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Cinema

Hercules | 5 cose che non dovrebbero mancare nel live action

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Non è un segreto che le trasposizioni live-action dei film animati Disney raggiungano un pubblico molto vasto, grazie a titoli provenienti dal periodo di rinascita dello studio d’animazione, che continuano a riscuotere un grande successo presso i fan. Solo nel 2019, sia Il Re Leone che Aladdin si sono classificati tra i 10 migliori incassi dell’anno, mentre il Mulan di Niki Caro è una delle uscite più attese per la prossima estate. È ormai chiaro che sarà Hercules il prossimo classico a ricevere questo trattamento (Per acquistare il dvd del classico d’animazione clicca qui).

Hercules | Remake, work in progress

Ciò che contraddistingue il film d’animazione del 1997 è che, nonostante non goda della stessa considerazione in cui sono tenuti altri titoli del periodo della rinascita Disney, è nondimeno un cartone fortemente nostalgico per la generazione che è cresciuta con esso.

L’annuncio è che saranno Joe e Anthony Russo, reduci dal successo di Avengers: Endgame, a produrre il live-action mentre David Callaham (Zombieland – Doppio colpo, Wonder Woman 1984, Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings) si sta occupando della sceneggiatura. Anthony Russo ci racconta come stanno affrontando il remake: “Dal nostro punto di vista di narratori, fare una traduzione letterale del film di partenza non risulterebbe convincente. Ci siamo già comportati in questo modo con i nostri film Marvel. Non facciamo traduzioni letterali dei fumetti perché pensiamo che chi desideri quella storia esatta può leggerla alla fonte. Quello che facciamo noi è offrire una storia differente. Credo che creeremo qualcosa che è nelle corde dell’originale e ispirato ad esso, ma portando sul banco di lavoro anche nuovi elementi”.

Ok, quindi Hercules non sarà il remake letterale del cartone animato originale, e questo rappresenta di certo un risvolto stimolante per la produzione. Tuttavia ci sono alcuni aspetti del classico del 1997 che il progetto Disney in fase di sviluppo dovrebbe assolutamente includere.

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Hercules | Un live-action in forma di musical

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Insieme alle loro prime dichiarazioni in merito all’approccio del remake, i Russo hanno espresso qualche perplessità in merito al ruolo che la musica potrebbe giocare nella versione live-action. Per ora i produttori si sono limitati a confermare che avrà uno spazio importante nel film, resta il fatto che quando il pubblico va al cinema a vedere Hercules desidera ritrovare sul grande schermo i numeri musicali a cui è affezionato. “Posso farcela”, “Ti vada o no”, le esibizioni delle Muse, questi sono gli elementi di vivacità che distinguono l’Hercules Disney dalle altre trasposizioni che non hanno avuto la stessa fortuna presso il pubblico, comprese quelle con protagonisti Dwayne Johnson e Kellan Lutz, decisamente dimenticabili.

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Hercules | Un Monte Olimpo vibrante di colori

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Oltre alla necessità di mantenere la centralità dell’elemento musicale, il live-action di Hercules dovrebbe modellare la sua estetica visiva sull’originale. I film recenti sulla mitologia greca hanno optato per un design dai colori più cupi e realistici, Disney dovrebbe invece affidarsi ad una tavolozza più ampia e vibrante. Un elemento particolarmente riuscito del film originale è la scelta di dipingere con toni brillanti e variopinti la vita di Zeus sul Monte Olimpo, in netto contrasto con l’Oltretomba di Ade e la città di Tebe. Un immaginario di questo tipo definirebbe univocamente i mondi di Hercules, senza tralasciare il fatto che questa rappresentazione paradisiaca del Monte Olimpo sul grande schermo sarebbe semplicemente mozzafiato.

Hercules | Rivogliamo il Filottete di Danny DeVito

Non appena il live-action è stato annunciato, i fan si sono precipitati di gran fretta sui social per dichiarare il loro amore per Filottete (meglio conosciuto come Fil) e per la sua voce originale, che appartiene a Danny DeVito. Il pubblico chiaramente percepisce una sorta di appartenenza tra il personaggio e il suo interprete, simile a quella che lega Robin Williams al Genio di Aladdin.

