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Chi è Jermaine Fowler | 5 curiosità sull’attore de Il principe cerca figlio

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Jermaine Fowler

Tra i protagonisti del recente Il principe cerca figlio, remake della pellicola degli anni Ottanta (sempre con Eddie Murphy), Jermaine Fowler nasce a Washington D.C. il 16 maggio 1988.

Secondo di quattro figli, Jermaine ha un gemello di Jerome ed è cresciuto nel Maryland, ad Hyattsville, diplomandosi alla Northwestern High School.

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Ma andiamo a scoprire qualcosa in più sul giovane attore, brillante e poliedrico, pronto a scalare le vette di Hollywood

Jermaine Fowler | Gli studi abbandonati per inseguire la carriera d’attore

All’età di soli 20 anni, Jermaine decide di lasciare gli studi e di trasferirsi a New York City, inseguendo probabilmente un sogno che teneva a lungo nel cassetto. Ed è proprio qui, nella Grande Mela, che comincia a esibirsi nei locali open mic di Times Square, mentre tenta di trovare anche un impiego più “istituzionale” durante il giorno.

Circa quattro anni dopo il suo arrivo a New York, il giovane comincia a viaggiare per il paese, portando i suoi pezzi e il suo carismo tra college e comedy club.

Jermaine Fowler in una scena de Il principe cerca figlio

L’approdo ai programma comici

Nel 2013 Jermaine Fowler approda infine alla serie televisiva Guy Code, sviluppata come un reality in chiave comica, in onda su MTV2. Al centro del programma sta – come indica il titolo – il codice di condotta esistente tra uomini, di cui ogni conduttore porta testimonianza. Fowler ne scrive, produce e interpreta alcune puntate.

L’anno dopo fa la sua comparsa in Friends of the People, una serie televisiva di sketch, durata due sole stagioni su TruTV.

L’esperienza come executive producer

Dopo aver fatto il suo debutto con la standup comedy targata Showtime, Give ‘Em Hell, Kid, da lui stesso prodotto e interpretato, Jermaine imbocca la strada della produzione. A dargli l’occasione di mettersi alla prova è la sitcom Superior Donuts, basata sull’omonima commedia di Tracy Letts, in onda sulla CBS (dal febbraio 2017 al maggio 2018).

Grande è la popolarità ottenuta dal programma, sebbene venga cancellato dopo due sole stagioni. Nel frattempo l’attore ottiene un ruolo regular nella serie HBOCrashing, creata da Pete Holmes e prodotta anche da da Judd Apatow.

L’emozione di stringere una statuetta tra le mani

Noto nell’ambiente soprattutto per le sue doti comiche e istrioniche, a cui si aggiungono una predisposizione e un fiuto per i progetti alquanto sviluppati, Jermaine Fowler viene chiamato dall’Academy of Television Arts & Sciences.

Il 17 settembre 2017 sale quindi sul palco del Microsoft Theater di Los Angeles, in quanto uno dei presentatori della 69esima edizione degli Emmy Awards.

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Tra principi e messia, i nuovi progetti di Jermaine Fowler

Numerosi e variegati sono stati i progetti che hanno visto impegnato l’attore 33enne sino ad oggi: tra questi spuntano l’inedito da noi Sorry to bother you con Armie Hammer e il reality RuPaul’s Secret Celebrity Drag Race.

Jermaine Fowler in Sorry to bother you

Di recente però, Jermaine è riuscito a entrare in due titoli particolarmente importanti e di richiamo. Il primo è il sopraddetto Il principe cerca figlio, dove interpreta il potenziale erede al trono. Il secondo è il pluripremiato Judas and the Black Messiah, candidato a ben 5 premi Oscar e vincitore del Golden Globe per il Miglior Attore protagonista (Daniel Kaluuya).

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Cinema

Nowhere Special | il regista Uberto Pasolini ci racconta il suo nuovo film

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John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, dal momento che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l’adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Torna di nuovo sul tema della fine, Uberto Pasolini, pronipote di Visconti, che nel 2013 aveva convinto tutti con il premiatissimo Still Life, in cui Eddie Marsan era un impiegato ossessivamente meticoloso incaricato di trovare i parenti di chi moriva in solitudine. Il suo nuovo Nowhere Special, sottotitolo italiano “Una storia d’amore”, arriva in sala con Lucky Red dall’8 dicembre dopo essere stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso anno. 

Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Uberto Pasolini del suo nuovo film. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il film è tratto da una storia vera. Come l’ha scovata e cosa l’ha colpita in particolar modo?

