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Netflix

Una Mamma per Amica, 3 scenari che i fan vorrebbero vedere nel revival

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Poco più di due mesi ci separano dal ritorno su i nostri schermi di Una Mamma per Amica. La storica serie tv di grande successo (sia in America che in Italia), conclusasi nel maggio del 2007 con un episodio soddisfacente ma non troppo, torna su Netflix dal prossimo 25 Novembre con 4 nuovi appuntamenti –  raggruppati in 4 mini-film tv – per raccontare a distanza di anni cos’è accaduto nella vita di Rory e Lorelai.  La cittadina di Stars Hollow nuovamente fa da sfondo alle (dis) avventure delle ragazze Gilmore, alle prese con il lavoro, sogni, amori e desideri. A quasi 10 anni dalla fine della serie tv, trasmessa sulla CW, Una mamma per amica: Di nuovo Insieme, questo il titolo della miniserie sequel, cosa accadrà nella città di Stars Hollow? Pochi sono gli spoiler a riguardo, ma cerchiamo di immaginare 3 scenari (forse utopistici) che potrebbero accadere nella serie tv.

Le cene del venerdì sera in onore di Richard

E’ stato un grave colpo cuore scoprire che l’attore Edward Hermann (Richard Gilmore nella serie) è venuto a mancare qualche anno fa. Questo è un evento che sicuramente avrà influito sulla realizzazione della serie dato che l’amorevole nonno di Rory, padre di Lorelai nonché marito modello di Emily, è stato uno fra i personaggi più apprezzati della serie, l’unico che bilanciava in un certo qual modo la quiete familiare (in bilico a causa del carattere un po’ particolare di Emily). Se la tradizione delle cene del venerdì sera verranno portate avanti anche nel revival – sono passati dieci anni e sappiamo che Rory ha lasciato Stars Hollow – sarebbe assolutamente perfetto se il ricordo di Richard, in una qualche maniera,  echeggiasse fra le mura della casa.

Una Mamma per Amica cast

Una Mamma per Amica cast

Nel rispetto dello stile ‘Glimore’, quindi senza dimenticare una sottile ironia, si potrebbe inventare una portata in suo onore oppure un drink dal sapore deciso come il suo carattere, ma sarebbe perfetto se prima di sedersi a tavola, le ragazze Gilmore di fronte ad un cocktail ricordassero una battuta o un evento in particolare che hanno condiviso con Richard. Anche se il patriarca della famiglia Gilmore, raramente è stato protagonista di un’importate storyline, i modi da lord inglese e quella sua proverbiale pacatezza lo hanno reso parte integrante del folle universo di Una Mamma per Amica.

Il matrimonio di Lorelai

Luke e Lorelai sono la coppia più rappresentativa della serie tv. Nell’arco di sette stagioni il loro rapporto è mutato considerevolmente: da amici e confidenti fino a diventare amanti incondizionati che si sono presi, lasciati ed amati un’infinità di volte. Quindi un matrimonio potrebbe essere alle porte? Sarebbe un grande colpo di scena se i due eterni innamorati potessero coronare finalmente il loro sogno d’amore, ma soprattutto sarebbe ancora più interessante (e divertente) vedere come si concretizzano i preparativi; dalla scelta dell’abito, alle crisi di panico di Lorelai, dai classici litigi con Emily  fino all’ironia sferzante di Rory che cercherà di mettere a tacere ogni dissidio e dalla calma rassicurante di Luke, a quel ‘ti amo’ sussurrato dolcemente sull’altare. Tutta la città sarebbe in festa e questo momento di grande comunione potrebbe essere un brillante espediente narrativo per riverberare tutti i passi salienti della storia fra Luke e Lorelai, magari con qualche provvidenziale flashback. E se il ricevimento si svolgesse in primavera in una grande tavolata fra le vie di Stars Hollow?

