Connettiti a NewsCinema!

Non categorizzato

Star Wars, 8 argomenti su cui si scontrano i fans

Pubblicato

:

Sappiamo quanto sia amato Star Wars, e quanto fanatici siano gli appassionati della saga: ecco perché è quasi inevitabile trovare numerosi punti di scontro, a dispetto degli interessi condivisi. Con il nuovo capitolo della serie Star Wars: Il risveglio della forza in arrivo sul grande schermo, e la galassia lontana lontana pronta ad espandersi come mai prima d’ora, è giunto il momento perfetto per mettere sotto alcune delle più grandi, malevole e feroci discussioni in cui i fan finiscono regolarmente per impantanarsi.

Chi ha sparato per primo?

La vera natura di chi ha sparato per primo nella cantina di Una nuova speranza, Ian Solo o il Rodiano Greedo, potrebbe essere il dibattito più veementemente contestato tra gli appassionati della saga. Nel ricredersi ed operare tagli forse esagerati alla trilogia originale, il regista George Lucas cambiò anche questa scena. In origine, Ian semplicemente spara a Greedo senza avvertire, mentre nell’edizione speciale, Greedo è il primo a provocare e a sparare per primo, e Ian risponde al fuoco usando la su forza letale soltanto come mezzo di legittima difesa. Lucas ha asserito che era questo il modo in cui aveva sempre inteso realizzare la scena, sebbene su ciò vi sia una discussione accesa, basata sulle prime stesure della sceneggiatura, e i fan non hanno smesso di litigare sul problema fin da allora. Benché possa sembrare, all’apparenza, un cambiamento relativamente minore, i più accaniti sostengono che ciò altererebbe irrimediabilmente il personaggio di Ian Solo e il suo sviluppo durante il film (o addirittura nel corso dell’intera trilogia). Quello che incontriamo dapprima nella cantina di Mos Eisley è un furfante, il numero uno dei malviventi; in breve, non propriamente un bravo ragazzo. E’ il tipo di persona che sparerebbe per prima, mentre sparare soltanto per difesa personale lo renderebbe molto meno canaglia, e alcuni pensano che ciò spenga in qualche modo l’ardore del personaggio e renda la sua evoluzione molto meno drammatica in termini visivi. Qualunque sia la vostra linea di posizione, se cominciate questa discussione, assicuratevi che la vostra tesi sia solida e di avere qualche ora da perdere, perché le cose possono farsi intense.

Qual è il film migliore?

Come accade in molti altri franchising, la discussione su quale sia il film migliore è la madre di tutte le altre, e il caso dei film di Star Wars costituisce una prova alquanto convincente. Persino tra gli accoliti più conservatori, ve ne sono alcuni che affermano che i prequel della seconda trilogia sono i più belli della saga. Una nuova speranza è naturalmente l’inizio di qualcosa di più grande: è la pellicola che ha scatenato l’immaginazione dei più e, presa come una singola entità, è quella che copre il più completo e soddisfacente arco di tempo. Poi c’è L’impero colpisce ancora, che è generalmente considerato come uno dei più grandi sequel mai realizzati: cupo, tetro, con una delle rivelazioni cinematografiche migliori mai vincolate ad una pellicola, e finisce con una completa disdetta. Ma è anche commovente, e segna un punto di svolta nella saga. Tutto ciò conduce al Ritorno dello Jedi e all’emozionante, climatica battaglia del bene contro il male sulla luna boscosa di Endor quando Luke, Leia, Ian e gli altri provano a portar via la Morte Nera II. Come ogni giusta discussione, vi sono dunque tre casi differenti per ciascuna delle parti della trilogia e alla fine, tutto si riduce ai gusti personali di ognuno.

Ewok: amore o odio?

