Connect with us

Non categorizzato

Star Wars, 8 argomenti su cui si scontrano i fans

Published

on

Sappiamo quanto sia amato Star Wars, e quanto fanatici siano gli appassionati della saga: ecco perché è quasi inevitabile trovare numerosi punti di scontro, a dispetto degli interessi condivisi. Con il nuovo capitolo della serie Star Wars: Il risveglio della forza in arrivo sul grande schermo, e la galassia lontana lontana pronta ad espandersi come mai prima d’ora, è giunto il momento perfetto per mettere sotto alcune delle più grandi, malevole e feroci discussioni in cui i fan finiscono regolarmente per impantanarsi.

Chi ha sparato per primo?

La vera natura di chi ha sparato per primo nella cantina di Una nuova speranza, Ian Solo o il Rodiano Greedo, potrebbe essere il dibattito più veementemente contestato tra gli appassionati della saga. Nel ricredersi ed operare tagli forse esagerati alla trilogia originale, il regista George Lucas cambiò anche questa scena. In origine, Ian semplicemente spara a Greedo senza avvertire, mentre nell’edizione speciale, Greedo è il primo a provocare e a sparare per primo, e Ian risponde al fuoco usando la su forza letale soltanto come mezzo di legittima difesa. Lucas ha asserito che era questo il modo in cui aveva sempre inteso realizzare la scena, sebbene su ciò vi sia una discussione accesa, basata sulle prime stesure della sceneggiatura, e i fan non hanno smesso di litigare sul problema fin da allora. Benché possa sembrare, all’apparenza, un cambiamento relativamente minore, i più accaniti sostengono che ciò altererebbe irrimediabilmente il personaggio di Ian Solo e il suo sviluppo durante il film (o addirittura nel corso dell’intera trilogia). Quello che incontriamo dapprima nella cantina di Mos Eisley è un furfante, il numero uno dei malviventi; in breve, non propriamente un bravo ragazzo. E’ il tipo di persona che sparerebbe per prima, mentre sparare soltanto per difesa personale lo renderebbe molto meno canaglia, e alcuni pensano che ciò spenga in qualche modo l’ardore del personaggio e renda la sua evoluzione molto meno drammatica in termini visivi. Qualunque sia la vostra linea di posizione, se cominciate questa discussione, assicuratevi che la vostra tesi sia solida e di avere qualche ora da perdere, perché le cose possono farsi intense.

Qual è il film migliore?

Come accade in molti altri franchising, la discussione su quale sia il film migliore è la madre di tutte le altre, e il caso dei film di Star Wars costituisce una prova alquanto convincente. Persino tra gli accoliti più conservatori, ve ne sono alcuni che affermano che i prequel della seconda trilogia sono i più belli della saga. Una nuova speranza è naturalmente l’inizio di qualcosa di più grande: è la pellicola che ha scatenato l’immaginazione dei più e, presa come una singola entità, è quella che copre il più completo e soddisfacente arco di tempo. Poi c’è L’impero colpisce ancora, che è generalmente considerato come uno dei più grandi sequel mai realizzati: cupo, tetro, con una delle rivelazioni cinematografiche migliori mai vincolate ad una pellicola, e finisce con una completa disdetta. Ma è anche commovente, e segna un punto di svolta nella saga. Tutto ciò conduce al Ritorno dello Jedi e all’emozionante, climatica battaglia del bene contro il male sulla luna boscosa di Endor quando Luke, Leia, Ian e gli altri provano a portar via la Morte Nera II. Come ogni giusta discussione, vi sono dunque tre casi differenti per ciascuna delle parti della trilogia e alla fine, tutto si riduce ai gusti personali di ognuno.

Ewok: amore o odio?

