Connettiti a NewsCinema!
chambers chambers

Horror Mania

Chambers, la recensione della nuova serie horror con Uma Thurman

Pubblicato

:

Il primo episodio di Chambers, nuova serie horror targata Netflix, chiarisce fin dall’inizio qual è la sua concezione del genere. Il regista del pilot, Alfonso Gomez-Rejon, già regista di alcuni degli episodi più significativi di American Horror Story ma soprattutto autore di quel piccolo successo indie che fu qualche anno fa Me And Earl And The Dying Girl, setta lo standard per tutte le successive puntate.

Gomez-Rejon utilizza la composizione dell’inquadratura e i movimenti di macchina per catturare l’attenzione dello spettatore, sfrutta gli zoom e gli angoli inclinati per creare la tensione e si concede persino dei primi piani drammatici alla Tom Hooper. La staffetta della regia, nel corso della prima stagione di Chambers, passerà, con il susseguirsi degli episodi, ad altri giovani cineasti già esperti nel mondo della televisione e del cinema (il più noto dei quali è sicuramente Ti West, considerato fino a qualche tempo uno dei talenti più promettenti nel panorama horror statunitense). La narrazione di Chambers, invece, non segue lo stesso rigore della sua messa in scena.

chambers serie tv

uma thurman in chambers

La serie Netflix sembra infatti soccombere sotto il peso delle sue stesse sottotrame, che cominciano progressivamente ad accumularsi fino a diventare pressoché irrisolvibili (non semplicemente ambigue, ma implausibili e forzate). La gravidanza isterica di un personaggio, l’ossessione compulsiva di un altro: tutti modi per diluire la narrazione, rimandando il climax finale che alla fine dovrà cercare di spiegare tutto e incuriosire lo spettatore in vista di una (eventuale) seconda stagione.

Leggi anche: 5 serie tv horror da non perdere

Chambers: l’elemento sovrannaturale

La trama imbastita da Leah Rachel prende il via da un spunto molto semplice: una giovane donna, Sasha Yazzie, dopo essere sopravvissuta ad un infarto, comincia ad indagare attorno ad alcuni misteri che riguardano il cuore che le è stato trapiantato e che le ha salvato la vita. Tuttavia, più Sasha si avvicina alla scoperta della verità sulla morte improvvisa del suo donatore, più inizia ad assumere le caratteristiche del defunto. Sasha comincia quindi ad avere delle visioni di Becky e comincia a percepire le cose dal punto di vista della ragazza morta. Si convince quindi di essere “abitata” nel corpo da un’altra entità e comincia a sospettare che altre persone attorno a lei potrebbero saperne di più di questa sua trasformazione. Come è ovvio che sia, nella serie giocherà un ruolo fondamentale il passato di Sasha stessa, ma Chambers fa di tutto per chiarire allo spettatore che è l’elemento sovrannaturale la chiave di tutto (fin dai primi venti minuti del primo episodio).

chambers netflix review main

chambers netflix review main

Leggi anche: 1o film sull’esorcismo difficili da dimenticare

La mancanza di profondità di una storia che sarebbe potuta essere raccontata in molto meno tempo (e con molte meno scene superflue), rende Chambers un tentativo riuscito solo a metà, che sembra cercare la sofisticazione della televisione moderna solo nel suo impianto visivo. Neanche Tony Goldwyn e Uma Thurman sembrano in grado di dare il meglio di loro, recitando spesso fuori tono. Ma se si riesce a tenere duro durante gli episodi intermedi, si può arrivare alla conclusione di questo viaggio sovrannaturale senza grossi rimpianti.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Cinema

Cannes 2019: The Dead don’t Die, la catalessi della società secondo Jim Jarmusch

Pubblicato

:

the dead don't die

Nella tranquilla cittadina di Centerville – “un luogo davvero bello” come campeggia il cartello posto proprio a ingresso città – lo sceriffo Cliff Robertson (Bill Murray) e il suo braccio destro Ronnie Peterson (Adam Driver) sono alla loro ronda quotidiana. Ma qualcosa non quadra. È sera, ma la luce diurna non cala, il tempo pare essersi fermato, e anche comunicazioni e tecnologie sembrano sperimentare un improvviso black out (cellulari spenti, orologi fermi). L’occhio sempre vigile di un piccolo ladruncolo e pazzo di città che vive solitario nel camposanto è forse l’unico a scorgere ciò che davvero sta accadendo. Forse qualcosa, o qualcuno, si sta risvegliando. E anche la singolare nuova presenza in città di una “bizzarra” truccatrice di cadaveri dall’aspetto alieno (Tilda Swinton) sembra suggerire qualche strano mutamento in corso. Infine, starà all’esilarante quanto intraprendente duo formato da Cliff e Ronnie indagare su quegli strani avvenimenti e capire se andrà davvero “a finire male” come inizierà presto a sostenere e ripetere ossessivamente Ronnie.

the dead don t die iggy pop

I morti non muoiono

Jim Jarmusch (autore eccentrico, eclettico ed eversivo apprezzato per perle cinematografiche come Coffe & Cigarettes, Broken Flowers, Solo gli amanti sopravvivono) vira nello zombie movie farsesco con un’originalità e un’ironia senza dubbio degne dell’apertura di Cannes 2019. Cucendo su un cast notevolissimo di suoi attori feticcio (Murray, Driver, Swinton) e molti altri celebri attori (tra cui Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover, Caleb Landry Jones, Rosie Perez, Iggy Pop, Sara Driver, RZA, Selena Gomez), uno zombie movie che è prima di tutto critica insidiosa alla catalessi della nostra società contemporanea, infilata in risvegli solo apparenti, e in realtà inebetita nella massificazione e nella dipendenza da nuove droghe (Wi Fi, Xanax, cinema mainstream), Jarmusch muove i suoi “morti che non vogliono morire” attraverso una farsa che fa del paradossale e della reiterazione – “sarà stato un animale selvatico o forse più animali selvatici” è uno dei mantra della brillante sceneggiatura a cura sempre dello stesso Jarmusch – i suoi principali strumenti di comunicazione e intrattenimento.

