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Venezia 74: Wormwood, una docu-serie ambiziosa e originale

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Dopo Suburra – La serie Netflix torna a dominare la settantaquattresima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Wormwood, la docu-serie realizzata da Errol Morris, il premio Oscar per The Fog of War: Eleven Lessons from the Life of Robert S. McNamara.

Girata con una tecnica mista che fonde il documentario classico con le serie Netflix, Wormwood racconta il caso di Frank Olson (Peter Sarsgaard), un chimico precipitato da un grattacielo negli anni Cinquanta. Etichettata come suicidio, la morte di Olson avvia l’ossessiva ricerca del figlio che, ancora oggi, tenta di dimostrare l’omicidio del padre.

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Tra finzione e realtà, Errol Morris indaga la misteriosa morte di Frank Olson avvenuta il 13 novembre 1953

Un documentario disturbante

Tra sequenze cinematografiche e interviste reali Wormwood analizza un caso di cui si è parlato troppo poco sulle pagine dei giornali. Una storia di segreti che rivela l’assassinio di Frank Olson, uno scienziato misteriosamente ucciso dopo aver preso parte a un progetto top secret della CIA. Omicidio o suicidio? Le ipotesi si rincorrono attraverso i ricordi di un uomo che, ancora oggi, tenta di dimostrare l’indimostrabile.

Caratterizzato da un’affascinante sospensione tra documentario e fiction, Wormwood destabilizza lo spettatore con una messa in scena che fonde il più classico dei video-verità con guizzi seriali degni del miglior Ryan Murphy. Sin dalla sigla precipitiamo con Olson in uno slow motion che, rallentando la sua caduta, anticipa il tema portante della docu-serie. Una confezione ambiziosa che dà voce a una persona che non ha mai avuto la possibilità di scoprire la verità.

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Peter Sarsgaard interpreta Frank Olson, lo scienziato ucciso dopo aver partecipato al progetto CIA

Una ricerca ossessiva

Divisa in sei parti, Wormwood è un’odissea di paure girata con il talento documentaristico di Errol Morris. La ricerca si tramuta in ossessione, cinematografica e seriale, tra stralci di giornale, documenti biografici e split-screen. Ricca di guizzi filosofici, Wormwood dimostra, senza prove evidenti, che la morte di Olson è stata architettata dal governo americano.

La notte del 28 novembre 1953, dal tredicesimo piano di un hotel di Manhattan, non è scivolata solo la vita di Olson ma anche quella di suo figlio. Un’esistenza sacrificata tra vendetta, paranoia e ossessione. Morris riapre un caso chiuso e gli dà il volto del sottovalutato Peter Sarsgaard. Un progetto che dimostra il coraggio di Netflix nel produrre una docu-serie diversa da tutto quello che abbiamo visto finora. Duecentocinquantotto minuti di finzione e realtà che, tra investigazioni complesse e sequenze criptate, mettono in luce le infinite possibilità degli ultimi giorni di Frank.

Il cuore di Wormwood non è (solo) la ricerca della verità ma la messa in scena di qualcosa di indimostrabile. Olson, uno dei documentaristi più coraggiosi di sempre, confeziona la docu-serie senza preoccuparsi del pubblico che la recepirà. Wormwood è così un progetto tanto ambizioso quanto fuori dagli schemi. L’ennesima dimostrazione che Netflix sa muoversi secondo schemi tutt’altro che convenzionali e prevedibili.

I sei episodi di Wormwood saranno disponibili su Netflix dal 15 dicembre 2017.

Trailer – Wormwood

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Il Mio Nome È Vendetta | la recensione dell’action movie con Alessandro Gassmann

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L’ultimo mese del 2022 sta offrendo dei titoli molti interessanti da visionare nel catalogo Netflix. A poche settimane dal successo mondiale della serie Mercoledì di Tim Burton, è giunto il momento di parlare di un action movie italiano dalle tinte rosso sangue e non solo. Stiamo parlando del film Il Mio Nome È Vendetta diretto da Cosimo Gomez e interpretato da Alessandro Gassmann, Ginevra Francesconi e Remo Girone.

Uscito il 30 novembre su Netflix, sarà sicuramente motivo di dibattito tra chi odia e chi ama i film incentrati su storie di vendetta e di giustizia…privata. Se volete vedere il trailer, cliccate nel player al centro dell’articolo.