Tutto è partito da un articolo di giornale, dove ho trovato la storia e ne sono rimasto affascinato. Sono genitore anche io, per cui mi ha attratto l’idea di questo padre che avverte l’obbligo di trovare una soluzione alla vita del figlio e al tempo stesso la necessità di spiegargli una situazione difficile. Ho contattato i servizi sociali dell’epoca, ma non ne ho saputo molto di più rispetto a quanto avevo già letto: l’uomo era un padre single, senza famiglia, che aveva deciso di dedicarsi completamente da solo al bambino. Dalla curiosità iniziale, ho provato a capire cosa volesse dire mettersi nei suoi panni. E mi sono interrogato sulla forza di questa unione separata dal resto del mondo.

Quindi ho fatto numerose ricerche sull’adozione, dal punto di vista pratico ed emotivo, contattando gente coinvolta nella questione. Come si cerca, come si identifica la famiglia giusta? Ho provato a ricreare il viaggio psicologico e pratico di un padre.

Cosa ha scoperto di queste persone che ha incontrato?

Io ho pochissima immaginazione, quindi ho dovuto rubare alla realtà le loro intenzioni, i loro modi di avvicinarsi, che è poi ciò il padre deve analizzare e valutare. Attraverso il viaggio di conoscenza e incontri, c’è un’evoluzione che porta l’uomo a domandarsi quale sia la cosa giusta e ad abbandonare le sue certezze. Penso che l’amore si basi sulla curiosità. Senza di essa perdiamo l’opportunità di capire e amare veramente le persone che abbiamo accanto. Questo è il vero viaggio d’amore. Un viaggio di scoperte, durante il quale le debolezze devono essere accettate.

Tutti arrivano alla decisione di adottare con ragioni diverse, non esiste una regola e non esiste la famiglia perfetta. Tutte quelle che incontra John avrebbero potuto offrire una buona vita a Michael, sono tutte speciali a modo loro. Il film non vuole giudicare, non vuole dare risposte. Il cinema non dovrebbe dare lezioni, almeno io non lo concepisco così. È la condivisione di un viaggio, delle esperienze, di dubbi ed emozioni.

Come ha trovato il piccolo e bravissimo Daniel Lamont?

Per fortuna, o grazie agli Dei del Cinema, non so… Avevo poche richieste: doveva essere un bambino che non avesse mai lavorato con nessun altro, nemmeno con la maestra di scuola, che scoprisse giorno per giorno come diventare un professionista. Ho provinato circa cento bambini a Belfast, ma appena ho incontrato Daniel ho visto in lui qualcosa di speciale. Ho ritrovato un po’ quello che avevo scritto in sceneggiatura, questa capacità di osservazione e silenzio.

Ho chiesto a James (Norton, ndr.) di passare del tempo con lui, per creare una certa confidenza. Alla fine ci ha passato giornate intere, creando e facendo nascere una vera amicizia. L’affetto che voi vedete sullo schermo è vero, credibile. Ma la qualità del film non è l’aver creato nel montaggio qualcosa di falso, ma di aver catturato una realtà, una vera emotività. Se ci fate caso, le scene più importanti tra padre e figlio sono piani sequenza, lunghi, vissuti nella realtà. James ha capito che la forza del film si sarebbe basata sull’unicità di questo rapporto padre e figlio.

Cosa l’ha convinta a scegliere James Norton?

Principalmente due ragioni. Avevamo bisogno di un attore in grado di comunicare una vita interiore, molto profonda, senza dialogo, senza grandi momenti di recitazione. E io sapevo che James era capace di fare questo. Il padre del film non ha amici, da qui anche la decisione di scegliere il mestiere di lavavetri, che si può fare da soli, senza colleghi. Colleghi che sarebbero stati possibili interlocutori con cui confrontarsi sulla situazione e sulle proprie emozioni.

È un padre che ha dedicato la sua intera esistenza al figlio, che non ha creato altri rapporti al di fuori del rapporto col figlio. Si tratta di una situazione che trova la sua forza nell’uso di un attore come James, che è bello, prestante, giovane e forte. Lo spettatore, consciamente o inconsciamente, può immaginarselo in un’altra vita, in altri rapporti, con donne, amici. Questo giovane, in questa fisicità così attraente, ha una sola vita, un solo amore, un solo affetto, che è il figlio. La tecnica, la capacità, la profondità della recitazione che James può offrire, mi hanno fatto pensare che fosse la scelta giusta.

