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The Walking Dead, cosa ha provato Steven Yeun a dire addio alla serie

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È trascorsa solo qualche settimana da quando Negan, in The Walking Dead, ha ucciso Glenn e Abraham con la sua mazza. In questo lasso di tempo, Steven Yeun, ha già trovato un’altra occupazione nella nuova serie animata Netflix, Voltron: Legendary Defender, e quando gli hanno chiesto cosa ne pensava riguardo al suo addio a The Walking Dead, lui ha risposto così: “Tutto ciò ha un sapore dolce amaro, ma è bello avere portato a termine qualcosa.” 

Deve essere difficile lasciare una serie così popolare come The Walking Dead, ma, nonostante ciò, Yeun sembra avere ben chiare le sue intenzioni. È probabile che ci sono altri contratti pronti per Yeun, ma la scelta di abbandonare la serie non è stata dell’attore, ma della produzione che ha deciso di mettere la parola fine alla storia del suo personaggio. Gli attori sanno benissimo che la loro strada può essere breve se firmano un contratto per entrare nel cast di film con un sacco di morti come the Walking Dead o Il Trono di Spade, ma lo show va comunque avanti anche senza di loro.
Parlando con il Los Angeles Times, Steven Yeun ha rivelato che era ben consapevole del suo destino in The Walking Dead molto prima che accadesse, così ha potuto fin da subito iniziare a considerare altre possibilità, come la sua partecipazione nella serie animata Voltron; adesso sono disponibili due stagioni complete di questa serie su Netflix. Anche se Yeun era già famoso da prima, il suo nome è diventato familiare nell’ambiente televisivo dopo la partecipazione a The Walking Dead, e sicuramente ne ha potuto trarre grande giovamento.

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Serie tv

The Little Drummer Girl, la recensione dei primi due episodi

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Se c’è una cosa che accomuna tutti i film di Park Chan-wook è la progressiva rivelazione della violenza, per cui si passa da un pudore estremo ad una sfacciataggine che segue gli sviluppi della narrazione. Quella di Park è una violenza che non si palesa subito, ma che viene prima suggerita ed anticipata, inferta psicologicamente e solo dopo materializzata sui corpi dei personaggi. Così anche The Little Drummer Girl, prima miniserie televisiva del regista sudcoreano, tratta dall’omonimo romanzo di John le Carré (La Tamburina), narra di una attrice di teatro dalle idee politiche radicali che diverrà, proprio attraverso la manipolazione psicologica e l’indottrinamento, il perno di un complesso piano volto a scovare e ad annientare una famiglia di pericolosi terroristi palestinesi. Non ci è dato sapere, dopo aver visto solo le prime due puntate, se anche in questo suo progetto televisivo (nato sotto il segno dei produttori esecutivi della serie The Night Manager, anch’essa ispirata da una storia di le Carré) l’andamento lento precluda effettivamente ad una esplosione di violenza che sarà tanto più insopportabile quanto più “accumulata” dai personaggi e dagli spettatori.

Eppure tutto in The Little Drummer Girl sembra farci credere che ci sia qualcosa di irrazionale ed imprevedibile sotto una narrazione così gelida e chirurgicamente costruita, ordinata dal rigore formale di un cineasta che si serve di inquadrature pulitissime per creare un mondo attraverso la forma e solo successivamente attraverso il contenuto della trama. Park Chan-wook è stato sempre un cineasta orientale “atipico”, figlio non solo del cinema del suo continente ma anche profondo ammiratore di tutto il cinema americano ed europeo. La sua messa in scena sembra richiamare diverso cinema inglese, così come molte delle sue inquadrature sono innanzitutto riadattamenti degli usuali piani americani. Non deve quindi stupire la decisione di BBC ed AMC di chiamare un regista del genere per dirigere l’adattamento di una spy-story che rende omaggio al cinema di spionaggio più classico.

The Little Drummer Girl: personaggi indecifrabili

Al termine dei primi due episodi di The Little Drummer Girl si avrà la sensazione di non aver visto davvero tutto quello che c’era da vedere, che qualcosa di fondamentale ci sia stato deliberatamente nascosto o mostrato in maniera distorta. Proprio come in uno dei film di Park Chan-wook sembra che non si possa mai dire di conoscere realmente i personaggi, i quali ad ogni passaggio della narrazione rivelano un dettaglio che prima non conoscevamo e che invece si rivela essere indispensabile per comprenderne le azioni. La scelta di casting è quindi impeccabile.