Il Mio Nome È Vendetta | La trama ufficiale

L’adolescente Sofia (Ginevra Francesconi) è una giovane promessa dell’hockey sul ghiaccio. Figlia amatissima dai genitori, dopo aver vinto una partita importante, si troverà con il padre Santo a dover riscuotere il premio pattuito precedentemente. Tenendo fede a una promessa fatta tempo prima, Santo (Alessandro Gassmann) decide di dedicare del tempo con la ragazza, facendola guidare in maniera spericolata per i boschi. Nonostante la sua apparente severità, l’uomo non riesce a dire di ‘no’ alla sua amata Sofia, tanto da acconsentire a ogni sua richiesta. O meglio, a quasi tutte: poter scattare una foto a Santo e magari condividerla sui social. Ignorando il motivo di questo divieto assoluto, Sofia decide di scattarne una di nascosto e di pubblicarla sul suo profilo Instagram.

Da questo semplice e ‘banale’ gesto di ribellione, si scatenerà una escalation di eventi cadenzati da sangue, violenza, morte e terrore che andrà a colpire la famiglia di Santo. Da questo momento in poi, la vita di Sofia verrà stravolta per sempre. A portarla sull’orlo della disperazione, aver scoperto la vera identità del padre. Vent’anni prima era stato il colpevole della morte del figlio prediletto del capo clan Don Angelo (Remo Girone). Subito dopo aver commesso il brutale omicidio, braccato dagli uomini del boss, Santo decide di far perdere le sue tracce e iniziare a vivere una vita tranquilla in Trentino. Era convinto che il tempo delle risse e delle armi era solo un ricordo del passato, o meglio, così credeva.

Di conseguenza, Sofia si troverà a dover fare i conti con situazioni pericolose più grandi di lei e per nulla adatte a una ragazza della sua età. Per cercare di salvare la vita di entrambi, Santo sarà costretto a far crescere improvvisamente la figlia, insegnandole a difendersi da sola, a non potersi permettere il lusso di avere paura, ma a mostrarsi fredda e spietata.

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Il Mio Nome È Vendetta | La Recensione del film con Alessandro Gassmann

Questo action movie ‘made in Italy’ sarà sicuramente oggetto di dibattiti tra chi lo difenderà e chi lo demonizzerà. Ci sarà chi non perderà occasione per dire che trame del genere sono state già affrontate in film americani di successo. E chi – come me – troverà il modo di spezzare diverse lance a suo favore.

A tal proposito vorrei iniziare subito ponendo diversi quesiti provocatori. Perché una storia come quella mostrata nel film di Cosimo Gomez, solo se portata sul grande schermo da noti divi di Hollywood risulta credibile? Per quale ragione, non lo si riesce a considerare alla stessa maniera? Negli ultimi anni, ci sono stati proposti film e sequel, incentrati sempre sulle stesse colonne portanti quali: identità nascoste, morte, violenza e soprattutto vendetta. Ma nonostante tutto, questo film che merita di essere visto – dopo vi spiego i motivi – viene stigmatizzato per aver utilizzato una storia trita e ritrita e con le criminalità organizzate immischiate.

Gomez è riuscito a equilibrare le scene d’azione con quelle più emotive, rendendo Il Mio Nome È Vendetta, particolarmente scorrevole. In perfetta sintonia, la coppia formata da Alessandro Gassmann e Ginevra Francesconi portando davanti alla macchina da presa, un rapporto padre-figlia credibile e toccante. Valore aggiunto è la fisicità e l’espressività mostrata dal buon Gassmann, calato perfettamente nel personaggio di Santo. Un uomo rimasto per vent’anni in un Paradiso abitato solo dalla moglie e dalla figlia e che all’improvviso si ritrova in un limbo, la cui unica missione è di spedire all’Inferno, il suo grande nemico: Don Angelo.

Azione, adrenalina ma non solo…

Al di là delle scene d’azione, la sceneggiatura scritta a sei mani, è stata arricchita anche da tematiche più intime e sentimentali. Il concetto di paternità, che viene messo in discussione tra ciò che Santo era in passato e ciò che sarà costretto a fare, lo porterà a dover fare i conti con la propria coscienza. Successivamente, l’importanza e necessità di dire sempre la verità, si scontra con i sensi di colpa che albergano nell’animo dei protagonisti per ragioni differenti ma ugualmente gravi.

Un altro aspetto che rende interessante questo thriller italiano, sta nella difficoltà dello spettatore, di capire su ciò che è giusto e cosa è sbagliato. Se tutti sono convinti nel pensiero base che la violenza non è mai la scelta migliore da prendere, vedere il cambiamento caratteriale di Sofia, porterà il pubblico a mettere tutto in discussione. Uccidere o essere uccisi, questa è legge. Questa citazione – tratta da Il richiamo della foresta, il libro preferito di Santo – rappresenta il cuore del film. Tanto da diventare l’unica regola che Sofia dovrà tenere a mente per sempre.

