A quasi trent’anni dal debutto cinematografico, il capolavoro d’animazione italiana La Gabbianella e il Gatto di Enzo D’Alò, torna a splendere in una veste inedita al Giffoni Film Festival 2026. Era il 1998 quando uscì al cinema per la prima volta, questa storia che ha commosso e fatto sognare intere generazioni.
Tratta dal celebre romanzo di Luis Sepúlveda, grazie alle operazioni di restauro della pellicola voluto da Mediaset, questo film d’animazione diventato a tutti gli effetti un cult, sarà disponibile a partire da lunedì 20 luglio 2026, sulla piattaforma gratuita Mediaset Infinity.
Il restauro de La Gabbianella e il Gatto
L’arrivo a Giffoni del maestro D’Alò è strettamente legato al grande lavoro che c’è stato per rimettere a nuovo la magia dei disegni fatti a mano, del gatto Zorba e della piccola gabbianella Fortunata.
“Per anni è stato visto, richiesto, lo abbiamo presentato nelle scuole e ha portato alla discussione dopo la visione. Per questi motivi, Mediaset Infinity ha pensato che fosse importante rimetterlo a nuovo e dargli una bella rinfrescata. Abbiamo lavorato sul colore, con le tecniche digitali moderne. Abbiamo lavorato sul sonoro che all’epoca era Dolby Surround 2.1 e oggi è 5.1. E poi, il formato è diventato più rettangolare, così da andare incontro al gusto del pubblico di oggi. I contenuti sono gli stessi e sono – purtroppo – attuali. I temi restano la solidarietà, l’amicizia, il rispetto del diverso, il rispetto e l’inquinamento”.
Il successo di un film d’animazione senza tempo
Per quanto possa sembrare incredibile, nonostante tutti questi anni, La Gabbianella e il Gatto è ancora il film d’animazione italiano più visto nel nostro Paese. Un risultato che per quanto possa rendere orgoglioso il team di D’Alò, mette in evidenza anche una grave problematica.
Alla domanda, su come mai non ci sono stati altri risultati degni di nota, che hanno lasciato il segno nella cinematografia d’animazione italiana, Enzo D’Alò ha risposto: “Mi dispiace perché significa che c’è stato un momento di crisi, perché è vero che il cinema d’animazione italiano vive una crisi ed è legato a diversi fattori. Il cinema italiano ed europeo, rispetto all’americano ha a disposizione dei soldi che per noi sono inimmaginabili.”
Ha continuato dicendo: “Tante volte ho spinto perché si facessero delle distinzioni, perché un film d’animazione di qualità si realizza in 3-4 anni, ma si studiano sistemi, scorciatoie. A livello europeo, abbiamo esempi come la Francia, la quale ha impostato un piano specifico sul cinema di animazione e lo porta avanti da anni. Cosa che i nostri governanti da anni, dicono di fare, ma non lo hanno mai fatto”.
Il rapporto tra Enzo D’Alò e Luis Sepúlveda
Dato il successo di questo film, che dura da quasi trent’anni, all’idea di un possibile sequel, Enzo D’Alò ha parlato con un velo di malinconia, del suo amico Luis Sepúlveda, con il quale aveva uno splendido rapporto lavorativo e professionale.
“Il merito del successo è di Luis Sepulveda che ha scritto un libro eccezionale. Quando l’ho letto mi sono emozionato e ho capito che poteva essere un film importante. Il successo poi va a tutti gli artisti che hanno lavorato con me fino all’ultimo operatore, che ha messo del suo in questa storia”.
“Avevamo pensato al ritorno de La Gabbianella e il Gatto. avevamo pensato a cosa sarebbe potuto succedere, a uno scambio di ruoli, nel quale i gabbiani aiutavano i gatti in una situazione di rischio, magari contro i topi. Purtroppo, il Covid ci ha portato via Luis Sepúlveda ed è finita lì. Senza di lui non si può pensare a un seguito della storia.”
L’Intelligenza Artificiale e la crisi del cinema d’animazione italiano
Per chi ha studiato, è cresciuto e ha raccontato storie emozionanti con la matita e la carta, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale diventa sempre più difficile da accettare. Su questo argomento, Enzo D’Alò ha portato alla luce una serie di problematiche, molto spesso ignorate o alle quali non si presta la dovuta importanza.
“Ricordiamo che quando si parla di Intelligenza Artificiale, dietro al computer c’è sempre un operatore che deve sapere cosa fare. E ci sono ancora tantissimi difetti da dover correggere. Mi è capitato di stare in una giuria e vedere cortometraggi realizzati con l’intelligenza artificiale, immagini molto belle ma si sono dimenticati i contenuti. Una cosa simile era già successa con l’avvento del 3D, quando gli ingegneri informatici non sapevano come usarlo. Bisogna capire quanto l’operatore sia stato in grado di dirigere l’Intelligenza Artificiale, perché dirigere un cortometraggio senza contenuti è un problema.”
E parlando degli ultimi film d’animazione americani, che ormai hanno il dominio mondiale, anche al box office. “Il film è un esempio di comunicazione. Di questi film, tra dieci anni non ne parlerà più nessuno. La stessa Pixar ha lavorato su storie importanti, articolate, rischiando di perdere il suo pubblico. Se penso a livello europeo, Ameliè, un film francese, avrei voluto farlo io. Ha vinto premi dappertutto e sta andando molto bene. Per me è essenziale quando c’è il coinvolgimento del pubblico nel film, quando si commuove, quando ride. Mi dispiace criticare i film americani, ma non sono film che io farei”.
Il prossimo progetto dedicato a Emilio Salgari
Dopo aver ricordato momenti indimenticabili del passato, è arrivato il tempo anche di pensare al futuro e ai prossimi progetti lavorativi, che vedranno impegnato Enzo D’Alò in veste di sceneggiatore e di regista, insieme al collega Giacomo Scarpelli.
“‘Stiamo lavorando sul romanzo ‘Oceani di carta’ e dovrebbe intitolarsi cosi anche il film. Ci sono degli interessi. Si tratta di un’opera che racconta del grande potere dell’immaginazione e di come Emilio Salgari utilizzava dei sistemi per scrivere i suoi romanzi. Come una persona potesse scrivere dei Caraibi, dell’Antartico senza muoversi da casa”.


