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La notte dei morti viventi compie 50 anni: punti di forza e curiosità dello zombie movie di George A. Romero

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Nel 2018 gli zombie sono sinonimo di The Walking Dead, il celebre show tratto dalla serie a fumetti di Robert Kirkman. Ma l’origine degli zombie nella settima arte risale al 1 ottobre del 1968 quando debutta a Pittsburgh La notte dei morti viventi di George A. Romero. Un horror che, tra la metafora della guerra del Vietnam e la critica alla politica americana, eleva Romero tra i maestri del cinema di genere. Realizzato da un piccolo gruppo di filmmakers, il film avvia una zombi-invasion (cinematografica e televisiva) senza precedenti. Se tutti amano i morti viventi, il merito è di George A. Romero, l’autore di un capolavoro nato in modo istintivo e brutale come un attacco zombie. A cinquanta anni dalla release de La Notte dei morti viventi, ricordiamo i punti di forza, le sequenze memorabili e le terrificanti curiosità del primo zombie-movie della settima arte:

1. Il prologo iconico

I morti ti prenderanno, Barbra”. L’horror d’autore si distingue per una sequenza di apertura in grado di destabilizzare lo spettatore. Il terrificante antipasto di quello che sarà poi l’horror vero e proprio! Immortalato in un poetico bianco e nero, il prologo della Notte dei morti viventi consacra uno dei momenti più iconici del cinema di genere. In un cimitero isolato, il macabro scherzo tra due fratelli anticipa un’apocalisse zombie cristallizzata nell’urlo di Barbra di fronte a una creatura che brama carne umana. Una scena cult che, ricreata da Tom Savini nel tiepido remake con Tony Todd del 1990 (prodotto da George A. Romero e John A. Russo), è tra le più iconiche del cinema horror.

2. Il cult che ha ispirato Wes Craven e John Carpenter

Introducendo gli zombie nella settima arte, La notte dei morti viventi ispira i più grandi maestri del cinema horror. “Sapevo che in seguito a quel film si sarebbe creato un nuovo genere nella cinematografia americana. Era un qualcosa di ibrido che mescolava terrore, risate e critica sociale. Ne sono stato calamitato. Ed è colpa di George”, ha dichiarato Wes Craven che, nell’iconico La notte dei morti viventi, ha tratto l’ispirazione della sua filmografia di assassini metacinematografici, babau da incubo e humour nero. Ma non è l’unico master of horror folgorato dal cult del 1968: “Ho visto la notte dei morti viventi nel 1968. Ci ha dato la speranza di portare sul grande schermo un horror a basso budget. È stato l’inizio dell’horror moderno”, ha rivelato John Carpenter, l’autore di Halloween e Distretto 13 – Le brigate della morte.

3. L’orrore implicito

Gli splatter movie esistono da sempre. Ma La notte dei morti viventi cambia le carte in tavola fondendo gore e cinema d’autore: il sangue c’è ma non si vede, celato da uno strategico bianco e nero divenuto la principale cifra stilistica del classico del 1968. Gli zombie fanno paura ma sono gli uomini e la giustizia dal grilletto facile (indimenticabile l’epilogo che trascende su pellicola il nichilismo di Romero) il reale pericolo. Tra le sequenze cult spicca la piccola zombie che accoltella la madre: un matricidio di cui, ancora oggi, si avverte l’eco nella settima arte.

4. Un horror tra nudi d’autore e stuntman improvvisati

Tra nudi d’autore e stuntman improvvisati, La notte dei morti viventi vince le sfide di un budget ridotto all’osso. Nel 1967 la produzione scrittura un modello per lo zombie che, fuggito dall’obitorio, si aggira (nudo) tra i morti viventi: “È stato divertente vedere gli altri zombi cercare di non guardare nei punti più ovvi”, ha dichiarato Judith Ridley, l’interprete di Judi nella Notte dei morti viventi. Un altro punto di forza del film è la sequenza in cui i sopravvissuti lanciano delle molotov per allontanare gli zombie: “Una scintilla entrò nel contenitore che avevo in mano. Saltai indietro, stavo bruciando”, ha dichiarato lo stuntman improvvisato Gary Streiner. Fortunatamente Bill Hinzman, l’iconico interprete dello zombie del prologo, spense le fiamme prima che Streiner si ferisse seriamente. L’ennesima dimostrazione di coraggio di una troupe pronta a rischiare la vita per un progetto cinematografico in cui credeva.