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Cinema

Encanto | i registi ci svelano i segreti del nuovo film Disney

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Prima di scegliere l’ambientazione o immaginare i personaggi del film, i filmmaker di Encanto, il 60esimo lungometraggio originale dei Walt Disney Animation Studios, avevano già deciso quale sarebbe stato il cuore del loro nuovo progetto: la famiglia. Il film Disney, in arrivo il 24 novembre nei cinema italiani, esplora le delicate e complesse relazioni che esistono all’interno di tutte le famiglie e cerca una propria universalità raccontando di una cultura molto specifica (quella colombiana).

Ne abbiamo parlato con i registi del film: Jared Bush e Byron Howard (premi Oscar per Zootropolis) e Charise Castro Smith, sceneggiatrice (The Haunting of Hill House) e autrice di una pièce teatrale (Feathers and Teeth) che ha conquistato immediatamente i suoi due colleghi, che dopo averla letta hanno immediatamente voluto conoscerla e coinvolgerla.

Encanto | i segreti del nuovo film Disney

“Abbiamo pensato che sarebbe stato meraviglioso raccontare una storia che non parlasse soltanto di due personaggi, ma di una grande famiglia allargata”, spiega Byron Howard. “Volevamo celebrare le dinamiche complesse che caratterizzano le grandi famiglie e cercare di comprendere il loro  funzionamento. Quanto conosciamo i nostri famigliari? E loro quanto ci conoscono?”.

Se generalmente i film Disney hanno due o tre personaggi principali che intraprendono un grande viaggio o una grande avventura, Encanto è il primo lungometraggio dello studio ad avere su schermo ben dodici comprimari – i membri della famiglia Madrigal – che vivono insieme in una casa (magica) tra le montagne della Colombia, dove si svolge quasi tutta la narrazione. Il numero di personaggi principali – il più alto in un lungometraggio Walt Disney Animation Studios – ha richiesto quindi dei progressi nella tecnologia utilizzata per realizzarli. Tutti indossano costumi molto dettagliati e di tutti deve poter emergere la propria unicità estetica (emblematiche della diversità culturale che il film vuole rappresentare sono le loro capigliature e le sfumature nel colore della pelle).

La Colombia come crocevia dell’America Latina

La scelta della collocazione geografica della narrazione non è casuale. La Colombia ha infatti ispirato l’immaginazione dei filmmaker di Encanto molto tempo prima che visitassero il Paese. “Sapevamo che la nostra storia sarebbe stata incentrata su una famiglia e questo ci ha condotto all’America Latina, in cui i legami familiari sono ancora saldi”, spiega Jared Bush.

“Volevamo trovare un luogo in cui ci fossero tanti tipi diversi di persone ed etnie e la Colombia è un meraviglioso crocevia dell’America Latina. Tra i consulenti del film abbiamo coinvolto anche due documentaristi (Juan Rendon e Natalie Osma, ndr) che avevamo conosciuto quando stavano lavorando ad un making of di Zootropolis. I due, che sono entrambi colombiani, si sono subito appassionati all’idea di ambientare Encanto nel loro Paese natale”. La topografia della Colombia (tre catene montuose separate da diverse valli e da due fiumi molto grandi) creò infatti popolazioni molto differenti all’inizio del XX secolo, determinando una grande varietà di identità culturali, ognuna con le proprie specificità. 

Il team del film è stato consigliato dal Colombian Cultural Trust, che ha aiutato la produzione a rappresentare nel modo migliore elementi grandi e piccoli della cultura colombiana, dal modo più appropriato di grigliare una pannocchia ai dettagli riguardanti la gestualità delle mani.

Il realismo magico

Ad ispirare gli autori del film è stato soprattutto il genere letterario del realismo magico (così come le storie di Gabriel García Márquez e di Isabel Allende). Anche se molti dei personaggi di Encanto hanno dei poteri magici, i filmmaker volevano che questi doni non apparissero come qualcosa di completamente estraneo alla realtà. L’obiettivo del team creativo era infatti quello di rendere i personaggi interessanti per le loro caratteristiche “reali”, come se si stesse raccontando la storia di una famiglia senza poteri, come se il loro mondo non fosse davvero magico.

“Volevamo basarci su archetipi familiari che tutti noi conosciamo. Quello della figlia perfetta, della roccia della famiglia, dell’emarginato, andando però al di là di ciò che appare in superficie”, ci dice Charise Castro Smith. “Conoscere le persone per quello che sono realmente penso sia fondamentale in un tempo in cui spesso, anche attraverso i social network, ci capita di confrontarci con la vita degli altri, che appare sempre migliore e più entusiasmante della nostra. Si può pensare di non essere abbastanza. La protagonista di Encanto è circondata da persone che hanno poteri incredibili, ma lei ne è sprovvista. Il suo viaggio consiste nell’accettare il proprio valore intrinseco”.