Gli Ewok possono apparire come feroci guerrieri pronti a prendere in considerazione l’idea di arrostire qualche nostro eroe vivo su fiamme divampanti, ma sono anche carini da coccolare e ci procurano un momento di bizzarro e comico sollievo. E – dipende dalla vostra linea di pensiero – queste creature sono una grande aggiunta al canone, o una stucchevole, insopportabile intrusione che rende il Ritorno dello Jedi più un film per bambini che un’epica avventura intergalattica. Il divario più ingente riguardo agli Ewok sembra ruotare intorno all’età: coloro che erano un po’ più grandi quando hanno visto per la prima volta la trilogia originale, tendono a guardarli con un certo livello di cinismo, come se fossero stati progettati soltanto per vendere giocattoli e costumi di Halloween. I fan più giovani, coloro che con tutta probabilità si sono avvicinati alla trilogia un po’ più tardi (specialmente quelli per cui lo Jedi potrebbe essere stato il primo film con cui sono entrati in contatto), solitamente li vedono come qualcosa di molto meno minaccioso. Naturalmente, questi sono due estremi, e vi sono una miriade di sfumature di cui tener conto, ma la discussione ancora vive, persino dopo decenni.

storm

Perché gli Stormtrooper hanno una mira tanto terribile?

Gli Assaltatori sono noti per molte ragioni: per la loro armatura candida e immacolata (in qualche modo anche nei boschi), per il loro essere degli assassini a sangue freddo, e per la loro terribile mira. In Una nuova speranza, Obi-Wan sottolinea che “soltanto le Truppe d’Assalto imperiali sono tanto precise” con i loro fucili blaster, ma questa è l’unica indicazione che riceviamo sul fatto che gli Assaltatori hanno già imparato ad usare una pistola prima di essere gettati nel mezzo della battaglia. E i fan adorano discutere sulle svariate teorie riguardanti il motivo per cui gli Stormtroopers sono in tutto e per tutto degli orribili puntatori. Sono stati semplicemente poco allenati? Sono solamente tanto incompetenti quanto la sceneggiatura e le circostanze richiedono? Riescono a vedere oltre i loro dannati elmetti? Sono forse i blaster l’arma più difficile da puntare mai progettata? O sono spesso costretti a seguire l’esercito o a servire l’Impero Galattico contro la loro volontà, provando a mancare la mira come atto minore di ribellione? Vi sono milioni di ragioni possibili, e gli appassionati sembrano divertirsi a sbavare sulla loro preferita. Se tutto va bene, le nuove reclute ne Il risveglio della forza avranno una mira migliore: renderebbe le cose molto più avvincenti e interessanti.

I prequel sono grandiosi o terribili?

Poche cose sono dibattute tra i fan come il valore dei super-calunniati prequel. Iniziando nel 1999 con Episodio I: La minaccia fantasma, Lucas ha prodotto in serie un trio di pellicole che hanno per lo più deluso e infastidito le generazioni più vecchie di fan con il loro onnipresente lavoro di green screen, personaggi noiosi e il predecessore di Darth Vader, Anakin Skywalker, dipinto come un ragazzino piagnucoloso, per non parlare di molte altre questioni. Presi singolarmente, i tre lungometraggi hanno ognuno le proprie virtù e i propri fallimenti, ma visti come un tutto unitario, risultano ampiamente disprezzati. Eppure, vi sono ancora fan accaniti e difensori dei prequel. Malgrado un Anakin al di sotto delle aspettative e trame riguardanti più controversie mercantili che la lotta tra bene e male, vi sono coloro che apprezzano la linea politica, le questioni morali che affrontano i personaggi, e il generico mondo costruito – bisogna ammettere che vi è molto di più in termini di nuovi pianeti, senso dell’universo e background, specialmente se guardiamo alla Vendetta dei Sith. Come quello sugli Ewok, questo dibattito appare diviso in linea di massima tra diverse generazioni – coloro che hanno visto la trilogia originale appena uscita guardano torvamente ai prequel, mentre il pubblico più giovane li guarda con maggiore benevolenza. Tuttavia, anche questa discussione sembra lontana dal risolversi, e ultimamente si riduce alle preferenze individuali: forse vedremo lo stesso con il nuovo capitolo della saga e le eventuali future pellicole nei prossimi anni.

storm3

Qual è il problema coi Midi-chlorian?