5. Un successo senza precedenti

La notte dei morti viventi è il primo horror, slegato dalle logiche di Hollywood, che conquista il box office mondiale. Realizzato con un piccolo budget, il cult di Romero incassa dodici milioni di dollari negli Stati Uniti e oltre diciotto milioni di dollari worldwide. Un cult rivoluzionario che, raccogliendo una parte del budget da investitori esterni, consacra una delle prime operazioni di crowdfunding. Il successo internazionale della Notte dei morti viventi dimostra l’infinito potere mediatico degli zombie-movie. Spaventosi, veloci e intelligente, i morti viventi devono tutto a George A. Romero che, cinquanta anni fa, crea lo zombie-movie d’autore. E noi, ancora oggi, gli siamo eternamente grati!

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Il Ritorno di Mary Poppins, il vento dall’Est torna a soffiare su Viale dei Ciliegi

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Il vento dall’Est torna a soffiare sul numero 17 di Viale dei Ciliegi per Il Ritorno di Mary Poppins, il sequel dell’originale Disney del 1964 basato sul romanzo di P.L. Travers. La tata che tutti vorrebbero avere è interpretata questa volta da Emily Blunt, giovane attrice inglese che ha raccolto l’eredità di Julie Andrews con ironia e umiltà. Nonostante i pregiudizi che hanno affollato la rete fin dall’annuncio di questo nuovo film, possiamo dire che la sua versione di Mary Poppins funziona e rende omaggio al personaggio iconico che ha fatto parte dell’infanzia di intere generazioni.

Rob Marshall, regista di Into the Woods e Chicago, ha accettato la responsabilità di proseguire una leggenda del cinema per ragazzi, sfruttando il genere del musical di cui ha piena padronanza. Nella Londra della Grande Depressione Michael e Jane sono ormai adulti. Michael ha perso sua moglie e deve crescere i suoi tre figli mentre lavora alla Banca di Credito, Risparmio e Sicurtà, dove il padre ha passato gran parte della sua vita. Problemi economici investono la famiglia Banks e prende sempre più forma la minaccia di perdere la casa per sempre. Serve un aiuto, o meglio una magia, e chi meglio di Mary Poppins? Con il suo inseparabile ombrello, la borsa fatta con un tappeto e un ottimismo contagioso, la tata eccentrica e determinata cerca di rimettere ordine in casa Banks e di prendersi cura dei piccoli Georgie, Annabel e John.

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Il Ritorno di Mary Poppins: Supercalifragilistichespiralidoso non si batte

Quando una timida melodia accompagna l’inquadratura tra le strade di Londra avvolta nella nebbia, nella scena di apertura, è inevitabile farsi travolgere dalla nostalgia. Mary Poppins è tornata, con i suoi mondi alternativi fantastici che possono rendere i sogni tangibili e farci vedere le cose da un altro punto di vista. Quando poi ritroviamo il mitico ammiraglio che, sul tetto della sua casa, si prepara a sparare con il cannone per il segnale orario, l’entusiasmo è al massimo. Marshall si diverte a trasportare lo spettatore in un folle trionfo dell’immaginazione, dove la fantasia guida la narrazione, ma la musica non regge il passo. Come il primo film si lascia spazio all’animazione, e la musica fa sentire molto la sua presenza con tante canzoni, doppiate nella versione italiana come in passato. E proprio questo è uno dei punti deboli de Il Ritorno di Mary Poppins perchè, a differenza di tormentoni come “Un poco di zucchero e la piccola“, “Can Camini” o “Supercalifragilistichespiralidoso“, le canzoni qui svaniscono subito dopo averle sentite. Utilizzate nel film per veicolare messaggi di formazione, in modo abbastanza didascalico, come “leggi di più“, le apparenze ingannano, e sorridi alla vita anche quando qualcosa non va, non costituiscono una colonna sonora all’altezza del film anni degli anni ’60.

Il Ritorno di Mary Poppins: spettacolare ma poco originale

Anche il primo Mary Poppins sottolinea alcuni insegnamenti per crescere e affrontare il destino, ma lo fa in modo più discreto ed elegante, con una piacevole malinconia che crea un’atmosfera più intima ed emozionante. Il Ritorno di Mary Poppins è senza dubbio una commedia divertente, spettacolare e ricca di effetti speciali che alimentano la meraviglia, ma non riesce a conservare una profondità emotiva duratura. Lo spettatore è distratto dall’esplosione di colori, musiche, balli e personaggi bizzarri, per cogliere la breve riflessione sulla perdita proposta dalla canzone per la buonanotte. La commovente melodia sulla vecchietta che dà da mangiare ai piccioni sulla scalinata della cattedrale di Saint Paul del primo film aveva indubbiamente un’altra poesia. La sceneggiatura riprende molto la formula dell’originale, sostituendo semplicemente oggetti e persone. Al posto dello spazzacamino c’è un acciarino, al posto degli aquiloni i palloncini colorati, al posto dello zio facile alla risata la cugina con accento russo interpretata da Maryl Streep, mentre Michael sembra essere diventato come il Signor Banks, troppo preoccupato delle finanze e dal lavoro per passare il tempo con i suoi figli. Dimenticavo, qui non si salta dentro ai quadri ma nei vasi di ceramica.