In un’atmosfera quanto mai plumbea e “anomala” dominata da pochi vivi e dalla figura algida e dalla spada veloce della sempre eterea Tilda Swinton, The Dead Don’t Die trasforma un luogo davvero bello – “a real nice place” – in un luogo ironicamente brutto allagato dal sangue, infestato di morti redivivi e pieno zeppo di teste da far saltare (solo facendo fuori le teste si possono davvero uccidere gli zombie). Prendendo in giro tanto sé stesso quanto lo spettatore, Jarmusch circumnaviga lo stato placido delle nostre esistenze per mostrarne tutte le falle e le anomalie nel ritratto grottesco e sensibilmente pop di un’apocalisse zombie destinata ad avere forse la meglio sulle poche (sempre meno) esistenze realmente vive e coscienti. Siamo già morti dentro e dunque non possiamo ulteriormente morire, è il messaggio che pare sbatterci in faccia con sarcasmo e ironia l’irriverente Jarmusch.

Tilda Swinton in The Dead don't Die

Tilda Swinton in The Dead don’t Die

Una brillante farsa in cui l’oscura metafora societaria è però controbilanciata dalla brillantezza del linguaggio usato e della capacità del regista statunitense di dosare ironia e autoironia con estremo equilibrio. Deus ex machina di notevole prestigio, qui Jarmusch esegue una sinfonia leggera e ossessiva sulle note country di The Dead Don’t Die di Sturgill Simpson, muta i morti in semi-vivi e i suoi personaggi in persone, riportando il suo affresco di finzione a un livello ben più reale e ficcante di critica sociale della realtà circostante, e trovando in una chiave metacinematografica la voce più tragicomica per parlare in maniera leggera ma efficace del mondo che ci affonda, e dove forse, infine, solo i pazzi mostrano un briciolo di sensatezza.

Cannes 2019: The Dead don’t Die, la catalessi della società secondo Jim Jarmusch
4 Punteggio
Riepilogo Recensione
Apertura del Festival di Cannes edizione numero 72, The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch è affresco dissacrante e ironico su un massiccio risveglio di zombie barcollanti, che incarnano la nostra società catatonica e infilata di un limbo di incosciente dormiveglia. La farsa grottesca di un mondo buio, incapace di risvegliarsi, così come di morire davvero.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Continua a leggere

Cinema

The Nest, iniziate le riprese del primo film horror di Roberto De Feo

Pubblicato

:

The Nest

Sono iniziate le riprese del film horror The Nest (Il Nido) primo lungometraggio di Roberto De Feo. Il film è prodotto da Colorado Film in collaborazione con Vision Distribution e con la produzione esecutiva di Prem1ere Filme il sostegno di Film Commission Torino Piemonte; le riprese dureranno quattro settimane (dal 6 maggio al 1 giugno) e si svolgeranno in provincia di Torino.

La sceneggiatura di The Nest è stata scritta da Lucio BesanaMargherita Ferri e Roberto De Feo nel cast Francesca Cavallin e i giovani Justin Korovkin e Ginevra FrancesconiSamuel (Justin Korovkin) è un giovane ragazzo costretto su una sedia a rotelle che vive con sua madre Elena (Francesca Cavallin) a “Villa dei Laghi” una residenza isolata circondata da boschi. Bloccato nella routine familiare e con il rigoroso divieto di allontanarsi dalla dimora, Samuel cresce apparentemente protetto ma insoddisfatto e irrequieto.

Tuttavia, la vita nella Villa è sempre più frequentemente sconvolta da avvenimenti strani ed inquietanti; fino a quando, l’arrivo dell’adolescente Denise (Ginevra Francesconi) scardinerà definitivamente gli equilibri della famiglia, dando a Samuel la forza di opporsi alle restrizioni imposte da sua madre e di cercare la verità sul mondo che lo circonda. Ma Elena non lascerà andare suo figlio così facilmente e sarà pronta a fare di tutto per tenerlo con sé.

Perché Elena costringe Samuel a vivere come prigioniero nella sua stessa casa, vietandogli di lasciare la tenuta? Quale mistero nasconde? The Nest (Il Nido) uscirà nelle sale il 15 agosto distribuito da Vision Distribution.

Continua a leggere

Cinema

L’Angelo del Male – Brightburn, una nuova clip dell’horror con Elizabeth Banks

Pubblicato

:

L'Angelo del Male - Brightburn

Il film L’Angelo del Male – Brightburn diretto dal regista David Yarovesky vede nel cast la presenza di David Denman, Elizabeth Banks e Jackson A. Dunn. Prodotto da James Gunn, noto per aver portato sul grande schermo la saga dei Guardiani della Galassi. In queste ore è stata rilasciata una nuova clip dal titolo Tavola Calda, che potrete vedere nel lettore qui in basso.

Cosa succederebbe se un bambino arrivato sulla terra da un altro mondo invece di dimostrarsi un eroe fosse qualcosa di molto più sinistro? Con L’angelo del male: Brightburn, il visionario regista de I guardiani della galassia e Slither, presenta una stupefacente e rivoluzionaria versione di un genere completamente nuovo: i supereroi horror.

L’Angelo del Male – Brightburn sarà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 23 maggio 2019.

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Maggio, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Giugno

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X