I prequel contengono un numero di elementi che fa arrabbiare molti fan, da caricature stranamente razziste alla caratterizzazione di Anakin – presumibilmente “un uomo valoroso” – come un piccolo idiota lunatico. Ma tra tutti gli aspetti che fanno saltare i nervi agli appassionati, pochi sono quelli che li mandano in collera come l’accenno ai Midi-chlorian. Ne La minaccia fantasma, il celeberrimo Qui-Gon Jinn spega in dettaglio cosa sia la Forza e da dove provenga. Questi Midi-chlorian sono microscopiche forme di vita intelligenti che si trovano in tutti gli esseri viventi e, quando presenti in grandi quantità, permettono al loro ospite di percepire la Forza. Ad essere onesti, non sappiamo nemmeno se questa possa considerarsi una discussione vera e propria. Prima dei Midi-chlorian, la Forza era un’entità magica, mistica, religiosa, ed essi non hanno fanno altro che trasformarla in un fenomeno biologico. Non si fa alcun accenno ai Midi-chlorian nella trilogia originale, e persino tra i più accaniti difensori dei prequel avreste difficoltà a trovarne molti a favore di queste forme di vita. J.J. Abrams ha dichiarato che ne Il risveglio della Forza e nei futuri lungometraggi, i Midi-chlorian non saranno più menzionati, lasciando i fan nel dubbio riguardo al presunto passo falso di George Lucas in quella galassia lontana lontana.

In quale ordine guardare i film?

Di solito, quando un franchise possiede sei pellicole (per non parlare dell’immane varietà di TV show, fumetti, libri e molto altro), la maniera più ovvia di guardarle è iniziare dal primo episodio e procedere di conseguenza. Tuttavia, quando si parla di Star Wars le cose non sono così semplici. La trilogia originale – Una nuova speranza, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi – sono rispettivamente i capitoli quattro, cinque, e sei, mentre i prequel, presenti nella seconda trilogia – La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith – sono il numero uno, due e tre. L’ordine in cui guardarli influenza molto l’esperienza dello spettatore, producendo un grande impatto sulla sua sensibilità nei confronti della saga. Iniziare con l’Episodio I garantirà un effetto lineare, dall’inizio alla fine, come leggere un libro di storia. Eppure così facendo si perde uno degli aspetti migliori del franchise: ogni mistero e magia riguardanti la Forza e la sua vera natura, sono rivelati ne La minaccia fantasma. Guardare la saga dall’inizio alla fine rovinerà non pochi momenti, e il consiglio è gustarseli in ordine di distribuzione, sebbene l’argomento sia ancora oggetto di dibattito.

J.J. Abrams: salvatore o dilettante?

E’ una questione, questa, che così com’è cominciata continuerà ad essere dibattuta in futuro. J.J. Abrams è un regista molto controverso, al centro di due fazioni: alcuni spettatori adorano il marchio di sensibilità popolare che caratterizza i suoi lavori, altri invece lo definiscono un dilettante che ha usato troppo lens flare rovinando così l’altra celebre saga stellare Star Trek. Il suo forte coinvolgimento nel rinnovo dell’universo di Star Wars ha già attirato molte critiche, sebbene il film non sia ancora uscito nelle sale. Abrams è ovviamente un grande appassionato del franchise e sta davvero facendo di tutto per non deludere le aspettative dei suoi pari – e da quel poco che siamo riusciti a vedere finora, i suoi sforzi sembrano validi – ma anche se Il risveglio della Forza sbancasse al botteghino, ci saranno sempre coloro che lo odieranno per una svariata gamma di ragioni. Ci tocca comunque aspettare e vedere come si metteranno le cose, ma sebbene egli sia il salvatore di una serie amata da molti, gli haters saranno sempre pronti a negare la sua accettazione. Attendiamo dunque il prossimo mese in bilico sull’orlo del precipizio: Star Wars farà faville o cadrà rovinosamente a terra?

