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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza Stampa dI “Carnage”, il nuovo film di Polanski

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Sono le 12.30 di pomeriggio e la sala stampa all’interno del Casinò del Lido è già gremita di gente, sta per arrivare il cast di Carnage, l’ultimo film di Roman Polanski, ad eccezione di una delle due protagoniste femminili, Jodie Foster e del regista, non presente a Venezia a causa dei suoi guai giudiziari. NewsCinema ha seguito la Conferenza Stampa in diretta.

Dopo un primo intervento della co-sceneggiatrice del film, Yasmina Reza, volto a chiarire l’intento del finale di Carnage, che per l’intera durata  mantiene un tratto fortemente cinico, mentre chiude con un finale dal sapore diverso, le domande dei giornalisti si sono interamente rivolte ai tre protagonisti presenti in sala, Kate Winslet, John C. Reilly e Christoph Waltz.

Com’è stato lavorare con Roman Polanski in un riadattamento di una piece teatrale così prestigiosa?

K. Winslet: è stata un’emozione essere contattati da Polanski, specialmente venendo a sapere che il ruolo sarebbe provenuto da una piece teatrale di questo livello, è stata una bella sensazione.

–          J. C. Reilly: Come ha già detto Kate, quando Polansky chiama ci si sente tre metri sopra il suolo, si vola. Questa è una storia preziosa, è stato un lavoro intensissimo in queste sei settimane chiusi nell’appartamento insieme, non contando l’estenuante preparazione dei giorni precedenti ma ne è valsa la pena

–          C. Waltz: Certo è emozionante ricevere una telefonata da R. P., per di più se ti chiama per interpretare una piece scritta da Reza, ma finita l’eccitazione del primo giorno e mezzo ci siamo dedicati interamente al nostro lavoro ed è stato lì che è realmente iniziato il film.

 

Come è stato lavorare con un cast di grandi attori, è più facile confrontarsi con qualcuno che è altrettanto bravo rispetto a voi o è più difficile?

–          K. Winslet: c’è una cosa che vorrei dire e che so che Roman direbbe se fosse qua, cioè, che noi tre e jody che manca oggi qui, siamo andati d’accordo insieme fin dal primo giorno delle prove, perché tutti abbiamo avuto un senso di trepidazione particolare fin dall’inizio del progetto, proprio perché dietro la convocazione c’era Polanski. La paura di lavorare con altri grandi attori è stata livellata proprio dalla collaborazione costante che c’è stata tra di noi e Roman stesso ha confermato la cosa, dicendo che non ha mai incontrato un gruppo di attori che non fosse cementato da uno spirito di collaborazione.

–          C. Waltz: abbiamo lavorato insieme ma con ruoli diversi, avevamo quindi approcci diversi e quando ho visto il film c’è stato un aspetto in particolare che mi ha emozionato, abbiamo mantenuto il nostro stile personale di recitazione e questo era chiaro pur essendoci cimentati in una prova comune, eravamo sul palcoscenico (durante le prove) ma abbiamo comunque mantenuto il nostro modo di agire ed abbiamo tirato fuori il nostro stile. Io non mi occupo della metodologia ma recito!

–          J. C. Reilly: non mi sono fatto domande sul mio valore rispetto agli altri attori, ho iniziato subito con qualche ansia ma ho continuato a lavorare e giorno dopo giorno mi sono solamente concentrato sul compito assegnato. E continuavo a bere espresso per reggere i giorni di lavoro mentre Roman, il più anziano sul set, era comunque il più attivo di tutti anche alla fine delle riprese.

 

Una domanda particolare per Kate Winslet, “come ha affrontato la scena del film in cui ha dovuto vomitare, con le funzioni intestinali che prevalgono su tutto il resto?”

–          K. Winslet: per quanto riguarda al libero sfogo delle mie funzioni intestinali, mi rivolgo alle donne che hanno sostenuto un parto, sicuramente mi capiranno. Comunque è la seconda volta che ho dovuto affrontare una scena simile, anche in Mildred Pierce ho dovuto tenere in bocca gran quantità di vomito e come immagina non è stato piacevole, indossavo questa tuta blu ed il giorno della scena è rimasto nella memoria di tutti noi, perché qualsiasi cosa si era impregnata di quello sgradevole odore.

–           e C. Waltz ironizza:  Il vomito era stato preparato su ricetta segreta di Polanski.

Una domanda diretta a John C. Reilly, “come è stato per lei avere il personaggio dai tratti più marcatamente comici all’interno del film?”

–          J. C. Reilly: onestamente devo dire che non ho mai pensato di avere una voce più comica o leggera rispetto agli altri, la storia è molto divertente anche se vuole essere comunque legata alla realtà, ho cercato di essere in linea col personaggio che è divertente e che sicuramente rispecchia la realtà, quindi non ho forzato nulla.

Per la Winslet: “Come è stato sostenere un ruolo molto forte come quello?”

–          K. Winslet: Sia Jody che io siamo state grate della rilevanza del ruolo e del personaggio da interpretare, certamente io non cercavo di imitare nessun modello di recitazione, piuttosto abbiamo cercato di rendere onore, alla maniera nostra, a questi splendidi personaggi.

Per la Winslet:  “Come si è preparata per questo personaggio?”

–          K. Winslet : Io non ho una formula nel prepararmi per un lavoro e se l’avessi, la metà del tempo lo passerei a girarci intorno ed a trovare alternative, la storia sembra semplice ma in realtà non lo è, è dettagliata, contiene la complessità dei rapporti umani e la mia principale preoccupazione è stata – sarò più divertente di hope davis che ha recitato nella piece teatrale!?, ma una volta che sono riuscita ad andare al di là di quel punto e capire che la versione cinematografica ha tono e ritmo completamente diversi, separandomi dalle ansie iniziali, allora tutto ha preso ritmo.

Un ultima domanda ai tre attori: “vi siete ispirati ai personaggi della piece ed agli spazi ed ai tempi teatrali?”

–          C. Waltz: il film è stato pensato e fatto in modo molte preciso e dettagliato, nel dettaglio però, diverso dalla piece, con un’attenzione microscopica a tutto, ci siamo dovuti attenere a questo, certo, seguendo l’idea originaria della piece che abbiamo visto, rimanendo impressionati tutti e quattro.

–          K. Winslet: siamo arrivati il primo giorno delle prove e non avevamo idea su come dovesse funzionare, se fosse in stile cinematografico o teatrale, cosa volesse Roman, effettivamente abbiamo fatto delle prove come in una piece poi ci ha mandati a casa e la seconda settimana, abbiamo imparato a memoria tutto ed è cambiato il modo di approcciare, ogni dettaglio è stato mappato e questa è un’altra somiglianza col teatro, certo così è stato buono per avere a mente tutto quanto

–          J. C. Reilly: certo, potrebbe essere stata un’arma a doppio taglio, questa maniacalità, i movimenti hanno rispecchiato i personaggi, gli spazi ed i tempi teatrali anche se riadattati in versione cinematografica ma sotto la maestria indiscutibile di Roman questo è risultato come un pregio per il film.

 

Photo: Aureliano Verità

 

 

 

Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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