Se Michael Shannon, maestro della paranoia e dell’ambiguità, è perfetto nei panni di un agente del Mossad, così Alexander Skarsgård torna a vestire i panni di un personaggio solo apparentemente in controllo della situazione ma la cui rigidità suggerisce qualche turbamento invisibile ed imperscrutabile (proprio come i personaggi da lui interpretati in Hold the Dark e Mute). Ma a calamitare l’attenzione del pubblico è l’elettrica Florence Pugh, giovanissima attrice britannica reduce dalla convincente prova cinematografica di Lady Macbeth,  di cui fa tesoro per rendere su schermo la complessità di una figura femminile sfuggente ed impenetrabile, sicura di sé  e delle sue idee ma che allo stesso tempo si ritrova invischiata in una vicenda che forse non è in grado di gestire. 

The Little Drummer Girl: l’estetica di Park Chan-wook

Anche nella sua prima incursione televisiva Park Chan-wook non rinuncia all’estetica che lo ha reso riconoscibile sul grande schermo, con la sua eccentrica ossessione verso specifici elementi architettonici (le scale), verso i vestiti e ciò che li compone (i bottoni) e verso le improvvise scariche di eccitazione (la velocità delle macchine). Chi ricorda Lady Vendetta (in cui il regista giocava tutto su tre colori: il bianco della neve, il rosso del sangue e il nero degli indumenti) riconoscerà anche l’iconico uso dei colori. Non a caso una delle scene migliori di questi primi due episodi vede Florence Pugh vestita di giallo (colore spesso associato al mistero ed alla mistificazione) sul divano di una villa greca. È una scena che ci dice tutto il necessario anche solo attraverso le immagini, la scenografia e la scelta dei vestiti. 

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Alice nella Città

Skam Italia 2: intervista esclusiva ai protagonisti e qualche anticipazione

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Casa Alice ha ospitato il cast di Skam Italia, la serie creata da Julie Andem, portata al successo in Italia dal regista Ludovico Bessegato per TimVision. Skam Italia è il remake dell’omonima serie norvegese iniziata nel 2015 e terminata nel 2017, che ha ottenuto ottimi risultati a livello mondiale. La versione italiana fa parte di un progetto internazionale a cui molti Paesi hanno deciso di contribuire con le proprie caratteristiche territoriali e sociali, pur rimanendo fedeli all’idea originale. Per la versione nostrana è stata scelta Roma. La città eterna è l’ambiente all’interno della quale i giovani studenti di un liceo romano narrano le proprie vicende, mostrando carattere, debolezze, primi amori e dubbi sulla propria identità sessuale.

La particolarità di Skam Italia è il rapporto che si viene a creare tra il personaggio e lo spettatore, riuscendo a condividere messaggi di WhatsApp e aggiornamenti sui social network dei protagonisti, proprio come avviene quotidianamente nella realtà. In questo modo si ha la possibilità di conoscere segreti e indagare su alcune situazioni poco chiare che portano avanti la storia. Nel corso della prima stagione, sul sito web di Skam Italia, ogni giorno vengono rilasciate delle clip che compongono un episodio. L’incredibile successo derivato da questa serie, seguita e amata da milioni di adolescenti in tutta Italia, ha creato un grandissimo richiamo di interesse e approvazione. L’entusiasmo dimostrato dal pubblico e della critica è stata la scintilla che ha convinto i produttori e il regista a confermare l’inizio delle riprese di una terza stagione di Skam Italia.

La domanda che tutti si sono posti dopo l’ultimo episodio della prima stagione è stata: “Cosa ci riserveranno i prossimi episodi?” NewsCinema.it prova a svelarvi qualche curiosità su quello che vedrete nella seconda stagione, offrendovi l’intervista esclusiva con i protagonisti della serie, durante la presentazione delle prime due clip del terzo episodio all’interno della 16° edizione di Alice nella città. Presente all’evento il regista e sceneggiatore Ludovico Bessegato e tutto il cast composto della prima stagione più una new entry: Ludovica Martino (Eva Brighi), Ludovico Tersigni (Giovanni Garau), Benedetta Gargari (Eleonora Sava), Federico Cesari (Martino Rametta), Beatrice Bruschi (Sana Allagui), Greta Ragusa (Silvia Mirabella), Martina Lelio (Federica Cacciotti), Giancarlo Commare (Edoardo Incanti), Luca Grispini (Federico Canegallo), Rocco Fasano (Niccolò Fare), Francesco Centorame (Elia Santini) e Pietro Turano (Filippo Sava).

