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Com’è Mother Mary? Non basta una intensa Anne Hathaway logorata dal successo per salvare un vaneggiamento d’autore

Mother Mary tenta di sviscerare il sacrificio dell'artista nel tritacarne del successo, ma il risultato è un’opera scricchiolante che scimmiotta il cinema di Refn senza averne la coerenza.

La nostra recensione di Mother Mary obiettiva e sincera. Dopo il successo di The Green Knight, il regista originario del Wisconsin tenta la strada del dramma pop-psicologico con Mother Mary. Un’opera che ambisce a decostruire il mito della superstar globale ma che finisce per restare vittima delle proprie ambizioni.

Il ritorno dietro la macchina da presa di David Lowery era uno degli appuntamenti più attesi della stagione cinematografica. Peccato che non abbia ritrovato l’intensità di Storia di un Fantasma del 2017 che se avete perso vi consigliamo di recuperare.

Nonostante una prova attoriale monumentale e un’estetica ricercata, il film fatica a trovare un’identità narrativa coerente, scivolando pericolosamente verso il manierismo. In questa recensione proviamo a spiegarvi cosa ne pensiamo di questo Mother Mary al cinema dal 14 maggio 2026 con I Wonder Pioctures.

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Di cosa parla Mother Mary

A un passo dal ritorno sotto le luci della ribalta, la celebre pop star Mary, interpretata da Anne Hathaway, sente il bisogno di ricucire uno strappo che il tempo non ha rimarginato. Per il suo nuovo show, decide di rivolgersi a Sam, l’ex amica e costumista dei suoi esordi, oggi designer di successo.

Quello che inizia come un incontro professionale si trasforma rapidamente in un confronto serrato, dove il glamour cede il passo a vecchie ferite e segreti mai confessati. Il film esplora il confine sottile tra l’ambizione artistica e il bisogno di perdono, sorretta dalle performance viscerali di Anne Hathaway e Michaela Coel e da una colonna sonora curata da giganti del pop contemporaneo come Jack Antonoff e Charli XCX.

Mother Mary recensione: ambizione e confusione

Il cuore del film risiede nell’analisi dell’esaurimento fisico e mentale di una pop star logorata dal successo e dal parassitismo del suo pubblico. L’intuizione del regista è intrigante: mostrare ogni performance come un rito sacrificale in cui l’artista viene letteralmente privato della sua energia. Tuttavia, questa premessa stimolante non trova una resa efficace sullo schermo.

La sceneggiatura appare poco incisiva e spesso confusa, popolata da dialoghi pieni di riflessioni altisonanti e strofe poetiche dal sapore mistico che scadono in futili vaneggiamenti. Questi inserti, che dovrebbero elevare il tono del racconto, si rivelano spesso dei bluff pretenziosi. Non aggiungono sostanza alla trama e finiscono per tediare uno spettatore che fatica a comprendere la reale direzione della pellicola.

Michaela Coel Mother Mary
Michaela Coel in Mother Mary (Foto: A24/Eric Zachanowich) – Newscinema.it

La performance di Anne Hathaway e il “caso” Hunter Schafer

Se c’è un motivo per cui Mother Mary merita di essere visto, è senza dubbio Anne Hathaway. L’attrice premio Oscar dona una profondità tangibile e carnale a questa icona ferita, riuscendo a trasmettere il peso di una carriera giunta sull’orlo del baratro.

Al suo fianco, Michaela Coel regge il confronto, ma è la Hathaway a tenere in piedi un’impalcatura narrativa altrimenti scricchiolante. Il legame tre le due è centrale, ma molti dettagli e sfumature vengono date per scontate, a discapito della chiarezza narrativa.

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Infine la presenza di Hunter Schafer appare come una mera operazione commerciale. Il suo ruolo si riduce quasi a un cameo, una scelta che sembra pensata più per attirare il pubblico dei giovanissimi fan di Euphoria che per necessità di sceneggiatura. Un vero peccato, considerando il potenziale dell’attrice.

Mother Mary film
Una scena di Mother Mary (Foto: Eric Zachanowich. Courtesy of A24) – Newscinema.it

Estetica da videoclip

Visivamente, il film è indubbiamente curato. L’atmosfera è suggestiva e in alcuni passaggi sembra di trovarsi di fronte a una versione “scolastica” di The Neon Demon. Lo stile ricorda il cinema di Nicolas Winding Refn, ma il paragone ne esce penalizzato. Lowery appare qui come un allievo promettente ma ancora acerbo, incapace di gestire la tensione per l’intera (ed eccessiva) durata del lungometraggio.

Molte sequenze sono costruite come videoclip musicali d’autore. Se da un lato questo conferma l’abilità tecnica del regista in brevi formati, dall’altro evidenzia come la struttura filmica non regga il passo. Anche il comparto degli effetti visivi lascia a desiderare: le apparizioni dello Spirito Rosso, elemento chiave del simbolismo del film, sono penalizzate da un digitale approssimativo e poco ispirato, che ne depotenzia l’impatto drammatico rendendolo quasi involontariamente grottesco.

Trattandosi di un film su una pop star, la colonna sonora gioca un ruolo cruciale. Le sonorità, che oscillano tra pop ed elettronica, svolgono degnamente il loro compito di accompagnamento e aiutano lo spettatore a immergersi nella dimensione della protagonista. Tuttavia, a differenza di altri cult del genere, la musica di Mother Mary non rimane. È funzionale alla scena, ma manca di quel mordente necessario per trasformare il film in un’esperienza sonora indimenticabile.

Hunter Schafer Mother Mary
Hunter Schafer Mother Mary (Foto: A24/Eric Zachanowich) – Newscinema.it

Per riassumere…un film pretenzioso

Mother Mary è un esperimento che conferma le buone intenzioni di David Lowery, ma ne denuncia i limiti attuali nella gestione di storie così stratificate. Il tema del sacrificio in nome dell’arte è ricco di spunti, ma avrebbe necessitato di una visione autoriale più navigata e meno indulgente verso l’esercizio di stile fine a se stesso.

Le contaminazioni horror, infine, sono forse le maggiori responsabili della confusione stilistica del film. Movimenti disarticolati ormai alquanto inflazionati, sangue gratuito per scuotere lo spettatore che non riesce nell’intento poichè ingiustificato. E, per chiudere, la scena della seduta spiritica – decisamente troppo lunga – in cui il ridicolo sostituisce l’inquietudine e la tensione che dovrebbe appartenere al momento.

Insomma Mother Mary per noi è un film pretenzioso che si salva solo grazie al magnetismo della sua protagonista.

Letizia Rogolino
Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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