Fonte: CinemaBlend

Cinema

Venezia 79: ATHENA, quattro fratelli un unico destino

Published

on

Athena è stato presentato il 2 settembre in concorso alla 79ª edizione del Festival di Venezia. Si tratta di una produzione interamente francese e verrà distribuito su Netflix dal 23 settembre. Racchiuso in appena 97 min, è diretto e in parte sceneggiato e prodotto dal regista francese classe ‘81 Romain Gavras.

Athena, di cosa parla?

Siamo in Francia, un ragazzo viene ucciso durante uno scontro a fuoco con la polizia, questo giovane uomo ha 3 fratelli e uno di loro decide di iniziare una rivolta anarchica al fine di trovare risposte e ottenere i nomi degli agenti coinvolti. Da qui un massacro su più fronti che vedrà una famiglia pian piano disgregarsi, in una lotta tanto interiore quanto pubblica.

Athena, la recensione

Un destino, degli ideali chiari e tanta voglia di vendetta all’interno di un contesto turbolento. Tre fratelli tormentati ognuno dai propri demoni interiori, ma uniti da un amore familiare indelebile, si battono in una cieca lotta, tanto concettuale quanto fisica, affrontando le circostanze in modi completamente differenti e rischiando tutto e senza margine di manovra.

Ostinata ricerca della verità o di una qualche forma di giustizia, questa è la ramificazione che Athena insegue fin da subito verso un finale inaspettatamente rivelatore, che tinge un war-urban movie di un retrogusto thriller.

Morte, lacrime e disperazione disegnano un accurato disordine, un caos costruito sull’attuazione di una legge personale, un proprio credo fatto di violenza e rivoluzione. La pellicola è fin da subito un turbinio adrenalinico di sequenze, una guerra a colpi di piani sequenza totalmente immersivi ed interminabili, impreziositi da performance attoriali sbalorditive.

Ad incorniciare questa intrigante struttura possiamo ammirare una regia salda, che con fermezza articola musiche, colori, giochi di ombre, fumo e luci che scandiscono un ritmo incessante attraverso schieramenti di oscurità e chiarore. Inquadrature che inseguono personaggi come a volerli rendere totalmente focus della scena, mostrandoceli di spalle nel loro intento di compiere azioni decise.

Un impianto sonoro essenziale e rallenty funzionali, vengono poi inseriti nei momenti più adatti, tra occhi spietati e sguardi impauriti che descrivono sapientemente gli attriti di una famiglia, unita dal sangue ma separata nei principi.

Una madre come unica risorsa, un punto comune utile a calmare tre uomini travolti dagli eventi, che finisce per regalare parallelismi attuali efficaci in un film colmo di potenziali riflessioni socio-politiche, non trascurabili. Difficile cambiare il proprio destino, quando il futuro lo scrivi col sangue. Scelte sbagliate portano a conseguenze catastrofiche ed è esattamente lo stesso effetto domino che si chiede allo spettatore con questo Athena.

L’escalation empatica costante porterà ad un finale commovente, responsabile di una profonda e intensa ricerca di sviluppo concreto che arriva a insidiarsi nella mente di chi guarda, pur essendo lontano da quelle realtà.

Rabbia e sconvolgimenti emotivi in un contesto irrimediabile, delineano una porzione di vita che ci viene raccontata partendo da un forte trauma, in cui si tenta (non sempre riuscendoci), di tutelare i rapporti umani come quelli civili. La rivolta che colpisce Athena diviene a un certo punto ingestibile e colpevoli da un lato le melodie e dall’altro le scelte registiche, questa vera e propria fortezza inaccessibile ma sotto assedio, richiama assonanze dell’immaginario comune.

Il Signore degli anelli in primo luogo è di certo un elemento istintivamente riconducibile quando vediamo il preludio dello scontro armato, mentre in parallelo giunge chiara e lampante l’associazione visiva a Cesare de Il pianeta delle scimmie osservando Karim e le dinamiche da leader che gli gravitano attorno.

Sorprendente infine nella sua conclusione, che innalza ancor di più il contesto narrativo portando succulente riflessioni da maturare, questo nuovo lavoro di Gavras può senza dubbio essere additato come uno dei prodotti più interessanti provenienti dalla nuova edizione del Festival di Venezia.