Gli Ewok possono apparire come feroci guerrieri pronti a prendere in considerazione l’idea di arrostire qualche nostro eroe vivo su fiamme divampanti, ma sono anche carini da coccolare e ci procurano un momento di bizzarro e comico sollievo. E – dipende dalla vostra linea di pensiero – queste creature sono una grande aggiunta al canone, o una stucchevole, insopportabile intrusione che rende il Ritorno dello Jedi più un film per bambini che un’epica avventura intergalattica. Il divario più ingente riguardo agli Ewok sembra ruotare intorno all’età: coloro che erano un po’ più grandi quando hanno visto per la prima volta la trilogia originale, tendono a guardarli con un certo livello di cinismo, come se fossero stati progettati soltanto per vendere giocattoli e costumi di Halloween. I fan più giovani, coloro che con tutta probabilità si sono avvicinati alla trilogia un po’ più tardi (specialmente quelli per cui lo Jedi potrebbe essere stato il primo film con cui sono entrati in contatto), solitamente li vedono come qualcosa di molto meno minaccioso. Naturalmente, questi sono due estremi, e vi sono una miriade di sfumature di cui tener conto, ma la discussione ancora vive, persino dopo decenni.

storm

Perché gli Stormtrooper hanno una mira tanto terribile?

Gli Assaltatori sono noti per molte ragioni: per la loro armatura candida e immacolata (in qualche modo anche nei boschi), per il loro essere degli assassini a sangue freddo, e per la loro terribile mira. In Una nuova speranza, Obi-Wan sottolinea che “soltanto le Truppe d’Assalto imperiali sono tanto precise” con i loro fucili blaster, ma questa è l’unica indicazione che riceviamo sul fatto che gli Assaltatori hanno già imparato ad usare una pistola prima di essere gettati nel mezzo della battaglia. E i fan adorano discutere sulle svariate teorie riguardanti il motivo per cui gli Stormtroopers sono in tutto e per tutto degli orribili puntatori. Sono stati semplicemente poco allenati? Sono solamente tanto incompetenti quanto la sceneggiatura e le circostanze richiedono? Riescono a vedere oltre i loro dannati elmetti? Sono forse i blaster l’arma più difficile da puntare mai progettata? O sono spesso costretti a seguire l’esercito o a servire l’Impero Galattico contro la loro volontà, provando a mancare la mira come atto minore di ribellione? Vi sono milioni di ragioni possibili, e gli appassionati sembrano divertirsi a sbavare sulla loro preferita. Se tutto va bene, le nuove reclute ne Il risveglio della forza avranno una mira migliore: renderebbe le cose molto più avvincenti e interessanti.

I prequel sono grandiosi o terribili?

Poche cose sono dibattute tra i fan come il valore dei super-calunniati prequel. Iniziando nel 1999 con Episodio I: La minaccia fantasma, Lucas ha prodotto in serie un trio di pellicole che hanno per lo più deluso e infastidito le generazioni più vecchie di fan con il loro onnipresente lavoro di green screen, personaggi noiosi e il predecessore di Darth Vader, Anakin Skywalker, dipinto come un ragazzino piagnucoloso, per non parlare di molte altre questioni. Presi singolarmente, i tre lungometraggi hanno ognuno le proprie virtù e i propri fallimenti, ma visti come un tutto unitario, risultano ampiamente disprezzati. Eppure, vi sono ancora fan accaniti e difensori dei prequel. Malgrado un Anakin al di sotto delle aspettative e trame riguardanti più controversie mercantili che la lotta tra bene e male, vi sono coloro che apprezzano la linea politica, le questioni morali che affrontano i personaggi, e il generico mondo costruito – bisogna ammettere che vi è molto di più in termini di nuovi pianeti, senso dell’universo e background, specialmente se guardiamo alla Vendetta dei Sith. Come quello sugli Ewok, questo dibattito appare diviso in linea di massima tra diverse generazioni – coloro che hanno visto la trilogia originale appena uscita guardano torvamente ai prequel, mentre il pubblico più giovane li guarda con maggiore benevolenza. Tuttavia, anche questa discussione sembra lontana dal risolversi, e ultimamente si riduce alle preferenze individuali: forse vedremo lo stesso con il nuovo capitolo della saga e le eventuali future pellicole nei prossimi anni.

storm3

Qual è il problema coi Midi-chlorian?

