Top 5 della settimana

Articoli Correlati

Il lato oscuro e magico della foresta in 5 film da vedere in streaming

In occasione della Giornata Mondiale delle Foreste, un viaggio tra film in cui la natura diventa emozione e racconto.

In occasione della Giornata Mondiale delle Foreste, il 21 marzo, il cinema offre un’occasione unica per immergersi tra alberi secolari, radure misteriose e paesaggi incontaminati che diventano molto più di semplici ambientazioni: a volte luoghi idilliaci, altre volte luoghi ostili e pericolosi.

Le foreste, sul grande schermo, si trasformano in luoghi simbolici: rifugi, labirinti, spazi di rinascita o di perdita, capaci di riflettere le emozioni più profonde dei protagonisti.

In questo articolo esploriamo cinque film indimenticabili ambientati nel cuore verde del mondo, dove la natura non è solo cornice, ma vera protagonista della storia.

Quella casa nel bosco – Drew Goddard (2011)

Quella casa nel bosco è uno dei più riusciti divertissement con cui Joss Whedon fa divertire anche il pubblico. Arrivato in sala in Italia a meno di un mese dal suo The Avengers (da lui scritto e diretto) quest’horror atipico – che finge all’inizio di guardare dalle parti di Scream – fa del ribaltamento delle aspettative la sua arma principale.

Si tratta ovviamente di un film di sceneggiatura, in cui dalla scrittura vengono tutte le istanze principali lasciando alla regia la parte di mestiere, comunque ben svolta (vedasi la grande carneficina) da Drew Goddard, uno che intorno alle produzioni di Whedon ci ha sempre bazzicato e che ha recentemente firmato l’adattamento cinematografico Project Hail Mary, in sala proprio in questi giorni. 

Disponibile su Prime Video

Senza Lasciare Traccia
Senza Lasciare Traccia (Foto: Ufficio stampa) – Newscinema.it

Senza lasciare traccia – Debra Granik (2018)

Senza lasciare traccia si svolge nel parco nazionale dell’Oregon dove un padre e una figlia vivono isolati dal mondo e in totale clandestinità: una marginalizzazione questa volta che è contemporaneamente autoimposta (il padre è un veterano di guerra traumatizzato che si è ritirato volontariamente dal mondo) ed imposta (sulla figlia Tom, diafana e costretta a vivere nell’ordine sociale che il padre ha costruito per sé ma che mal si adatta alle esigenze della giovane ragazza). 

A differenza di altri film similari, almeno nelle promesse anche se non nel tono, come ad esempio il Captain Fantastic di Matt Ross, la Granik non ci mostra questa esistenza alternativa come qualcosa di idilliaco in cui sperare, ma per l’effettiva condizione di disagio che è, specialmente se a farne le spese c’è una persona che per nessuna ragione dovrebbe vivere in quel modo.

Debra Granik sposta progressivamente il suo sguardo dalla vicenda personale, quella di un padre e la sua bambina, a quella generazionale, per la quale vi è un costante attrito fra genitori e figli così diversi da non poter vivere nello stesso mondo e nella stessa realtà.

Disponibile su Netflix

- Advertisement -

Leggi ANCHE

Il drago invisibile – David Lowery (2016)

Remake del classico Disney Pete’s Dragon del 1977 (affidato a uno dei registi più atipici e interessanti del panorama indie americano), questa versione del 2016 punta più sul lato favolistico e di racconto-di-formazione rispetto ai siparietti comici e goliardici dell’originale.

Chi è Pete? È il bambino ora divenuto adolescente, sopravvissuto alla foresta grazie all’incontro con Elliot: il drago invisibile che solo lui può vedere, un amico protettivo ma che esige protezione dall’avidità umana e dal disboscamento della foresta.

Si rivela un’operazione interessante, capace di aggiornare (e ampliare) i temi del suo modello stando al passo con i tempi. 

Disponibile su Disney +

Principessa Mononoke
Principessa Mononoke (Foto: Ufficio stampa Lucky Red) – Newscinema.it

Principessa Mononoke – Hayao Miyazaki (1997)

L’entrata in scena della principessa spettro nel film Principessa Mononoke è forse una delle scene più conosciute e memorabili dell’intera filmografia dello Studio Ghibli. La conosciamo per la prima volta mentre succhia il sangue dalla ferita di un lupo, con la bocca ancora gocciolante e lo sguardo impenetrabile.

Come sempre nei film di Miyazaki, anche lei è in costante rapporto con la natura che la circonda e persino il suo stile di combattimento si adatta al contesto che le è attorno. Irrazionale e governata da un istinto primordiale, nel corso del film rivelerà anche una componente umana inaspettata.

Disponibile su Netflix

Civiltà perduta – James Gray (2017)

Il film di James Gray comincia come un dramma in costume, vira poi sull’avventura e addirittura si concede una incursione nel war movie. Un prodotto apparentemente così convenzionale nella regia e nelle tematiche trattate, così vicino al cinema degli anni ’60, che in realtà si svolge nella maniera più inusuale possibile.

Non sempre riesce a colpire nel segno, vista anche la lunga durata, ma raggiunge il suo apice nella splendida conclusione, potente ed emblematica nel suo fatalismo magico come quella del Silence di Scorsese.

I protagonisti di questa storia di esploratori, come i due gesuiti della parabola scorsesiana, sono mossi da una fede per la quale si è disposti anche a soffrire e a sacrificarsi. Percy crede in una città nascosta da scoprire, in una nuova civiltà da studiare, con lo stesso carico di spiritualità e devozione con cui si crede in Dio.

- Advertisement -

Leggi ANCHE

E quello che sembrava essere un racconto alla Herzog sul dualismo uomo e natura, mutuato da Aguirre e Fitzcarraldo, si rivela un percorso di redenzione per vincere l’ignoto e rivelare ciò che è ancora nascosto.

Disponibile su Prime Video

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

Articoli popolari