La “casita” danzante e le canzoni di Lin-Manuel Miranda

Howard e Bush speravano di realizzare un nuovo film insieme dopo Zootropolis, ma non uno qualunque, bensì “il musical latino-americano definitivo”. “Dopo Zootropolis  avevamo voglia di realizzare un musical”, afferma Howard. “Siamo musicisti, quindi siamo cresciuti amando quel tipo di cinema. Jared aveva appena terminato di lavorare ad Oceania e aveva avuto un’ottima esperienza lavorativa con Lin-Manuel Miranda (premio Pulitzer per Hamilton, uno dei più popolari musical di Broadway), quindi ci è sembrato naturale coinvolgerlo in questo progetto”. 

Le sequenze cantate sono fra le più dinamiche del film: una sfida tutt’altro che facile per il team il animatori, che hanno dovuto animare contemporaneamente i tanti personaggi e gli oggetti di una casa che, essendo magica, non si limita ad essere sfondo per le coreografie, ma si inserisce attivamente in esse. Per questo è stata fornita agli animatori la possibilità di creare un rigging ad hoc per ogni oggetto di scena, creando un programma che permettesse loro di aggiungere dei comandi su un oggetto per poterlo animare. Hanno potuto così fornire dei comandi a qualunque oggetto: dalle tegole sul tetto, ai ciottoli nel giardino. Una possibilità che i tecnici Disney hanno creato specificamente per questo film, ma che probabilmente continuerà ad essere utilizzata in futuro. 

Al cinema dal 24 novembre

Nella versione italiana del film prestano le proprie voci il cantautore e musicista Alvaro Soler nel ruolo di Camilo, il cugino di Mirabel con il potere di cambiare il proprio aspetto per trasformarsi in chiunque voglia; l’attore e regista Luca Zingaretti nei panni di Bruno, lo zio di Mirabel con il dono di prevedere il futuro; l’attrice e cantante Diana Del Bufalo in quello di Isabela, la sorella di Mirabel, praticamente perfetta e con la magica abilità di far crescere le piante e far sbocciare i fiori; l’attrice colombiana Angie Cepeda in quelli di Julieta, la mamma di Mirabel con il potere di guarire. Alvaro Soler interpreta inoltre un brano nei titoli di coda della versione italiana del film.

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Festival

Matera Film Festival, si comincia il 2 ottobre: ospite d’onore David Cronenberg

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Mancano ormai pochissimi giorni all’inaugurazione del Matera Film Festival 2021, che avverrà sabato 2 ottobre con uno speciale concerto del Premio Oscar Nicola Piovani, nella suggestiva location della Cava del Sole.

La kermesse cinematografica si terrà dal 2 al 10 ottobre nella “Città dei Sassi”: ospite d’onore il regista canadese Leone d’Oro alla carriera David Cronenberg, che sarà protagonista di una masterclass, una mostra e una retrospettiva. Nove giorni di proiezioni di lungometraggi, corti e documentari, talk, incontri, masterclass sul territorio, libri e il Premio Rai Cinema Channel. In giuria, tra gli altri, anche Anastasia Michelangnoli, Maria Sole Tognazzi, Igort, Roberta Torre, Steve Della Casa, Margareth Madè, Antonio Calbi e Silvia Luzi.

Focus su David Cronenberg 

Il grande maestro del cinema internazionale il 3 ottobre alle 11,00 inaugurerà la mostra “La Nuova Carne. Dodici maestri del Fumetto Italiano omaggiano il Cinema di David Cronenberg”. L’esposizione, co-prodotta dal Matera Film Festival, con il Salone Internazionale della Cultura Pop di Napoli, e realizzata grazie alla collaborazione della Marco Lucchetti Art Gallery di Lugano, si svolgerà dal 3 ottobre al 7 novembre nel Museo Nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi. Un evento straordinario, inedito ed originale con opere realizzate per l’occasione. Lo stesso giorno alle 18,00 Cronenberg parteciperà alla presentazione della retrospettiva a lui dedicata “Beyond Borders/Oltre il confine”, che aprirà le proiezioni del festival con il film The Fly (La mosca, 1986). 

