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Interviste

Woody Allen presenta a Roma To Rome with Love

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Oggi, 13 Aprile, è stato presentato a Roma in anteprima mondiale il nuovo film di Woody Allen dedicato alla città eterna. Parliamo di To Rome With Love, una commedia dal sapore italiano con un cast internazionale che include Penelope Cruz, Alec Baldwin, Jesse Eisenberg, Ellen Page, Roberto Benigni, Antonio Albanese e tanti altri. Dopo il successo Midnight in Paris, vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura, Allen dedica il suo nuovo progetto alla Capitale d’Italia e oggi, presso l’Hotel Parco dei Principi ha parlato del suo lavoro insieme a buona parte del cast in attesa della serata di beneficenza che avrà luogo stasera dalle 20 in poi presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, con red carpet seguito da proiezione del film.

Distribuito dalla Medusa To Rome With Love sarà distribuito in 600 copie e Giampaolo Letta in apertura di conferenza ha dichiarato che il progetto era nato nel corso degli anni del rapporto tra Medusa e Woody Allen, ma solo due anni fa sul set di Midnight in Paris è stata fatta una proposta concreta. “La produzione esecutiva di Cinecittà e la città di Roma tra uffici tecnici, vigili urbani e tutti gli altri sono stati molto disponibili e attenti, nonché i cittadini di Roma che hanno partecipato con affetto e interesse”.

1)     Quanto hai giudicato vera la tua parte e il rapporto quotidiano con l’essere famoso in pubblico?

Roberto BenigniNon ho ancora visto il film , ma l’ho letto. All’inizio mi hanno mollato il copione in mano e mi hanno detto ‘Leggilo in dieci minuti e non dire niente a nessuno ‘, infatti ho scoperto chi era il regista solo pochi giorni prima di girare. Sono emozionato, Woody Allen è come il Fitzgerald di Midnight in Paris e se tra qualche anno gireranno un remake di Midnight in Paris ci potrebbe essere lui come genio del passato…quindi ho detto subito sì, anche perchè Allen che gira un film in Italia è come un eclisse di luna, non capita spesso. Poi mi piaceva il nome Leopoldo Pisanello e il cast, ma anche per la mia bellezza. Tutti vogliono essere famosi, Eisenberg ne sa qualcosa con FB. Quello che accade nel film ha quella grazia, il tocco che solo Allen possiede, rende tutto reale e favolistico nello stesso momento. Alla Garbatella un giorno durante le riprese è passata un’ ambulanza vera accesa, e vedendomi ha frenato, ha fatto retromarcia per fare due foto e uno dei conducenti mi ha urlato “Mortacci tua Benigni, andiamo a pià un malato”!!!

2)     Questo film sembra un omaggio a Roma ma anche al cinema italiano e Fellini. C’è una citazione a Lo Sceicco Bianco?

Woody  Allen: Non consapevolmente. Sono cresciuto con il cinema italiano e anche in  America era impossibile crescere senza influenze del cinema italiano. E’ normale, viene fuori qualcosa che ho assorbito negli anni, anche se non ne sono consapevole. 

3)     Che immagine ha lei dell’Italia e che immagine ha raccontato dell’Italia  in questo film?

Woody Allen: Tutti gli americani sono affezionati all’Italia, per il suo contributo alla storia e alla cultura. E’ un bel  paese dove vivere,  i personaggi molto caldi e colorati, un’ immagine positiva dell’Italia, come me tutti gli americani. Pensano un paese ricco di calore, un luogo dove la gente si gode la vita e vive di tutto ciò che è positivo. Conoscono l’italia anche attraverso gli italo-americani che vivono negli Stati Uniti e sono tutti personaggi ingigantiti ma positivi, che amano la famiglia.

4)     Per lei sembrava impossibile fare film lontano da Manhattan, ma ora Parigi, Roma e forse Copenaghen. Quali stimoli creativi riceve da questi luoghi?

Woody Allen: Non ho mai parlato di Copenaghen e non so come sia venuta fuori questa notizia. E’ facile fare film in città come queste, perché sebbene hanno uno spirito che sembra diverso , in realtà  si tratta dello stesso spirito di New York. Non potrei mai fare film in una zona rurale o in un deserto, ma queste città hanno forse l’ estetica diversa ma la stessa energia e il fermento culturale di New York, dove è facile trovare storie da raccontare.

5)     L’Italia vista sullo schermo sembra superficiale, piena di escort, dove i giornalisti non parlano di niente, e gli italiani sembrano inesistenti? Il personaggio di Alec Baldwin va a finire sotto un taxi?

Woody Allen: Quello che dò nel film di una città è la mia personalissima impressione, cose che mi colpiscono divertenti da raccontare. Non conosco la politica e la cultura italiana profondamente, ma ho realizzato un film a Roma, di intrattenimento e per far divertire il pubblico. Alec Baldwin è un turista che ha vissuto lì a Roma anni prima ed è aperto a ogni tipo di interpretazione. Che Jesse sia una fantasia di Baldwin o il giovane Baldwin tra ricordi e passato.  Non so cosa sia esattamente, ma quando ho scritto la storia sentivo che i due insieme stavano bene e fosse giusto renderli così.