Lorelai e Suki in una scena di Una Mamma per Amica

Lorelai e Suki in una scena di Una Mamma per Amica

Un triangolo amoroso per Rory

Tre sono stati i grandi amori di Rory, tre le persone che in un modo o nell’altro hanno condizionato la sua vita. Prima il dolce ed affabile Dean, poi quell’adorabile faccia da schiaffi di Jess senza dimenticare Logan, il ragazzo che ha conosciuto al college. Ognuno di loro ha lasciato qualcosa nell’animo di Rory e, queste sensazioni, hanno finito per rendere tale il personaggio. Ma una ragazza come Rory non può star da sola, per essere completa ha bisogno di essere bilanciata dalla vicinanza di un uomo che possa far splendere tutte le sue caratteristiche. Il revival si pone anche questo obbiettivo: la ragazza sceglierà finalmente l’uomo della sua vita? I tre personaggi saranno infatti presenti negli episodi che verranno diffusi da Netflix, ed anche se non si è ancora capito in che modo interagiranno con la giovane, Rory potrebbe trovarsi in mezzo ad un triangolo amoroso.

Logan e Rory in Una Mamma per Amica

Logan e Rory in Una Mamma per Amica

Uno scenario molto particolare, nel quale la ragazza Gilmore, dovrà scegliere se amare Dean, il ragazzo acqua e sapone, oppure Jess, il giovane che fa vivere forti emozioni, oppure il ricco e spregiudicato Logan che sotto quei occhi azzurri nasconde un animo indomito ed irrequieto. Una scelta ardua, ma se i fan vorrebbero che Rory scegliesse ad occhi chiusi di amare Jess (cosa più che giusta), sarebbe ancora più interessante scoprire, come nell’arco di 10 anni sia Dean che Logan, hanno affrontato la loro vita e come adesso la legherebbero a quella di Rory. Jess potrebbe non essere più l’uomo ideale per la ragazza tutta acqua, sapone e libri, e se lo fosse Dean che, in questo lasso di tempo ha trovato un obbiettivo nella vita? E se lo fosse Logan? Anche il ragazzo potrebbe aver imparato da i suoi errori. Sta di fatto che Rory avrà sicuramente un grande interrogativo da porsi.

Queste sono semplici congetture, 3 scenari che un fan vorrebbe vedere nel revival, ma al di là di tutto questo, al di là se Richard verrà ricordato nella cena del venerdì sera, se Lorelai si sposerà con Luke o chi sceglierà Rory come compagno di vita, la cosa più importante è tornare nella città di Stars Hollow, un luogo quasi fuori dal mondo dove amare significa amicizia, famiglia e rispetto. Tutto il resto non conta.

Carlo è un trent’enne con un cuore che batte per il cinema, le serie TV, i romanzi fantasy e la musica anni ’90. È un Maveliano D.O.C. ed è #TeamCap per scelta. Si è laureato in Giurisprudenza ma non è un avvocato, sogna di vivere a Londra e di intervistare David Tennant.

Cinema

Netflix: i film e le serie tv da non perdere a Maggio 2019

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lucifer 8

(Articolo in aggiornamento)

Maggio 2019 si preannuncia come un mese decisamente poco movimentato per quanto riguarda gli utenti Netflix. Per quanto riguarda i film infatti, vi è solamente da segnalare l’uscita di Wine Country, prodotto e diretto da Amy Poehler (che è anche una delle protagoniste della pellicola). Qualche movimento in più è previsto per quanto riguarda le serie tv, come vediamo di seguito.

Lucifer (4a stagione) – 8 maggio

La serie televisiva Lucifer, creata da Tom Kapinos, giunge alla sua quarta stagione. La trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto, vede Tom Ellis e Lauren German nei panni dei protagonisti della serie, ovvero Lucifer Morningstar e Chloe Decker. Si presenta con altre 10 puntate, ma a che punto eravamo rimasti? Chloe ha scoperto la vera identità di Lucifer ed è dunque colta dai dubbi: si può realmente amare il diavolo?

Se sei fan di Lucifer la redazione ti consiglia:

The Rain (2a stagione) – 17 maggio

La sorprendente serie danese The Rain, diretta da Kenneth, Kainz si presenta al pubblico con la sua seconda stagione. Dopo le 10 puntate della prima, torneremo a seguire le peripezie di Simone e del gruppo di sopravvissuti alla scoperta di un mondo post-apocalittico che, a dispetto del drastico cambiamento, propone problematiche molto attuali e reali.