La serietà con la quale Santo si trova suo malgrado a dover allenare la figlia, si scontra violentemente con le lezione di scuola guida della domenica pomeriggio. Un momento padre-figlia che ormai appartiene al passato. Spiegarle il modo migliore per colpire qualcuno con un coltello, porta la ragazza ad accettare l’idea che da quel momento in poi, dovrà seguire le orme del genitore per sopravvivere. Oltre alla presenza imponente di Alessandro Gassmann, una menzione speciale spetta alla sua partner femminile, Ginevra Francesconi, per aver saputo interpretare il ruolo di Sofia a cavallo tra una timida giocatrice di hockey e una piccola vendicatrice, determinata a portare avanti la sua vendetta.

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The Crown | 5 curiosità linguistiche sull’inglese reale presenti nella serie

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Se c’è una serie della piattaforma targata Netflix, ad essere particolarmente attesa è sicuramente The Crown. Giunta alla quinta stagione, il prodotto seriale è ancora una volta incentrato sulla vita dell’indimenticabile Regina Elisabetta II scomparsa lo scorso 8 settembre.

I nuovi episodi disponibili per tutti gli abbonati a partire dal 9 novembre, tratteranno alcuni momenti fondamentali del suo Regno: l’incoronazione, i viaggi nel Commonwealth, gli scandali che hanno coinvolto la famiglia reale, le relazioni con Winston Churchill e Margaret Thatcher, gli incontri con icone del Novecento come il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.

In occasione di questo lieto evento, l’applicazione Preply, nota per essere particolarmente apprezzata per chi studia le lingue, ha voluto stilare dei termini moderni, che verrebbero banditi se si appartenesse alla famiglia reale inglese. Scopriamo insieme quali sono le 5 curiosità riscontrate nell’inglese reale presente nella serie The Crown.

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Le particolarità dell’inglese reale

Sebbene oggi le differenze non siano più spiccate come in passato, quando il ceto medio parlava il cockney, l’inglese “popolare”, la lingua dei sovrani britannici presentava alcune singolarità rispetto a quella utilizzata per le vie di Londra e nel resto del Regno Unito.

Per esempio, Elisabetta II era solita ringraziare dicendo thenk you _e non _thank you, con un accento che le sue interpreti in The Crown (Claire Foy, Olivia Colman, Imelda Staunton) hanno dovuto apprendere. Inoltre ci sono particolarità lessicali: per nobili e reali britannici, il divano è sofa e non couch; mentre lo spazio all’aperto di una residenza si dice terrace e non patio, è bene fare un’altra differenziazione. Ovvero il termine garden con cui si intende il giardino, viene inteso come parco di una tenuta.

Francesismi banditi a Buckingham Palace

Secoli di conflitti tra Francia e Regno Unito, hanno tramandato una curiosa eredità linguistica all’inglese reale: l’avversione verso tutti i francesismi. Per questo motivo, a Buckingham Palace, per domandare dei servizi non si utilizza la parola toilette, ma lavatory; inoltre si parla di scent e non di perfume per indicare un buon profumo; infine, quando si vuole chiedere scusa, il termine da usare è sorry e non pardon.

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Imparare le frasi very British

L’educazione formale dei britannici è famosa nel mondo e la lingua inglese è piena di espressioni polite, soprattutto quando a parlare sono i membri della famiglia reale. Si tratta di frasi piuttosto antiquate, di cui The Crown è una vera riserva, soprattutto nelle puntate della prima e seconda stagione ambientate negli anni Sessanta e Settanta. Un esempio è il termine shambles, che indica una situazione di totale caos e disordine oppure twit, sinonimo di persona sciocca o frivola.

The Crown insegna l’inglese britannico

Guardare The Crown è il modo ideale per imparare l’inglese britannico e le principali differenze con il più noto American di Hollywood o con l’Australian. Risulta facile apprendere alcune di queste discrepanze, rispettivamente, nella puntata in cui la Regina incontra i Kennedy o negli episodi dei viaggi reali nel Commonwealth. In americano, per esempio, quasi tutte le parole britanniche che contengono il gruppo -our diventano -or (colour/color) mentre quelle che finiscono in -ise si trasformano in -ize (realise/realize).

Inoltre ci sono differenze lessicali: da inglese ad americano, autumn diventa fall e trouserssi trasforma in pants. L’australiano, invece, è più conservativo nella pronuncia ma presenta diverse variazioni lessicali: il britannico afternoon diventa arvo, bread si dice damper, lavatory diviene loo.

