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Denzel Washington a Roma: “Il mio prossimo film sarà un western”

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Abbiamo seguito la conferenza stampa di presentazione di The Equalizer – Il Vendicatore. Diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Denzel Washington, Marton Csokas, Chloe Grace Moretz, David Harbour, Bill Pullman e Melissa Leo The Equalizer – Il Vendicatore racconta la storia di McCall (Denzel Washington), un uomo che crede di essersi lasciato alle spalle un passato torbido per condurre una vita tranquilla. Quando McCall incontra Teri (Chloe Grace Moretz), una ragazza minacciata dalla malavita russa, ritorna il Vendicatore di una volta. Potete trovare qui sotto le dichiarazioni rilasciate dal regista Antoine Fuqua e dall’interprete Denzel Washington.

denzel12Come mai sceglie di lavorare spesso con gli stessi registi?

Denzel Washington: Ho lavorato cinque volte con Tony Scott, quattro con Spike Lee, tre con Edward Zwick, due con Jonathan Demme, due con Antoine Fuqua. Mi sento a mio agio quando lavoro con loro. Credo sia un bene per me ma anche per loro questo tipo di rapporto lavorativo.

E’ stato difficile prepararsi ad un ruolo così fisico?

Denzel Washington: In realtà no. Pratico boxe da oltre venti anni e sono abituato a questo tipo di allenamento.

Si è ispirato al cinema di Sergio Leone?

Antoine Fuqua: Si, mi piaceva il ritmo e l’ironia che conferiva ai suoi film. Il pistolero nonostante fosse un pistolero faceva sempre la cosa giusta.

Quanto ha aggiunto di suo al personaggio?

Denzel Washington: Quando ho letto la sceneggiatura non c’era l’aspetto ossessivo compulsivo del mio personaggio. Quello l’ho sviluppato io. Ho trasformato il suo senso di colpa per la perdita della moglie in un comportamento ossessivo; il mio personaggio prova ad eliminare il caos nella sua mente mettendo ordine nella sua vita.

Come ha descritto il personaggio a Denzel Washington?

Antoine Fuqua: Denzel mi ha chiamato per fare il film. Aveva già letto lo script e sapeva bene come era il personaggio. Poi ne abbiamo discusso a lungo e abbiamo apportato dei cambiamenti. Denzel ad esempio ha deciso di rasarsi la testa, ha inserito il disturbo ossessivo compulsivo, ha scelto l’abbigliamento. E’ stato incredibile.

Che ricordo ha di Tony Scott?

Denzel Washington: Tony era un grande amico, un grande regista, adoravo lavorare con lui. Ho bellissimi ricordi del tempo passato insieme. Ed è terribilmente tragico il modo in cui è scomparso. Mi manca molto.

denzelCome sono state sviluppate le terribili idee di uccisione e cosa pensa della vendetta?

Denzel Washington: Il regista e i stuntman hanno avuto delle idee incredibili per questo film. Ma la metà di queste idee sono nate passeggiando per il negozio dove lavora il personaggio che interpreto. Inoltre ritengo che se ognuno di noi tendesse la mano verso l’altro non ci sarebbe nessun bisogno di vendetta.

Come è stato il lavoro sul set?

Antoine Fuqua: Mi piace molto parlare con gli attori prima di girare un film. Faccio sempre molte ricerche sui personaggi ma lascio gli attori liberi di sorprendermi. Il giorno più difficile è stato comunque il primo. Non lavoravo con Denzel da tredici anni e avevo paura di non ritrovare quella sintonia di Training Day.

Cosa pensa del mestiere dell’attore?

Denzel Washington: E’ un bellissimo lavoro. Quello che posso dire è che non prendo me sul serio, ma il lavoro si. Ognuno di noi ha dei problemi e mi piace regalare un paio di ore di spensieratezza alla gente in sala. Inoltre con questa crisi andare al cinema è comunque una spesa e voglio offrire il miglior spettacolo possibile.

E’ più divertente interpretare il buono o il cattivo in un film?

Denzel Washington: Ovviamente il cattivo. E’ molto più divertente perché può fare qualsiasi cosa. Anche se il cattivo deve morire. In Training Day inizialmente il mio personaggio doveva passarla liscia ma non mi è stato bene. Un personaggio che vive nel peggiore dei modi deve anche morire nel peggiore dei modi.

Farebbe un sequel di questo film?

Denzel Washington: Non siamo noi a decidere se fare o meno un sequel, ma il pubblico. La cosa più importante per me è comunque una buona sceneggiatura.