Per la trasposizione di quest’ultimo ci si è affidati all’estro versatile di Will Smith, ma Danny DeVito potrebbe senza ombra di dubbio essere la scelta immediata per l’Hercules in arrivo. Ancora impegnato come regular nella serie tv C’è sempre il sole a Philadelphia, DeVito potrebbe riprendere il suo ruolo e catturare lo spirito originale del personaggio, una figura fondamentale del film d’animazione da esplorare e sviluppare nel live-action.

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Hercules | Il ruolo di Megara

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Nell’universo Disney la creazione di Megara ha rappresentato una sfida e un elemento di profonda innovazione verso l’introduzione di personaggi femminili più complessi rispetto alle Principesse tradizionali. L’unicità di Megara è strettamente connessa all’atteggiamento cinico (impensabile fino ad allora per un carattere femminile) del suo personaggio: vittima di una scottante delusione in amore, è costretta a stringere un patto con Ade per fuggire da una brutta situazione. Verrà redenta dal sentimento che sboccia per Hercules, che la porta a credere di nuovo nell’amore e a fidarsi ancora del prossimo. Una bella parabola per una protagonista femminile Disney, che dovrebbe essere mantenuta e indagata più a fondo nel live-action.

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Hercules | Ancora più mito

Rivedendo Hercules si ha la sensazione che il film d’animazione originale affronti svariati elementi legati all’epica classica in modo piuttosto veloce, per far sì che la durata si mantenga entro l’ora e mezzo. Nel corso del film lo spettatore incontra solo brevemente gli dei che vivono sul Monte Olimpo e si avvicina in modo fugace alla cultura dell’Antica Grecia. Il viaggio nell’intrigante Oltretomba dura solo pochi minuti e anche il momento dello scontro del protagonista con i Titani ha un tempo limitato sullo schermo. L’aspetto vincente di questo progetto live-action potrebbe consistere nella creazione di un’epica in tre atti, non solo densa d’azione, ma infusa di mitologia greca, che il pubblico potrebbe esplorare proprio mentre Hercules apprende delle sue radici divine.

Nel complesso, è particolarmente entusiasmante la scelta di Disney di portare in live-action un classico d’animazione come Hercules, capace di disegnare un immaginario a cui tanti spettatori sono profondamente legati, e che consente molteplici connessioni e possibilità di esplorazione. E già si parla dei remake di Robin Hood e Lilo & Stitch, in progetto per Disney+.

Laurea in Lettere e Master in Marketing, ma quando si parla di film ho le idee piuttosto chiare. Mi occupo di comunicazione per lavoro e scrivo di cinema per passione. Ho scoperto la settima arte negli anni dell'adolescenza e da allora abbiamo una relazione esclusiva e appagante. Sono uno spettatore curioso e onnivoro, i colori mi riempiono lo sguardo ma anche il bianco e il nero offrono inaspettate sfumature.

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Cinema

Addio a Kirstie Alley | 5 film e serie tv per ricordare l’attrice scomparsa

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“Kirstie è stata una delle conoscenze più speciali che io abbia mai avuto. Le voglio bene e so che ci rivedremo di nuovo, da qualche parte”. Questa mattina sul profilo social dell’attore americano John Travolta è apparso questo post dedicato a una sua storica partner lavorativa : Kirstie Alley.

L’attrice aveva scoperto solo di recente essere malata e di avere un tumore molto aggressivo. Una malattia che purtroppo è riuscita a spegnere il suo sorriso all’età di 71 anni. Il ricordo dei colleghi è giusto subito dopo il triste annuncio pubblicato dai figli sui social. Il dispiacere dei fan e degli spettatori che avevano imparato ad amare e apprezzare la Alley, per film cult come Senti chi parla, ha fatto il giro del web in tutto il mondo.

Per ricordare la carriera di Kirstie Alley, fatta di alti e bassi, abbiamo deciso di farlo citando 5 titoli – tra serie tv e film – che tra gli anni ’80 e ’90 contribuirono a renderla una tra le attrici maggiormente apprezzate di Hollywood.

