathan Glazer. La bella Anna (Nicole Kidman) dopo 10 anni dalla morte del marito Sean, è finalmente pronta a sposarsi nuovamente con Joseph. Poco prima delle nozze, un ragazzino si reca da Anna, affermando di essere l’incarnazione del marito Sean cercando di convincerla a non sposarsi con il neo fidanzato. Nonostante la situazione surreale e anche scomoda, dato che si tratta di un rapporto tra una donna adulta e un bambino, quest’ultimo sembra essere davvero il marito Sean. Grazie all’intervento di Clara, amante di Sean quando era in vita, riesce a dimostrare che il bambino era riuscito a sapere tutte quelle informazioni, grazie a delle lettere che Anna aveva scritto per il marito, il quale non aveva mai aperto, perché non era mai stato veramente innamorato della moglie. Quando Anna scopre la verità, tenta di suicidarsi ma fortunatamente viene salvata da Joseph.

AUSTRALIA(2008) di Baz Luhrmann. Ambientato nella seconda guerra mondiale, Sarah Ashley (Nicole Kidman) va in Australia a trovare il marito per vedere il bestiame. Quando arriva alla città di Darwin, viene scortata da Drover (Hugh Jackman), il migliore amico del marito. All’arrivo a Faraway Downs, Sarah e Dover trovano il marito della donna privo di vita, ucciso da una lancia. L’accusa di omicidio ricade sullo stregone King George. L’amore tra Sarah e Drover cerca di sopravvivere ai bombardamenti della città di Darwin, con la speranza di non perdere la vita.

THE PAPERBOY (2011) di Lee Daniels. Un film che portò la Kidman ad interpretare Charlotte Bless, una ninfomane che cercò di aiutare con tutte le sue forze, il compagno Hillary Van Wetter (John Cusack), in attesa di essere giustiziato per aver ucciso uno sceriffo e ben 16 persone per ragioni di odio razziale. La donna per richiamare attenzione sul caso scrive al Miami Times. Il giornale capendo il richiamo mediatico di quella storia, incarica Ward Jansen (Matthew McConaughey) e il collega Yardley Acheman di indagare. Al duo viene aggiunto anche il fratello minore di Ward, Jack Jansen (Zac Efron), il quale finisce per innamorarsi di Charlotte.

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