The Equalizer – Il Vendicatore uscirà in tutti i cinema italiani il 9 ottobre 2014.

Di seguito la GALLERY dell’ incontro:

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Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Netflix

Luna Nera, le prime immagini della serie originale italiana su Netflix nel 2020

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Sono appena terminate le riprese di Luna Nera, la terza serie originale italiana Netflix (una produzione Fandango), che sarà disponibile da inizio 2020 su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. I protagonisti della serie sono: Antonia Fotaras (Ade), Giada Gagliardi (Valente), Adalgisa Manfrida (Persepolis), Manuela Mandracchia (Tebe), Lucrezia Guidone (Leptis), Federica Fracassi (Janara), Barbara Ronchi (Antalia), Giorgio Belli (Pietro), Gloria Carovana (Cesaria); Giandomenico Cupaiolo (Sante), Filippo Scotti (Spirto), Gianmarco Vettori (Nicola), Aliosha Massine (Benedetto), Nathan Macchioni (Adriano), Roberto De Francesco (Marzio Oreggi), Emili Mastrantoni (Ade bambina), Astrid Meloni (Amelia), Daniele Amendola (Giambattista), Marilena Anniballi (Agnese) e Mariano Pirrello (Professore romano) .

Dietro la macchina da presa troviamo Francesca Comencini (Amori che non sanno stare al mondo; Gomorra – La serie), Susanna Nicchiarelli (Nico, 1988) e Paola Randi (Tito e gli Alieni). La serie è basata sul romanzo “Le città Perdute. Luna Nera” di Tiziana Triana, che verrà pubblicato a novembre 2019 da Sonzogno Editore. La scrittrice ha contribuito alla sceneggiatura degli episodi insieme a Francesca Manieri (Il Miracolo), Laura Paolucci (L’Amica Geniale) e Vanessa Picciarelli (Bangla).

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Luna Nera è ambientata in Italia nel XVII secolo. In seguito alla morte di un neonato, Ade, una levatrice di 16 anni, viene accusata di stregoneria. Trovato rifugio in una misteriosa comunità di donne al limitare del bosco, la ragazza è costretta a fare una scelta: l’amore impossibile per Pietro – figlio del capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe – o l’adempimento del suo vero destino, una minaccia per il mondo in cui vive, diviso tra ragione e misticismo.

Tra le curiosità trapelate, possiamo dirvi che le riprese sono durate 16 settimane, sono state realizzate negli studi di Cinecittàdove sono state ricostruite le scenografie del XVII secolo – e in diverse altre location del Lazio, tra cui la magica cornice di Canale Monterano, l’incantevole borgo di Celleno, e il meraviglioso castello di Montecalvello appartenuto negli anni ‘60 al celebre artista parigino Balthus. Le riprese si sono svolte anche nella Selva del Lamone, a Sorano, Sutri e all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma.

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Cinema

The King’s Man – Le Origini, il trailer ufficiale in italiano diretto da Matthew Vaughn

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Il trailer di The King’s Man – Le Origini è disponibile da oggi. Il film, in sala dal 13 febbraio, è diretto da Matthew Vaughn e basato sul Comic Book “The Secret Service” di Mark Millar e Dave Gibbons. Nel cast Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Rhys Ifans, Matthew Goode, Tom Hollander, Harris Dickinson, Daniel Brühl, con Djimon Hounsou, Charles Dance.

La pellicola racconta di un gruppo nutrito dei peggiori tiranni della storia e di criminali che si riuniscono per organizzare una guerra di proporzioni mondiali, che annienti milioni di persone. Un uomo dovrà correre contro il tempo per fermarli. The King’s Man – Le Origini sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 13 febbraio 2020,e racconterà le origini dell’agenzia di intelligence indipendente che tutti conosciamo con il nome di Kingsman. 

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CineKids

Il Re Leone, un’opera visivamente avvolgente che riafferma il valore della ricerca del proprio posto nel mondo

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Nel cuore della savana, in una valle incontaminata e bagnata da un caldo sole, il leone Mufasa e la sua dolce metà Sarabi accolgono l’arrivo di Simba, loro “figlio” e legittimo erede al ruolo di futuro re delle Terre del branco. Cucciolo di leone coraggioso, curioso e spavaldo, il piccolo Simba tenterà sin dai suoi primi passi a confrontarsi con il futuro che lo attende, a carpire dal padre il coraggio e la saggezza che dovranno poi farlo diventare punto di riferimento e identità sopra una valle e a capo di una folta comunità di animali. Ma la brama di potere e la voglia di rivalsa minacciano la serenità del regno, perché  Scar (gelosissimo fratello di Mufasa e in combutta con le perfide iene) soffre di non essere egli stesso a capo del regno, e brama con tutte le sue forze di scalzare, con ogni mezzo, fratello e nipote dai loro rispettivi ruoli.