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Senti chi parla (1989)

Una trilogia composta da Senti chi parla, Senti Chi Parla 2 e Senti Chi Parla Adesso! rimasta nel cuore degli spettatori di tutte le età, grazie alla presenza di Kirstie Alley e John Travolta. In Italia a restare indimenticabile il doppiaggio divertentissimo dei due bambini, affidato alle voci di Paolo Villaggio e Anna Mazzamauro. La donna in carriera Mollie dopo una notte di passione in ufficio con un suo cliente, resta incinta di Michey. Peccato che l’uomo, nonostante le tante promesse, appena viene a sapere di questa gravidanza, decide di lasciarla e di non voler sapere nulla del figlio.

Decisa a dare alla luce il piccolo, dopo aver incontrato solo casi umani, alla fine è proprio il neonato a farla avvicinare a un tassista di nome James (John Travolta). I due iniziano a frequentarsi sempre di più, portando l’uomo ad affezionarsi anche al piccolo. Quando la serenità sembrava aver bussato alla loro porta, il ritorno del padre biologico di Michey porta James ad andare via. Dopo un iniziale tentennamento, Mollie capisce che in realtà è proprio il tassista l’uomo che vuole al suo fianco e come padre del suo primogenito.

Cin Cin (1982-1993)

Conosciuta con il titolo di Cheers, questa sitcom americana è andata in onda per ben 11 anni con 270 episodi in totale, rappresentando il trampolino di lancio della carriera di Kirstie Alley. Ambientata a Boston, nelle varie puntate sono ambientate in un bar di Boston chiamato Cheers. Un luogo nel quale vengono raccontate le varie storie dei clienti. Toccante e incredibile è stato il messaggio scritto dall’ex collega Sam Malone questa mattina, pubblicato sul sito Deadline.

“Era l’episodio in cui Tom Berenger faceva la proposta di matrimonio a Kirstie, e lei continuava a dire di no anche se voleva disperatamente dire di sì. Kirstie era stata fantastica in quell’episodio. La sua abilità nell’interpretare una donna sull’orlo di una crisi di nervi era sia commovente che esilarante. Mi fece ridere trent’anni fa, quando girammo quell’episodio, e mi ha fatto ridere oggi altrettanto forte. Quando sono sceso dall’aereo, ho saputo che era morta. Sono così triste e grato per tutte le volte che mi ha fatto ridere. Ho mandato un messaggio di affetto ai suoi figli. Come sapevano molto bene, la loro mamma aveva un cuore d’oro. Mi mancherà”.

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La madre di David (1994)

Il film racconta la storia di Sally Goodson, madre di un ragazzo autistico di nome David. Rimasta da sola a New York, dopo essere stata tradita e abbandonata dal marito e padre del giovane e dalla figlia Susan, si trova a dover crescere suo figlio, mostrandosi molto protettiva e attenta. Sfortunatamente, a distruggere il suo precario equilibrio familiare, è l’arrivo di un’assistente sociale, Gladys Johnson che la informa del ricovero in una casa di cura di David.

Grazie alla sorella Bea, Sally inizia a uscire con un venditore di carta da parati, John Nils, il quale riesce anche a far lavorare David, nonostante la sua patologia. A rendere ancora più complessa la loro situazione, la decisione definitiva del ricovero del ragazzo nella struttura e il trasferimento di Sally. Questo ruolo le permise nel 1995 di ricevere una candidatura ai Golden Globe come miglior attrice in una miniserie.

Matrimonio a quattro mani (1995)

Diretto da Andy Tennant, le ragazze e i ragazzi nati a metà tra gli anni ’80 e ’90, avranno sicuramente visto questo film almeno una volta. Ispirato alla storia raccontata nel lungometraggio Il cowboy con il velo da sposa (1961), vede Kirstie Alley interpretare il ruolo di Diane Barrows, impiegata in un orfanatrofio. Un giorno, mentre la donna si trova in campeggio insieme ai suoi ragazzi, due ragazzine identiche, si incontrano e decidono di unire le loro forze per cambiare rispettivamente le loro vite. Tra l’altro, le bambine sono le gemelle Ashley e Mary-Kate Holsen, all’apice della loro carriera di bambine prodigio.