Oltre a Emily Blunt che, come già detto sopra, convince pienamente nei panni della nuova Mary Poppins, anche il resto del cast prettamente british è in parte. Imperdibili i cameo di Dick Van Dyke e Angela Lansbury. Solo Lin-Manuel Miranda nei panni dell’acciarino non convince del tutto con una personalità piuttosto tiepida. Possiamo dire che Il Ritorno di Mary Poppins è un film di intrattenimento che può divertire e sorprendere i più piccoli, ma forse non era necessario, tenendo conto che l’originale è “praticamente perfetto sotto ogni aspetto” come la sua protagonista.

Il Ritorno di Mary Poppins, il vento dall’Est torna a soffiare su Viale dei Ciliegi
3 Punteggio
Pro
Fantasia, effetti speciali spettacolari, Emily Blunt
Contro
Canzoni, trama poco originale, Lin-Manuel Miranda
Riepilogo Recensione
Il Ritorno di Mary Poppins non regge il confronto con il film del 1964, ma Emily Blunt regala un'interpretazione piacevole della tata più famosa di sempre, tra ironia, femminilità e naturalezza.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Ben is Back, la recensione del dramma con Julia Roberts

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Dopo il successo di A Beautiful Boy (dramma con Steve Carell e Timothée Chalamet da noi ancora inedito) anche il nuovo film di Peter Hedges, Ben is Back, vorrebbe narrare il rapporto tra un adolescente tossicodipendente e il genitore, determinato nel volerlo aiutare. Se A Beautiful Boy ripercorreva ogni passo di un percorso lunghissimo e doloroso (quasi come a voler simulare un film Richard Linklater), Ben is Back fa esattamente il contrario: svolge la sua storia nell’arco di 24 ore, concentrandosi su un momento che, nell’acclamato film di Felix Van Groeningen, è invece relegato a pochissimi minuti illustrativi.

Ben is Back, la trama del film

Ben Is Back prende quindi il via la mattina della vigilia di Natale, quando Holly (Julia Roberts) risale il vialetto della sua casa di periferia per abbracciare di nuovo il figlio di 19 anni che l’aspetta lì. Ben (Lucas Hedges), reduce da un programma di rehab cominciato sei mesi prima, è tornato per le vacanze. Un ritorno senza preavviso che metterà a dura prova non solo la madre, ma anche sua sorella minore, Ivy (Kathryn Newton), e il suo patrigno, Neal (Courtney B. Vance).

In un film che, per definizione, dovrebbe basarsi tutto sui personaggi, sulla loro evoluzione e sulla loro complessità, in più di un’occasione sembra disinteressarsi ad essi, fino addirittura a tradirli per condurre la narrazione su territori diversi da quelli naturali del dramma (ci sarà anche un’ incursione nel thriller, quando Holly e Ben si trovano a fare i conti con la malavita locale).

Ben is Back: un cast di serie A

Il salvataggio di un cagnolino segnerà quindi una svolta decisiva, costringendo madre e figlio ad avventurarsi di notte in una città marcia e spaventosa. Da quel momento si scopriranno man mano alcuni pesanti segreti sul passato del giovane, che ingarbugliano la storia e allontanano progressivamente il centro della narrazione dai due protagonisti. È qui che Boy is Back rivela il suo problema maggiore, ovvero l’essere interessato non tanto alla relazione fra madre e figlio ma al problema sociale (l’uso delle droghe e le ripercussioni sulle famiglie) che dovrebbe rimanere sullo sfondo e, invece, qui sembra essere davvero la sola cosa importante della sceneggiatura.

A salvare il film ci pensa invece il cast di prim’ordine. Lucas Hedges si conferma perfetto nel ruolo di adolescente problematico (vale la pena ricordare la sua performance in Manchester by the sea, valsa una candidatura agli Oscar, ma anche il più recente ruolo in Boy Erased) e Julia Roberts mette a segno un’altra interpretazione convincente dopo quella nella serie tv Homecoming (per la quale è stata candidata ai Golden Globes). Nonostante siano ovviamente i loro due personaggi a brillare maggiormente, anche gli altri attori hanno i loro momenti, in particolare Kathryn Newton nel difficile ruolo di una sorella minore che vorrebbe credere in suo fratello con tutto il suo cuore, eppure non riesce a farlo. 