Solo il 3% dei britannici usa l’inglese della Corona

Si stima che in tutto il Regno Unito appena il 3% della popolazione usi il Queen’s English, altrimenti detto “inglese della BBC” perché lingua tradizionalmente parlata nel celebre canale radiotelevisivo britannico. Oggi non solo la BBC afferma di assumere persone con accenti
differenti tra loro, ma la stessa famiglia reale tende a modernizzare il proprio inglese per rendersi più accessibile ai sudditi. Del resto l’inglese è una lingua in rapida evoluzione, che ogni giorno si contamina sempre di più e assorbe influenze da tutto il mondo.

The Crown | Che cos’è Preply?

Preply è una piattaforma per studiare le lingue online. Grazie a questo sistema, ogni persona avrà modo di rivolgersi a più di 32.000 insegnanti per 50 lingue. Sarà il matching tra studente e insegnante, a decidere l’accoppiata vincente. Il docente selezionato è in grado di creare piani di lezioni personalizzati sulla base del budget, della disponibilità e delle conoscenze pregresse dello studente.

Preply è stata fondata nel 2012 da Kirill Bigai, Serge Lukyanov e Dmytro Voloshyn, tutti e tre di origini ucraine. Oggi l’azienda ha sede negli Stati Uniti ma conta oltre 400 dipendenti di 58 diverse nazionalità in 30 paesi tra Europa, USA, Africa, Asia e America Latina.

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The Sandman | la recensione dei primi due episodi della serie su Netflix

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È proprio il caso di dirlo, The Sandman è un sogno! Netflix ha davvero fatto centro con questa serie fantasy nata dalla penna dello scrittore fantasy Neil Gaiman e diretta dallo stesso insieme a David S. Goyer e Allan Heinberg. Rilasciata oggi sulla piattaforma, la serie ha visto Netflix acquistare i diritti dei fumetti nel 2019, in accordo con la Warner Bros.

I dieci episodi che compongono la prima stagione della dark serie presente sulla nota piattaforma streaming, vedono l’attore Tom Sturridge, interpretare magnificamente il ruolo di Sogno. Le atmosfere gotiche perfettamente amalgamate alla storia tratta dai fumetti e alle caratteristiche principali dei protagonisti, contribuiscono a rendere The Sandman, una delle serie migliori dell’anno. Attesa da tempo, a partire dai primi due episodi è possibili riscontrare una grande attenzione nella sceneggiatura e nell’accurato lavoro svolto in post-produzione. Curioso e interessante è quanto il mondo reale e onirico di The Sandman, celi al suo interno curiosità molto interessanti.

Una tra le tante, un omaggio (nascosto) allo scrittore Stephen King, mostrando una delle guardie intenta a leggere uno dei suoi romanzi, mentre dovrebbe sorvegliare Sogno. Tempo fa, King venne chiamato a scrivere alcuni pensieri nell’introduzione di uno dei volumi e in merito a Sandman dichiarò: “Storie grandiose e noi tutti siamo fortunati a possederle”.

Le origini del mito di Sandman

Pubblicata dalla DC Comics, nella sezione Vertigo, tra il 1988 e 1996, la serie è composta da 75 albi, la graphic novel successivamente è stata riunita in altrettanti 10 volumi, incentrati sul protagonista Sogno. Ovvero, la rappresentazione in versione “umana” di colui che conosciamo con nomi quali Morfeo, il Plasmatore e tanti altri. Sogno è uno dei sette Eterni che rappresentano gli aspetti dell’esistenza di ogni essere umano: Morte, Distruzione, Desiderio, Destino, Disperazione, Sogno e Incubo.

Figlio di Ipno, Fantaso insieme a Morfeo e Fobetore, fanno parte dei tre Oniri, il cui dono è quello di governare i sogni. Se Fobetore, rappresenta la parte negativa e oscura del sogno, Fantaso è colui che mostra i sogni in maniera menzognera, senza mai dire la verità. Morfeo è invece il più potente e modellatore del Sonno. A lui bastava sfiorava le palpebre dei dormienti con dei papaveri per far apparire la fisionomia della persona desiderata.

A rendere speciali e potenti gli Eterni è la particolare caratteristica di riuscirsi a nutrire dei sentimenti e delle passioni provate dagli esseri umani. Sogno nel caso specifico, si ciba di tutte le manifestazioni oniriche, lasciandosi contaminare da ciò che provano gli umani, a causa della stretta convivenza nel loro mondo. Ben presto passa dall’essere un Dio freddo a un Dio passionale che cresce e soffre. La sua dimora è il Regno del Sogno – che lui stesso ha creato – popolata dalle menti dei sognatori. Il suo ‘ migliore amico ‘ è un Corvo (prima era un umano), pronto a proteggerlo contro tutto e tutti.