When They See Us – 31 maggio

L’unica serie a fare il debutto nel mese di Maggio è la miniserie When They See Us. Diretta da Ava DuVernay, si tratta di una storia suddivisa in quattro puntate che raccontano una storia vera. Si tratta di cinque giovani accusati ingiustamente di uno stupro nel 1989 e dei successivi 25 anni, fino al 2002 quando questi sono stati finalmente scagionati (e risarciti). Il cast di When They See Us include Jovan Adepo, Chris Chalk, Michael K. Williams, Vera Farmiga, John Leguizamo, Felicity Huffman.

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Cinema

Unicorn Store, la recensione del film diretto da Brie Larson

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unicorn store

Per la sua prima prova dietro la macchina da presa, Brie Larson sceglie di imbarcarsi (ammirevolmente) in un’operazione complicatissima. Realizzare un film come Unicorn Store, su di una giovane artista squattrinata a cui viene data finalmente la possibilità di realizzare i propri sogni, vuol dire saper padroneggiare del materiale che facilmente rischia di scadere nell’infantile o addirittura nell’imbarazzante. Se registi come Michel Gondry riescono a gestire la tenerezza, la dolcezza più ingenua e bambinesca, calando ogni loro opera in un contesto “immaginifico” che non può prescindere però dall’umanità che lo popola, Brie Larson non è (ancora) in grado di raggiungere questo grado così elevato di sofisticazione. Così Unicorn Store non sempre riesce ad essere all’altezza delle idee che lo animano.

Il film di Brie Larson vorrebbe essere fieramente naif, vorrebbe fare del suo idealismo un vanto, ma non riesce ad elevarsi al livello della poesia che invece permea i lavori di altri cineasti che da anni manipolano questo tono così difficile da mantenere. 

Unicorn Store: il lavoro sugli attori

Come spesso avviene negli esordi registici di chi ha sempre lavorato come attore, anche in Unicorn Store si avverte una certa tendenza a trattenere la mano, una insicurezza dettata dal fatto di non voler “strafare”, scegliendo invece un approccio più sobrio e misurato (con la conseguenza, però, di rendere il tutto un po’ insapore). Se altri suoi colleghi che recentemente si sono cimentati dietro la macchina da presa hanno faticato a trovare un proprio stile personale, “schiacciati” dal peso dei registi che fino a quel momento li avevano diretti (Bradley Cooper e David O. Russell, Ryan Gosling e Refn), Brie Larson non sembra avere questo problema. Piuttosto la sua regia apolide (dovuta anche al fatto di non aver mai avuto un regista di riferimento, a differenza degli altri due attori citati) non riesce ad esaltare quei momenti di intimità che vorrebbero risultare sinceri ma che, invece, al netto di una buona recitazione, sembrano sempre fasulli.

Come era lecito aspettarsi, il lavoro sugli attori è invece ottimo. Non solo Brie Larson è convincente e in alcuni casi riesce a sopperire alle mancanze di sceneggiatura (che non sembra voler approfondire troppo le motivazioni del personaggio di Kit), ma anche il misterioso venditore interpretato da Samuel L. Jackson emerge come un personaggio più interessante di quanto effettivamente non lo sia, grazie alla caratterizzazione dell’attore che lo interpreta. Eppure il film non riesce ad esaltare questi suoi punti di forza, finendo spesso per smorzare le intuizioni dei suoi stessi protagonisti. Per queste ragioni, Unicorn Store sembra essere vittima di se stesso. Privo di un vero e proprio target di riferimento (troppo ingenuo per piacere ai giovani adulti, troppo anacronistico per interessare il pubblico più giovane), del film di Brie Larson non rimane che una banale parabola auto-assolutoria, decisamente troppo indulgente nei confronti dei suoi personaggi. 