Beatrice Bruschi! Federico Cesari e Pietro Turano.

SKAM Italia e il tema dell’integrazione

Il personaggio di Sana affronta una delle tematiche più scottanti presente nel nostro Paese: l’integrazione. L’attrice che interpreta Sana, parlando del suo personaggio ha detto: “Sicuramente è molto importante il discorso dell’integrazione in Italia. In qualche modo mi sento ambasciatrice di questa situazione. Riscontro una grande responsabilità su questo tema, tanto che ho ricevuto anche molte critiche perché non sono veramente musulmana. Premetto che sto studiando molto questa religione, che mi affascina moltissimo e oggi posso dire di conoscerla bene e chiaramente sto cercando di far fare al mio personaggio un percorso di crescita attraverso l’andamento delle stagioni. Credo che sia importante mandare un messaggio. Per quanto Skam sia una serie semplice, senza pretese, che racconta la quotidianità di giovani ragazzi, un messaggio c’è sempre. Inoltre spero che l’ integrazione, come fa Sana – perché alla fine è cmq integrata, riesce a crearsi a costruirsi un gruppo di amiche ed amici – riesca a realizzarsi e a concretizzarsi anche nella vita reale. Spero che tutte le persone che si sentono emarginate possano trovare la forza di essere se stessi. Come infatti fa Sana. Lei è se stessa. Lei non si preoccupa di dirti che un vestito non ti sta bene. Lei te lo dice, se ne frega di tutto perché lei è fatta così.”

SKAM Italia e la comunità LGBT

Un’altra tematica molto cara ai più giovani è l’orientamento sessuale. Durante la seconda stagione cambierà il rapporto tra Martino e Filippo dal momento che Martino avrà una storia sentimentale con Niccolò? Parlando del mondo delle comunità gay, è stato chiesto a Federico Cesari quali sono le differenze tra Isak, la sua trasposizione norvegese e quella italiana di Martino e se pensa che in un Paese bigotto – sotto certi aspetti – come l’Italia, questa serie possa aiutare a comprendere che l’amore tra due uomini è una cosa naturale, perché  l’amore è universale e non fa alcun tipo di distinzioni sessuali. “Rispetto al personaggio di Isak le tematiche e gli sviluppi vengono riprese dalla versione norvegese, così come anche le dinamiche rimangono invariate. Per quanto mi riguarda io ho cercato di attenermi alle versione norvegese, ma rendendo mio questo personaggio. Nella versione originale Isak è interpretato da un attore bravissimo e sinceramente copiare il suo modo di recitare sarebbe stato paragonato a quello di una “brutta copia” dell’originale. Per questo motivo ho cercato di italianizzare Martino, visto che le mie radici sono ben radicate nella cultura italiana. Per quanto riguarda la speranza che questa serie possa far comprendere, soprattutto agli adulti, che essere gay non vuol dire avere dei problemi, spero vivamente che questa produzione possa simboleggiare un punto di svolta nel nostro Paese. Come ben sappiamo Skam Italia nasce come serie e pertanto ha il potenziale limitato di una serie. Nonostante questo vedo che comunque molti mi scrivono, confidandomi che dopo averla vista sono riusciti a trovare la forza di fare determinate cose. Questo tipo di messaggi rappresentano la mia idea di complimento. Trovo che leggere messaggi come:’Skam mi da la forza di fare questo’ sia una cosa bellissima. Speriamo vivamente di normalizzare la tematica dell’omosessualità, raccontando una normale storia d’amore tra due ragazzi, che viene vissuta in maniera serena, tenendo conto degli sviluppi introspettivi dei personaggi. Noi abbiamo cercato di normalizzarla il più possibile.”