Deciso, feroce, violento ma al tempo stesso estremamente delicato, sa parlarci di attualità in un modo insolito, inscenando una guerra su più fronti che procede però in un’unica direzione.

Colmo d’amore, protezione e spirito fraterno, ci suggerisce che a volte i pregiudizi e le apparenze non sono gli elementi a cui dar fede, ancor di più nel mondo odierno fatto di false speranze, nascoste dietro una corteccia di spudorato dissenso.

Continue Reading

Non categorizzato

Zlatan | Da Malmö alla Juventus, l’ascesa di Ibrahimovic nel biopic tratto dal libro

Published

on

Sono le difficoltà incontrate da Zlatan Ibrahimovic, più che le sue vittorie sul campo da calcio, ad essere esplorate nel film tratto dall’autobiografia best-seller del campione svedese di origine slava (Io, Ibra, in Italia edito da Rizzoli). La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale alla 16esima Festa del Cinema di Roma.

Zlatan, diretto dallo svedese Jens Sjogren, titolo originale I am Zlatan ripreso dall’edizione internazionale del libro, è un racconto di formazione focalizzato principalmente sugli ostacoli incontrati lungo il cammino verso la gloria. Seguendo i primi passi della carriera dell’attuale asso del Milan, noto fuori dal campo per il carattere da duro e la forte autostima, il film ripercorre i suoi inizi da figlio di immigrati slavi nella periferia operaia di Malmö, fino al suo contratto con la Juventus, vero punto di svolta di una carriera che lo porterà a indossare le maglie anche di Inter, Barcellona, Milan, United e PSG.

Caduta e ascesa

Prima dell’ascesa c’è però una “caduta”. La pellicola inizia con Ibra già sotto contratto con il club olandese dell’Ajax. Il problema dell’attaccante è però nei numeri con pochi gol, che gli valgono l’etichetta di “immigrato pigro”. Il suo agente, Mino Raiola, lo convincerà a vendere la sua Porsche e a concentrarsi sui suoi allenamenti, perché all’orizzonte sembra esserci la vera prima grande chiamata, quella della Juventus

Viene difficile credere come il talento che giocava solo per sé, non passando mai la palla ai compagni e costringendo i suoi primi allenatori a tenerlo in panchina, oggi sia il leader indiscusso del suo Milan, anche se per adesso limitato al ruolo di “capo spogliatoio” secondo Tuttosport, visto l’infortunio che lo terrà fuori almeno fino agli inizi del 2023.

Alle origini di Ibra

Gli appassionati di calcio sanno per certo che Ibra, pur non potendo contribuire con gol e assist come un tempo, anche da bordocampo farà di tutto per trasmettere alla squadra la sua fame di vittorie per capovolgere l’inerzia di una gara, come testimoniato dalle telecamere fisse su di lui a San Siro. Il Milan che in queste prime giornate di Serie A è tra le quattro papabili per la vittoria, a giudicare dalle scommesse live su NetBet, subito dopo Juve e Inter, deve molto allo slancio motivazionale di Zlatan e solo continuando a guardare al film (o leggendo il libro) possiamo capire davvero come si forma il carattere impavido di Ibra. In particolare, attraverso il lungo flashback che parte dalle sue prime mosse sui campi da calcio a Malmö, si può comprendere tutta la forza interiore di questo campione. Poche persone credevano davvero in lui, ma Ibra non ha desistito e ha continua a salire di livello mostrando già doti fuori dal comune nella squadra della sua città.

Le guide che lo spronano

Nel frattempo sono due gli attori che si alternano nel ruolo per rendere realistica la crescita dello svedese, Bajraktari Andersson e Granit Rushiti. Con quest’ultimo torniamo alla quasi attualità e all’incontro con il potente direttore generale della Juve Luciano Moggi, poi, attraverso nuovi flashback veniamo di nuovo trasportati tra le periferie di Malmö, nelle case dei due genitori separati e al campo d’allenamento, tra gli echi della guerra dei Balcani e gli omaggi rimarcati a Muhammad Alì, fonte di ispirazione principale del dodici volte Guldbollen, o Pallone d’Oro svedese. Il focus si sposta sulla guida paterna: “Devi usare la critica come una forza trainante”, gli dice il padre Sefik per spronarlo a sfidare i suoi nemici, tirando sempre fuori il meglio di sé. Oggi forse Ibra non ha più bisogno di consigli e dal film capiamo meglio il perché.