Alec Baldwin: Io stavo leggendo la sceneggiatura e ho letto che la Cruz faceva la prostituta in un hotel e ho detto subito sì. Ho pensato che io fossi un uomo che incontrava la Cruz in un albergo e ho accettato subito.

Penelope Cruz: E’ stata una bellissima esperienza perché adoro Woody , ha una personalità peculiare e un’ intelligenza e senso dell’umorismo superiore a tutti. Con me è sempre una persona molto calda, è importante per me. Mi piace stargli vicino e guardarlo, finchè dice qualche genialità che voglio scrivere subito per non scordarla. Ho già lavorato con lui, ma è sempre bello. E’ molto preciso con gli attori, sul dirigerti e dirti cosa fare. Potrei parlare di lui tutto il giorno, adoro essere diretta dal mio regista preferito e lo ringrazio per credere in me. E’ stata un’ opportunità grande. Le riprese sono durate tre settimane, ma il mio personaggio è un gioiello, gli ho fatto mille domande ma mi sono divertita molto a farlo e lui non mi ha mai detto no. Lui c’è sempre e ti dà tutto di cui hai bisogno.

Jesse Eisenberg: E’ un onore enorme lavorare per Woody Allen. Per me è un grande regista, sceneggiatore, attore, intrattenitore e osservarlo mentre lavora bellissimo e in più, ho recitato anche io nel film. Molto gentile, aperto con gli attori e talmente abituato a realizzare i film che capisce le emozioni degli attori sia nelle parti comiche che in quelle drammatiche.

6)     Da trent’anni a questa parte ha sempre mantenuto una media di un film all’anno. Fare film è per lei una terapia psicoanalitica?

Allen:  Fare un film all’anno mi consente di essere preso da problemi che sono in grado di risolvere o comunque non così negativi. Essere impegnato in un film mi consente di distrarmi e di non riflettere sui problemi della vita che non posso risolvere. E posso stare in compagnia di belle persone, invece di stare in un angolo a pensare a quanto è brutta la vita.

7)     Dopo Scoop aveva detto che non avrebbe più recitato in un suo film, cosa le ha fatto cambiare idea?

Allen: Io scrivo il film, e se c’è un ruolo per me lo faccio. Sono felice di farlo ma non mi impongo niente. Non posso fare il giovane innamorato.

8)     Allen è un genio e da qualche tempo facciamo molto riferimento al suo film Il dittatore dello Stato Libero di Bananas qui in Italia. La proiezione di questo suo ultimo film sembra molto azzeccata in questo periodo, soprattutto nel ruolo di Benigni.

Allen: E’ stato un accidente felice se è così. Ho pensato ad un ruolo divertente come uomo medio per Benigni, investito dalla fama e interessati alla sua opinione. Se l’idea divertente rispecchia lo spirito dei tempi sono contento.

Benigni: alla luce dei fatti di oggi, se uno presenta un famoso senza merito sembra la storia di Renzo Bossi , ma all’epoca non era così, c’erano le feste, Berlusconi etc… ora ci sono gli esondati etc…è cambiata molto la situazione. Ora potremmo citare “Prendi i soldi e scappa”. Un grande autore va sempre oltre la realtà e Woody è l’unico che unisce Bergman e Groucho Marx. Fare lo spiritoso davanti ad Allen è come suonare il piano davanti a Mozart. La sua direzione degli attori è come i grandi direttori d’orchestra, gli basta solo uno sguardo, è un grande talento, e mi ha confidato di voler fare un altro film con me, il suo sogno è di girare nel deserto o a Copenaghen e per ora c’è solo il finale “ Io vengo schiacciato da un taxi”.

9)     Cosa ne pensa del doppiaggio?

Allen: I sentimenti sono misti, non mi piace il doppiaggio come processo, trovo strano che qualcuno ti rubi la voce e metta la propria, infatti con i film che mando in Europa cerco la versione originale con sottotitoli ma alcuni spettatori europei preferiscono la versione doppiata. Il doppiatore che mi ha sempre dato la voce in Italia mi ha reso un eroe, ma la gente ha amato me, anche se il merito è suo. Grazie per i complimenti ma il segreto del regista è dotarsi di attori di talento che sappiano fare il loro lavoro. Il trucco è scegliere il cast e lasciarli essere se stessi.  Forse senza il doppiaggio oggi gli italiani non mi amerebbero come fanno oggi.  Madrid, Parigi, Londra un americano la capisce, ma a Roma diversi colori, visione e differentemente esotica. Il prossimo film lo girerò a NY e  San Francisco. Negli anni ’60 sono stato per la prima volta in Europa , ma te ne rendi conto solo quando vieni a  Roma. 