La ricorrenza di utilizzare la stessa iniziale per i nomi. Oltre al caso del cucciolo di gargoyle, con la lettera ‘G’, è curioso constatare che tutti e sette gli Eterni, nella versione inglese, abbiano la medesima iniziale “D”. Caratteristica persa con la traduzione nella nostra lingua. Tra i personaggi di ‘contorno’ nella storia di questo mito, c’è il bibliotecario reale Lucienne, il cui compito è quello di raccoglie tutti i libri sognati dalle persone o che hanno sognato di scrivere e che non si sono mai concretizzati.

The Sandman: Primo Episodio | Il Sonno dei Giusti

Il mondo è diviso tra il Mondo della Veglia (ovvero della vita reale) e il Mondo dei Sogni, compresi gli Incubi. Sogno appare come un ragazzo longilineo, dalla carnagione chiarissima, profondi occhi azzurri e folti capelli neri. Il suo look dark, viene completato da Tre Oggetti fondamentali per la sua esistenza: un sacchetto di sabbia, un elmo e un rubino.

Per cercare di fermare Grande Incubo, reo di uccidere i sognatori nel mondo reale, Sogno si trova a essere evocato dal dottore Roderick Burgess, noto come Magus, capo dell’Ordine degli Antichi Misteri. Dopo la morte del primogenito Randall, lo Stregone, insieme al dottor Hathaway, invocherà erroneamente Sogno, invece di Morte, grazie al libro degli incantesimi Grimorio della Maddalena. La proposta di rendergli ciò che possa rendere unico un essere umano (ricchezza, eterna giovinezza, potere) in cambio della libertà, porta Sogno a restare imprigionato per anni. Posto all’interno di un cerchio magico e di una sfera, il piccolo Alex, figlio di Burgess si mostrerà l’unico a provare un po’ di pietà per quel ragazzo dai doni speciali.

L’arrivo di Incubo nella tenuta, spinge Magus a prendere delle precauzioni per non dormire in sua presenza, portando i presenti ad assumere una pasticca, usata dai soldati durante la guerra, chiamata “marcia forzata”. Questa lunga assenza di Sogno nella mente delle persone, porta delle conseguenze inaudite, portando le persone a dormire senza svegliarsi, a vivere in uno stato di sonnambulismo oppure in uno stato di tortura, nella quale le persone non riescono a dormire.

Dieci anni dopo, la cattura di Sogno, ormai Burgess ha tutto ciò di cui ha bisogno, compreso una bellissima e giovanissima compagna, tale Ethel Cripps. L’incontro con la donna mescolerà tutte le carte in tavola, portandola a scappare con i Tre Oggetti di Sogno e portando Burgess a scontrarsi violentemente con Alex, a un passo dal voler liberare il ragazzo nella sfera trasparente.

Un altro salto temporale, porta lo spettatore nuovamente nei sotterranei della Villa Burgess, con un Alex ormai invecchiato e stanco di vedere Sogno ancora nella sfera, senza reagire. Finalmente è arrivato il momento del Re dei Sogni di riprendere in mano la sua vita e quella dell’intera umanità, a un passo dal collasso data la sua assenza per quasi un secolo.

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The Sandman: Secondo Episodio | Anfitrioni Inadeguati

Il ritorno nel Regno di Sogni, porta Sandman a fare i conti con una nuova vita, nella quale l’unica certezza è rappresentata dalla presenza della bibliotecaria reale, Lucienne. Sarà lei a mostrargli cosa è rimasto del suo Palazzo Reale e dei suoi sudditi, scappati a cercarlo o spinti da un profondo senso di delusione nei suoi confronti. Per cercare di ritrovare i Tre Oggetti, Sogno sarà costretto a rivolgersi alle Tre Moire. Trovandosi privo di poteri eccezionali, sarà costretto ad andare a trovare Caino e Abele per prendere qualcosa creato da lui e che possa aiutarlo a ricompensare le Moire, note per essere molto costose.

Riuscito nella missione di presentarsi di fronte a loro, le tre donne risponderanno – come da prassi – in maniera enigmatica, fornendo un nome a Sogno: Johanna Costantine. Intanto, nel Mondo della Veglia, la mediatrice di opere d’arte, Ethel viene raggiunta da Incubo, con l’intento di riappropriarsi degli oggetti di Sogno, per cercare di fermarlo nuovamente. Sfortunatamente per lui, Ethel confermerà di non avere più gli strumenti di Sogno, compreso il rubino finito nelle mani del figlio, John.

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