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Alice nella Città

Alice nella Città | Johnny Depp arriva a Roma per presentare la web serie Puffins

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Per tutte le persone che solitamente odiano il lunedì, questa mattina hanno avuto un buon motivo per sorridere: Johnny Depp arriverà a Roma ad ottobre. La sezione autonoma Alice nella Città che si svolgerà parallelamente alla Festa del Cinema di Roma 2021, in programma dal 14 al 24 ottobre, ospiterà l’attore americano per la presentazione della web serie animata intitolata Puffins.

Entusiasmo tra i fan del trasformista Johnny Depp

Da tempo il pubblico italiano stava aspettando l’arrivo di Johnny Depp in Italia e la conferma della sua presenza per la presentazione di Puffins ha scatenato commenti e post nel mondo dei social. Prodotta da Andrea Iervolino, presidente di ILBE e da Lady Bacardi Entertainment, è uno spin-off del film d’animazione Arctic – Un’avventura glaciale.

Sarà anche una piacevolissima occasione per ripercorrere i personaggi iconici della carriera di Johnny Depp, presenti in film diventati cult, come Edward mani di forbice, La fabbrica di cioccolato, Pirati dei Caraibi, Alice in Wonderland e Alice attraverso lo specchio e tanti. Entusiasmo dei fan è stato amplificato dalle parole del produttore Iervolino, il quale ha dichiarato: “Si tratta della prima partecipazione dell’attore a un prodotto short-content, un progetto nuovo e avanguardista. Siamo orgogliosi che una figura del calibro di Johnny Depp abbia creduto nel nostro progetto e ne faccia parte attivamente, condividendo con la produzione idee e spunti creativi che daranno sicuramente un valore aggiunto ai Puffins

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La trama di Puffins

I 250 episodi della durata di 5 minuti, che compongono la prima serie, sono stati realizzati in formato mobile-short content. Johnny Depp ha prestato la sua voce e i tratti somatici per dar vita a questa simpatica e coloratissima pulcinella di mare, chiamata Johnny Puff.

Durante gli episodi Johnny non sarà solo. Insieme a lui ci sarà il gruppo di amici, Tic e Tac, Didi e Pie, con i quali condivide la vita nella tribù di Puffin all’interno della tecnologica e gigante Tana di Otto, un abile tricheco, ingegnere di professione e collezionista. Dietro alle avventure del gruppo di amici, verranno toccati argomenti molto importanti per i bambini, quali l’inquinamento e la salvaguardia dell’ambiente. Ovviamente, ci sarà spazio anche per il divertimento, con simpatiche gag create dal gruppo di amici.

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Doppia location per Alice nella Città

I Direttori di Alice nella Città, Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, hanno commentato l’arrivo di Johnny Depp a Roma con queste parole: “Ci sono attori che risultano inscindibilmente legati ad alcuni dei personaggi che hanno interpretato nella loro carriera e viceversa: Edward mani di forbice, Jack Sparrow, Willy Wonka, hanno vissuto avventure così epiche grazie anche al carisma di Johnny Depp. Attori come lui hanno dato anima e corpo a personaggi entrati nell’immaginario del pubblico di diverse generazioni e per questo, nonostante il tempo che passa, rimangono tra i più amati e iconici di tutti i tempi.”

Tra le novità previste per quest’anno, anche una doppia location per gli eventi programmati per Alice nella Città. Come accadde nel 2019 con la prima europea di Maleficent – Signora del Male, oltre all’Auditorium Parco della Musica, verrà utilizzato l’Auditorium della Conciliazione per ospitare incontri e prime.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Piggy | Il sorprendente film di chiusura di Alice nella città

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piggy

Film di chiusura dell’edizione 2022 di Alice nella città, presentato fuori concorso, Piggy di Carlota Pereda è tra le opere più interessanti, notevoli e d’effetto della kermesse dedicata ai ragazzi. Il lungometraggio, che rappresenta il debutto per la cineasta spagnola, prende origine da un cortometraggio

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Piggy | La trama

Sara (Laura Galán) è una giovane a cui piace la musica – va sempre girando con le sue cuffie bianche che le incorniciano il viso – e starsene per conto suo. Molto è dovuto al fatto che i suoi coetanei si divertono a prenderla in giro e a fargliene di ogni sorta, per via del suo peso. La stessa Claudia (Irene Ferreiro), che dice di essere sua amica, non fa nulla per difenderla, e anzi se ne va in giro con i bulli del paese.

