Connettiti a NewsCinema!

Cinema

Movie Score, addio a Scott Walker: genio musicale e raffinato cinefilo

Pubblicato

:

Scott Walker

“A kind gentle outsider”. È con queste parole che Thom Yorke ricorda oggi Scott Walker, inafferrabile e multiforme genio della musica scomparso all’età di 76 anni. Dagli esordi americani del “bubblegum pop”, passando per il successo commerciale dei primi anni ’60 con i suoi The Walker Brothers e poi per la storica quadrilogia da solista Scott 1-4, Walker ha attraversato tantissime fasi diverse nel corso della sua carriera, approdando all’avanguardia nel 1995 con il seminale Tilt (in cui spicca persino un brano dedicato a Pier Paolo Pasolini e alla sua poesia Uno dei tanti epiloghi) a cui sono seguiti The Drift nel 2006 e Bish Bosch nel 2012. Tre album “monolitici” nella cui orbita musicale sono ruotati negli ultimi anni una lunga serie di lavori “satellite”, tra cui l’album “sismico” realizzato in collaborazione con i Sunn O))), allo stesso tempo terribile e giocoso. Gli ultimi album di Scott Walker sono infatti spesso insostenibili nei suoni e nel contenuto, ma rivelano la loro ironia solo attraverso successivi ascolti, quando si è finalmente in grado di “sopportare” l’atmosfera opprimente che li caratterizza. Non a caso lo stesso Walker paragonò il suo Bisch Bosch al debutto cinematografico di David Lynch, Eraserhead: un film che “un giorno può sembrare soffocante e il giorno successivo estremamente ridicolo”.

Walker firmò la sua prima colonna sonora per il cinema nel 1999, quando decise di proseguire la sperimentazione cominciata con Tilt attraverso il cinema frammentato e frammentario di Leos Carax. Pola X, basato sul romanzo Pierre di Herman Melville, metteva in scena una relazione incestuosa tra un giovane scrittore e una sorella che si credeva ormai perduta. La colonna sonora, in gran parte eseguita dalla Filarmonica di Parigi diretta da Brian Gascoigne, tastierista e storico collaboratore di Walker, raccoglieva diversi campionamenti di dialoghi ed effetti sonori (o persino di vecchi brani dello stesso musicista, come alcuni secondi di The Cockfighter nella opening track) e si componeva di brevi partiture per strumenti a corda che suonavano come presagi funesti. Una peculiarità, quella di anticipare con la musica ciò che sarà poi svelato attraverso le immagini, che lo accompagnerà fino ai suoi lavori più recenti per il giovane regista Brady Corbet. Sia in The Childhood of a Leader che in Vox Lux, infatti, gli arrangiamenti per archi scritti da Walker sembrano indicare un senso di angoscia che le immagini inizialmente non suggeriscono, come se la musica avesse il ruolo di precedere un orrore che si rivelerà solo successivamente nel corso del film. Nel cinema di Corbet l’infanzia è la culla in cui i personaggi covano le deviazioni e le anomalie peggiori, quelle che poi li accompagneranno da grandi e che la colonna sonora di Walker cerca di far emergere prima della loro plastica manifestazione su schermo. Il musicista e compositore americano aveva quindi trovato nel lavoro cinematografico di Corbet un nuovo mezzo utile a veicolare la sua musica “dolorosa” e costantemente “in divenire”, che non vuole solo esprimere sofferenza e inquietudine, ma trasmetterla. “If it doesn’t hurt then it isn’t worth realising” era il pensiero di Scott Walker (sintetizzato dalle parole del suo amico e collega Brian Eno).