Unicorn Store, la recensione del film diretto da Brie Larson
3.0 Punteggio
Pro
Idea originale, buone interpretazioni
Contro
Ingenuo e auto-indulgente
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

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Cinema

Lo Spietato, l’ascesa di un gangster del sud calato nella malavita milanese

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lo spietato

Santo Russo (Riccardo Scamarcio) viene da una condizione disagiata del “profondo sud” calabrese, ma ha sempre sognato la sua ascesa e il riscatto sociale altrove. Trasferitosi nella Milano “bene” e da bere degli anni ’70, lo scafato calabrese riuscirà infatti nel tempo a mettere in pratica il suo obiettivo di successo. Sfruttando al meglio tutte le lezioni apprese sul duro campo di battaglia dei suoi luoghi, Russo riuscirà infatti ad affiliarsi ai clan più influenti dell’hinterland milanese e a infilarsi nei business malavitosi più redditizi. Rapine, sequestri, ma anche spaccio di eroina, prostituzione, traffici di vario genere e corruzione edilizia, contribuiranno infatti a portare alla ribalta il nome di Santo Russo, gangster che dalla periferia meridionale raggiungerà in breve tempo una posizione di potere e ricchezza nella vivace metropoli lombarda tra anni ’60 e ’90.

lo spietato film

Una posizione poi riaffermata da un tripudio eccentrico di elementi-status symbol: dagli orologi griffati, passando per la Ferrari, fino al loft con affaccio Duomo e un interessante potenziale da salotto “intellettuale”. A quel punto, però, quel nuovo mondo e quella nuova vita lo vedranno “imprenditore di successo” conteso dagli affetti diversi e complementari delle due donne della sua vita: la (in principio) remissiva e devota moglie con le sue stesse origini, e l’audace quanto esuberante artista francese che gli farà perdere la testa e anche (per buona parte) il loft in centro. L’empasse sentimentale lo proietterà così in un momento di crisi che potrà essere superato solo quando la radicalità e la determinazione della sua terra d’origine ristabiliranno quel gioco-forza dai lui stesso operato, così come le priorità anche all’interno della sua stessa famiglia.

Renato De Maria (già autore di Italian Gangsters così come dell’eccentrico adattamento di Paz, film ispirato alla striscia del noto fumettista Andrea Pazienza) porta sul grande schermo (al cinema solo 8,9,10 aprile e poi a seguire dal 19 su piattaforma Netflix) Lo spietato, liberamente ispirato a Manager Calibro 9 di Luca Fazzo e Pietro Colaprico. L’ascesa criminale di Santo Russo (un Riccardo Scamarcio perfettamente in parte, a metà tra spietato criminale e fascinoso imprenditore) è qui tratteggiata con toni che stilizzano la dimensione umana, urbana e criminale rendendola quasi un cartoon dai toni parodistici a tratti al limite del surreale. E se da una parte De Maria cerca e trova la contestualizzazione storica della Milano del boom economico nel riflesso di una città cosmopolita, affascinante e di grande fermento, d’altro canto l’ascesa di questo gangster “sui generis” assume contorni che spesso sfumano nel paradossale.

lo spietato film netflix riccardo scamarcio

Il regista lombardo sfrutta una regia dinamica valorizzata dall’ottimo montaggio di Clelio Benevento per rendere iconica e originale questa storia di formazione criminale che si muove sinuosa tra il serio e il faceto, tra sacro (la totale aderenza religiosa del Sud) e profano (la totale disinibizione dell’ambiente socio-criminale esplorato al Nord), tra biografia e parodia. Un’opera capace di sfruttare al meglio le sue carte e di vincere infine la sua personale sfida artistica a colpi di “stile”.

Lo Spietato, l’ascesa di un gangster del sud calato nella malavita milanese
4 Punteggio
Pro
Regia, Cast, Colonna Sonora
Riepilogo Recensione
Dopo DolceRoma, e con Lo spietato di Renato De Maria ancora un lavoro italiano che brilla per autorialità e originalità (specialmente di registro e messa in scena), e che sfrutta al meglio tutti i suoi strumenti (scrittura, regia, colonna sonora davvero degna di nota, e cast) per ripercorrere un momento storico italiano e una classica storia di gangster alla riscossa apportando però quel valore aggiunto, quell’elemento in più e di diversità che trasforma (appunto) Lo spietato da una banale e scontata gangster comedy in un viaggio scatenato e bizzarro nella creativa malavita Made in Italy.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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