Siamo in estate, in un paesino del Sud della Spagna, dove tutti si conoscono ma spesso ignorano la gravità della situazoione. Anche in casa, con la famiglia, le cose per Sara non vanno proprio rose e fiori. Così, un giorno, per tentare di evadere dalla bruttura che la circonda, la ragazza decide di andare alla cosiddetta “piscina”, per rilassarsi e staccare un po’. Ma i guai la raggiungono sin lì. Costretta a tornare a casa scalza e in bikini, Sara si ritrova ad assistere a ciò che forse ha sempre sognato, ma non ha mai osato sperare.

Il ribaltamento del punto di vista

Distribuito in Italia da I Wonder Pictures, Piggy pone lo spettatore in una posizione delicata e tragica, al tempo stesso. Il punto di vista della protagonista spinge a riflettere sulle conseguenze e sulle implicazioni legate agli atti di bullismo. Quando la prospettiva viene ribaltata, e la vittima si fa, in un certo senso, carnefice, crollano tutti i riferimenti e le certezze. Ed è proprio qui che la pellicola si distacca completamente dal genere, andando a sorprendere e a imprimersi nella mente del pubblico.

Un gesto gentile nei confronti di qualcuno può fare la differenza. In tantissimi modi e maniere. E se da quello stesso gesto ne derivasse qualcosa di malvagio? La giustizia vira vertiginosamente e pericolosamente verso la vendetta, spingendo a confonderne i confini, o a non farci più troppo caso.

Giochi di colori per un giallo sui generis

Piggy gioca con i canoni del giallo più puro, mentre presenta una realtà vera e attuale. Tematiche complesse e potenti vengono affrontate attraverso una lente particolare, talvolta spingendo forse i meccanismi verso soluzioni poco verosimili, ma comunque perfette a raggiungere lo scopo. Che non è una semplice denuncia sociale o una critica aperta alla società, quanto piuttosto un appassionato invito a riflettere su ciò che ci circonda, su quando e come possiamo agire, sulla necessità di non chiudere gli occhi.

Leggi anche: Le ragazze non piangono | Un road movie alla scoperta di se stessi

La violenza esibita durante la narrazione disturba, volontariamente, portando spesso il pubblico a provare il medesimo disagio di Sara. Nel frattempo, prende vita un gioco di colori che sfrutta le atmosfere dell’estate, ma che si scontra con il senso della storia. Viene così a crearsi un corto circuito importante, utile a mantenere alta l’attenzione, la curiosità e l’interesse nei confronti del progetto.

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Le ragazze non piangono | Un road movie alla scoperta di se stessi

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le ragazze non piangono

Presentato ad Alice nella città, in concorso nella sezione Panorama Italiano, Le ragazze non piangono è una storia di amicizia e riscatto potente e delicata. Il film segna il debutto al lungometraggio di Andrea Zuliani ed è prodotto da Rain Dogs, Twister Film e Showlab, in collaborazione con Rai Cinema.

Leggi anche: Signs of love | Ad Alice nella città, Hopper e Dylan Penn regalano emozioni

Le poco note, ma già molto promettenti, Emma Benini (La fuggitiva) e Anastasia Doaga (Masantonio) sono le protagoniste, affiancate da Arianna Bergamaschi (cantante e conduttrice televisiva, conosciuta come Arianna), Max Mazzotta (Freaks Out) e Matteo Martari (4 Metà).

Le ragazze non piangono | La trama

Ele (Benini) ha un rapporto alquanto conflittuale con il patrigno (Mazzotta), sebbene ne riconosca le buone intenzioni e le difficoltà, da quando ha preso il posto del genitore, scomparso tempo prima. La ragazza sogna di prendere e partire, lasciandosi tutto e tutti alle spalle, a bordo di un camper messo non troppo bene.

Per fortuna, a darle una mano nell’impresa, ci pensa Mia (Doaga), una teenager romena che ha lasciato la sua terra e i suoi affetti, in cerca di un futuro possibile. La sua speranza è quella di riunirsi un giorno con il padre e la sorella minore, ma la strada sarà costellata di imprevisti e ostacoli.

Una scena del film

L’incontro tra Mia ed Ele segna una svolta nelle esistenze di entrambe, che cresceranno, in una maniera atipica ma comunque importante, e impareranno anche qualcosa in più su loro stesse.

Un road movie a simboleggiare il percorso di crescita

Le ragazze non piangono si rivela così un vero e proprio viaggio di formazione. La formula del road movie funziona alla perfezione, e rende l’idea di passaggio da un’età adolescenziale a una adulta. Mia ed Ele affrontano situazioni talvolta troppo grandi, ma la loro forza è nella consapevolezza di poter contare l’una sull’altra.