The Childhood of a Leader e Vox Lux

La carriera di Corbet si lega fin dagli inizi al nome di Michael Haneke, il maestro austriaco a cui si deve un film come Caché, in grado di usare una minuscola vicenda famigliare per indagare ciò che rimaneva del colonialismo francese in Africa. Così anche il cinema del suo “allievo” cerca sempre di inserire delle vicende personali in un quadro generale, che è quello del periodo storico in cui i personaggi vivono e crescono. The Childhood of a Leader storicizzava la “disattenzione” di una coppia di genitori verso il proprio figlio, riconducendola in un rapporto causale alla nascita del nazismo, riflettendo sulle conseguenze di quella “pace cartaginese” imposta alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale con il Trattato di Versailles attraverso una questione squisitamente privata. Così il successivo (e ancora inedito in Italia) Vox Lux narra invece di una cantante che diventa famosa in seguito ad una tragedia dalla quale riesce miracolosamente a salvarsi (e sulla quale comincerà cinicamente a lucrare per guadagnare soldi attraverso il pietismo) e la cui musica viene utilizzata come simbolo della violenza stragista e terroristica del ventunesimo secolo. La diva interpretata da Natalie Portman decide di condividere pubblicamente un dramma individuale per sfondare nel mondo della musica, rappresentato da un’industria discografica per cui anche i sogni (fra le cose più intime e personali a cui si potrebbe pensare) devono essere destinati alla commercializzazione, trasformati in videoclip da sfruttare per vendere il proprio prodotto. Walker nella colonna sonora del film dialoga con i brani originali composti da Sia: canzonette né belle, né tantomeno orecchiabili, ma funzionali alla narrazione nella loro ruffianeria e nella loro forza di seduzione, espressione di una musica da utilizzare come mezzo di prevaricazione sugli altri. Lo stesso Walker, in alcune delle sue ultime interviste, ha spesso “rinnegato” gli anni dei suoi maggiori successi commerciali, in cui la percezione che il pubblico aveva di lui era “falsata” da esterne necessità di marketing.

Se Pola X era una “estensione” del precedente album Tilt, così le colonne sonore di The Childhood of a Leader e di Vox Lux sono il proseguimento dell’esperienza di Bisch Bosch, durante la quale Walker aveva sviluppato una tecnica di composizione in grado di rendere ogni brano uno spazio tridimensionale pensato per essere occupato dall’ascoltatore per un determinato periodo di tempo. Così la narrazione dei film di Corbet viene sintetizzata in rapidi movimenti alla Bernard Herrmann che assomigliano a coltellate nel mezzo filmico, pugnalate in grado di trapassarlo per mostrare allo spettatore cosa si nasconde al suo interno. Brevissimi frammenti ed impercettibili indizi sonori che formano un’unità musicale attraverso la loro accumulazione, come già sperimentato nella composizione del 2007 dal titolo And Who Shall Go To The Ball? And What Shall Go To Bell?, scritta per una performance di danza contemporanea “eseguibile” anche da ballerini disabili, i cui movimenti, per ovvie ragioni, non sono sempre fluidi come quelli degli altri danzatori.

Scott Walker “the moviegoer, raffinato cinefilo

Ben prima di comporre la sua prima “soundtrack” per il cinema, Walker aveva alle spalle una lunga serie di contributi musicali in colonne sonore per il grande schermo, in particolare The Rope and the Colt del 1969 per Une corde, un colt di Robert Hossein, I Still See You del 1971 per The Go-Between di Joseph Losey, Man da Reno del 1993 per Toxic Affair di Philomène Esposito e persino il brano Only Myself to Blame del 1993 per la colonna sonora di The World Is Not Enough, diciannovesimo film della saga cinematografica di James Bond (senza dimenticare il suo “cameo” all’interno della colonna sonora composta da Nick Cave per il film To Have And To Hold di John Hillcoat). Per questo il suo lavoro come compositore di colonne sonore, cominciato solo nel 1999, appare quasi come una “restituzione” ad un mondo, quello del cinema, che tanto lo aveva influenzato, specialmente durante il suo periodo solista tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70. I temi musicali di Nino Rota, di Ennio Morricone (specialmente la sua composizione per il film Sacco e Vanzetti) e di Michel Legrand furono componente essenziale di quell’amnios da cui la musica di Scott Walker cominciò a prendere forma.