Continue Reading

Non categorizzato

Il Signore degli anelli: Il ritorno del fantasy più amato di sempre

Published

on

Sono passati poco più di vent’anni da quando il primo film di questa epica trilogia fantasy è stato proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, trovando un posto nel cuore di tutti gli appassionati di mondi fantastici abitati da creature e razze di ogni tipo. 

Dopo un silenzio che dura da un bel po’ di anni, precisamente dal 2014, data in cui uscì l’ultimo film della trilogia Lo Hobbit, il mondo che J.R.R. Tolkien ha creato torna nuovamente a trasportarci nella magica Arda o Terra di Mezzo che a dir si voglia, ma questa volta non lo farà sui grandi schermi del cinema, bensì sul nostro televisore, computer o cellulare. 

Il nuovo Signore degli Anelli infatti non sarà un lungometraggio, ma una vera e propria serie che verrà inserita nel catalogo di Amazon Prime Video. 

Una serie con un arduo compito 

Come sappiamo bene, l’universo fantasy creato dal noto scrittore è tuttora fonte di ispirazione per numerose storie, basti pensare ai vari film, fumetti e, in particolare, ai videogiochi come Dragon’s Crown e Skyrim. Molti titoli videoludici, alcuni anche molto apprezzati, sono ambientati proprio nella Terra di Mezzo, mentre è possibile scaricare giochi come Throne: Kingdom at War che si ispirano parecchio alle epiche battaglie, alle grandi città e ai fitti boschi verdi, pieni di misteri e creature inimmaginabili. 

Con questa incredibile base, anche un solo passo falso potrebbe essere un enorme problema, quindi ecco cosa bisogna aspettarsi dalla serie in uscita il 2 Settembre di quest’anno. 

Coerenza 

L’universo che Tolkien ha creato è immenso e gestirlo all’interno di un’opera potrebbe rivelarsi un’impresa non da poco. 

La storia del mondo di Arda è piena di eventi particolari avvenuti in una linea temporale veramente lunga, la serie si basa in particolare sugli eventi accaduti nella seconda era. Trovare alcuni dei personaggi della prima trilogia in una serie ambientata nella Terra di Mezzo del passato, potrebbe far (giustamente) infuriare i fan più accaniti.

Source: Pexels 
Fedeltà 

Le caratteristiche delle razze, l’architettura, la fauna e la flora, i personaggi più importanti, tutto deve essere il più possibile fedele all’universo narrativo. Il trailer della serie mostra delle immagini promettenti: grandi ambienti come le città o i boschi sembrano simili a quelli presenti nella prima trilogia di Peter Jackson, così come altri particolari come per esempio le armature.

Effetti speciali 

Nonostante il peso degli anni si faccia sentire, La Compagnia dell’Anello mostra degli splendidi effetti speciali. Per fare un esempio, il Balrog è tutt’oggi una delle creature più belle realizzate in CGI (Computer-generated imagery). Anche sotto questo aspetto, sembra che la serie mostrerà i suoi muscoli con una computer grafica di tutto rispetto. 

Per quanto riguarda la trama, dovremmo avere una storia fantasy avvincente, anche se bisognerà vedere come verrà raccontata allo spettatore. Il trailer mostra avventura, grandi battaglie e tanti altri elementi che potrebbero tenerci incollati allo schermo. 

Le premesse per un’ottima serie ci sono tutte, quindi possiamo solo attendere il 2 Settembre con ansia, magari leggendo un libro o giocando a un titolo ispirati alle storie della Terra di Mezzo. 

Fonte: Pexels 

Continue Reading
Advertisement

Iscriviti al canale Youtube MADROG CINEMA

Facebook

Recensioni

Popolari