Il nuovo personaggio di SKAM Italia

Agganciandoci alle dichiarazioni rilasciate dall’attore che interpreta Martino, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con la new entry del gruppo, Filippo Sava, il fratello di Eleonora. Il suo personaggio nella seconda stagione darà una bella scossa alla trama e alla vita di Martino. “Filippo è un personaggio molto ironico che si permette con una sottile ironia, di dire ed essere ciò che vuole. Riesce a mostrare ciò che è realmente, esprimendosi in maniera libera, proprio grazie a questa sua ironia simpatica, semplice e molto onesta. Trovo che questo personaggio sia onesto, profondamente sensibile  – e che come fanno molte persone – cerca di difendersi con il sarcasmo e con un po’ di cinismo, senza perdere mai la sua sensibilità. Questo aspetto emerge proprio nel rapporto con Martino, con il quale cerca fin dall’inizio un contatto per poterlo aiutare, ponendosi come punto di riferimento nella sua vita. Poi con sua sorella ce ne saranno delle belle, ma questo lo vedremo più tardi.”

C’è la speranza che questa serie possa aiutare gli adulti a comprendere il mondo omosessuale durante il periodo dell’adolescenza? Pietro Turano ha risposto: ” Sono convinto che questa storia tra Filippo e Martino, possa aiutare a comprendere che l’amore non ha sesso. Sono anni che io faccio attivismo LGBT e negli anni mi sono reso conto che spesso i giovani si sentono soli. Quando i punti di riferimento non ci sono sul territorio bisogna fare quel passo in più per andarli a cercare. Sempre più spesso ci sono storie come questa raccontata nella serie. Skam è molto vicina alla realtà dei giovani, essendo un prodotto fatto da giovani e per i giovani, con l’auspicio che magari li possa aiutare a compiere quel famoso passo di coraggio, per andare a cercare qualcuno con cui confrontarsi. È vero che siamo in un Paese un po’ bigotto, un po’ difficile, ma Roma non è una città omofoba. Certo, c’è un po’ di tutto in giro e spesso ci si sente soli, ma non bisogna pensare tutto in negativo. Le persone con cui confrontarsi esistono, non si è mai veramente soli e anche l’Italia è un Paese ricco di opportunità, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di condivisione. Sono profondamente sicuro che Skam aiuterà i giovanissimi a trovare il coraggio di essere se stessi”.

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Netflix

Iron Fist cancellata da Netflix: le reazioni di Finn Jones e Jessica Henwick

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Qualche giorno fa, Netflix e Marvel hanno pubblicato un annuncio congiunto che conferma la cancellazione della serie Iron Fist dopo due stagioni. In una dichiarazione, hanno detto: “Marvel Iron Fist non tornerà per una terza stagione su Netflix. Tutti alla Marvel Television e Netflix sono orgogliosi della serie e grati per tutto il duro lavoro fatto dal nostro incredibile cast, troupe e showrunner. Siamo grati ai fan che hanno visto queste due stagioni e alla partnership che abbiamo condiviso su questa serie. Mentre la serie su Netflix è finita, l’immortale Iron Fist vivrà. “

Dopo questa notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, non è tardata ad arrivare la reazione di Finn Jones, protagonista nella serie Iron Fist e nel crossover The Defenders. Un post pubblicato sul suo account Instagram ha parlato per lui, esprimendo gratitudine per aver avuto l’opportunità di far parte di un cast del genere.

Post di “addio” alla serie Iron Fist dell’attore Finn Jones

Insieme a quella di Finn Jones si è unita la dedica di addio, anche dell’attrice Jessica Henwick, co- protagonista di Iron Fist, sempre attraverso un post sul suo account Instagram: “Due stagioni di Fist, una di The Defenders e una di Cage … grazie al cast, alla troupe e ai fan per questo viaggio. Interpretare Colleen mi ha cambiato la vita” .

La notizia di questo improvviso annullamento non è piaciuta solo ai fan. Per questo motivo, come riporta Deadline, il servizio di streaming della Disney sta valutando se prendere sotto la proprio ala protettiva, una terza stagione di Iron Fist. L’idea per ora ancora non ufficiale, vorrebbe una combinazione tra il cast della serie cancellata con Luke Cage per una potenziale serie di Heroes For Hire.

Iron Fist è stata una delle quattro serie iniziali che la Marvel nel 2013 riuscì a vendere a Netflix. Sebbene la prima stagione fu presa di mira dalla critica, la seconda ebbe un’accoglienza totalmente diversa dalla precedente, elogiata e apprezzata da pubblico e critica. Nonostante questo, Netflix ha preferito fare un passo indietro.

Voi cosa ne pensate su questa brusca cancellazione di Iron Fist ed una possibile terza stagione prodotta dalla Disney?

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