Alyssa è sul punto di andare a vivere con il padre e l’odiosa futura moglie Clarice. Mentre Amanda, sta per essere presa in affidamento da una famiglia, nota per adottare i ragazzi da sfruttare nella sua azienda. Intanto, Diane dopo aver conosciuto Roger (Steve Guttenberg), il padre di Alyssa, inizia a provare una simpatia ricambiata per l’uomo. Ma a un passo dalle nozze qualcosa di inaspettato cambia le sorti di tutti i protagonisti.

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Fat Actress (2005)

Tra gli ultimi lavori di Kirstie Alley, appare la sitcom americana Fat Actress andata in onda su Fox Life. Basata parzialmente su fatti legati alla vita dell’attrice americana, nei sette episodi sono intervenuti colleghi e colleghe famosi come John Travolta, Kelly Preston, Larry King, Carmen Electra e tanti altri. Il cuore della sceneggiatura, come viene mostrato anche nella locandina, è il rapporto conflittuale tra la Alley e l’aumento di peso, reo di averle impedito di avere una carriera più soddisfacente.

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Cinema

Saint Omer | la recensione del film di Alice Diop, gran premio della giuria a Venezia

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Saint Omer | la recensione del film di Alice Diop, gran premio della giuria a Venezia
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

All’origine di Saint Omer c’è l’ossessione per una fotografia pubblicata su Le Monde nel 2015: un’immagine in bianco e nero rubata da una telecamera di sorveglianza della Gare du Nord di Parigi, che mostrava una donna spingere la carrozzina di sua figlia. Due giorni prima della pubblicazione di quella foto, il corpo di una neonata era stato trovato sulla spiaggia di Berck-sur-Mer, restituito dalle onde alle sei del mattino. Fabienne Kabou, dottoranda, intellettuale, aveva abbandonato la propria bambina di quindici mesi lasciandola morire, per poi confessare l’omicidio tirando in ballo le sue zie in Senegal, autrici secondo lei di un sortilegio, un incantesimo, nei suoi confronti.

Il primo lungometraggio di “fiction” di Alice Diop (ma il suo cinema sfugge alla tirannia dei generi), al materiale proveniente dalla realtà (il film restituisce la veridicità dei testi del processo rimaneggiati con le co-sceneggiatrici Amrita David e Marie NDiaye), aggiunge l’elemento di finzione che permette allo spettatore di avvicinarsi al caso raccontato. Lo fa inventando il personaggio di Rama (Kayije Kagame), evidente proiezione della stessa regista, professoressa di letteratura e scrittrice che assiste al processo di una madre infanticida con lo scopo di scrivere una rivisitazione contemporanea del mito di Medea ispirandosi a quei fatti di cronaca.

Saint Omer | gran premio della Giuria a Venezia

È già nei primissimi minuti che assistiamo a una delle sue lezioni, presentata al pubblico con una sequenza che contiene in sé il progetto estetico e morale del film. Sui filmati d’archivio delle donne rasate durante la Liberazione francese, Rama legge un brano di Hiroshima mon amour di Duras e trascende così, attraverso le immagini, l’individualità del racconto fatto con le parole, l’intimità di una donna umiliata trattenuta nella singolarità della scrittura. E non a caso lo fa con un testo a cui sono state tolte le immagini (quelle di Resnais) che lo liberavano. Alice Diop punta molto sul fuori campo, orchestrando al di fuori dell’inquadratura una sinfonia di voci e di culture che si contraddicono e tormentano con il loro giudizio questa donna insieme razionale e plasmata da un’immaginario sfuggente e mitologico.

Saint Omer è infatti un film di parole e di linguaggio, in cui un’imputata racconta con il proprio lessico forbito (un dettaglio sorprendente per l’uditorio razzista e chiuso del tribunale) la sua vita prima dell’atto criminoso che l’ha trascinata davanti a un giudice. In quella storia, gli spettatori vorrebbero trovare gli indizi per “spiegare” il suo gesto omicida, ma il film disinnesca progressivamente questo desiderio di verità processuale creando un’intesa sempre più sincera tra la donna che parla e chi la sta ascoltando. L’impenetrabilità dell’accusata spingerà la giovane scrittrice a riflettere sulla sua stessa ambiguità nei confronti della maternità e a fare i conti con l’insondabile mistero di essere madre. 