A distanza di oltre vent’anni dal film d’animazione originale, la Disney torna sui passi (felpati) del re della giungla realizzando un remake de Il Re Leone in chiave live action (sulla falsa riga di tutti gli ultimi rifacimenti dello stesso tipo come Il libro della giungla e similari) e che rimpiazza le linee morbide e immaginifiche del cartone con una super fotografia computerizzata in CGI di grandissimo realismo e impatto visivi. Rimasti intatti musiche originali e sonorità (Marco Mengoni ed Elisa cantano e doppiano rispettivamente le voci di Simba e della sua amica Nala), così come anche lo scheletro di una storia ancorata ai valori di crescita, coraggio, presa di coscienza e responsabilità in un mondo dove vige la legge del più forte, ma dove è bene perseguire comunque la legge del più saggio, questo “nuovo” Re leone può contare infatti su una dimensione fotografica filo-documentaristica che rende gli animali a tratti davvero reali e umanizzati, e che narrativamente parlando si muove su quella doppia anima di tenerezza fragile e coraggio istintivo sin dagli albori associati alla storia di Simba, futuro re della giungla alle prese con la sua “formazione” adulta e trasformazione – necessaria – in leader.

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Tornano dunque tutti i personaggi classici che andranno a costituire la grande famiglia di Simba, personaggi che nei lori rispettivi ruoli e caratterizzazioni riusciranno a fornire al piccolo leoncino in crescita le varie chiavi di lettura per affrontare le brutture del mondo, gli ostacoli, la cattiveria di chi prova a metterti costantemente fuori gioco, i tentativi di bullismo o anche, più in generale, l’incuria per l’ambiente e i luoghi dove viviamo. Ma, soprattutto, tornano ancora una volta il rapporto fondante con quel padre coraggio nella cui immagine ci si può e deve sempre e comunque all’occorrenza specchiare per vedere sé stessi, e le avventure canore e non con i due esilaranti amici di crescita e divertimento Timon e Pumbaa, i quali rappresentano da una parte l’evasione verso una nuova prospettiva, ma dall’altra anche il ritorno alla capacità di riassaporare il gusto di una vita condita di gioia, istinto, semplicità, sempre allietati da quel sottile fatalismo che trasforma il grande cerchio della vita in una “linea retta” e che muta sofferenza e tristezza nella musicalità e spensieratezza improvvise di un Hakuna Matata – “senza pensieri”.

In parte penalizzato nella sua versione italiana dove il doppiaggio e l’adattamento delle canzoni privano l’opera di quella sua epica originale associata anche alla musicalità della lingua di creazione, e forse non del tutto apprezzabile dal pubblico più adulto che avendo visto il film originale non potrà confrontarsi con una storia del tutto nuova e innovativa, Il Re Leone firmato da Jon Favreau riesce comunque a fare uno splendido lavoro d’intrattenimento con messaggio sotteso, catturando e rilanciando l’emozione primigenia del senso di comunità, solidarietà, fratellanza, e cavalcando, nel realismo e nella bellezza ricavata dall’immagine, tra momenti di tristezza e punte di inaspettata ironia, il simbolismo forte di quel cerchio della vita dove ognuno (dal grande leone al piccolo insetto) ha il suo ruolo, importante, imprescindibile e necessario. Dunque, il viaggio sempre difficile e poetico alla scoperta di un mondo spesso e volentieri duro, insidioso, disseminato di ostacoli, ma dove infine a fare la differenza sono il proprio ruolo e la propria missione, tenendo sempre a mente che “…mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero Re cerca ciò che può dare!”.

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Remake del celebre classico del 1994, arriva nelle sale Il Re Leone live action. Un’opera in grado di rievocare e per certi versi potenziare la suggestione visiva di una storia emblematica di crescita e presa di coscienza, e che cattura i valori fondanti di un percorso difficile ma necessario alla ricerca di sé stessi. Schierato a favore degli affetti, del fare la cosa giusta, e contro il bullismo, l’incuria, la cattiveria, Il Re Leone di Jon Favreau coglie e rilancia tenerezza e ilarità di un percorso di formazione ambientato nella giungla ma che in fondo fa da specchio alla realtà difficile e contraddittoria delle nostre quotidiane giungle societarie.

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4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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