Nel 2012 il servizio di streaming Curzon On Demand chiese a Scott Walker di selezionare dieci film da proporre agli abbonati della piattaforma online. La lista, particolarmente variegata, comprendeva: The Travelling Players di Theo Angelopoulos (per i “ricordi affettuosi” che suscitava in lui), Le Quattro Volte di Michelangelo Frammartino (“la sua visione è come un incantesimo”), The Story of the Last Chrysanthemum e Utamaro and His Five Women di Kenji Mizoguchi (“uno dei più grandi film pre-bellici e la meravigliosa storia di un fluttuante mondo d’artista”), La Cérémonie di Claude Chabrol (“l’ultimo film realmente marxista”), Match Factory Girl e Tatjana di Aki Kaurismaki (“il primo è come un film di Bresson, ma in cui si ride, il secondo è imprescindibile per tutte le persone dipendenti dalla caffeina”), Il Divo di Paolo Sorrentino (“quello che il grande cinema dovrebbe fare sempre”), The Turin Horse di Béla Tarr (“bellissimo e libero addio cinematografico”) e infine The White Ribbon di Michael Haneke, il film che ha influenzato (insieme al Moloch di Sokurov) l’opera prima del già citato Brady Corbet. Dieci film che, oggi più che mai, varrebbe la pena rivedere per ricordare quello che è stato un genio della musica, ma anche un colto e raffinato cinefilo.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Bad Boys For Life, il grande ritorno della coppia Smith/Lawrence nel primo trailer

Pubblicato

:

bad78310149 jpg

Bad Boys for Life, Will Smith e Martin Lawrence nel nuovo trailer italiano del terzo capitolo della saga, diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Il film al cinema dal 23 gennaio 2020 prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

A più di vent’anni dall’uscita dell’iconico Bad Boys, Will Smith e Martin Lawrence di nuovo insieme nel nuovo trailer dell’atteso terzo capitolo della saga, Bad Boys for Life. I due attori tornano a interpretare i ruoli di Mike Lowrey e Marcus Burnett nel film diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah. Prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, il film sarà nelle sale italiane dal 23 gennaio 2020. Nel cast anche Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Charles Melton, Paola Nunez, Kate Del Castillo, Nicky Jam, Joe Pantoliano.

I Bad Boys Mike Lowrey (Will Smith) e Marcus Burnett (Martin Lawrence) di nuovo insieme per un’ultima corsa nell’atteso Bad Boy for Life.

 

Continua a leggere

CineKids

Soul, il toccante teaser trailer del nuovo film Disney Pixar

Pubblicato

:

https cdn.cnn .com cnnnext dam assets 191108190511 03 pixars soul copy

Arriverà nelle sale italiane il 16 settembre 2020 il nuovo lungometraggio d’animazione Disney e Pixar Soul. Il film diretto da Pete Docter e prodotto da Dana Murray accompagnerà il pubblico in un viaggio inaspettato dalle strade di New York all’immensità di regni cosmici mai visti prima e nell’immaginario “You Seminar”, un luogo fantastico in cui tutti scoprono la propria personalità e unicità.

Nella versione originale del film, il cast di voci comprende Jamie Foxx, che presta la voce a Joe Gardner, insegnante di musica di scuola media la cui vera passione è suonare il jazz, e Tina Fey che interpreta 22, un’anima ancora in formazione che per uno strano scherzo del destino incontra Joe quando quest’ultimo si ritrova accidentalmente allo “You Seminar”. Insieme, i due cercheranno di trovare un modo per far tornare Joe sulla Terra, scoprendo davvero cosa significhi avere una personalità e un’anima.

Leggi anche: Tutte le emozioni Pixar in un video

Il musicista rinomato in tutto il mondo Jon Batiste scriverà alcune composizioni jazz originali per il film e i vincitori dell’Oscar® Trent Reznor e Atticus Ross (The Social Network) della band Nine Inch Nails scriveranno una colonna sonora originale che oscillerà tra il mondo reale e quello delle anime.