Alice Diop costruisce attorno a Laurence una specie di fortezza, uno scudo con cui respingere le osservazioni più invasive e violente del giudice e del pubblico ministero. Le riprese statiche lunghe e ininterrotte di Claire Mathon ne sono un esempio. La scelta di riprendere la donna sola al banco dei testimoni – e non allontanarsi mai mentre racconta la sua storia – ha un significato etico, che le garantisce la visibilità e l’attenzione che le sono state negate, ma allo stesso tempo il progressivo avvicinamento della macchina da presa al suo volto garantisce la “protezione” necessaria rispetto allo sguardo esigente dello spettatore, alla sua curiosità aggressiva e al suo scrutinio intransigente. 

Alice Diop tra realtà e finzione narrativa

Diop non sminuisce in alcun modo il crimine di Laurence né, alla fine, rende le motivazioni dietro a quel gesto più comprensibili di quanto non lo fossero all’inizio. Chiarire o assolvere non è ciò che il film vuole fare. Con il passare dei giorni e man mano che il processo si avvicina alla sua conclusione, la telecamera di Mathon si sofferma sempre di più su Rama mentre ascolta la testimonianza dell’imputata quasi in uno stato di trance.

Intellettuale francese di origini senegalesi, che porta in grembo un bambino di razza mista, i parallelismi tra lei e Laurence sono terribilmente vividi e Saint Omer costruisce tra loro un canale di comunicazione quasi telepatico, innescando flashback (alla Duras-Resnais, appunto) che spingono Rama a fare i conti con la propria identità fratturata, con i due inconciliabili mondi che abita. Eppure il film ha l’abilità di rendere questo riconoscimento universale: la catarsi che raggiunge mentre il team legale della difesa pronuncia il proprio discorso finale tocca da vicino tutti coloro che lo ascoltano e non solo chi è direttamente chiamato in causa dall’arringa.

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Improvvisamente Natale: video intervista a Diego Abatantuono, Violante Placido e Sara Ciocca

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Questa mattina è stato presentato in anteprima a Milano, il film Improvvisamente Natale diretto da Francesco Patierno e interpretato da Diego Abatantuono, Violante Placido, Lodo Guenzi, Anna Galiena, Antonio Catania, Sara Ciocca, Michele Foresta, Gloria Guida, Paolo Hendel e con la partecipazione straordinaria di Nino Frassica. Adatto a tutta la famiglia, questa commedia natalizia sarà disponibile dal 1° dicembre su Prime Video.

La video intervista con il cast

A un mese dal Natale, questo pomeriggio abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Diego Abatantuono, Violante Placido e la giovane attrice Sara Ciocca. Se volete ascoltare i loro aneddoti personali legati al Natale e in che modo considerano la famiglia raccontata nel film, cliccate nel player in basso.

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Leggi anche: McMafia: la recensione d’autore di Francesco Patierno in esclusiva per NewsCinema

Improvvisamente Natale | La sinossi ufficiale

Per Chiara (Sara Ciocca) il Natale è un momento speciale, ancor più di quanto lo sia per ogni bambino. Ogni anno, infatti, il Natale è anche l’occasione per rivedere l’adorato nonno Lorenzo (Diego Abatantuono), proprietario del delizioso alberghetto d’alta montagna che ospita i festeggiamenti della famiglia.

Quest’anno, però, i genitori di Chiara, Alberta (Violante Placido) e Giacomo (Lodo Guenzi), hanno deciso di mettersi in macchina sotto il sole bollente d’agosto, per una visita fuori stagione a Lorenzo, perché hanno bisogno di lui per dare a Chiara l’amara notizia: si stanno separando. Forse, se glielo dicesse lui, la piccola soffrirebbe meno…

Il nonno, già in crisi perché rischia di dover vendere il suo amato hotel, accetta l’ingrato incarico di dare la notizia alla nipotina, ma prima vuole regalarle l’ultimo Natale felice… a Ferragosto!

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