 

(Fonte foto: Rai News)

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Ancora più Bello: le video interviste esclusive a tutto il cast

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Ancora più Bello arriva al cinema dal 16 settembre in 350 copie, distribuito da Eagle Pictures. Si tratta del secondo capitolo della trilogia dedicata alle avventure sentimentali di Marta, adolescente affetta da una malattia che affronta con grande dose di ottimismo, e del suo gruppo di amici. (Qui la recensione del film)

Diretto da Claudio Norza, da un’idea di Roberto Proia, che lo ha anche sceneggiato insieme con Michela Straniero – si svolge esattamente un anno dopo i fatti raccontati nel primo capitolo (Sul più bello, diretto da Alice Filippi). Nel cast Ludovica Francesconi, Giancarlo Commare, Gaja Masciale, Jozef Gjura, Jenny De Nucci, Diego Giangrasso che abbiamo incontrato a Roma. Qui sotto le video interviste realizzate da Sabrina Colangeli per MadRog Cinema, il nostro canale youtube ufficiale.

Ancora più Bello: la sinossi del film

Dopo dodici mesi, la storia tra Marta (Ludovica Francesconi) e Arturo è finita. “In amore gli opposti si attraggono ma alla fine si lasciano”, si ripete Marta, che giura a se stessa di voler rimanere da sola per un po’ e continua a convivere con ottimismo con la malattia che da sempre l’accompagna. Ma quando arriva Gabriele (Giancarlo Commare), un giovane disegnatore tanto dolce e premuroso quanto buffo e insicuro, Marta riconosce che potrebbe essere lui l’anima gemella che non riusciva a trovare in Arturo. Ma prima di farsi coinvolgere del tutto in una nuova storia, è sempre meglio aver chiuso definitivamente con quella precedente.

Approfittando di un temporaneo trasferimento di Gabriele a Parigi, Marta cerca di schiarirsi le idee anche grazie all’aiuto dei suoi amici di sempre Federica (Gaja Masciale) e Jacopo (Jozef Gjura). Mentre ormai è sempre più convinta a lasciarsi andare alla storia con Gabriele, il ragazzo in preda alla gelosia commette un errore imperdonabile, che li farà separare. Quando tutto sembra andare storto arriva però una telefonata dall’ospedale che cambia le priorità di tutti: c’è un donatore compatibile per Marta. 

Il resto sarà svelato nel terzo capitolo della trilogia, Sempre più bello, in uscita nelle sale cinematografiche nel 2022.

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Cinema

Venezia 78 | Old Henry, video intervista a Tim Blake Nelson, Scott Haze e il regista Ponciroli

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Con il nuovo Old Henry, presentato fuori concorso a Venezia 78, Potsy Ponciroli confeziona un rigoroso western minimalista, o un microwestern, come amano chiamarlo i suoi interpreti, segnato dall’eccezionale contributo attoriale di Tim Blake Nelson – capace di dire tutto sul suo personaggio anche solo attraverso il modo in cui impugna la pistola – e dal tentativo di aggiornare il rapporto fra realtà e leggenda, ampliando una mitologia western cinematograficamente antichissima (un’operazione cercata di recente solo da Andrew Dominik con L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford).

Abbiamo avuto l’occasione di parlare del film con gli interpreti Tim Blake Nelson e Scott Haze e con il regista Potsy Ponciroli.

Ponciroli riesce a trarre vantaggio dalle ristrettezze di budget per realizzare un western in cui si sparano le ultime pallottole di un genere ormai al tramonto: in cui si possono contare i colpi esplosi dalle pistole e si riesce a tenere traccia di quanti ancora ne rimangono nel tamburo.

Non c’è nessuna voglia di spettacolarizzazione, nessun desiderio di mettere in scena l’ennesimo action caotico e frastornante: Old Henry aggiorna una trama classica – l’irruzione di uno straniero in casa che rompe gli equilibri di una famiglia e riporta a galla eventi rimossi del passato – e allo stesso tempo riesce a dire qualcosa di estremamente interessante sul genere di riferimento.

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Cinema

Venezia 78 | Il Silenzio Grande, video intervista ad Alessandro Gassmann

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Dopo aver diretto con successo il testo di Maurizio De Giovanni a teatro, Alessandro Gassmann ne propone adesso una rinnovata versione per il grande schermo, conservandone l’impianto ma sfruttando tutti gli strumenti a disposizione del regista cinematografico per ampliarne il senso e arricchire la sceneggiatura di nuove sfumature.

Abbiamo avuto modo di parlare con Alessandro Gassmann del suo terzo film da regista, delle sfide affrontate nel processo di trasposizione del testo dal teatro al cinema e di come immagina il suo prossimo futuro nel cinema.

Il Silenzio Grande: intervista ad Alessandro Gassman

Il Silenzio Grande, presentato come evento speciale delle Giornate degli Autori nel corso della 78esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, permette a Gassmann di utilizzare una dimora reale come scenografia della sua Villa Primic – non solo ambiente, ma personaggio fondamentale del racconto – e di lavorare sulla fotografia per suggerire visivamente allo spettatore cose che il testo solo parzialmente suggerisce. 

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