I prequel contengono un numero di elementi che fa arrabbiare molti fan, da caricature stranamente razziste alla caratterizzazione di Anakin – presumibilmente “un uomo valoroso” – come un piccolo idiota lunatico. Ma tra tutti gli aspetti che fanno saltare i nervi agli appassionati, pochi sono quelli che li mandano in collera come l’accenno ai Midi-chlorian. Ne La minaccia fantasma, il celeberrimo Qui-Gon Jinn spega in dettaglio cosa sia la Forza e da dove provenga. Questi Midi-chlorian sono microscopiche forme di vita intelligenti che si trovano in tutti gli esseri viventi e, quando presenti in grandi quantità, permettono al loro ospite di percepire la Forza. Ad essere onesti, non sappiamo nemmeno se questa possa considerarsi una discussione vera e propria. Prima dei Midi-chlorian, la Forza era un’entità magica, mistica, religiosa, ed essi non hanno fanno altro che trasformarla in un fenomeno biologico. Non si fa alcun accenno ai Midi-chlorian nella trilogia originale, e persino tra i più accaniti difensori dei prequel avreste difficoltà a trovarne molti a favore di queste forme di vita. J.J. Abrams ha dichiarato che ne Il risveglio della Forza e nei futuri lungometraggi, i Midi-chlorian non saranno più menzionati, lasciando i fan nel dubbio riguardo al presunto passo falso di George Lucas in quella galassia lontana lontana.

In quale ordine guardare i film?

Di solito, quando un franchise possiede sei pellicole (per non parlare dell’immane varietà di TV show, fumetti, libri e molto altro), la maniera più ovvia di guardarle è iniziare dal primo episodio e procedere di conseguenza. Tuttavia, quando si parla di Star Wars le cose non sono così semplici. La trilogia originale – Una nuova speranza, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi – sono rispettivamente i capitoli quattro, cinque, e sei, mentre i prequel, presenti nella seconda trilogia – La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith – sono il numero uno, due e tre. L’ordine in cui guardarli influenza molto l’esperienza dello spettatore, producendo un grande impatto sulla sua sensibilità nei confronti della saga. Iniziare con l’Episodio I garantirà un effetto lineare, dall’inizio alla fine, come leggere un libro di storia. Eppure così facendo si perde uno degli aspetti migliori del franchise: ogni mistero e magia riguardanti la Forza e la sua vera natura, sono rivelati ne La minaccia fantasma. Guardare la saga dall’inizio alla fine rovinerà non pochi momenti, e il consiglio è gustarseli in ordine di distribuzione, sebbene l’argomento sia ancora oggetto di dibattito.

J.J. Abrams: salvatore o dilettante?

E’ una questione, questa, che così com’è cominciata continuerà ad essere dibattuta in futuro. J.J. Abrams è un regista molto controverso, al centro di due fazioni: alcuni spettatori adorano il marchio di sensibilità popolare che caratterizza i suoi lavori, altri invece lo definiscono un dilettante che ha usato troppo lens flare rovinando così l’altra celebre saga stellare Star Trek. Il suo forte coinvolgimento nel rinnovo dell’universo di Star Wars ha già attirato molte critiche, sebbene il film non sia ancora uscito nelle sale. Abrams è ovviamente un grande appassionato del franchise e sta davvero facendo di tutto per non deludere le aspettative dei suoi pari – e da quel poco che siamo riusciti a vedere finora, i suoi sforzi sembrano validi – ma anche se Il risveglio della Forza sbancasse al botteghino, ci saranno sempre coloro che lo odieranno per una svariata gamma di ragioni. Ci tocca comunque aspettare e vedere come si metteranno le cose, ma sebbene egli sia il salvatore di una serie amata da molti, gli haters saranno sempre pronti a negare la sua accettazione. Attendiamo dunque il prossimo mese in bilico sull’orlo del precipizio: Star Wars farà faville o cadrà rovinosamente a terra?

Fonte: CinemaBlend

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non categorizzato

Coronavirus | I segnali incoraggianti sull’epidemia

Pubblicato

:

shanghai disneyland

In questo periodo buio, dove l’attuale situazione in cui si trova il nostro Paese ha portato alla chiusura di attività ricreative, culturali e di svago, incluse le nostre amate sale cinematografiche, esuliamo per un momento dall’ambito filmico e cerchiamo di guardare avanti sulla possibile evoluzione del contagio, in questo caso riepilogando le notizie più positive riguardo al coronavirus.