Sempre domenica alle 23,00 sarà la volta di Dead Ringers (Inseparabili, 1988), mentre il 4 ottobre alle 22,30 toccherà a Videodrome (1983). Il 6 ottobre alle 21,00 Spider (2002) e alle 23,00 Scanners (1981), mentre chiudono la retropsettiva A History of Violence (2005) il 7 ottobre alle 22,30 e eXistenZ (1999), l’8 ottobre alla stessa ora. Infine, il 6 ottobre alle 19,00 nell’Auditorium “R. Gervasio”, terrà l’attesissima masterclass introdotta da Donato Santeramo, direttore del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture, della canadese Queen’s University di Kingston e moderata Manuela Gieri, docente di Storia e Teorie del Cinema, dell’Università degli Studi della Basilicata. 

I concorsi del Matera Film Festival

Tre concorsi di film: lungometraggi, documentari e cortometraggi Sono state circa 400 le iscrizioni nelle tre sezioni concorsuali e 26 opere scelte (16 cortometraggi, 4 lungometraggi e 6 documentari) proveniente da ben quattro continenti (Europa, America, Asia e Africa), facendo dell’internazionalità una cifra stilistica della selezione. Un’attenzione particolare è stata riservata alle cinematografie emergenti e alle produzioni indipendenti. Tra i principali temi trattati nelle sezioni concorsuali, emergono quelli relativi al mondo del lavoro, alle dinamiche familiari, al rapporto del sé con il circostante e alla multiforme violenza che pervade la società. Tra i Paesi presenti ci sono: Kosovo, Canada, Cina, Iran, Romania, Giordania, Macedonia, Ghana, Portogallo, Svezia e Pakistan, per citarne solo alcuni. Nella serata di premiazione saranno assegnati, per ciascuna sezione concorsuale, i premi per il Miglior Film e per la Miglior Interpretazione. La direzione artistica attribuirà le menzioni speciali, mentre il Comune di Matera assegnerà il premio “Città di Matera”.

Eventi speciali e collaterali

  • Il 4 ottobre alle 9,30 in Auditorium ci sarà SCIASCIA 100′ con, in primis, la presentazione del progetto scuole ‘Cinema e Letteratura’ in collaborazione con il Salone Internazionale del libro di Torino. Alle 18,00 nella Casa Cava ci sarà il talk ‘Rotolando verso Sud. Per uno storytelling meridionale‘ con Angelo Mellone, vice direttore di Rai1. 
  • Lunedì 4 ottobre alle 19,30 sempre in Auditorium, il Matera Film Festival ospita fuori concorso, grazie alla collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, la prima proiezione a Matera e in Basilicata de Il Nuovo Vangelo del regista svizzero Milo Rau, che incontrerà il pubblico in compagnia dell’attivista Yvan Sagnet in un talk moderato dalla giornalista Angela Mauro. Il docufilm  sarà replicato il 10 ottobre alle 20,30.
  • Martedì 5 ottobre alle 19,00 nella Casa Cava, Igort, il direttore della rivista Linus, si racconterà nel talk ‘One Man Band. Igort tra fumetti, cinema, editoria e musica‘, moderato da Giuseppe Palumbo, fumettista e membro comitato scientifico Matera Film Festival, mentre chiuderà la serata Sabina Guzzanti che si racconterà dopo la proiezione fuori concorso del suo nuovo lavoro ‘Spin Time, che fatica la democrazia!
  • Giovedì 7 ottobre alle 11,00 nell’Auditorium ci sarà il talk su ‘Pasquale Festa Campanile, lo scrittore di film’, con gli interventi del figlio Raffaele Festa Campanile, autore e regista, Dario Toma e Manuela Gieri. Alle 15,00, invece, ci sarà l’incontro Non siete sole. La condizione della donna nei Paesi Mediorientali‘ realizzato in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità della Regione Basilicata. 
  • Venerdì 8 ottobre alle 19,00 a Casa Cava ci sarà un interessante dibattito sull’attualità più cogente “il futuro del cinema nell’era post Covid” con Francesca Cualbu, COO di Groenlandia Films e Roberto Stabile, Presidente Lucana Film Commission.
  • Sabato 9 torna al centro il cinema girato nel talk tra Roberto De Feo e Silvio Giordano che discuteranno di “A Classic Horror Story”, un horror che è un omaggio alla tradizione di genere italiana, uscito su Netflix nel luglio scorso, che pesca da riferimenti classici riletti in chiave moderna, mantenendo sempre alto il livello di tensione. La giornata si chiude alle 20,30 con la serata di premiazioni, diretta da Salvo Bitonti e condotta dall’attrice Liliana Fiorelli.

La kermesse prevede un ricco programma di eventi, ospiti e proiezioni, prenotabili sul sito ufficiale www.materafilmfestival.it a partire dal 25 settembre.

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