La vita le ha poste dinanzi a decisioni difficili, i cui effetti non smettono di farsi sentire. Ma in fondo, sono quelle decisioni ad averle rese le persone che sono oggi, queste giovani donne piene di speranze, di coraggio e di determinazione.

Alternando intelligentemente la commedia con gli aspetti più drammatici della storia, il film presenta due figure femminili assolutamente incantevoli. Un sentimento nuovo, non etichettabile a priori, nasce tra Ele e Mia. L’amicizia e la seduzione vedono sfumare i rispettivi confini, conducendole a scoprire sensazioni, emozioni e desideri, forse prima inimmaginabili.

Il poster del film

La regia di Zuliani accarezza i volti, i luoghi, gli umori, cogliendone la poesia e la leggerezza. La venatura crime arricchisce poi il contesto, rendendolo più accattivante e dinamico. Un messaggio importante e positivo emerge al termine della visione, cosicché il film possa rappresentare una delle migliori proposte della sezione pensata per i ragazzi.

Leggi anche: Corpo libero | In anteprima ad Alice nella città la nuova serie Paramount

Le ragazze non piangono è un’opera prima piena di suggestioni e di sentimenti veri, comuni, condivisibili. Un’opera che è facile e piacevole guardare, che si insinua sotto la pelle e lavora sul cuore.

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Signs of love | Ad Alice nella città, Hopper e Dylan Penn regalano emozioni

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signs of love

Presentato ad Alice nella città 2022, Signs of love di Clarence Fuller è tra le proposte più incantevoli e interessanti della kermesse pensata per i ragazzi. Protagonisti della pellicola, fratello e sorella sullo schermo come fuori, Hopper e Dylan Penn (figli del celebre Sean).

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Signs of love | La trama

Sulla via del ritorno a casa, Frankie (Hopper Penn) ruba uno skateboard. La sua vita è sempre stata alquanto difficile, segnata dalla perdita della madre e dal padre ubriacone. La sorella Patty (Dylan Penn), madre del giovane Sean (Cree Kawa), non sembra essersi affrancata dall’eredità della famiglia, dedicando poche attenzioni al figlio e al fratello da poco ritrovato.

Dal canto suo, Frankie cerca di insegnare al nipote ciò che conta, tenendolo lontano dalla strada che lui è stato invece, in qualche modo, costretto a imboccare. Purtroppo le cose continuano a non migliorare, fino al giorno in cui incontra Jane (Zoë Bleu Sidel), una ragazza sorodomuta, di buona famiglia, a cui si lega nel profondo.

L’amore che indica la via

Signs of love affronta, con delicatezza e sensibilità, tematiche importanti, mettendo ben a frutto la lezione di tanto cinema indipendente americano. L’amore, come suggerisce anche il titolo, appare al centro della storia. Sarà infatti l’amore a cambiare il protagonista, o meglio a mostrargli la via giusta da intraprendere.

Non solo l’amore per una donna, che crede in lui e che sarebbe disposta a sacrificare i suoi piani, pur di rimanere insieme. Ma anche, e soprattutto, quello per un nipote, che considera un figlio e di cui si fa carico, suo malgrado, a dispetto di tutte le difficoltà che ciò comporta.

Il poster del film

Dopo aver commesso sbagli, le cui conseguenze lasciano segni per sempre, Frankie dovrebbe aver imparato la lezione. E conoscere bene il valore del tempo e della parola data. A volte però, la vita si accanisce sulle persone, non lasciando spazio alla speranza e costringendo a scendere a compromessi.

Un bel messaggio finale

Nel corso della narrazione, tutti (o quasi) i personaggi affrontano momenti di crisi. C’è chi riesce a uscirne dignitosamente, in pace con se stesso e con gli altri, chi fa più fatica e chi, invece, finisce in un vortice pericoloso. Fondamentale, in determinate situazioni, un aiuto esterno, qualcuno che osservi dal di fuori e consigli guidato da un affetto sincero. E, quando necessario, compia scelte anche dolorose.

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Il messaggio finale di Signs of love rende la storia ancora più intensa e apprezzabile. La semplicità assume sfumature positive, proprio perché parla al cuore e con il cuore. Senza sentimentalismi eccessivi, ma attraverso una delicatezza che commuove. A sostegno di tutto ciò, le incredibili performance attoriali – Hopper Penn e Zoë Bleu Sidel in primis – una colonna sonora, a dir poco, perfetta.

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