Senza voler minimizzare in nessun modo l’epidemia e le restrizioni prese a riguardo, approfondiamo alcuni eventi che potrebbero portare, il condizionale è più che d’obbligo, ad un cambiamento progressivamente in meglio.

Il vaccino per il coronavirus è vicino?

scienziati al lavoro per il vaccino 1

Scienziati al lavoro per il vaccino

Da tempo si rincorrono le voci sulla scoperta di un vaccino che possa finalmente debellare il morbo, ma ad oggi ancora nessuno è riuscito a sviluppare un antidoto efficace. La nota positiva è che la globalità del fenomeno ha messo al lavoro gli scienziati in ogni angolo del mondo e amplificato la collaborazione tra i vari centri di ricerca. Le ultime voci vedono Israele quale la nazione più vicina all’effettiva soluzione, ma al momento un vaccino è stato sì ottenuto ma per ciò che concerne la bronchite infettiva, un ceppo del coronavirus che si diffonde tra il pollame: sembrerebbe una battuta fuori luogo, ma in realtà è una delle basi da cui si può partire per creare un prodotto che abbia il medesimo risultato sull’uomo.

Colleghi del laboratorio della University of Queensland di Brisbane, in Australia, avrebbero anch’essi sviluppato un vaccino, con i test che inizieranno nei prossimi mesi, mentre studiosi del Massachusetts Moderna hanno già realizzato un vaccino sperimentale la cui sperimentazione non avrà però inizio prima di maggio. Pur se non in tempi rapidi e immediati, l’impegno degli scienziati garantisce prima o poi l’arrivo di una cura.

Leggi anche: Coronavirus | Le conseguenze dell’epidemia per Hollywood 

A Shanghai riapre il Disney Resort

La situazione in Cina, con ogni cautela del caso, pare in netto miglioramento, con un cospicuo calo dei contagiati registrato negli ultimi giorni. Una diminuzione che ha spinto i gestori del Disney Resort di Shanghai, un parco divertimenti a tema Topolino & Co., a riaprire parzialmente, pur con numerose e comprensibili limitazioni. Soltanto alcune attrazioni infatti sono visitabili dal pubblico, il quale dovrà entrare in numero limitato ed esclusivamente in determinati orari per evitare la nascita di un nuovo focolaio. Questo non è certo il momento di divertirsi ma il segnale è comunque indicatore di ottimismo: se nella nazione maggiormente colpita dal coronavirus iniziano a riprendere alcune attività, il peggio potrebbe essere alle spalle.

Coronavirus | anche gli anziani possono guarire

xi jinping in visita ad un centro di ricerca

Xi Jinping in visita ad un centro di ricerca

Come è tragicamente noto, il virus colpisce particolarmente la popolazione anziana che, per basse difese immunitarie o patologie di altro tipo, tende ad essere un terreno più fertile per il morbo. Ciò nonostante molte persone di una certa età vittime del contagio sono perfettamente guarite, come dimostra l’emblematico caso di Zhou, un arzillo nonno cinese di 101 anni che, dopo aver trascorso la quarantena in un ospedale di Wuhan, è tornato a casa per prendersi, parole sue, cura della moglie novantaduenne. Il più vecchio paziente ad oggi confermato che ha sconfitto il morbo: chi meglio di lui può fungere a simbolo di speranza per il mondo intero?

Continua a leggere

Cinema

Shutter Island compie 10 anni | 5 motivi per rivedere il film di Scorsese

Pubblicato

:

home 7

Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

Continua a leggere

Cinema

Piccole Donne: le quattro personalità delle sorelle March lo rendono un classico senza tempo

Pubblicato

:

piccole donne 3

Le sorelle più famose della letteratura tornano al cinema con l’adattamento cinematografico di Piccole Donne diretto da  Greta Gerwig. Tratto dal famoso romanzo del 1868 nato dalla penna di Louisa May Alcott, il film ripercorre la storia delle sorelle March interpretate da Emma Watson (Meg), Saoirse Ronan (Jo), Eliza Scanlen (Beth) e Florence Pugh (Amy) durante gli anni della Guerra Civile Americana.