Continua a leggere

Cinema

Zombieland – Doppio Colpo, la recensione del sequel cult

Pubblicato

:

Come già il primo Zombieland (qui puoi acquistarlo su Amazon), anche Doppio Colpo, il sequel del film cult che aveva lanciato Ruben Fleischer nel 2009 (di nuovo alla regia, affiancato dagli sceneggiatori originali Rhett Reese e Paul Wernick, con l’aiuto della new entry Dave Callaham), è una commedia spesso brillante, basata sulla consapevolezza di se stessa e del contesto cinematografico in cui si va ad inserire, ma uno zombie movie pessimo. Se il modello vuole essere quello di Ghostbusters (come anche per il primo episodio), Zombieland non ha la stessa capacità del film di Ivan Reitman di bilanciare l’umorismo (che spesso si regge sugli attori, che si ritrovano ad interpretare personaggi fortemente caratterizzati e a basare le loro battute sulle aspettative che gli spettatori si sono fatti sulla loro personalità) con l’azione.

Ghostbusters, infatti, funzionava perché oltre ad essere un film estremamente divertente, era anche un’avventura scritta benissimo e cosciente dei propri elementi di forza (tanto che il problema principale del “remake femminile” fu proprio lo sbilanciamento verso la componente comedy). Una piacevole commedia, ma soprattutto un ottimo film di fantasmi. Zombieland – Doppio Colpo è una commedia dai meccanismi comici ben rodati, che riprende alcune idee vincenti da film similari (primo fra tutti Shaun of the Dead di Edgar Wright) ed inserisce nuovi personaggi in grado di instaurare dinamiche spassose con quelli originali (la migliore è sicuramente la ragazza svampita interpretata da Zoey Deutch, che è riuscita a sopravvivere all’apocalisse zombie rimanendo chiusa in una cella frigorifera per 10 anni e adesso ha bisogno di sfogare la sua astinenza sessuale). Nonostante ciò, anche sotto questo aspetto sembra quasi impossibile replicare la freschezza del film originale e perciò Doppio Colpo si “accontenta” di non sfigurare troppo rispetto al suo predecessore.

Leggi anche: Zombieland diventa una serie tv

Nonostante i personaggi riconoscano esplicitamente di avere a che fare con qualcosa che non è più di moda (al cinema, in televisione e nei videogiochi) come gli zombie, lo stesso questo sequel di Zombieland sembra un film proveniente dal passato, che in nessun modo sfrutta in maniera intelligente il suo “anacronismo” rispetto ai tempi e ai gusti del pubblico. Quel genere che nel 2009 imperversava sul grande schermo (28 giorni dopo, Resident Evil, The Horde, gli ultimi film di Romero e i remake dei classici) e che sarebbe culminato un anno dopo con il fenomeno televisivo The Walking Dead, oggi è quasi scomparso del tutto. Gli spettatori lo sanno, i personaggi anche, ma il film non sembra riconoscere questo dato di fatto nel modo in cui mette in scena il suo racconto.

Curiosità: George Romero, il creatore degli zombie

Il pretesto del road movie serve agli sceneggiatori per catapultare i protagonisti in situazioni diverse che portino alle estreme conseguenze i loro caratteri (esattamente come accadeva in Ghostbusters) e poco invece ad imbastire una trama che si possa definire realmente avventurosa e non semplicemente un passatempo tra una gag e la successiva. Zombieland – Doppio Colpo è infatti un film molto più interessante per le singole intuizioni che lo animano e per le singole interazioni tra i personaggi (come accade negli sketch comici) che per la narrazione che le dovrebbe tenere insieme. Solo alla fine, quando il film metterà i suoi personaggi davanti a dei rischi tangibili e a delle conseguenze difficili da accettare, Doppio Colpo sembrerà trovare una sua dimensione. Ma sarà ormai troppo tardi.

Zombieland - Doppio Colpo
3.3 Punteggio
Pro
Divertente, nuovi personaggi ben scritti
Contro
Manca completamente il lato avventuroso
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Novembre, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Dicembre

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X