Senza che il film mostri mai i momenti più significativi del percorso attraverso la dipendenza, Julia Roberts e Lucas Hedges lasciano intuire ciò che è stato, attraverso sporadici riferimenti a eventi passati, ma soprattutto mostrando al pubblico le loro cicatrici nascoste. 

Ben is Back, la recensione del dramma con Julia Roberts
3,3 Punteggio
Pro
Buona alchimia fra Julia Roberts e Lucas Hedges
Contro
Sceneggiatura poco interessata ai suoi personaggi
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Ben is Back – TRAILER

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Mary Poppins, 5 scene indimenticabili dell’originale Disney

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Il 20 Dicembre esce al cinema un nuovo film Disney che farà sicuramente incassi da capogiro. A pochi giorni da Natale arrive Il ritorno di Mary Poppins diretto da Rob Marshall, con Emily Blunt, Meryl Streep, Dick Van Dyke, Colin Firth, Angela Lansbury e tantissimi altre star. A distanza di 54 anni dal primo indimenticabile Mary Poppins diretto da Robert Stevenson con Julie Andrews e Dick Van Dyke abbiamo deciso di ricordare questo film – vincitore di ben 5 premi Oscar – scegliendo 5 scene indimenticabili, cercando di mettere d’accordo grandi e piccini.

Supercalifragilistichespriralidoso: Una delle canzoni rimaste nella memoria di tutti, dopo oltre mezzo secolo dalla sua prima uscita, interpretata dalla meravigliosa doppiatrice Tina Centi. Il magico duetto tra Mary e Bert all’ippodromo, mentre ballano e cantano con i due bambini Banks e altri personaggi in versione cartone animato che rendono tutto ancora più magico.

La magica borsa: L’arrivo di Mary in casa Banks mostra, fin da subito, un tocco di magia, con la sua magica borsa fatta con un tappeto, dalla quale tira fuori un attaccapanni, un bellissimo specchio e tanto altro. Questa scena, oltre a creare stupore sul volto dei piccoli Jane e Michael, offre una valida e preziosa lezione di vita: “Non giudicare mai le cose dal loro aspetto”. Ammettiamolo, questa scena è cara sopratutto alle ragazze. A chi non è mai capitato di sentirsi dire: “ma hai la borsa di Mary Poppins?” Piccole dimensioni e una innumerevole quantità di oggetti al suo interno.

…E la pillola va giù: Per ricordare questa scena non serve uno sforzo di memoria. Tutti – comprese quelle poche persone che ancora non hanno visto questo capolavoro Disney – si saranno sicuramente imbattute, magari anche su YouTube, nella scena in cui ,con un solo schiocco di dita, Mary e i bimbi mettono in ordine l’intera stanza, cantando la famosissima canzone: “con un poco di zucchero, la pillola va giù. Chi da piccolo non ha provato a fare come loro per mettere le cose in ordine?

Il ballo dei pinguini: la performance dell’attore Dick Van Dyke che balla con i quattro camerieri pinguini è una vera delizia per gli occhi. Bisogna ricordare che il talento di questo attore è ancor più vivo, perchè trattandosi di un film del 1964, in questa sequenza a dir poco perfetta, troviamo l’umano Bert che balla in perfetta coordinazione con i pinguini versione cartone animato. Chapeau!

Sopra i tetti di Londra: il magico quartetto composto da Mary Poppins, Bert e i due bambini, si trova su un tetto con tutta Londra ai loro piedi. Indimenticabile la battuta di Bert: “Che cosa ti avevo detto? C’è un mondo intero ai nostri piedi. E chi lo vede così, a parte le stelle, gli uccelli e gli spazzacamini?”. Da qui parte una delle canzoni più belle dell’universo Disney, “Can Camini”, cantata dal doppiatore Oreste Lionello.

Dopo questo dolce ricordo di un film entrato nella storia del cinema e soprattutto, nel cuore degli adulti e dei bambini di tutto il mondo, non ci resta che ricordarvi che il 20 dicembre esce Il Ritorno di Mary Poppins nelle sale italiane.

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Dicembre, 2018

20Dic00:00Il ritorno di Mary PoppinsTitolo originale: Mary Poppins Returns

20Dic00:00Cold War

20Dic00:00Ben is Back

20Dic00:00Bumblebee

20Dic00:00The Old Man & the Gun

20Dic00:007 uomini a molloTitolo originale: Le Grand Bain

20Dic00:00Amici come prima

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