In un periodo storico dilaniato dal conflitto che prevede il coinvolgimento di tutti gli uomini al fronte, Piccole Donne mostra una famiglia tipica dell’800, nella quale la mamma (Laura Dern) si trova a dover gestire da sola le sue adorabili figlie. A rompere la solita routine, ci sarà la voglia di emancipazione e ribellione mostrata da Jo, la ragazza che farà di tutto per rompere le catene di una società che concepisce la figura della donna solo come moglie e madre. Il suo desiderio di diventare scrittrice – professione alquanto bislacca in quegli anni per una donna – sarà il primo passo per convincere le sorelle a pensarla come lei. Nel cast ci sono anche l’attore del momento Timothée Chalamet nel ruolo di Theodore ‘Laurie’ Laurence, Meryl Streep come la zia March insieme a Louis Garrel nei panni di Friedrich Bhaer.

Che caratterino le sorelle March!

In occasione dell’uscita al cinema di Piccole Donne è stato ideato un test della personalità per scoprire a quale delle quattro sorelle March siete più affini. Meg è la più responsabile; Jo è quella più ardente e ambiziosa; Beth la più timida e sensibile mentre Amy è quella più aperta alla vita sociale. Il lettore spesso ama identificarsi con la figura di Jo, trattandosi del personaggio più combattivo del romanzo. Per ricollegarsi alla psicologia greca si può prendere in prestito la teoria dei quattro temperamenti: sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico. Nel caso di Piccole Donne è possibile sintetizzarli come: socievole (sanguigno), ambizioso (collerico), sensibile (malinconico) e pacifico (flemmatico).

Conoscendo la storia di Piccole Donne e il temperamento di ognuna è un gioco da ragazzi associare ogni caratterista elencata al personaggio di riferimento: Amy è sanguigna, Jo è colerica, Beth è malinconica e Meg è flemmatica. Jo è la leader delle sorelle, quella più ambiziosa ed indipendente che cerca di coinvolgere le ragazze in ogni iniziativa artistica che le passa per la mente. Amy al contrario, è la più socievole e quella più attaccata al tessuto sociale dell’epoca. Beth rappresenta la coscienza morale delle sorelle March, la più profonda delle sorelle e infine Meg, cerca di fare da moderatrice e paciere nelle dispute tipiche tra sorelle, vista la mancanza di una figura paterna all’interno della famiglia.

piccole donne

Questa differenza caratteriale non è motivo di giudizi da parte delle ragazze. Questo pensiero è dimostrato in una battuta detta da Amy verso Jo nella quale dice: “Solo perché i miei sogni sono diversi dai tuoi, non significa che non siano importanti“, la quale aveva preferito convolare a nozze e crearsi una famiglia, piuttosto che vivere in nome del teatro e della libertà.

Verso l’età adulta

Le quattro sorelle raccontate dalla Alcott riescono a mostrare il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta della donna e la regista Greta Gerwig riesce a mostrarlo in maniera assolutamente convincente anche in questo adattamento cinematografico. Nel romanzo viene mostrato quanto sia dura la consapevolezza che crescere inevitabilmente porta con sé scelte da dover prendere, a volte anche dolorose, difficili e apparentemente impossibili. La Alcott svela cosa significa diventare adulti.

Quando Meg, la più grande delle sorelle March decide di sposarsi, dall’altro lato c’è Jo che decide di andare a vivere a New York per inseguire i suoi sogni, stessa cosa che farà anche Amy andando in Europa ed infine, l’unica a rimanere a casa sarà Beth per motivi di salute. Così come svanisce l’infanzia per far posto all’età adulta, anche il gruppo affiatato delle sorelle March si sgretola per cercare di vivere una vita appagata e in linea con il proprio temperamento.

La differenza tra la versione letteraria della Alcott e quella cinematografica della Gerwig è il modo con il quale ha rappresentato le loro quattro diversità comportamentali, mostrando al contempo, come sia possibile tenere insieme tutti questi temperamenti in un unico abbraccio.

 

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

filmhorror 300x250

Recensioni

Pubblicità

Facebook

Film in uscita

Maggio, 2020

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Giugno

Nessun Film

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X