Tra i film più attesi della prossima Berlinale c’è sicuramente Heysel 85, diretto dalla regista romena Teodora Ana Mihai, già nota per La Civil e Traffic.
L’opera, con un cast in cui spiccano Violet Braeckman, Matteo Simoni e Josse De Pauw, ricostruisce la strage avvenuta allo stadio di Bruxelles prima della finale di Coppa del Campioni tra Juventus e Liverpool, che costò la vita a 39 persone.
Sono passati esattamente 41 anni dalla tragica serata dell’Heysel: il 29 maggio 1985, all’interno dello stadio della capitale belga, a poche decine di minuti dal fischio di inizio della finale di Coppa dei Campioni. Trentanove persone, quasi tutte italiane, persero la vita a seguito degli scontri iniziati sugli spalti e proseguiti poi nel corso di una serata piena di violenza.
Un appuntamento in cui l’orrore ha preso il sopravvento sullo sport, un momento che ha fatto da spartiacque nella vita di milioni di tifosi, di appassionati, di donne e di uomini legati alla storia della nostra società. Un dramma del quale diventa necessario tenere memoria, unico modo per evitare che si possano rivivere dei momenti di terrore e sconcerto come quelli.
Cosa è successo il 29 maggio 1985
Tutto cominciò poco prima delle 19, un’ora prima del fischio d’inizio. Ma già nel corso della giornata si erano verificati disordini che avevano fatto presagire una serata piuttosto turbolenta. Poco prima dell’orario previsto per l’inizio della partita, una parte della tifoseria del Liverpool si riversò in massa sulla tribuna laterale dove si trovavano tifosi della Juventus, il settore Z.
I sostenitori dei Reds sfondarono le barriere che separavano il loro settore da quello che avrebbe dovuto essere occupato da tifosi neutrali e nel quale invece si trovavano molti juventini. La polizia arrivò quando gli hooligans inglesi, allora noti in tutta Europa come una delle tifoserie più violente, erano già in azione.
Presi dal panico, i tifosi della Juventus si ammassarono nell’angolo più lontano e basso del settore Z, schiacciati l’uno sull’altro. La polizia belga intanto tardava ad aprire i cancelli, lasciando così che i tifosi in fuga si accalcassero contro le reti di bordo campo e il muretto che delimitava il settore Z, che finì per crollare.
Proprio a causa della calca si contarono 39 morti (32 italiani, 4 belgi, due francesi e un irlandese, e 600 feriti). Le vittime morirono travolte o soffocate dalla massa di persone finite sopra di loro. La partita si giocò comunque per la decisione dell’Uefa per motivi di ordine pubblico. Il match iniziò con oltre un’ora di ritardo.
Un rigore di Platini consegnò un’amara e dolorosa vittoria alla Juventus per 1-0. Bruno Pizzul fu testimone della tragedia, dal momento che era lui a dover seguire la telecronaca della finale. In collegamento da Bruxelles per il Tg2 notte, il giornalista raccontò ai telespettatori quei tragici momenti e gli sviluppi in tempo reale.
Le conseguenze della strage dell’Heysel
Le autorità belghe vennero molto criticate per la gestione dell’ordine pubblico in quell’occasione. E finì nel mirino anche la scelta stessa dello stadio Heysel per disputare la finale della Coppa dei Campioni: un impianto ritenuto obsoleto e privo di un’adeguata manutenzione, né uscite di sicurezza e corridoi di soccorso.
Tra le critiche rivolte all’organizzazione dell’evento anche l’assenza di un’unità di rianimazione: una mancanza che non consentì di prestare adeguati soccorsi ai feriti. Per i fatti avvenuti il 29 maggio 1985 finirono sotto processo 25 hooligans, oltre ad Albert Roosens, capo della federcalcio belga, e i due responsabili dell’ordine pubblico di quella serata.
Il processo si concluse con brevi condanne con la condizionale a 14 hooligans, mentre la Uefa e lo Stato belga furono condannati a pagare alle famiglie delle vittime 17 miliardi di lire.
In concorso alla Berlinale 2026
Per questo film, la regista si avvale di due co-sceneggiatori (Lode Desmet, Isabelle Darras) e si riunisce con il direttore della fotografia Marius Panduru, i cui lavori più recenti includono due degli ultimi film di Radu Jude: Kontinental 25 e Do Not Expect Too Much from the End of the World.
Heysel 85 segue il personaggio di Marie, figlia del sindaco di Bruxelles, che è anche il suo addetto stampa, e Luca Rossi, un giornalista di origine italiana. Mentre il caos si diffonde nello stadio, i due si trovano ad affrontare la complessa lotta tra il loro dovere professionale, i loro legami familiari e la tragedia umana che si sta svolgendo davanti ai loro occhi.
Tra panico e impotenza, assistono scioccati allo svolgersi del dramma. La regista ha scelto infatti di concentrarsi sulla dimensione umana del disastro: le vittime e le loro famiglie, i sopravvissuti e i soccorritori che si sono trovati al centro della tragedia.
Va detto che la regista non è estranea a temi di attualità, avendo vinto il Prix de l’Audace nella sezione Un Certain Regard di Cannes nel 2021 per il suo film La Civil, che affrontava direttamente il problema del narcotraffico in Messico, e avendo lavorato, su sceneggiatura di Cristian Mungiu, sul film Traffic, basato su un fatto di cronaca e che trattava il problema dello sfruttamento dei lavoratori.


